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lunedì 29 aprile 2013

Governo Letta: no cambiali in bianco

Nessuna cambiale in bianco e la richiesta di un deciso cambio di rotta rispetto ai governi precedenti. La Cgil misurerà il governo Letta esclusivamente da quanto lavoro e crescita ci saranno nel programma. Nel giorno in cui il sangue ha bagnato il giuramento e il primo Consiglio dei ministri e alla vigilia di una settimana molto importante per il ritorno dell'unità sindacale con Cisl e Uil, Corso Italia chiede come priorità di risolvere le emergenze sul tappeto, esodati e finanziamento degli ammortizzatori sociali (cassa e mobilità in deroga in primis) e porre fine all'austerity per rilanciare politiche di espansione. La Cgil chiede però che il governo appena insediato si concentri anche sulle emergenze di medio periodo, fra le quali l'occupazione giovanile e quella degli over-50, anche queste lasciate in eredità dei governi Berlusconi e Monti. Va trovata una soluzione anche alla povertà crescente in ampie fasce, che sono rappresentate dai redditi dal lavoro intermittente, da disoccupazione e da cassa integrazione, ma che riguarda anche gli occupati stabili alle prese con un potere d'acquisto in crescente erosione.


È il momento, secondo la Cgil, di cambiare una politica fiscale poco attenta alle condizioni delle persone ed una politica economica che ha avuto l'austerità come unica stella polare. Viene rilanciata la proposta già fatta sull'Imu: nessuna abolizione come propone il Pdl, ma l'esclusione dall'imposta per i possessori della sola prima casa, spostando parte della tassazione sulla seconda e terza casa e su altri fabbricati in modo progressivo. In questo modo, i risparmi potrebbero essere destinati all'occupazione, dando anche un segnale di inversione delle politiche fiscali, in una direzione di maggiore redistribuzione. Se l'unità sindacale sarà ribadita domani con la riunione dei Direttivi di Cgil, Cisl e Uil e il varo dell'accordo sulla rappresentanza che in settimana sarà sottoscritto con Confindustria, le parole degli altri sindacati sono sulla stessa lunghezza d'onda. Il leader Cisl Raffaele Bonanni non si sottrae a un commento diretto sulla composizione dell'esecutivo Letta. «È un governo innovativo, il neo ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, potrà gestire benissimo il dicastero. Toccare la riforma Fornero? Sì, si può, ma le norme sul mercato del lavoro non possono creare occupazione, l'occupazione la fa la buona economia», risponde Bonanni. Parlando invece del ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni, il leader Cisl auspica che dia «un'impronta fortissima sulla questione fiscale: Il fisco deve essere occasione per rivitalizzare l'economia, portare a rilevanza penale l'evasione fiscale, spostare parte del fisco da tassazione diretta a indiretta», ha aggiunto. Rispetto al dramma di ieri mattina davanti a palazzo Chigi, Bonanni commenta: «È un episodio da condannare senza se e senza ma. La risposta ai gravi problemi economici, al disagio sociale del Paese e ai bisogni urgenti della gente può venire solo dalla politica, dall'impegno delle istituzioni e dalla collaborazione di tutte le forze responsabili. Per questo - continua Bonanni - tutti devono abbassare i toni, per evitare che si verifichino nel Paese altri episodi di violenza. Dobbiamo affrontare il problema della disoccupazione e le gravi emergenze sociali con più concertazione, assumendoci ciascuno la propria parte di responsabilità per fare uscire il paese dalla crisi», chiude Bonanni. Il sindacato più contento della nascita dell'esecutivo Letta è però l'Ugl. «Finalmente l'Italia ha un governo, al presidente del Consiglio rinnoviamo la fiducia e l'apprezzamento per aver accettato una grande responsabilità», dichiara il segretario generale Giovanni Centrella. «Ci riserviamo però di valutarlo alla prova dei fatti, vista la complessità e l'urgenza dei tanti problemi da risolvere ». Per Centrella «da domani tutti saranno chiamati a dare risposte immediate ai cassintegrati, agli esodati, ai lavoratori, ai pensionati, ai disoccupati mettendo mano agli errori delle riforme del governo Monti e aprendo il cantiere di una vera riforma fiscale, con l'introduzione del quoziente familiare e con una sensibile riduzione delle tasse su lavoratori, pensionati e imprese che hanno saputo resistere alla crisi».

Massimo Franchi

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