
In concomitanza con la Giornata Mondiale dei Diritti Umani, la CGIL Nazionale e l'ARCI Nazionale annunciano, con la nota congiunta 'Genova per noi', una loro 'importante' presenza all'appuntamento di 'Genova 2011', che si terrà a luglio prossimo, a dieci anni dalle manifestazioni che contestarono la riunione del G8 nel capoluogo Ligure. Le due organizzazioni, inoltre, invitano la società civile e democratica a fare altrettanto, collocandosi all'interno dello spazio comune offerto dall'appello unitario 'La crisi o la speranza'.
Un invito, quello delle due organizzazioni, che vuole sottolineare come, a dieci anni da Genova 2001, le critiche ad un modello sociale basato su un mercato senza regole, mirato solo al massimo profitto, si siano estese ed allargate, anche tra i suoi fautori. Rafforzando la convinzione, spiega la nota di CGIL e ARCI, non solo della necessità, ma anche della possibilità di una alternativa all'attuale sistema di relazioni economiche dominanti. La storia, si legge nella nota, “ha dato ragione a quanti, da Seattle a Porto Allegre, da Genova a Firenze, dicevano che un 'mondo diverso è possibile'”, parole che allora parevano eresie.
Per la CGIL e l'ARCI questa nota è anche l'occasione per ricordare come, in quelle giornate di dieci anni fa, centinaia di migliaia di donne e di uomini andarono incontro, nel loro legittimo rivendicare un futuro diverso e migliore, ad uno dei più grandi episodi di violazione dei diritti umani avvenuta in un paese occidentale dal dopoguerra ad oggi. Donne e uomini che, per anni, hanno dovuto chiedere verità e giustizia, giunte parzialmente dalle sedi giudiziarie e mai dall'ambito politico e istituzionale.
“Tra il 2000 e il 2001”, ha spiegato il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, intervistata dalla CGILtv, “quando nacque il movimento che si confrontava con il tema della globalizzazione, in fondo dicemmo una cosa che è ancora vera oggi, cioè che c'erano milioni di ragazzi in tutto il mondo che si mobilitavano pensando al futuro e non ai loro interessi immediati e concreti, dicendo cose alle quali si sarebbe dovuto guardare con più attenzione”. “Ad esempio - prosegue Camusso - che la globalizzazione senza regole determinava una crescita delle diseguaglianze e povertà in tante parti del mondo, anche nel mondo così detto 'sviluppato'”.
“Oggi”, ha proseguito la dirigente Sindacale, nel ragionare sull'appuntamento Genova 2011, “bisogna ripartire da quelle ragioni”, quelle che diedero il via dieci anni fa ad una eccezionale stagione di movimenti, per due motivi: il primo “per chiudere una pagina buia della storia italiana che è quella di come a Genova si represse quel movimento e di verità che non sono ancora emerse”, il secondo, ha concluso Camusso, “per ricostruire una speranza, perché una crisi la si può subire, con scenari non positivi, oppure utilizzarla come occasione per ridurre le diseguaglianze e pensare ad uno sviluppo diverso”.
Anche per Paolo Beni, Presidente dell'ARCI Nazionale, secondo quanto dichiarato ai nostri microfoni, a Genova nel 2001 entrò in scena un “nuovo e straordinario movimento di cittadinanza che voleva contestare la legittimità di un governo del mondo sequestrato da pochi potenti” e denunciare “le contraddizioni di un modello di sviluppo e globalizzazione ingiusto e sbagliato, che avrebbe aggravato le povertà gli squilibri avrebbe provocato guerre e violenze”. Secondo il Presidente dell'ARCI Nazionale “oggi dopo 10 anni possiamo dire”, con certezza, che “chi all'ora sosteneva che un altro mondo era possibile aveva ragione”. “Il decennale di Genova – ha aggiunto Beni nel concludere - può essere l'occasione per un grande incontro tra diverse culture” e per costruire la possibile uscita dalla crisi che sta attraversando il mondo “nell'orizzonte della giustizia, dei diritti e della democrazia”.
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