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lunedì 20 febbraio 2012

L’articolo 18 norma di civiltà


"Una norma di civiltà». Non ha dubbi Susanna Camusso, intervistata da Fabio Fazio a Che tempo che fa, quando parla di articolo 18. Il segretario della Cgil ha espresso il suo parere ieri, il giorno prima di un nuovo incontro al tavolo aperto dal governo per discutere di mercato del lavoro. Questo pomeriggio infatti sindacati ed esecutivo riprenderanno a cercare un punto di intesa. Anche se a riguardo la Camusso si è mostrata molto prudente: «È un po’ presto per dire che siamo vicini».


TEMPO Il segretario della Cgil ieri da Fazio ha illustrato le sue idee su lavoro, governo e ruolo dei sindacati. Ricordando per esempio come l’articolo 18 sia «esistito per tanti anni, anche di crescita, e nessuno aveva mai sollevato il problema. Che ci sia in questo momento un carico del tutto ideologico nella questione, è fuori discussione, ma non si può cambiare l'articolo 18 nella sua sostanza, perché non si può licenziare se non c'è un giustificato motivo». Secondo il segretario Cgil si tratta di «una norma di civiltà ma soprattutto una norma deterrente, visto che il contenzioso giudiziario sull'articolo 18 è basso, non ha numeri infiniti. Questa norma non si può indebolire, perché il messaggio che verrebbe ricavato non è di una maggiore efficacia economica ma piuttosto un “potete fare quello che volete” che porterebbe ad una forma di servitù. Bisognerebbe cambiare qualcosa d’altro: un procedimento giudiziario per un licenziamento dura sei anni, questa è un'incertezza eccessiva sia per il lavoratore che per l'impresa. In questo caso il problema non è cambiare l'articolo 18 ma trovare procedure per risolvere contenziosi in tempi più rapidi». La Camusso si è nuovamente espressa anche in difesa della cassa integrazione: «Quando la ministra del lavoro, Elsa Fornero, dice con troppa scioltezza che la Cigs si può eliminare, dice una cosa non vera. I sussidi non bastano, perché l'indennità di disoccupazione ha due fondamentali difetti: dura 8/10 mesi per il60%dell'ultima retribuzione. quindi molto meno della cassa integrazione. Non è uno strumento universale e dura di meno».


SERVONO RISORSE «Se bisogna trovarlo, questo strumento universale» ha continuato la Camusso «servono le risorse. Dove le troviamo? In parte dalla contribuzione, in parte dalla cassa retribuzione in deroga, in parte bisogna servirsi delle risorse che sono state utilizzate per gli ammortizzatori straordinari. In tal senso si potrebbe pensare poi ad un'imposta patrimoniale progressiva, alla lotta all'evasione. I soldi si può e bisogna trovarli». Per quanto riguarda poi l’incontro di oggi con il governo, la Camusso si è detta convinta della «necessità che il Paese abbia un intervento sul mercato del lavoro e credo sia necessario farlo con il contributo delle parti sociali. Ma per dire che siamo vicini, è un pò presto». Quindi una proposta: «Penso che le pensioni e le retribuzioni sopra un certo reddito, per una quota, dovrebbero essere pagate in titoli di stato. Questo vuol dire riportare il debito nel nostro Paese, non darlo alla speculazione e dire alle banche di investire i soldi che hanno nell'economia reale. Io vedo soprattutto una cosa da fare in questa fase: sollecitare le banche a dare credito alle imprese e alle famiglie». LE REAZIONI La presenza del segretario della Cgil alla trasmissione di Fabio Fazio, non è piaciuta a tutti. La Cisl, che oggi siederà accanto alla Cgil al tavolo, su Twitter ha attaccato Fabio Fazio per la scelta di invitare la Camusso ed al contempo per «l' esclusione scientifica e reiterata del nostro sindacato. Fabio Fazio è il conduttore più pagato e più settario della Rai». Il segretario della Cisl però ieri, nelle sue dichiarazioni, è apparso piuttosto vicino alla collega della Cgil: «Parlare di rimuovere i sostegni, come la cassa integrazione, significa buttare un cerino in un bidone di benzina. Il Paese aspetta una rassicurazione su questo ed inoltre il governo deve capire che se per il lavoro è importante la riforma, la cosa più importante è come si lavora. Senza una buona economia non c'è lavoro». «Non vorrei» ha aggiunto Bonanni «che tutto ciò nascondesse l'intenzione di rimuovere la Cassa in deroga per risparmiare. Noi possiamo anche essere disposti ad incontrare il governo a mezza strada,ma il governo deve incontrare a mezza strada no. Ci vuole buona volontà da parte di tutte le parti in causa»

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