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venerdì 5 agosto 2011

Crisi: Camusso, insoddisfatti per risposte Governo. Non si può fingere che situazione non sia grave


Un “accordo comune” su sei punti di “interventi e proposte per una crescita da attuare subito”, come definito dal Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso. Così le parti sociali si sono presentate al tanto atteso incontro con il Governo sulla crisi economica, che arriva dopo l'appello comune di imprese e sindacati sulla crescita, lanciato la scorsa settimana. Sei punti che individuano altrettanti campi di intervento e che andranno declinati e dettagliati - e quindi valutati nel merito - se il governo recepisse, come non sembra aver fatto, l'urgenza del momento. Infatti tra i punti stilati dalle parti Camusso ha espresso un parere contrario su quello relativo alle liberalizzazioni.



I sei punti del documento comune delle parti sociali. Pareggio di bilancio nel 2014, costi della politica, liberalizzazioni e privatizzazioni, sblocco degli investimenti, semplificazione e pubblica amministrazione, mercato del lavoro. Sono questi i temi sulla base dei quali le parti sociali hanno stilato il documento presentato al Governo e sui quali si dovrà lavorare per la crescita del Paese.

Da parte sua la CGIL ha precisato che dei punti presentati insieme alle parti non ne condivide uno, quello relativo alle privatizzazioni, poiché, ha spiegato Susanna Camusso “privato non sempre è meglio e più efficace del pubblico”. Inoltre, la leader della CGIL ha ribadito il giudizio negativo sulla manovra che è “socialmente iniqua” e che, ha aggiunto “contrasteremo perchè paga, ancora una volta, una sola parte del paese”. Per Camusso serve la crescita, “per questo – ha detto - bisogna reperire le risorse intervenendo sulle grandi ricchezze e i grandi patrimoni” attraverso una riforma fiscale. Una proposta che, durante questi mesi, è stata portata avanti a gran voce dalla Confederazione e posta al centro delle mobilitazioni.


La leader della CGIL ha espresso “insoddisfazione” per le risposte ricevute dall'esecutivo, affermando, “sembra che il Governo non abbia assolutamente capito l'urgenza della situazione”, abbiamo ascoltato, ha proseguito Camusso, la presentazione del Presidente del Consiglio “già sentita, credo, altre 222 volte con le stesse parole e gli stessi termini che non segnano la gravità della situazione e la necessità di fare”.

Al documento delle parti il governo ha risposto con una sua proposta fatta di otto punti che sostanzialmente recepisce le richieste delle parti. Camusso ha poi detto che è “quella che abbiamo presentato noi”. Secondo il Segretario Generale della CGIL l'Esecutivo si è limitato a prendere nota dei punti sollevati dalle parti sociali, ma come è noto, ha avvertito Camusso “a un Governo non spetta il compito di fare un'agenda bensì quello di dire, rispetto ai problemi proposti, quali soluzioni si intendono prendere”. “Non ho avuto la percezione – ha proseguito la leader della CGIL - di un Governo disposto a scegliere questa strada”, piuttosto, come dimostrano anche gli interventi dei ministri, “è tutto teso nel dire che ha già fatto tutto e ha già risolto tutto”.

Intanto, fa sapere Susanna Camusso, è previsto per la prossima settimana un nuovo incontro tra sindacati e associazioni di imprese firmatarie del documento comune girato oggi al governo. “Questo tavolo – ha spiegato il Segretario Generale della CGIL - si è assunto l'impegno a sollecitare la necessità che si reagisca”. Nel corso dell'incontro con le opposizioni sono stati riproposti i temi e le ragioni della crescita e, ha concluso Camusso “abbiamo riscontrato un'attenzione positiva e condivisa sul patto e che ormai non si può far finta che la situazione non sia grave”.

Appello all'ONU - La Somalia sta morendo




Cari amici,

Oltre 2000 persone stanno morendo ogni giorno in Somalia, a causa di una carestia che minaccia di far morire di fame 11 milioni di persone. Il conflitto in corso fra il regime di Al-Shabaab in Somalia e la comunità internazionale ha bloccato gli aiuti che potrebbero mettere fine alla carestia. Ma alcuni paesi chiave possono fare da mediatori in un accordo per fermare queste atroci sofferenze. Firma la petizione urgente per una tregua umanitaria e inoltrala a tutti:

In questo momento più di 2000 persone stanno morendo ogni giorno in Somalia, a causa di una carestia che minaccia di far morire di fame 11 milioni di persone. La siccità ha messo questo paese in ginocchio, ma è stato lo sfacelo totale del governo e della diplomazia internazionale a portare allo scoppio della crisi alimentare. Noi ora abbiamo la possibilità di fermare tutto questo.

L'area colpita dalla carestia è governata da Al-Shabaab, un regime islamista legato a gruppi terroristici. L'isolamento e il conflitto fra Al-Shabaab, altri leader locali e la comunità internazionale hanno bloccato gli aiuti e il commercio che avrebbero potuto mettere fine alla carestia. Ma alcuni paesi chiave, inclusi gli Emirati Arabi, ancora commerciano con Al-Shabaab: possono fare da mediatori con il regime per superare questa impasse che sta mettendo in pericolo la sopravvivenza di milioni di persone.

Non possiamo lasciare che la politica della guerra al terrore mieta altre vittime innocenti. E' tempo che la comunità internazionale e Al-Shabaab si accordino immediatamente per portare cibo al popolo somalo. Fra qualche giorno si terrà il vertice del Consiglio di sicurezza dell'ONU: chiediamo che prendano azioni immediate per sostenere i paesi arabi chiave per avviare il dialogo con Al-Shabaab per cooperare e mettere così fine alla carestia e cogliere questa opportunità per una soluzione politica di lungo termine:

http://www.avaaz.org/it/somalia_stop_the_famine_unsc/?vl

Il governo della Somalia è stato distrutto nel 2006 da un'invasione appoggiata dagli Stati Uniti per paura dell'estremismo islamico. Ma questa tattica si è rivelata controproducente. Da allora molti gruppi simili ad Al-Shabaab hanno preso il potere e terrorizzato la Somalia, e la comunità internazionale ha sostenuto un governo corrotto che controlla solo alcune parti della capitale. Le politiche di isolamento, invasione e pressione della guerra al terrore non sono servite ad alcunché, e ora migliaia di somali stanno morendo ogni giorno. E' arrivato il momento di avviare un nuovo approccio.

Gli Stati Uniti si sono già fatti avanti per rispondere alla crisi, allentando le leggi anti-terrorismo che bloccavano gli aiuti alla popolazione somala nella regione di Al-Shabaab. Nel frattempo sembrano esserci numerose incrinature fra i gruppi di miliziani e alcuni leader vogliono far entrare gli aiuti. Ma questo non è abbastanza per rompere il muro che circonda le vittime della carestia. Soltanto una diplomazia internazionale coraggiosa potrà coinvolgere tutte le parti e garantire che gli aiuti raggiungano in sicurezza le centinaia di migliaia di famiglie disperate.

Una delle fonti di reddito principali di Al-Shabaab viene dal taglio degli alberi d'acacia per la produzione di carbone, che viene poi esportato illegalmente agli Emirati Arabi e agli altri Stati del Golfo. Questi paesi potrebbero fare leva sui loro legami economici con Al-Shabaab per giocare un ruolo diplomatico cruciale e garantire l'accesso umanitario alle aree devastate dalla carestia.

E' urgente che la Somalia intraprenda un nuovo percorso: appelliamoci al Consiglio di Sicurezza dell'Onu per sostenere gli Stati del Golfo a guidare il processo di mediazione per garantire che i somali che oggi stanno morendo sotto i miliziani di Al-Shabaab possano accedere al cibo e alle cure sanitarie per se stessi e per i loro figli affamati. Firma ora e inoltra questa e-mail a tutti:

http://www.avaaz.org/it/somalia_stop_the_famine_unsc/?vl

Insieme i membri di Avaaz hanno fatto sì che aiuti emergenziali fossero consegnati alla Birmania, ad Haiti e al Pakistan dopo lo scoppio di disastri naturali, salvando così migliaia di vite umane. Ora che il mondo guarda le immagini di bambini scheletrici con orrore, possiamo chiedere ai paesi chiave di dimostrare la loro leadership di cui il popolo somalo ha urgente bisogno. Uniamoci e aiutiamo a mettere fine a questa tragedia in Somalia ora.

Con speranza e determinazione,

Luis, Stephanie, Maria Paz, Emma, Ricken, Giulia, Iain e tutto il team di Avaaz

FONTI

Somalia, la carestia si espande tra violenze e debolezze del governo
http://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2011/08/04/news/somalia_difficolt_negli_aiuti-20035464/

Somalia: la carestia “ammorbidisce” Al-Shabaab. Italia pronta ad aprire un'ambasciata
http://blog.panorama.it/mondo/2011/07/19/somalia-la-carestia-ammorbidisce-al-shabaab-italia-pronta-ad-aprire-unambasciata/

"Somalia come uno tsunami". E la politica apre gli occhi
http://www.avvenire.it/Mondo/somalia+impegno+politica_201108010728440830000.htm

Somalia, Obama: "Si intervenga"
http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo1017133.shtml

Perché salvare il Corno d'Africa vuol dire salvare anche noi stessi
http://archiviostorico.corriere.it/2011/luglio/30/Perche_salvare_Corno_Africa_vuol_co_9_110730103.shtml

Somalia: focus sul commercio del carbone (in inglese)
http://www.somaliawatch.org/archiveoct00/001026601.htm


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Confermato il blocco dei contratti


Confermato il blocco dei contratti per i pubblici dipendenti. Comunicato sull'incontro con il Ministro Brunetta di Fabrizio Fratini Segretario Nazionale FP CGIL

Confermato il blocco dei contratti: per i pubblici dipendenti al massimo disponibile solo eventuale ipotetico "dividendo sull'efficienza". Comunicato di Fabrizo Fratini Segretario Nazionale FP CGIL

In occasione dell'incontro convocato dal Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta con le organizzazioni sindacali, per illustrare i provvedimenti contenuti nella manovra finanziaria e le conseguenti ricadute per il mondo del lavoro pubblico, è stato riconfermato il blocco dei contratti pubblici.

Il Ministro assume l'impegno, ai sensi dell'accordo separato del 4 febbraio u.s. di mettere a disposizione (non per tutti i comparti come si evince dalla lettura delle norme contenute del decreto correttivo 150 del 2009) il cd dividendo sull'efficienza, ovvero risorse provenienti da eventuali risparmi nella misura del 50%) a partire dal 2013 e con la modalità delle 3 fasce e senza relazioni sindacali vere, in una fase caratterizzata da ulteriori pesanti e violenti tagli al funzionamento delle amministrazioni e dei servizi ai cittadini e alle imprese.

IL Ministro ha dichiarato la volontà di emanare una circolare prescrittiva in merito dopo un nuovo confronto sindacale sulla materia.

Le strutture di categoria della Cgil presenti all'incontro (Fp e Flc) hanno riconfermato che considerano la manovra del Governo ingiusta, iniqua, ed inefficace per la ripresa sociale, economica, culturale del Paese, e che metteranno in campo ulteriori iniziative di lotta e di mobilitazione per modificarne la consistenza e l'orientamento.

E che i dipendenti pubblici, come tutti i lavoratori ovviamente, hanno diritto ad un contratto nazionale e ad una contrattazione decentrata, utili a rendere omogeneo i servizi erogati ed i trattamenti minimi, in grado di affrontare realmente, diffusamente, ed in maniera organica problemi organizzativi, di qualità del servizio, di stabilità e sicurezza del e nel lavoro.

Per noi, rinnovare e rendere esigibile il contratto nazionale rappresenta la strada maestra per una forte coesione sociale e per non costruire un modello di contrattazione frantumato e corporativo.

Riconfermando la disponibilità al confronto, in ogni tavolo ed in ogni sede, continueremo ed intensificheremo le iniziative a sostegno di questo obiettivo utilizzando tutti gli strumenti sindacali a disposizione.

Roma, 3 agosto 2011.

giovedì 4 agosto 2011

Parole, parole, parole, soltanto parole, parole lo sai...


Ieri pomeriggio alle ore 17,30 alla camera il Pres. del Consiglio ha tentato di incantare l'Italia e i mercati. Spettacolo penoso della morte di un regime, mancava soltanto Apicella con il mandolino, una bottiglia di vino e quattro mignottelle dell'Olgettina, per farsi du spaghi.
da www.beppegrillo.it
L'ex presidente del Consiglio sta tenendo la sua orazione funebre alla Camera. Ha voluto recitare in diretta anche il ruolo della salma. Al suo fianco un Tremorti e un Frattini infranti, dal volto di cemento. Lo spread con i titoli pubblici tedeschi è di 393 punti. Siamo sull'abisso del default. La salma parla ad altre salme, tutti i parlamentari presenti sono infatti defunti evocati da un medium. Addio privilegi, addio poltrone, auto blu, doppi e tripli incarichi. La festa è finita. Lo sanno tutti, tranne loro. E' un funerale di massa pubblico in diretta. Gli annunci funebri sull'Italia sono oggi in prima pagina su tutti i giornali del mondo dal Financial Times all'International Herald Tribune. Quest'ultimo riporta nell'articolo dal titolo "Market assault Spain and Italy" : "Alcuni temono che, entro pochi mesi, l'Italia non sia più in grado di far fronte ai debiti contratti e sarà esclusa dai mercati internazionali". Dimettetevi, dimettetevi, finché siete ancora in tempo.
da www.repubblica.it
ROMA - Pdl e Lega serrano i ranghi e ostentano compatteza, le opposizioni rilanciano il loro grido allarme e la richiesta di discontinuità con il passato. Reagisce così il Parlamento all'atteso intervento di Silvio Berlusconi sulla situazione economica italiana e le crescenti difficoltà dei nostri titoli di Stato nel rapporto con i Bund tedeschi.

Il debutto di Alfano. Al suo esordio nelle vesti di leader del Pdl, l'ex ministro della Giustizia Angelino Alfano ha infiammato la platea del centrodestra con un discorso tutto incentrato sulla politica e il difficile passaggio in cui si trova il governo piuttosto che sulla situazione economica. Obiettivo centrale è stato quello di scacciare lo spettro di una possibile crisi, sgombrando il campo dall'ipotesi di dimissioni del premier più volte invocata negli ultimi giorni da più parti in nome anche dell'emergenza conti pubblici. "Abbiamo assistito sgomenti - ha detto Alfano - alle dichiarazioni di chi diceva che i mercati chiedevano le dimissioni del governo. Da quando sono i mercati a stabilire che i mercati vadano a casa? E il popolo? E ciascun cittadino che ruolo ha? Noi siamo affezionati a quella nobile idea che i governi sono espressione del popolo". "Noi siamo contrari - continua alfano - a fantomatici governi tecnici che non hanno a che fare col popolo. Gli italiani quando sentono parlare di governi tecnici devono pensare al profumo delle tasse".

L'asse Berlusconi-Bossi. Anche dalla Lega è arrivato pieno sostegno alla linea rassicurante ribadita dal premier a Montecitorio e il capogruppo Marco Reguzzoni ha sgombrato il campo da qualsiasi possibilità di un appoggio del Carroccio ad un governo di emergenza nazionale. "Non esiste una alternativa politica all'alleanza Pdl-Lega che è prima di tutto l'alleanza Bossi-Berlusconi: lo ripetiamo e chi ha orecchie per intendere le usi per capire bene". "La Lega - ha proseguito - è indisponibile ad appoggiare un qualsiasi governo se non quello che ha come fondamento politico l'alleanza tra Bossi e Berlusconi, si inganna chi si illude che esistano scorciatoie o alternative, governi tecnici o di Palazzo. Sarebbe questa l'instabilità politica che porterebbe il Paese nel baratro".

L'avviso del Carroccio. Un sostegno, quello del Carrocio, che sembra di capire non sarà incondizionato e avrà un prezzo. Forse anche per placare i malumori della componente 'maroniana' Reguzzoni ha invocato più volte una svolta, con l'accelerazione delle riforme, la deroga al patto di stabilità per i comuni virtuosi e la sostituzione dei ticket sanitari inseriti nell'ultima manovra con un inasprimento della tassazione sui tabacchi.

La preoccupazione di Bersani. Allarmatissimo invece, pur conservando il tratto ironico che ormai lo distingue, l'intervento del segretario del Pd Pierluigi Bersani che nel confermare la disponibilità a collaborare ha chiesto ancora una volta "un passo indietro" da parte del premier. Senza che ciò possa essere intepretato come un puntare al disastro del Paese. "Ho sentito qualche commentatore autorevole" e anche qualcuno di voi, ha avvisato, "dire 'l'opposizione non punti sul disastro del Paese'. Questo lo considero un insulto sanguinoso".

"Penso che l'Italia è seriamente nei guai", ha avvisato. "Il nostro paese - ha aggiunto - è colpito da una crisi che non ha precedenti: dopo 8 anni di vostro governo, abbiamo perso 6 punti di Pil e ne stiamo rimontando 2 scarsi, come nessun altro paese, e mentre gli altri la contrazione l'hanno assorbita, noi ancora siamo qui a sforzarci di recuperare ciò che non abbiamo recuperato". La crisi, ha affermato ancora il leader democratico, "non è solo speculazione, sono gli investitori e i nostri creditori che non si fidano più". E questa sfiducia "non è un umore passeggero, i creditori hanno tirato le somme di una vicenda già conclusa". Inoltre, ha concluso Bersani, "nel nostro paese sta montando una disperazione che sta bruciando lo spirito civico di cui avremmo bisogno per reagire".

Casini propone commissione bipartisan. Preoccupazioni, quelle del segretario del Pd, condivise da Pierferdinando Casini. Il laeder dell'Udc non si è spinto però a chiedere le dimissioni di Berlusconi, spiegando che quello attuale non è "il crepuscolo di qualcuno o di una formula politica ma è la fine di un'epoca cui dobbiamo rispondere con un supplemento di responsabilità e serietà". "Non servono governi tecnici - ha precisato - ma governi che nascano dal Parlamento e dai partiti che hanno a cuore l'interesse nazionale". Da qui la proposta di anticipare tramite decreto la parte della manovra relativa al 2013-14 e di istituire una commissione parlamentare formata da "rappresentanti di maggioranza e opposizione", con "60 giorni di tempo per elaborare proposte per la crescita" del Paese.

Dall'Idv appello a Napolitano. Andare al voto anticipato è invece l'unica soluzione possibile per uscire dal difficile momento secondo Antonio Di Pietro. 'Dobbiamo disfarci politicamente di lei, presidente Berlusconi. Il Parlamento dovrebbe disfarsi politicamente di lei, ma lei i deputati li compra... Eccoli accanto a lei i nuovi arrivi, direttamente dai Reponsabili...", ha tuonato il leader dell'Italia dei valori rivolgendosi poi al presidente delal Repubblica Giorgio Napolitano affinché "faccia come Ciampi, faccia come Scalfaro e ci sciolga, ci mandi a votare". Giudizi molto duri nei confronti del premier anche da parte del capogruppo di Fli Italo Bocchino, secondo il quale "questa è un crisi di credibilità interna ed internazionale", ma nelle parole di Berlusconi non c'è "nessuna volontà di cambiamento. Il cambiamento è una necessità dei paesi in crisi, o si si promuove o si subisce".

La delusione della Cgil. Negative pure le prime reazioni delle parti sociali. Secondo la segretaria della Cgil Susanna Camusso quello del presidene del Conisglio è stato "un discorso deludente, a partire dalla conferma di quanto fatto, come se la situazione del Paese non sia stata determinata anche e soprattutto da tre anni di negazione della gravità della crisi". "In particolare - aggiunge - è privo di proposte per la crescita e per la ripresa e ribadisce la politica iniqua ed ingiusta della manovra. Basta rammentare quanto questa pesa sui redditi da lavoro e sulle pensioni, mentre chi ha di più non contribuisce per niente. Non è di questo che ha bisogno oggi il nostro Paese. Suona addirittura grottesco, invece, che invocando la coesione il governo produca proposte di divisione come lo Statuto dei lavori, ancora una volta si cerca la divisione e non le risposte ai problemi".
da www.corriere.it
Le attese deluse

Le attese deluse


Dunque la casa continua a bruciare senza che nessuno metta mano all'estintore. Dal discorso in Parlamento del presidente del Consiglio era lecito aspettarsi molto di più. La decisione di parlare solo dopo la chiusura dei mercati poteva far supporre perfino qualche clamorosa sorpresa. Invece niente. Neppure una timida ammissione, verso un Paese che arranca nel pantano della crisi bombardato da quelli che chiamano «speculatori», di aver sbagliato qualcosa. Semmai il contrario: i guai sono del mondo intero, a cominciare dai più bravi (gli Usa), l'Italia è solida, le sue banche sono solide, i conti pubblici stanno meglio di quelli altrui, il nostro sistema pensionistico è invidiato da tutti... Dulcis in fundo , il governo resterà al suo posto fino al 2013.

Ma se il messaggio di stabilità che il premier intendeva lanciare ai mercati era tutto condensato in quell'« hic manebimus optime », stiamo freschi. Perché qui ha perfettamente ragione il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: per venire fuori da questa situazione serve uno sforzo straordinario di coesione nazionale. Alle sue parole ha fatto riferimento anche il Cavaliere, precisando che «oggi più che mai» è necessario «agire insieme» e che «tutti hanno il dovere di rimboccarsi le maniche».

Peccato che il segretario del suo partito, Angelino Alfano, abbia speso quasi tutto il tempo della propria replica per lanciare bordate all'opposizione. E peccato che il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, per tutta risposta, si sia detto disponibile «a fare un passo avanti» soltanto dopo «un passo indietro» della maggioranza. Ossia le dimissioni di Silvio Berlusconi.

Dall'appello di Napolitano siamo quindi lontani anni luce. Il Parlamento è spaccato e il governo senza idee. La strategia per fermare la tempesta perfetta va dai decreti sull'uso delle auto blu a improbabili tavoli con le parti sociali, peraltro immediatamente affondati da Bersani. Quando già un pezzo della manovra approvata un mese fa è evaporata con l'aumento vertiginoso degli interessi sui nostri titoli di Stato e lo stesso Berlusconi ha lasciato intendere che si dovranno fare interventi sul fabbisogno «nell'ultima parte dell'anno».

Insomma, il peggiore segnale per gli «speculatori». Ma anche per un Paese, oggi migliore di chi lo dirige, che in questa situazione meriterebbe dalla classe politica una risposta ben diversa. Come un gesto immediato. Non domani: adesso, prima che il mercato (quello stesso mercato che Berlusconi, come si è premurato di ricordare egli stesso ieri alla Camera, conosce bene avendo «tre aziende quotate») ci spinga nel baratro.

Per esempio, un decreto che anticipi gli effetti consistenti della manovra a prima del 2013-2014. Un provvedimento del quale qualcuno parla già, anche se incontrerebbe molti ostacoli nel governo, che tuttavia responsabilmente Pier Ferdinando Casini ieri si è detto disposto a «votare immediatamente». Non risolverebbe certo i nostri problemi alla radice. Ma almeno mitigherebbe la probabile delusione dei mercati. E con l'aria che tira, è già qualcosa.

da www.la stampa.it
ROMA
«Oggi più che mai dobbiamo reagire tutti uniti». Il Berlusconi che parla nell’aula della Camera è ben diverso da quello che ha abituato il Parlamento alle sue frequenti tirate polemiche contro l’opposizione: di fronte all’emergenza economica il messaggio che il presidente del consiglio vuole dare al paese e ai mercati che lo tengono sotto osservazione è quello di un governo che promuove l’accordo con tutte le forze politiche e con le parti sociali per facilitare la crescita economica.

Mano tesa alle parti sociali
«Certamente - dice il premier - è la crescita l’obiettivo fondamentale»; e per questo propone «un piano d’azione immediata per lo sviluppo». Berlusconi, che parla due ore dopo l’orario previsto, per evitare che il suo intervento si svolga a Borse aperte, si richiama a quella coesione nazionale più volte auspicata dal capo dello Stato, «un monito saggio che faccio mio - dice - e che raccolgo con convinzione». Nel discorso più impegnativo in tre anni di governo, Berlusconi propone un patto per approvare i provvedimenti necessari alla crescita dell’economia italiana: un’economia sulla cui vitalità Berlusconi giura a più riprese, sostenendo che «abbiamo i fondamentali economici solidi» e che anche le banche, il cui tonfo in borsa è «assolutamente eccessivo», sono in piedi.

"Non seguire il nervosismo dei mercati"
La crisi, però, non può più essere minimizzata, e Berlusconi, in passato riottoso ad ammetterne l’esistenza, questa volta cambia registro: «Nessuno vuole negare la crisi, tutti dobbiamo lavorare per superarla. State ascoltando un imprenditore che ha tre aziende in borsa e che è nella trincea finanziaria». L’analisi dei terremoti finanziari è in parte autoassolutoria: Berlusconi sostiene che a essere sotto tiro non è solo l’Italia e che la crisi «non è solo italiana ma planetaria». Il premier rivendica gli interventi fin qui approvati dal governo per correre ai ripari subito dopo gli sconquassi di borsa: la manovra di luglio, dice, è stata tempestiva ed è stata giudicata dall’Europa «adeguata e sufficiente». Ma la speculazione è andata avanti e ora bisogna reagire con interventi decisi e coerenti «ma senza inseguire il nervosismo dei mercati». Perché, secondo il premier, bisogna tenere nel giusto anche anche l’irrazionalità dei comportamenti degli investitori che «come spesso succede nelle crisi di fiducia, non hanno valutato la nostra solidità».

La riforma dello statuto dei lavoratori
Berlusconi non entra troppo nei particolari delle misure che ha in mente, non scopre troppo le sue carte, anche perché domani c’è l’incontro con le parti sociali. Ma su alcune cose è chiaro: fissa l’obiettivo di azzerare il fabbisogno per la fine del 2011, rispolvera la riforma dello statuto dei lavoratori («è venuto il momento che in Parlamento si verifichi il grado di consenso che può avere») e promette interventi anche sul versante dei costi della politica, come l’adeguamento delle retribuzioni degli eletti alla media europea, una sforbiciata alle auto blu, la riorganizzazione delle province. Ma Berlusconi è consapevole che tutto dipenderà dall’accoglienza che gli riserveranno le forze dell’opposizione e le parti sociali. Per questo insiste a lungo sulla necessità di mettere da parte le ostilità e lavorare insieme nell’interesse dell’Italia: «Tutti dobbiamo rimboccarci le maniche. la stabilità politica è l’arma vincente contro la speculazione. Non chiedo all’opposizione di condividere il nostro programma ma auspico che possa contribuire con sue idee e proposte. Il governo non resterà sordo alle vostre idee se saranno animate da spirito patriottico».

Domani la risposta dei mercati
L’idea di un «passo indietro», che poco dopo gli chiederanno sia Bersani che Di Pietro, viene rispedita al mittente in anticipo: «Il governo - dice Berlusconi - porterà avanti il suo lavoro fino al 2013. Nei 20 mesi che mancano il governo farà il governo, completerà le riforme, rafforzerà sempre di più il rapporto con le parti sociali e l’agenda per la crescita. Abbiamo la maggioranza, abbiamo la piena consapevolezza delle responsabilità e vogliamo riconsegnare agli italiani, tra due anni, un paese più forte». Domani il responso dei mercati. Nel frattempo, per convincerli, il ministro degli Esteri Frattini ha dato mandato agli ambasciatori italiani nel mondo ad illustrare alle autorità del paese dove risiedono gli obiettivi della manovra di bilancio, tra i quali il pareggio di bilancio al 2014, e di spiegare la solidità dei fondamentali dell’economia italiana.

Le opposizioni: il premier vada a casa
L’appello di Berlusconi alla collaborazione si infrange quindi contro il gelo di Pier Luigi Bersani e gli sfottò di Antonio Di Pietro. Pier Ferdinando Casini, invece, non chiude del tutto, chiedendo «un armistizio» senza, però, liquidare Berlusconi. E la reazione in Aula del presidente del consiglio non è certo di chi tende la mano: ride agli attacchi del leader Pd e allo show di quello Idv, mugugna infastidito all’insistenza con cui Casini parla di «fine di una stagione politica come il ’92». Già all’ora di pranzo si era capito che chi, dentro e fuori il Palazzo, auspicava un atteggiamento collaborativo del Pd sarebbe rimasto deluso. Bersani riunisce i deputati e conferma la linea: «L’Italia è fortemente impaurita, serve una novità politica». Che poi, come preferirebbe il leader Pd, la svolta siano le elezioni anticipate o, come chiede Walter Veltroni, un «governo istituzionale», la sostanza non cambia: il governo se ne deve andare e a quel punto il Pd «è pronto a fare un passo avanti». «Non è per polemica politica - chiarisce il leader Pd in Aula - o interessi di bottega che noi chiediamo una svolta politica. Il paese è veramente nei guai, gli investitori non si fidano più. I problemi non si risolvono con un discorso o un monitoraggio con le parti sociali ma serve un pò di tempo per una tregua con gli investitori ed i mercati e il tempo si può avere solo con una svolta politica». Ma è proprio sul nuovo inizio che la strada delle opposizioni diverge, come si vedrà anche in Aula: il Pd è pronto a sostenere solo «un governo nuovo» dove per nuovo si chiede un passo indietro di Berlusconi come di Maroni e Tremonti.

L'apertura a metà dell'Udc
Casini, invece, non crede che la fine di una stagione politica significhi «la fine del berlusconismo». «O ci assumiamo la responsabilità di disegnare una fase nuova o se pensiamo che la fine politica di qualcuno coincida con il successo degli altri, - sostiene il leader Udc - sottovalutiamo quello che abbiamo avanti e la crisi che stiamo vivendo». «L'armistizio» di Casini è in tre tempi: l’invito al governo a fare subito un decreto per anticipare parti della manovra; la proposta di una commissione bipartisan per la crescita. E come faro, resta la proposta di una fase di decantazione «tra i principali partiti, non con improbabili governi tecnici, ma governi che nascano dalla volontà del Parlamento, dei partiti». Toni agli antipodi, come al solito, rispetto a Antonio Di Pietro che, nel suo intervento, riesce nell’impresa di coniugare un amichevole "Caro Silvio" con la richiesta al Colle di sciogliere le Camere, suscitando in più passaggi l’ilarità di Berlusconi. «È vero - ammette l’ex pm - che c’è una crisi mondiale, ma c’è anche una crisi italiana. Ed è il suo governo che fa scappare gli investitori internazionali. È lei, insomma, il problema per questo Paese! Gli italiani vogliono disfarsi politicamente di lei».

mercoledì 3 agosto 2011

Rischio default...da www.beppegrillo.it



Il default quando arriva, arriva. E poi? Cosa succederà? Immaginiamo tre scenari: "default morbido", "quasi morbido", "praticamente in mutande". Il default morbido prevede un prelievo dai conti correnti (stile Amato), un aumento generalizzato delle imposte indirette, la reintroduzione dell'ICI, l'innalzamento dell'età pensionistica, il blocco di ogni turn over delle assunzioni nella pubblica amministrazione, aumento delle tasse locali, dei trasporti, dell'acqua,dell'elettricità e del gas. Il default morbido è però improbabile con un debito pubblico maggiore di 1.900 miliardi e le banche che non valgono un soldo bucato con in pancia 220 miliardi di titoli di Stato, 85 miliardi di sofferenze e un immenso patrimonio immobiliare che prima o poi andrà svalutato. Per piazzare sul mercato i nostri titoli Tremorti deve riconoscere sempre maggiori interessi. Nel 2011 ne dovremo pagare tra gli 80 e i 90 miliardi. Forse aumentare gli interessi non basta più. L'asta pubblica dei titoli di Stato di metà agosto è stata annullata per il timore che andasse deserta.
Vediamo ora le conseguenze del default quasi morbido. Patrimoniale secca su beni mobili e immobili, eliminazione delle Province e accorpamento dei comuni sotto i 5.000 abitanti (misure queste meritorie), innalzamento della tassazione diretta, a iniziare dall'Irpef, aumento dei costi della Sanità, raddoppio tassazione delle rendite sui patrimoni finanziari, eliminazione agevolazioni fiscali alle regioni e province autonome, introduzione del "giusto contributo" del 5% per ogni reddito uguale o superiore ai 30.000 euro. Ovviamente a queste misure vanno aggiunte quelle del default morbido. In Italia ci sono 19 milioni di pensionati e circa 4 milioni di dipendenti pubblici che, tutti i 27 del mese, devono ricevere la pensione o lo stipendio. I disoccupati sono milioni e centinaia di migliaia le aziende che hanno chiuso. Meno gettito fiscale a parità di costi, finora coperto dal debito, dalla vendita di Bot e Btp, porta al collasso. La coperta dei titoli è diventata corta.
Passiamo quindi allo scenario praticamente in mutande. Blocco del rimborso dei titoli di Stato a scadenza per i cittadini italiani, fallimento di alcune banche, taglio degli stipendi nella Pubblica Amministrazione e delle pensioni del 20/30%, blocco temporaneo di accesso ai propri conti correnti con un prelievo massimo giornaliero di 100/200 euro, sospensione delle carte di credito, privatizzazioni delle quote Eni, Enel e di qualunque bene dello Stato che abbia un mercato. Misure che vanno aggiunte quelle di default morbido e quasi morbido. In ogni caso ci sarà un periodo di recessione e di crollo dei consumi, aumenterà la disoccupazione e le spinte secessionistiche, a Sud come a Nord. “Grande è la confusione sotto il cielo. La situazione è eccellente”, Mao Tse-Tung.

Governo alla frutta, dimettiti


03/08/2011 | Sole 24 Ore | Economia
Sindacati, ultimatum all'Esecutivo


Ultimatum del sindacato al governo. Alla vigilia dell'incontro di Palazzo Chigi con le parti sociali i tre leader sindacali, nonostante le divisioni ancora esistenti su molti temi, si ricompattano nel sollecitare segnali concreti in tempi rapidi da parte dell'Esecutivo.

Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, il vertice di domani rappresenta un «ultimo appello, vanno trovate soluzioni per gli italiani, altrimenti toccherà al presidente della Repubblica intervenire per assicurare la governabilità».

Ieri una dura presa di posizione è arrivata dal numero uno della Uil, Luigi Angeletti: «Non crediamo alla politica, ma solo alle scelte che i governi effettivamente fanno – ha detto –. Se il governo non ha la forza di fare scelte allora si vada a votare, nulla è peggio dell'incertezza».

Il giorno precedente il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, si era spinta più in avanti e aveva spiegato che «questo Esecutivo è parte del problema», aggiungendo «se fossi nei panni di Berlusconi mi dimetterei» la migliore soluzione per uscire dall'impasse sarebbe ridare voce ai cittadini e alla politica».
Al tavolo con le 36 sigle Susanna Camusso presenterà la richiesta di «cambiare la manovra iniqua», con misure a sostegno della crescita sul versante delle politiche fiscali, del rilancio delle infrastrutture al Sud, finanziando questi interventi anche attraverso un'imposizione straordinaria sulle grandi ricchezze, sul modello di quanto fatto in Francia. Sono cinque le principali richieste di Raffaele Bonanni che sollecita poteri decisionali straordinari ai commissari per sbloccare le opere infrastrutturali ed energetiche, l'anticipo dell'abbattimento del carico fiscale a lavoratori e imprese che investono. Sul versante della lotta agli sprechi il leader della Cisl propone «una forte riduzione dei livelli amministrativi, che essendo troppi hanno effetti negativi su costi e sui tempi delle decisioni», insieme all'«obbligo di gestione di tutti i servizi comunali per aree vaste, superando l'attuale frammentazione che è antieconomica». Un immediato intervento di riduzione delle tasse per il lavoro dipendente, insieme all'abbattimento dei costi della politica e dei livelli amministrativi è una priorità anche per Luigi Angeletti: «Il problema principale è la crescita economica – ha aggiunto –. Far sì che il Paese produca più ricchezza è la priorità senza se e senza ma. Da noi le decisioni economiche vengono prese con grande ritardo e questo non è più compatibile con i mercati».

martedì 2 agosto 2011

5/09/11 apertura concertazione fabbisogno 3ennale


Appuntamento alle ore 15.00 presso i locali di palazzo Palagonia, il 5 settembre 2011
Le progressioni verticali dove sono?

lunedì 1 agosto 2011

2 agosto 1980 strage di Bologna


da www.repubblica.it
Non solo il governo in generale, ma proprio il premier Silvio Berlusconi «avrà quello che si merita dal palco, quando martedì farò il mio discorso in piazza». Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime, dopo lo scontro sulla mancanza, per il secondo anno di seguito, di un rappresentante di Palazzo Chigi alla cerimonia del 2 agosto, lima il suo intervento che sarà corrosivo come sempre.

Mentre oggi cominciano le celebrazioni con un fuori programma, l’inaugurazione nel parco di Villa Toschi del monumento in ricordo dei sette bimbi morti nella strage, Bolognesi spiega uno degli argomenti polemici che lo fa indignare: «Dire come ha fatto Berlusconi nel maggio scorso, proprio nel giorno della Memoria per le vittime del terrorismo, che sarebbero stati aperti documenti e armadi che riguardano le stragi e poi scoprire che dopo mesi nulla di ciò è avvenuto, è, mi si lasci dire, una presa in giro. Tanto più grave se consideriamo che qui si sta parlando alle vittime di stragi, di tutte le stragi e non solo di quella del 2 agosto ‘80».

La circostanza che nessun documento, nonostante una presa di contatto, sia arrivato a Bologna dalla Presidenza del Consiglio, è confermato dalla Procura di Bologna, dove il pm Enrico Cieri è ancora impegnato a chiudere l’inchiesta bis sulla strage, in particolare a cercare di capire se ha un senso la cosiddetta pista palestinese, alternativa a quella sanzionata da cinque corti: quella dei neofascisti e dei legami con massoneria e servizi segreti italiani.

Bolognesi, il 10 maggio scorso, plaudì alle dichiarazioni di Berlusconi: «Apprezziamo le sue promesse. Così ogni ostacolo sarà rimosso, verranno messi a disposizione documenti degli archivi di polizia e carabinieri e di vari ministeri e della Presidenza del Consiglio. Lo chiedevamo da anni». Berlusconi aveva sostenuto che era ora di dire «basta all’umiliazione delle vittime e dei loro parenti. Dichiaro oggi l’impegno del governo a contribuire ad aprire tutti gli armadi della vergogna perché nessuna strage rimanga più avvolta nel mistero».

IL CASO Sabotaggio in galleria, paura in Val di Sambro

Ma ci sono altre promesse non mantenute, secondo Bolognesi, dello stesso Berlusconi e del sottosegretario Gianni Letta. Si va nell’annoso contenzioso riguardanti pensioni e trattamenti di fine rapporto e altre questioni molto importanti per le vittime, tutte contenute nella legge 206, mai compiutamente finanziata e applicata. «Anche il ministro del Welfare Maurizio Sacconi un anno fa di questi tempi aveva affermato che la questione delle pensioni non esisteva, era tutto risolto».

In particolare si tratta di quattro persone che secondo la legge dovrebbero ottenere la possibilità di andare in pensione immediatamente con il livello dell’ultimo stipendio, siccome colpite da una invalidità dell’80 per cento. «La Provincia di Bolzano ha concesso la pensione ad uno dei quattro nostri associati, per gli altri tre invece la Presidenza del Consiglio ha fatto ricorso al Consiglio di Stato, ha avuto ragione nella sua interpretazione nonostante il governo Prodi ne avesse già data un’altra a nostro favore. E tutto questo per una cifra di 6000 euro al mese, è una vergogna. Ma evidentemente noi e altre associazioni come la nostra danno fastidio quando parlano di P 2 e altro e loro reagiscono così».

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da http://www.stragi.it
IL 2 AGOSTO 1980 ALLA STAZIONE DI BOLOGNA ESPLODE UNA BOMBA CHE CAUSA 85 MORTI 200 FERITI
L'avvio delle indagini trovò un incredibile iniziale ostacolo nel tentativo, protrattosi per 24 ore, di mettere in dubbio la natura dolosa dello scoppio, infatti vennero ipotizzate cause fortuite quali lo scoppio di una caldaia.
Si tentò, da un lato di evitare reazioni della piazza e dall'altra, come era successo per la strage di Piazza Fontana, di ritardare il rinvenimento di tracce utili.
L'intervento della Procura della Repubblica di Bologna fu tempestivo e l'approccio serio: gli investigatori misero subito a fuoco le protezione di cui il frastagliato mondo del terrorismo eversivo di destra aveva goduto e continuava a godere a Roma malgrado la città fosse stata sottoposta negli ultimi due anni ad una escalation di violenze e di attentati (di particolare significato l'attentato al C.S.M. e l'uccisione del Giudice Amato).
Già alla fine di agosto comincia ad essere abbozzata una ipotesi accusatoria indirizzata anche verso ideatori e depistatori, ma il passaggio dell'inchiesta dalla Procura all'Ufficio Istruzione segna una sorta di inversione di tendenza: l'indagine comincia ad essere spezzettata. Viene inviata a Roma per competenza l'indagine sull'associazione eversiva. Si fanno più pesanti i depistaggi.
Eppure la strage era stata preannunciata anche un mese prima (colloquio tra Rinani e Presilio), negli ambienti dei servizi se ne troveranno addirittura tracce scritte (rapporto Spiazzi) - colloquio tra Amos Spiazzi e Ciccio Mangiameli –omicidio Mangiameli. Il giudice Amato,nelle audizioni del 25 marzo e 13 giugno 1980, davanti al CSM, aveva segnalato la pericolosità dinamitarda dei gruppi eversivi di destra (audizioni del 25 marzo e 13 giugno 1980)

Depistaggi : al momento dei primi arresti avvenne un incontro tra Licio Gelli (Gran Maestro della loggia massonica P2) e Elio Cioppa (Alto dirigente del S.I.S.M.I.) 'State sbagliando tutto, la pista è quella internazionale':
In quel momento iniziano contrasti feroci all'interno del tribunale, in parte fomentati da pubblicazioni di stampa, che avvalorano tesi e avvenimenti fantasiosi tendenti a screditare i giudici che avevano svolto la prima parte dell'indagine, avvalorando poi un disegno massonico internazionale con l'obiettivo di portare i giudici su piste internazionali estremamente inverosimili e fantasiose. 'IL GRANDE LABIRINTO' giornalista PAMPARANA.
Tutto ciò causa grande sconcerto nell'opinione pubblica e nei familiari delle vittime.

L'1 Giugno 1981 si costituisce
L'"ASSOCIAZIONE TRA I FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA DEL 2 AGOSTO 1980" con lo scopo statutario di : "OTTENERE CON TUTTE LE INIZIATIVE POSSIBILI LA GIUSTIZIA DOVUTA".
Al momento della costituzione vi sono 44 persone, poi si associano in 300.
Ogni 4 mesi l'Associazione va in tribunale ad incontrare i giudici, subito dopo convoca una conferenza stampa per far conoscere lo stato delle cose e la sua opinione.
Momenti di grande tensione che i familiari hanno sempre vissuto con grande dignità non lasciandosi portare in giro da falsi consiglieri.
Una delle cause, per cui i processi nelle altre stragi si sono chiusi con un nulla di fatto, è da ascriversi ai depistaggi che hanno avuto successo e ai collegi di difesa che si sono divisi affermando, molte volte, convinzioni di singoli avvocati. I depistaggi arrivarono a volte a provocare perfino la divisione all'interno dei collegi di difesa delle parti civili.
L'Associazione assume posizioni molto dure nei confronti di chiunque appaia sottovalutare la gravità della mancata risposta giudiziaria all'ansia dell'accertamento della verità.

Il 6 Aprile 1983 assieme alle Associazioni delle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia, dell'Italicus costituisce a Milano l'Unione dei Familiari delle Vittime per Stragi

All'inizio del 1984 inizia la raccolta di firme in calce alla proposta di legge di iniziativa popolare per : 'L'ABOLIZIONE DEL SEGRETO DI STATO NEI DELITTI DI STRAGE E TERRORISMO'. Consegnata all'On. Francesco Cossiga, allora Presidente del Senato, il 25 LUGLIO 1984, corredata da circa 100.000 firme, la legge deve ancora essere discussa dal nostro Parlamento. ( oggi 28.2.1997)

Il 19 Gennaio 1987 inizia il processo, i giudici svolgono un
meticoloso lavoro di analisi degli antefatti teorici partendo dal Convegno dell’Istituto Pollio, la sentenza viene emessa l'11 Luglio 1988
I condannati per depistaggio sono tutte persone iscritte a logge massoniche e Licio Gelli è, come si è detto, il Gran Maestro della loggia massonica P2. Il Generale Pietro Musumeci e il Colonnello Giuseppe Belmonte sono alti ufficiali del S.I.S.M.I. servizio segreto militare
Nell'estate del 1989 l'avvocato di parte civile Roberto Montorsi incontra Licio Gelli e passa dalla parte degli imputati tradendo la fiducia che gli era stata accordata.

Subito si scatena una campagna che cerca di squalificare tutto il lavoro dei magistrati, dell'Associazione e del Collegio di Parte Civile.
Vi fu una campagna di stampa martellante che per tutta l'estate fino all'apertura del processo d'appello ( ottobre 1989), prendendo le difese dell'avvocato, considerava l'inchiesta frutto di un teorema, e di un intrigo del partito comunista.
L'Associazione fu accusata di fare un'attività di spionaggio cercando di far passare come illecita la sua attività di informatizzazione degli atti del processo.
Questa fu la preparazione del processo d'Appello, il clima di tutto il procedimento risentì di quella situazione.

Il processo d'Appello iniziò nell'ottobre 1989 la sentenza fu emessa il 18 Luglio 1990. TUTTI ASSOLTI DALL'ACCUSA DI STRAGE.
Da segnalare: il Procuratore Generale aveva chiesto l'appesantimento delle pene.
La sentenza fu definita dall'Associazione una Provocazione.
Immediata presa di posizione dell'M.S.I. che chiese la cancellazione dalla lapide presso la stazione di Bologna della scritta 'Strage Fascista'
Il Presidente del Consiglio Andreotti si disse d'accordo ed il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga chiese ufficialmente scusa all'M.S.I..

Il 2 Agosto 1990 il Senato approva una legge che porta lo stesso titolo di quella presentata dall'Unione 'Abolizione del segreto di stato nei delitti di Strage e terrorismo', ma nulla ha a che fare con quella, anzi peggiora quella esistente.

Il 12 Febbraio 1992 le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione emette la sentenza.
IL PROCESSO D'APPELLO VA RIFATTO !
La Corte ha sentenziato che la sentenza d'Appello è:
- ILLOGICA
- PRIVA DI COERENZA
- NON HA VALUTATO IN TERMINI CORRETTI PROVE E INDIZI
- NON HA TENUTO CONTO DEI FATTI CHE PRECEDETTERO E SEGUIRONO L'EVENTO
- IMMOTIVATA O SCARSAMENTE MOTIVATA
- IN ALCUNE PARTI I GIUDICI HANNO SOSTENUTO TESI INVEROSIMILI CHE NEPPURE LA DIFESA AVEVA SOSTENUTO.

Inizio del 2° Processo d'Appello ottobre 1993, termine 16 Maggio 1994
CONFERMA DELL'IMPIANTO ACCUSATORIO DEL PROCESSO DI 1° GRADO.

Il 12 giugno 1994 appare un'intervista della Mambro e Fioravanti sul Corriere della Sera; l'argomento era : 'NOI ALL'ERGASTOLO LORO AL GOVERNO' si prendevano in considerazione le esperienze passate di alcuni esponenti di Alleanza Nazionale( Gasparri, Storace, Bontempo, Fini), rilevando il passato comune, la militanza comune, l'offerta di cariche elevate all'interno dell'M.S.I. in favore della Mambro.
Circa un mese dopo viene fondato a Roma nella Sede dell'ARCI il comitato in difesa della Mambro e Fioravanti 'E se fossero innocenti'. Questo comitato a cui aderiscono intellettuali di tutte le estrazioni propone tesi che nulla hanno a che fare con la realtà processuale. Il materiale che in tribunale aveva fatto figure penose perché non supportato da nulla viene ora riproposto all'opinione pubblica per confonderla.
Risposta immediata da parte dell'Associazione, viene stampato un libretto intitolato 'Contributo alla Verità' in cui vengono riportate le tesi del comitato confutate sulla base degli atti processuali e non con valutazioni sentimentali o ipotetiche.
La campagna di disinformazione di questo comitato dilaga su tutti i giornali, le televisioni di stato gli concedono ampi spazi, le televisioni FININVEST dedicano almeno 3 trasmissioni di 2 ore altre televisioni ne ospitano costantemente alcuni esponenti di spicco.
Cercano di far accreditare nell'opinione pubblica la tesi dei due capri espiatori.

Il 2 agosto 1995 il Senato approva di nuovo una legge che ha lo stesso titolo di quella proposta dai familiari delle vittime : ABOLIZIONE DEL SEGRETO DI STATO NEI DELITTI DI STRAGE E TERRORISMO, ma il contenuto prevede ancora la possibilità di porre il segreto di stato per quei reati.

Fine 1994: Viene nominato presidente della "Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi" il senatore Giovanni Pellegrino.

Alla fine del 1995 il senatore redige una pre-relazione stampata nel volume "Luci sulle stragi": l'Assocciazione ne disapprova il contenuto.

Prima dell'inizio del processo in Cassazione gli imputati mettono in atto un ennesimo depistaggio. Richiesta di archiviazione del Giudice Giovagnoli su caso Sparti De Giglio

Il 22 Novembre inizia il processo in Cassazione, la sentenza viene emessa il 23 Novembre 1995.
VIENE CONFERMATA NELLA SOSTANZA LA SENTENZA DEL 2° PROCESSO D'APPELLO.

Nel 1996 il senatore Pellegrino viene rieletto alla commissione e l'Associazione dirama un comunicato.

Il 18 giugno 1996 la Corte d'Appello di Firenze assolve Picciafuoco; il Procuratore Generale ricorre in Cassazione.
La Cassazione assolve in via definitiva Picciafuoco

2000: Esce il volume Giovanni Fasanella e Claudio Sestieri con Giovanni Pellegrino, "Segreto di Stato. La verità da Gladio al caso Moro", Einaudi, 2000. (considerazioni di Gianni Flamini)


Vicenda Ciavardini:



Il 30 gennaio 2000 il Tribunale per i Minorenni di Bologna emette la sentenza in cui condanna il terrorista Luigi Ciavardini per la banda armata finalizzata alla strage.

Il 9 marzo 2002 la Corte d'Appello di Bologna condanna il terrorista Luigi Ciavardini per la banda armata finalizzata alla strage di Bologna e per la partecipazione all'esecuzione della strage.

Il 17 dicembre 2003 la suprema Corte di Cassazione condanna in via definitiva il terrorista Luigi Ciavardini per la banda armata finalizzata alla strage di Bologna, pone 5 domande ai giudici di merito per definire la sua partecipazione all'esecuzione della strage.

Il 13 dicembre 2004 la Corte d'Appello del Tribunale di Bologna condanna il terrorista Luigi Ciavardini per l'esecuzione della strage

11 aprile 2007 sentenza definitiva di Cassazione

Informaz. preventiva ex art.7 c.2 CCNL1/4/99 - Programmaz. 3ennale


In riferimento all'art. 7 c.2 dell CCNL 1/4/99, l'A.C. informa preventivamente le OO.SS. e le RSU, sulla programmazione 3nnale dei fabbisogni delle risorse umane.
"Fabbisognano"... salvare gli 8 Dirigenti trombati dal TAR, non " fabbisognano" le progressioni verticali che restano a €0.
In soldoni: 74 i posti per concorso pubblico, 6 Dirigenti a t. determinato, 197 Lsu da stabilizzare, 0 progressioni verticali.
La presa per i fondelli continua...