"Dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il blocco della contrattazione collettiva e delle norme che lo hanno prorogato, il governo ha il dovere di convocare i sindacati e avviare la discussione sui rinnovi contrattuali". E' quanto si legge in una nota della Cgil nazionale.
Per il sindacato di Corso d'Italia devono arrivare anche "risposte sui precari e sul potenziamento dei servizi pubblici oltre il riconoscimento delle prerogative contrattuali dei lavoratori".
"Il Governo - conclude la nota della Cgil - poteva trovare una soluzione politica riaprendo la contrattazione, ora dovrà prendere atto del legittimo riconoscimento della corte del diritto al contratto per i lavoratori pubblici che si reitera da sei anni".
******************
Il governo ha scelto da che parte stare: non serve più l'accordo sindacale per controllare i lavoratori e si cancellano i limiti previsti dalla legge 300. Il Grande Fratello è niente in confronto a quanto previsto da questo provvedimento". Questa la denuncia contro il decreto Semplificazioni rilanciata dalla Cgil con una serie di flash mob che si terranno nelle principali città italiane.
Una campagna itinerante dal titolo: 'No accordo, no controllo', promossa dalla Cgil Nazionale contro le modifiche all'articolo 4 dello Statuto dei diritti dei Lavoratori sul controllo a distanza previste dal decreto attuativo del Jobs Act e per sensibilizzare l'opinione pubblica e fare pressione sul Parlamento per ripristinare regole di rispetto dei diritti e della dignità dei lavoratori.
Per la Cgil si pone "un problema di dignità e di equilibrio nei confronti dello strapotere aziendale, di maggiori possibilità di ricatto nei confronti delle persone che lavorano, sole e non più tutelate dall'Articolo 4 dello Statuto”. Ma per il sindacato di Corso d'Italia non solo si colpiscono ancora una volta i lavoratori, ma lo si fa senza alcun beneficio economico sull'altro piatto della bilancia: "questo decreto non aumenta la competitività delle imprese, non aumenta la produttività del lavoro, non facilita gli investimenti, nazionali o esteri, permette però ad alcune imprese di fare la faccia feroce".
Una campagna itinerante dal titolo: 'No accordo, no controllo', promossa dalla Cgil Nazionale contro le modifiche all'articolo 4 dello Statuto dei diritti dei Lavoratori sul controllo a distanza previste dal decreto attuativo del Jobs Act e per sensibilizzare l'opinione pubblica e fare pressione sul Parlamento per ripristinare regole di rispetto dei diritti e della dignità dei lavoratori.
Per la Cgil si pone "un problema di dignità e di equilibrio nei confronti dello strapotere aziendale, di maggiori possibilità di ricatto nei confronti delle persone che lavorano, sole e non più tutelate dall'Articolo 4 dello Statuto”. Ma per il sindacato di Corso d'Italia non solo si colpiscono ancora una volta i lavoratori, ma lo si fa senza alcun beneficio economico sull'altro piatto della bilancia: "questo decreto non aumenta la competitività delle imprese, non aumenta la produttività del lavoro, non facilita gli investimenti, nazionali o esteri, permette però ad alcune imprese di fare la faccia feroce".
*****************
“Le affermazioni dei Ministri e del Presidente del Consiglio, che dipingono il nostro Paese quale leader mondiale nel contrasto ai cambiamenti climatici, evidenziano tutte le contraddizioni delle politiche governative, miopi e reazionarie”. Così Danilo Barbi, segretario confederale della Cgil commenta quanto emerso dagli Stati generali sul clima dello scorso 22 giugno, promossi dal governo in vista della COP 21 che si terrà a Parigi il prossimo autunno.
“Vogliamo ricordare al premier Renzi che nel corso degli Stati generali ha dichiarato: 'il nemico numero uno è il carbone' che - prosegue il dirigente sindacale - in Italia sono ancora attive tredici centrali a carbone per la produzione di energia elettrica e due di queste, Brindisi sud e Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia, sono tra le prime trenta più inquinanti d’Europa”. All'esecutivo, Barbi chiede un impegno serio nel processo di decarbonizzazione dell'economia che, spiega “deve essere accompagnato da interventi di sostegno al mercato del lavoro per garantire la ricollocazione dei lavoratori dei settori altamente inquinanti che verranno dismessi e la creazione di nuova qualificata occupazione, attraverso investimenti, partecipazione dei lavoratori, riqualificazione delle competenze e dei curriculum verso i nuovi settori dello sviluppo sostenibile, protezione sociale e rispetto dei diritti dei lavoratori”.
Anche sul versante dei cambiamenti climatici l'impegno del governo risulta insufficiente: “non ha in mente nessuna azione di mitigazione del rischio, siamo infatti l'unico dei grandi Paesi europei a non avere alcuno strumento strategico che fissi obiettivi e tappe di riduzione delle emissioni di gas serra, ma propone solo azioni di adattamento, ovvero: come far fronte alle modifiche del clima, date ormai per acquisite, e rispondere agli impatti dovuti all'aumento delle temperature e delle precipitazioni, alla riduzione delle risorse idriche e all'aumento della frequenza degli eventi estremi”.
Per la Cgil la COP 21 di Parigi 2015 è “una tappa fondamentale” nella lotta ai cambiamenti climatici. “Per questo motivo - spiega Barbi - siamo impegnati, anche all'interno della 'Coalizione italiana clima', per far sì che a Parigi venga siglato un accordo ambizioso e giuridicamente vincolante per il mantenimento del riscaldamento globale ben al di sotto dei 2° C, possibilmente 1,5°”. Un accordo che, sottolinea il dirigente sindacale “dovrà contenere le richieste del movimento sindacale globale per la giusta transizione e il lavoro dignitoso”. L'accordo di Parigi dovrà essere “equo e prevedere aiuti economici e trasferimento tecnologico dai paesi più ricchi a quelli più poveri. E' necessario – avverte Barbi - un impegno globale all'eliminazione di ogni tipo di sostegno alle fonti fossili e alle produzioni dannose per l’ambiente”. Allo stesso tempo, l'accordo di Parigi “dovrà garantire il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori: a partire dalla sicurezza alimentare, dal diritto alla terra, all'acqua, alla sicurezza energetica e alla ricerca della piena occupazione. Dovrà garantire il rispetto dei diritti delle popolazioni indigene e delle future generazioni prevedendo meccanismi di partecipazione e di autodeterminazione delle popolazioni”.
La Cgil, nell'ambito delle posizioni condivise ed espresse dalle confederazioni sindacali europee e internazionali ETUC e ITUC, ricorda Barbi “è impegnata nell'azione per il clima, convinta che solo un nuovo modello di sviluppo sostenibile dal punto di vista sociale, economico, industriale e ambientale possa garantire giustizia sociale, equità, piena occupazione, rispetto per la terra e per le future generazioni. Come ci ricorda la segretaria generale della ITUC Sharan Burrow: “Non c'è lavoro in un pianeta morto”, anche per questo l'azione climatica è una questione sindacale” sottolinea il segretario confederale.
Al fine di contrastare i cambiamenti climatici, perseguire la sicurezza energetica, aumentare la produttività delle imprese riducendo i costi delle materie, tutelare l'ambiente e la salute, ma anche per cogliere tutti i vantaggi competitivi del cambiamento e sviluppare un settore produttivo industriale nazionale che offra prospettive di crescita economica ed occupazionale, conclude Barbi “per la Cgil è fondamentale che in Italia ci sia un'accelerazione della transizione energetica verso un modello basato su efficienza, fonti rinnovabili e lo sviluppo dell'economia circolare”.
“Vogliamo ricordare al premier Renzi che nel corso degli Stati generali ha dichiarato: 'il nemico numero uno è il carbone' che - prosegue il dirigente sindacale - in Italia sono ancora attive tredici centrali a carbone per la produzione di energia elettrica e due di queste, Brindisi sud e Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia, sono tra le prime trenta più inquinanti d’Europa”. All'esecutivo, Barbi chiede un impegno serio nel processo di decarbonizzazione dell'economia che, spiega “deve essere accompagnato da interventi di sostegno al mercato del lavoro per garantire la ricollocazione dei lavoratori dei settori altamente inquinanti che verranno dismessi e la creazione di nuova qualificata occupazione, attraverso investimenti, partecipazione dei lavoratori, riqualificazione delle competenze e dei curriculum verso i nuovi settori dello sviluppo sostenibile, protezione sociale e rispetto dei diritti dei lavoratori”.
Anche sul versante dei cambiamenti climatici l'impegno del governo risulta insufficiente: “non ha in mente nessuna azione di mitigazione del rischio, siamo infatti l'unico dei grandi Paesi europei a non avere alcuno strumento strategico che fissi obiettivi e tappe di riduzione delle emissioni di gas serra, ma propone solo azioni di adattamento, ovvero: come far fronte alle modifiche del clima, date ormai per acquisite, e rispondere agli impatti dovuti all'aumento delle temperature e delle precipitazioni, alla riduzione delle risorse idriche e all'aumento della frequenza degli eventi estremi”.
Per la Cgil la COP 21 di Parigi 2015 è “una tappa fondamentale” nella lotta ai cambiamenti climatici. “Per questo motivo - spiega Barbi - siamo impegnati, anche all'interno della 'Coalizione italiana clima', per far sì che a Parigi venga siglato un accordo ambizioso e giuridicamente vincolante per il mantenimento del riscaldamento globale ben al di sotto dei 2° C, possibilmente 1,5°”. Un accordo che, sottolinea il dirigente sindacale “dovrà contenere le richieste del movimento sindacale globale per la giusta transizione e il lavoro dignitoso”. L'accordo di Parigi dovrà essere “equo e prevedere aiuti economici e trasferimento tecnologico dai paesi più ricchi a quelli più poveri. E' necessario – avverte Barbi - un impegno globale all'eliminazione di ogni tipo di sostegno alle fonti fossili e alle produzioni dannose per l’ambiente”. Allo stesso tempo, l'accordo di Parigi “dovrà garantire il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori: a partire dalla sicurezza alimentare, dal diritto alla terra, all'acqua, alla sicurezza energetica e alla ricerca della piena occupazione. Dovrà garantire il rispetto dei diritti delle popolazioni indigene e delle future generazioni prevedendo meccanismi di partecipazione e di autodeterminazione delle popolazioni”.
La Cgil, nell'ambito delle posizioni condivise ed espresse dalle confederazioni sindacali europee e internazionali ETUC e ITUC, ricorda Barbi “è impegnata nell'azione per il clima, convinta che solo un nuovo modello di sviluppo sostenibile dal punto di vista sociale, economico, industriale e ambientale possa garantire giustizia sociale, equità, piena occupazione, rispetto per la terra e per le future generazioni. Come ci ricorda la segretaria generale della ITUC Sharan Burrow: “Non c'è lavoro in un pianeta morto”, anche per questo l'azione climatica è una questione sindacale” sottolinea il segretario confederale.
Al fine di contrastare i cambiamenti climatici, perseguire la sicurezza energetica, aumentare la produttività delle imprese riducendo i costi delle materie, tutelare l'ambiente e la salute, ma anche per cogliere tutti i vantaggi competitivi del cambiamento e sviluppare un settore produttivo industriale nazionale che offra prospettive di crescita economica ed occupazionale, conclude Barbi “per la Cgil è fondamentale che in Italia ci sia un'accelerazione della transizione energetica verso un modello basato su efficienza, fonti rinnovabili e lo sviluppo dell'economia circolare”.
******************
Nessun commento:
Posta un commento