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martedì 24 gennaio 2012

Ministra Fornero ...sul lavoro, bocciata



«Il tavolo è partito, ma no alle forzature ». Quattro ore di «incontro interlocutorio» e in salita fra governo e parti sociali producono il via ai «quattro titoli dell’agenda», quattro tavoli di lavoro: tipologie contrattuali, apprendistato e formazione, flessibilità per la crescita, ammortizzatori sociali. Partiranno la prossima settimana quando arriverà anche una nuova convocazione del governo. Prima invece saranno le sole parti sociali ad incontrarsi per mettere a punto una proposta comune sui vari temi. E quindi l’effetto principale del tavolo è stato quello di ricompattare sindacati e imprese che, in nome dell’autonomia, riacquistano centralità. In una riunione informale nel pomeriggio Cgil, Cisl e Uil hanno messo a punto la strategia comune su come procedere nella trattativa assieme a Confindustria e ReteImprese. Un incontro che si è quindi concluso più con indicazioni di metodo che di merito, visto che le parti sociali in toto hanno commentato negativamente il documento del ministro Elsa Fornero. «Un agenda non condivisa, i contenuti dei tavoli non sono predeterminati », spiega Susanna Camusso, bloccando sul nascere le polemiche sulle modifiche (soprattutto alla cassa integrazione) rilanciate dalle agenzie.
«NON CI SONO RISORSE» È stato il presidente del Consiglio Mario Monti, prima di volare a Bruxelles, ad aprire l’incontro sottolineando la necessità di una riforma «strutturale» e «in tempi brevi», seppur non sotto la forma diun decreto legge. «Servono buone soluzioni strutturali per il mercato del lavoro, spero - ha detto - che si riesca a non ridurre il messaggio che mandiamo sulla riforma del lavoro solo sull’articolo 18». I due punti fermi sulla trattativa sono dunque i tempi più celeri possibili e l’amara constatazione che la riforma andrà fatta a costo zero o giù di lì: di soldi non ce sono ed è stato lo stesso premier Monti a specificarlo. All’uscita le reazioni delle parti sociali sono tutte improntate alla prudenza. Comincia Marco Venturi, portavoce di ReteImprese, sottolineando come «bisogna fare passi avanti». Tocca poi a Emma Marcegaglia sintetizzare la posizione degli industriali. «Oggi abbiamo aperto il tavolo stabilendo il metodo e i tempi. Da parte nostra - ha continuato il presidente uscente di Confindustria - abbiamo presentato un documento dove dimostriamo che la percentuale di lavoro instabile sul totale è più bassa da noi rispetto alla Germania ».Da qui arriva il monito: «Attenzione a ridurre le forme di flessibilità ». Inevitabile poi da qui arrivare alla canonica domanda sull’articolo 18: «Non si è parlato specificatamente di articolo 18, si è parlato di flessibilità in entrata e in uscita». L’idea di Confindustria è presto detta: «Per ridurre il dualismo e aumentare le garanzie per i giovani e donne è necessario ridurre le garanzie per gli attori più forti». Più conciliante con i sindacati è la parte sulle tipologie di contratto: «Insieme a loro concordiamo sul fatto che apprendistato e contratto in somministrazione sono le forme che funzionano meglio. Nel primo caso «si può migliorare e limare qualcosa ma la legge c’è», nel secondo l’«assunzione a tempo determinato da parte delle agenzie interinali concede una buona copertura di diritti ai lavoratori».
«SCOTTATI DALLE PENSIONI» Tornando a sedersi davanti al governo, i sindacati scontavano «la scottatura » della riforma delle pensioni, arrivata per decreto e senza consenso e consulto. A chiudere il giro sono arrivati i quattro sindacati confederali. Tutti e quattro, Camusso, Bonanni, Angeletti e Centrella, hanno puntato sull’autonomia delle parti sociali, annunciando l’incontro per preparare una proposta comune da sottoporre al governo prima del prossimo incontro. Luigi Angeletti si è soffermato sul metodo: «Per noi il confronto deve essere sostanziale: discutere, negoziare e poi decidere. No a documenti contrapposti e poi la sintesi la fa il governo e troviamo delle sorprese: non siamo alunni a cui è stato dato un tema che poi la professoressa corregge». Camusso ha poi ribadito i punti chiave della piattaforma comune dei sindacati: «Ricondurre ad unità il mercato del lavoro riducendo precarietà e sommerso; estendere gli ammortizzatori a tutti». Bonanni invece ha aperto alla possibilità «di gestione» dell’articolo 18: «Ci sono contenziosi col giudice che durano un sacco di tempo: si può trovare il modo per ridurli e semplificare a vantaggio di lavoratori e imprese. A nessuno conviene che le cose vadano per le lunghe».❖

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