
Per non dimenticare le tante vittime del terrorismo e delle stragi, oggi lunedì 9 maggio, si celebra la giornata della memoria, quest'anno dedicata in particolare al ricordo dei dieci giudici caduti negli anni di piombo: Emilio Alessandrini, Mario Amato, Fedele Calvosa, Francesco Coco, Guido Galli, Nicola Giacumbi, Girolamo Minervini, Vittorio Occorsio, Riccardo Palma, Girolamo Tartaglione. Nella giornata della memoria, istituita con la legge n. 56 del 4 maggio 2007 “al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo, interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice”, ricorre l'anniversario (9 maggio 1978) del ritrovamento in via Caetani a Roma del corpo di Aldo Moro, dopo 55 giorni di sequestro organizzato dalle Brigate Rosse.
“No alla violenza e alla rottura della legalità in qualsiasi forma: è un imperativo da non trascurare in nessun momento” ha scritto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel libro del CSM in memoria dei magistrati uccisi dal terrorismo e dalle mafie. Un impegno, che secondo Napolitano, non deve essere sottovalutato “in funzione della lotta che oggi si combatte, anche con importanti successi, soprattutto contro la criminalità organizzata, ma più in generale in funzione di uno sviluppo economico, politico e civile degno delle tradizioni democratiche e del ruolo dell'Italia”.
Una giornata che, a poco meno di un mese dalla comparsa dei manifesti sui muri di Milano che accostavano i magistrati milanesi alle Brigate Rosse, acquista un significato ancor più profondo. Tante le iniziative: dall'esposizione al tribunale di Milano di tre maxi-foto di due magistrati uccisi dal terrorismo e un avvocato ucciso dalla mafia, alle celebrazioni al Quirinale. Il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, partecipando all'iniziativa promossa dall'ANM ha difeso il ruolo dei magistrati “possono fare bene o male - ha affermato - dipende da ogni sentenza, ma la loro funzione non può essere messa in discussione. Il tema non è la magistratura ma la funzione della magistratura”. Secondo il Segretario Generale della CGIL a rischio è “il fondamento dello Stato” ossia il principio: 'La legge è uguale per tutti', per questo “sarebbe fondamentale discutere della giustizia e su cosa si sta cercando di cancellare”. Rivolgendosi a chi continua ad esprimere l'intenzione di voler modificare la nostra Carta Costituzionale, Camusso ha ribadito “la Costituzione è l'unica cosa che dà senso e unità al nostro Paese. Io credo che nel momento in cui c'è un conflitto fra le istituzioni bisogna dire cose nette e non è la stagione di cambiare la Costituzione”. “Non è il momento di modificare la Costituzione per la riforma della magistratura - ha concluso - e non lo è per molte altre cose di cui si sente parlare”.
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