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venerdì 30 settembre 2011

Sacconi - la lettera che lo smentisce


da www.unità.it
C’è un’unica iniziativa, già attuata, indicata in modo esplicito come positiva nella lettera di Trichet e Draghi al governo: «L’accordo del 28 giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali» che, secondo i vertici della Bce, va nella giusta direzione. «Se il governo avesse reso noti i contenuti della lettera fin dall’inizio - dice il capogruppo Pdin Commissione Lavoro Cesare Damiano - avremmo scoperto che quell’accordo è ritenuto dall’Europa un passo avanti importante nelle relazioni industriali. E forse ci saremmo risparmiati l’entrata a gamba tesa del ministro Sacconi che con l’articolo 8 della manovra ha cercato proprio di far saltare l’intesa tra le parti sociali». RIFORMA NEGATA Finalmente pubblica la lettera del 5 agosto che ha dettato all’Italia linea e dettagli della manovra poi prontamente approntata, in effetti salta agli occhi il tentativo paradossale di Sacconi di minare proprio l’unico punto dato per acquisito dalla Bce, con quell’articolo 8 secondo il ministro dettato dalle richieste dell’Europa, in realtà devoto alla strategia di dividere le parti sociali, e soprattutto isolare la Cgil (oltre che essere un regalo a Marchionne, rendendo legittimi gli accordi di Pomigliano e Mirafiori). L’intesa di giugno, che tratta la rappresentanza, l’esigibilità dei contratti e la contrattazione aziendale, è stata raggiunta senza alcun ruolo da parte del governo, non di esortazione ma nemmeno di mediazione. «Il ministro Sacconi ha patito l’esclusione - dice Fabrizio Solari della segreteria confederale Cgil, che ha seguito l’intero iter della trattativa - e l’articolo 8 è chiaramente il tentativo di far saltare la logica di negoziazione che aveva guidato l’accordo di giugno, peraltro il primo unitario significativo da molto tempo». Nel frattempo l’articolo 8 è stato «neutralizzato» con un’altra intesa sindacati-Confindustria (del 21 settembre),ma Sacconi non si dà per vinto e, ora che la lettera la possono leggere tutti, «constato che avevo ragione - sostiene - è vero che c’è un’indicazione sull’articolo 18». Insomma, secondo il ministro del Lavoro (!) la lettera chiederebbe un superamento dello Statuto dei lavoratori e delle norme che regolano i licenziamenti, per essere precisi di quell’art. 18 che da tempo l’ossessiona e che ancora l’altro giorno ha definito «un freno alla propensione all’assunzione». Inutile dire che la lettera non cita in alcun modo l’art.18. «Un falso clamoroso, una mistificazione - replica Solari - Piegare tutto a quell’interpretazione è assurdo. La lettera dà piuttosto un’altra importante indicazione: quella di “stabilire un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insiemedi politiche attive per il mercato del lavoro in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende” (testuale nel documento di Francoforte, ndr). Il punto è che il mercato del lavoro va profondamente rivisto». Ma di tutto ciò Sacconi non fa parola. «Di sicuro il problema dell’Italia non è la scarsa flessibilità in uscita - riprende Damiano - In un mercato iperflessibile come il nostro, è fuorviante concentrarci su questo tema. Semmai, dobbiamo ridurre drasticamente le forme di impiego precario volute e moltiplicate da questo governo». Sull’articolo 8 peraltro continua la battaglia, perchè è sì «sterilizzato», di fatto reso inefficace,ma solo nelle aziende aderenti a Confindustria: ecco perchè la Cgil da un lato cerca di coinvolgere nella partita anche le altre associazioni datoriali, e dall’altro non intende mollare sul ricorso alla Corte Costituzionale. E lo stesso Damiano è firmatario insieme a Dario Franceschini di una proposta di legge per abrogare l’articolo 8 tout-court. Ancora Solari: «Lettera a parte, Draghi ha sostenuto in più occasioni che l’Italia è danneggiata da un’eccessiva precarietà del mondo del lavoro, il che chiama alla necessità di revisione dell’intero sistema. Compreso quello degli ammortizzatori sociali, a fronte di un governo che ha solo fatto un uso massiccio della cassa integrazione in deroga».❖
Laura Matteucci

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