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lunedì 29 aprile 2013

Landini dice sì all'accordo con Cisl e Uil Unità sulla rappresentatività.

T orna l'unità sindacale, ma la Fiom-Cgil continua il suo percorso autonomo e politicizzato. Domani, dopo 5 anni di divisioni, si riuniscono gli esecutivi unitari di Cgil, Cisl e Uil per dare il via libera all'accordo sulla rappresentatività, che verrà firmato lunedì 6 maggio con la Confindustria. Contemporaneamente, a Bologna, il leader della Fiom, Maurizio Landini, illustrerà le proposte dei metalmeccanici Cgil su «reddito salario, orario e per un diverso modello sociale» a una serie di interlocutori di primo piano della sinistra, da Fabrizio Barca, in corsa per guidare il Pd, a Stefano Rodotà, già candidato al Quirinale del Movimento 5 stelle, a Sergio Cofferati, ex segretario della Cgil ed europarlamentare Pd. Tutti accomunati dalla avversità al governissimo di Enrico Letta.


Landini, insomma, gioca su due tavoli. Da un lato non ha fatto mancare il suo sostegno alla segreteria Camusso per il sì all'accordo con Cisl, Uil e Confindustria sulla rappresentatività (solo Giorgio Cremaschi è contro), intesa che dovrebbe aprire una stagione di rinnovata unità sindacale e di relazioni industriali meno conflittuali, e dall'altra non rinuncia a giocare una partita all'interno della sinistra che flirta con Sel e guarda con interesse ai grillini.

La doppia mossa del segretario della Fiom, consente alla sua organizzazione di uscire dall'angolo sul terreno sindacale, grazie a un sistema di regole per il quale la stessa Fiom si è sempre battuta, e di coagulare intorno alla sua leadership un pezzo della Cgil, dalla scuola di Mimmo Pantaleo ai pensionati di Carla Cantone, in vista del congresso nazionale che si terrà tra un anno e dove Landini potrebbe abbandonare l'opposizione, rientrare nella maggioranza e puntare alla segreteria.

Non solo. Con la manifestazione nazionale che la stessa Fiom ha convocato per il 18 maggio, Landini si candida a fare da riferimento per l'opposizione sociale e politica al governissimo, mettendo in difficoltà una Cgil che ancora non ha deciso che fare. Non a caso Landini chiama all'appuntamento «studenti, precari, giovani, movimenti e associazioni che chiedono un nuovo corso». Landini quindi è pronto a giocare le sue carte sia sul piano sindacale, scalando posizioni nella Cgil, sia su quello politico, anche se nega di voler dar vita a un nuovo partito.

Cgil, Cisl e Uil, intanto, si apprestano a un passo storico. La firma dell'accordo sulla rappresentatività mette fine a una disputa mai risolta nel dopoguerra circa la misurazione e certificazione degli iscritti e le regole di validazione degli accordi sindacali. Il principio è che quelli approvati dalla maggioranza delle rappresentanze sindacali e dei lavoratori vanno rispettati anche dalle eventuali minoranze, le quali dovranno rispettare la volontà della maggioranza del 50% più uno, firmare le intese e osservarle, astenendosi quindi dal proclamare scioperi contro di esse. Sempre domani Cgil, Cisl e Uil approveranno un programma di mobilitazione con manifestazioni regionali, che culminerà con una manifestazione nazionale a giugno.

Mercoledì primo maggio unitario a Perugia, con i comizi di Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. A Treviso e Bologna, alle manifestazioni sindacali parteciperanno anche delegazioni delle associazioni imprenditoriali, segno della gravità della crisi che colpisce lavoratori e aziende. In Basilicata, intanto, domani, dopo oltre dieci anni, si riuniranno gli esecutivi unitari di Cgil, Cisl e Uil per varare il Piano del Lavoro, una piattaforma con la quale i sindacati si confronteranno con le istituzioni locali e con la Total e la Shell che hanno in programma investimenti per oltre un miliardo per la costruzione di un secondo centro di estrazione del petrolio.

Enrico Marro

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