
Si vuole una cosa e succede esattamente l'opposto. Con un governo che funziona non dovrebbe mai accadere, specie su un argomento delicatissimo come le pensioni; quando c'è di mezzo l'esecutivo Berlusconi l'esperienza insegna che tutto è possibile, anche se nel caso in questione il pressappochismo rischia di generare ulteriori aggravi sulle malmesse casse dello Stato. Infatti, l'Inpdap ha reso noto ieri che è in corso un autentico boom delle pensioni d'anzianità tra i lavoratori statali. In particolare, nei primi nove mesi sono salite del 34,2%, passando da 39.477 a 52.973. Nel complesso le nuove pensioni sono aumentate del 5,27% passando dalle 71.953 dei primi 9 mesi del 2010 alle 75.743 dei primi nove mesi del 2011, ed a controbilanciare il forte aumento dei trattamenti d'anzianità c'è stato il calo delle pensioni di vecchiaia, di quelle di inabilità e del cosiddetto "part time" (si va in pensione di anzianità ma si continua a lavorare). TIMORI CRESCENTI Quanto all'aumento di persone che hanno lasciato l'amministrazione in età anticipata rispetto alla vecchiaia, la spiegazione sta soprattutto in quanto deciso dallo Stato, il che ci rimanda all'assunto di partenza. Infatti, una norma del 2009 prevede la possibilità di far uscire il dipendente se ha raggiunto i 40 anni di contributi (quindi di fatto una scelta dell' amministrazione e non del lavoratore). A pesare, poi, ci sono anche le misure sul pubblico impiego, quali il blocco dei contratti e la reateizzazione del Tfr. Senza considerare il turbillon di voci, e qui ci sono altre evidenti responsabilità dell'esecutivo, su nuovi interventi sul sistema previdenziale. Parole che hanno sicuramente pesato sulla scelta di coloro che hanno optato per l'uscita anticipata, alimentando il timore di un peggioramento delle condizioni previdenziali nel comparto del pubblico impiego. INVERSIONE DI TENDENZA «Chi può scappa dalla pubblica amministrazione», ha dichiarato il responsabile dei lavoratori pubblici della Cgil, Michele Gentile. «Le misure decise dal governo sul pubblico impiego, blocco dei contratti, rateizzazione del Tfr e taglio alle retribuzioni dei dirigenti - ha spiegato - fanno sì che chi ha la possibilità di andarsene se ne vada. Finora non era stato così. La maggior parte dei lavoratori pubblici, pur avendo i requisiti per la pensione di anzianità restava fino al raggiungimento dei 40 anni di contributi o fino all'età prevista per la vecchiaia ».❖
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