I dati ci vedono ancora in piena recessione, ma il governo ritiene che il ciclo sia arrivato alla conclusione e che vedremo la ripresa dopo l'estate. Ieri non solo il premier Enrico Letta ha detto che «siamo a un passo dall'uscita dalla crisi», ma addirittura il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomannì ha preso di petto l'Istat, contestando le sue previsioni, tacciandole di «eccessivo pessimismo», e ha affermato che «la recessione è finita».
I numeri Istat, invece, sono inequivocabili: il secondo trimestre del 2013 è l'ottavo consecutivo in calo; ha segnato un -0,2% rispetto al primo trimestre, un -2% rispetto allo stesso periodo del 2012. La perdita di Pil acquisita per il 2013 è al momento al -1,7%.
Ad avviare però il mantra dell'ottimismo, come detto (e sospettabilmente per sostenere l'opportunità del proprio governo dì andare avanti dopo la bufera berlusconiana) è stato Letta: «I segnali ci sono tutti e indicano che siamo a un passo dal possibile. A un passo, cioè, dall'inversione di rotta e dall'uscita dalla crisi più drammatica e buia che le attuali generazioni abbiano mai vissuto». Come dire, fatemi continuare, datemi fiducia: «Il nostro impegno, a partire da oggi - ha concluso Letta - è quello di cogliere fino in fondo questi segnali positivi, di mettercela davvero tutta affinché il possibile diventi realtà, di proseguire nel percorso tracciato in questi primi 100 giorni. L'Italia può farcela». E non basta. In serata, al Tgl, dopo le parole dì Saccomanni, Letta ripete il suo must dell'ottimismo: «La caduta si arresta sono arrivati segnali importanti - dice - Oggi è importantissimo agganciare questa ripresa, bisogna cogliere le opportunità messe in campo dal governo. Gli strumenti ci sono». A sottolineare e indicare i segnali di ripresa (che il governo evidentemente vede al di là dei disastrosi dati Istat), è il ministro Saccomanni: «La recessione è finita? Credo di sì, credo che tra questo trimestre e il quarto l'economia entrerà ín ripresa, siamo nel punto di svolta del ciclo - ha spiegato il ministro - Ci sono dati che vanno tutti nella stessa direzione», ha aggiunto citando ad esempio quelli sulla fiducia dei consumatori e la ripresa della produzione industriale usciti nei giorni scorsi, e in effetti positivi. Ma non è tutto oro quello che luccica, e la vera uscita dalla recessione, quella che si traduce in qualcosa di concreto per le persone, la fine della crisi occupazionale, quella per il momento non la prevede neppure l'ottimista Saccomanni: «Per gli effetti sull'occupazione dovremo ancora aspettare», dice. Saccomanni ha poi fornito alcuni dati sul pagamento dei debiti della pubblica amministrazione alle imprese: «Dei 20 miliardi di euro stanziati dal governo per il pagamento della prima tranche - ha spiegato - 17 sono stati erogati agli enti e, di questi, 5 miliardi alle imprese. Inoltre il governo sta continuando a monitorare e a mappare i debiti, che secondo la Banca d'Italia ammontano a 90 miliardi di euro, e per settembre si prevedono dati più dettagliati. Sulla ripresa è intervenuto anche Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria: «La ripartenza sarà molto debole e dipenderà soprattutto dal ioramento della situazione internazionale. Abbiamo bisogno di un intervento forte sulle riforme istituzionali, perché il paese con Io status quo non può agganciare la ripresa». Poi un assist evidente al governo Letta e alla sua continuazione di fatto: «Abbiamo bisogno di stabilità politica e di governo per portare avanti iniziative che vanno nella direzione giusta», ha detto Squinzi. Il governo Letta invece «deve cambiare passo» per la segretaria Cgil Susanna Camusso: »I primi provvedimenti dell'esecutivo non hanno un segno negativo ma con piccole cose non si fa una grande strada». Camusso ha poi auspicato una riforma della legge Fornero sulle pensioni (tutelare i giovani e modulare l'età di uscita sulle diverse professioni) e «l'estensione dei diritti base come la maternità ai precari». E infine ha detto: »Se si dovesse ritornare al voto, lo sí faccia su grandi temi come quello della redistribuzione del reddito».
Antonio Sciotto
http://www.cgil.it/rassegnastampa/articolo.aspx?ID=10948
Nessun commento:
Posta un commento