Cgil: Def sbagliato, serve un cambio di rotta profondo
Un testo complessivamente sbagliato. All'insegna dell'austerità, e che elude le emergenze. La Cgil boccia il documento di economia e finanza (il «Def): «Sembra più una giustificazione delle azioni compiute dal Governo che un vero e proprio documento programmatico per il futuro; rimanda tutto al prossimo Governo».
Nel corso dell'audizione presso le commissioni speciali di Senato e Camera, in seduta congiunta, il sindacato guidato da Susanna Camusso punta il dito soprattutto contro scelte «all'insegna dell'austerità», tutte «a scapito della crescita, dell'equità, della coesione sociale, del lavoro», che dovranno «essere riviste e ridefinite dal prossimo Governo» e nel segno di «un cambio di rotta profondo».
Le critiche
Nel dettaglio, il sindacato di Corso d'Italia sottolinea come «l'operazione di pagamento dei crediti delle imprese avrà un impatto debole sulla economia sia per l'incertezza applicativa che, al di la della farraginosità della norma, deve scontare con il vincolo del deficit al 2,9%, sia per la depressione della domanda che non renderà facile la trasformazione della nuova liquidità in investimenti». La Cgil ritiene che «oltre a evitare la "stretta fiscale" sui redditi fissi prevista tra giugno e luglio, il rapido pagamento dei debiti della Pa alle imprese sia necessario per evitare di bloccare cantieri e produzioni di beni e servizi». In altre parole per difendere l'occupazione. Di qui la richiesta che «nella erogazione delle risorse "sbloccate" dal Governo sia resa esplicita la priorità dell'utilizzo dei fondi per il mantenimento dei posti di lavoro e, in generale, la difesa del lavoro». La Cgil chiede poi «di aggredire le emergenze sociali», a partire dalla garanzia per gli ammortizzatori sociali e dagli esodati; e assieme a Cisl e Uil sollecita un intervento normativo urgente «per far si che non si interrompano dopo il 31 luglio i tanti contratti di tipo precario nelle pubbliche amministrazioni».
Cisl: non ci sono le necessarie riforme che servono al Paese
Critiche al Def sono arrivate anche dalla Cisl che evidenzia come nel documento di economia e finanza non ci siano presenti le «necessarie riforme che servono al Paese». E nel Pnr, il «Piano nazionale delle riforme», «bisognerebbe ragionare sulla riforma del Titolo V della Costituzione». Per il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli, bisogna procedere con la riforma fiscale «per uscire dalle secche, attraverso il contrasto all'evasione fiscale e al reperimento delle risorse dai grandi patrimoni». E se vogliamo aiutare le Pmi «bisogna sbloccare le risorse degli Enti locali vincolate al patto di stabilità».
Uil: difendere il lavoro
Secondo la Uil invece bisogna: «Difendere e creare il lavoro, favorire il credito, defiscalizzare gli investimenti in ricerca e innovazione, e in occupazione stabile». Se non si invertirà la rotta, secondo il segretario confederale Uil, Antonio Foccillo, «il nostro Paese vivrà ancora di più la recessione, aumenteranno i conflitti e il clima di sfiducia e impotenza».
Ugl: Def lontano dalla realtà
Anche per il segretario dell'Ugl, Giovanni Centrella, il Def è «lontano dalla realtà del paese» e serve a «giustificare ciò che è stato fatto dal governo attuale fino a oggi», senza guardare al futuro. Il documento non contiene misure che contrastare un «fisco rapace con alcuni e lassista con altri». Mentre i risparmi «derivano soltanto da blocco della contrattazione collettiva e del turn over nella pubblica amministrazione

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