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venerdì 8 aprile 2011

2010 diminuisce il potere d'acquisto delle famiglie Italiane



Le famiglie italiane nel corso del 2010 hanno visto ridursi dello 0,6% il loro potere di acquisto, ossia il loro reddito disponibile in termini reali, nonostante un incremento dello 0,8% negli ultimi tre mesi dell'anno passato rispetto al trimestre precedente. Lo rileva l'ISTAT nei dati diffusi questa mattina su Reddito e risparmio delle famiglie e profitti della società nel 2010.
La propensione al risparmio delle famiglie, sempre secondo quanto riferito dall'Istituto Nazionale di Statistica, nel 2010 si è attestata al 12,1%, registrando una diminuzione dell'1,3% rispetto all’anno precedente; in particolare, nel quarto trimestre la propensione al risparmio delle famiglie, calcolata sui dati destagionalizzati, è stata pari al 12,4%, superiore di 0,5% rispetto al trimestre precedente, ma inferiore di 0,8% rispetto al corrispondente trimestre del 2009.

La riduzione della propensione al risparmio nel 2010, spiega l'ISTAT, deriva sia da un aumento del reddito disponibile delle famiglie dello 0,9% rispetto al 2009, che da una crescita più consistente +2,5% della loro spesa per consumi finali. Nell’ultimo trimestre dell’anno, invece, la crescita del reddito disponibile rispetto al trimestre precedente +1,4% è stata superiore a quella registrata dalla spesa per consumi +0,8% il che ha determinato l’aumento congiunturale del tasso di risparmio.

CGIL, dati confermano gravità impatto crisi. Secondo il Segretario Confederale della CGIL, Danilo Barbi le rilevazioni di questa mattina dell'ISTAT “confermano la gravità dell’impatto della crisi sulla vita della stragrande maggioranza degli italiani e a pochissimo vale il dato che il reddito nominale è aumentato”. Di fatti, afferma il dirigente sindacale, “mentre i profitti tornano, seppur di poco, ad aumentare, cala il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni. Lo conferma il dato sul risparmio che è ancora diminuito arrivando al minimo storico”.

Per il sindacalista di Corso d’Italia, quindi, “è sempre più evidente la necessità di due elementi che sono al centro delle rivendicazioni dello sciopero generale della CGIL del 6 maggio: una riforma fiscale che sposti il peso dal lavoro e dai redditi fissi all’evasione, alle rendite e alle grandi ricchezze, come ha sostenuto recentemente l’OCSE parlando dell’Italia; contemporaneamente serve urgentemente - conclude Barbi - un piano straordinario per promuovere l’occupazione”.

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