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venerdì 11 marzo 2011

12 Marzo 2011 Difendere la Costituzione



“Difendere la Costituzione dai continui e strumentali attacchi è un imperativo etico, oltre che politico e sociale”. Lo ha affermato Fulvio Fammoni, Segretario Confederale della CGIL in vista della manifestazione del 12 marzo prossimo promossa da 'Articolo 21' a difesa e a sostegno della Costituzione e alla quale la Confederazione parteciperà insieme ai tanti movimenti e associazioni che danno vita a questo appuntamento.

Ad aprire il corteo romano, che partirà da Piazza della Repubblica alle ore 14.00, sarà un gigantesco tricolore di 200 metri quadrati ed uno striscione con la scritta 'la costituzione è viva'. I manifestanti, tutti muniti di un tricolore (bandiera o coccarda) e di una copia della Costituzione italiana, attraverseranno le vie di Roma per giungere in Piazza del Popolo dove sul palco si alterneranno artisti, costituzionalisti, attori e musicisti che hanno deciso di portare il loro contributo lanciando un messaggio a difesa della Costituzione.

Ma la manifestazione non riguarderà solamente Roma. Sono oltre 80, infatti, le piazze che il 12 marzo si mobiliteranno in Italia e saranno organizzati presidi anche in tutto il mondo: da New York a Londra, da Barcellona a Praga, da Edimburgo a Madrid.

“Vi sono almeno quattro motivi fondamentali – ha spiegato Fulvio Fammoni - per i quali è giusto mobilitarsi il 12 marzo: la giustizia, alla vigilia delle preannunciate modifiche costituzionali; la difesa della scuola pubblica e laica; l'informazione e la cultura, ma anche il lavoro e il suo valore sociale che la Costituzione tutela”.
Ed è proprio per queste ragioni, ha sottolineato Fammoni, che la CGIL ha scelto di partecipare alla manifestazione di Roma del 12 marzo e alle altre iniziative in giro per il Paese.

Brunetta contento!...ma di cosa? Nota di R. Dettori




Oggi l'ARAN ha presentato il rapporto sulle retribuzioni contrattuali dei dipendenti pubblici, ammesso e non concesso che i dati presentati riguardino solo i dipendenti contrattualizzati, la notizia è che i salari nel 2010 sono cresciuti meno dell'inflazione, nonostante l'effetto trascinamento dei contratti sottoscritti nel 2009 e la contrattazione del 2010.

Come è noto il Governo, per il triennio 2010 - 2012, ha deciso il blocco ai rinnovi contrattuali.

Il combinato disposto di questi due elementi produce un risultato inequivocabile: l'impoverimento sempre più rilevante del potere d'acquisto degli stipendi dei lavoratori e delle lavoratrici.

Il Ministro Brunetta si è dichiarato contento del fatto che "in un periodo di crisi i servitori dello Stato sono stati tutelati" e "che non c'è stato un'ora di cassa integrazione e non ci sono stati licenziamenti".

Vorremmo ricordare al ministro che, grazie ai provvedimenti presi dal Governo di cui fa parte, sono stati già licenziati alcune migliaia di precari, e che moltissimi altri lo saranno a breve.

Non riusciamo quindi a capire da cosa derivi la sua contentezza.

Le lavoratrici ed i lavoratori che invece contenti proprio non sono, si battono per il riconoscimento dei loro diritti e per Pubbliche Amministrazioni di qualità, si mobiliteranno il 25 marzo e sciopereranno con tutti gli altri lavoratori il 6 maggio.

giovedì 10 marzo 2011

L.104 art.33 - Modifiche alla disciplina dei permessi








il Dipartimento della F.P. con circolare n. 13 del 06/12/10, ha apportato delle modifiche in ordine alla L.104 e all'applicazione delle nuova normativa.
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mercoledì 9 marzo 2011

Riunione ex art.35 D.Lgs81/2008


Rls

Rappresentanti dei lavoratori per la Sicurezza

Palermo, 08 03 2011



Al Direttore Generale del Comune di Palermo

n.q. di datore di lavoro



e, p.c. All’Ufficio Autonomo per la Sicurezza

LL.SS.
Oggetto: riunione periodica
Si richiede, ai sensi dell’art.35 D.Lgs 81/2008 e ss. mm.. e ii. la riunione periodica da indirsi almeno una volta l’anno, al fine di sottoporre agli RLS l’analisi dei DVR,

l’andamento degli infortuni e delle malattie professionali e della sorveglianza sanitaria, i

criteri di scelta, le caratteristiche tecniche e l’efficacia dei dispositivi di protezione individuale, i programmi di informazione e formazione dei Dirigenti, dei Preposti e dei Lavoratori ai fini della sicurezza e della protezione della loro salute.
Si coglie l’occasione per porgere distinti saluti.







fto Rls
M. Leo, G.Cosentino, E. Muratore, A. Campo, R. Fricano, G. Monacò

Divieto di fumo


RLS

RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA



Palermo, 08 03 2011



Al Direttore Generale

n.q. di Datore di Lavoro



e.p.c. All’U.A.S.



LL.SS.



Oggetto: divieto di fumo

Con circolare del 17/12/2004 giusta attuazione della L.4\2003 art.51, il dicastero della Salute, dettava delle precise e vincolanti indicazioni, in ordine al divieto di fumo per la generalità dei «locali chiusi» privati aperti ad utenti o al pubblico.

Specifica che: “ Il fumo di tabacco e' la piu' importante causa di morte prematura e prevenibile in Italia e rappresenta uno dei piu' gravi problemi di sanita' pubblica a livello mondiale; ecco perche' la prevenzione dei gravi danni alla salute derivanti dalla esposizione attiva e passiva al fumo di tabacco costituisce obiettivo prioritario della politica sanitaria del nostro Paese e dell'U.E.
La nuova normativa si inserisce in questa visione strategica e per questo si rende necessario garantire il rispetto delle norme di divieto e il sanzionamento delle relative infrazioni.
Il divieto di fumare trova applicazione non solo nei luoghi di lavoro pubblici, ma anche in tutti quelli privati, che siano aperti al pubblico o ad utenti. Tale accezione comprende gli stessi lavoratori dipendenti in quanto «utenti» dei locali nell'ambito dei quali prestano la loro attivita' lavorativa.

E' infatti interesse del datore di lavoro mettere in atto e far rispettare il divieto, anche per tutelarsi da eventuali rivalse da parte di tutti coloro che potrebbero instaurare azioni risarcitorie per danni alla salute causati dal fumo”.



Orbene, malgrado le circolari - n° 179 del 18/02/2003 – n° 620341 del 23/11/2006 e n. 19533 del 10/01/2007 da Ella emesse, il malcostume nei più disparati Settori\Servizi\Uffici, prosegue senza soluzione di continuità, come abbiamo avuto modo di constatare nel corso dei sopralluoghi, nella qualità di RLS.



Si chiede, pertanto di intervenire nella qualità di Datore di lavoro, presso tutti i Sigg. Dirigenti dell’Amministrazione Comunale, e attuare interventi attivi di dissuasione nei confronti dei trasgressori. fto Rls



M. Leo, G.Cosentino, E. Muratore, A. Campo, R. Fricano, G. Monacò

Compensi per specifiche responsabilità





le indennità saranno corrisposte, previo apposito ordine di servizio e certificazioni prodotte dai Dirigenti
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martedì 8 marzo 2011

8 MARZO 2011




ORE 17.00 P.zza POLITEAMA CONCENTRAMENTO

CORTEO VERSO P.zza VERDI (T.MASSIMO) / LETTURE E ALTRO

Calamandrei - discorso in difesa della scuola pubblica


Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950

Cari amici, siamo riuniti qui in difesa della scuola e del libero pensiero. Perché difendiamo la scuola? Forse che la scuola è in pericolo? E quale è la scuola che difendiamo? Quale pericolo incombe sulla scuola che noi difendiamo? Può venire subito in mente che noi siamo riuniti qui per difendere la scuola laica, ed è anche un pò vero, ma non è tutto qui. C’è qualcosa di più serio e di più alto. Difendiamo la scuola democratica, la scuola che corrisponde a quella costituzione democratica che ci siamo dati, la scuola che è in funzione di questa costituzione, che può essere lo strumento, perché questa costituzione scritta sui fogli di carta diventi realtà. La scuola, come la vedo io, è organo costituzionale e cioè ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che è la costituzione.
Come tutti sapete, nella costituzione nella sua seconda parte sono descritti gli organi attraverso i quali si esprime la volontà del popolo. Organi attraverso i quali la politica ? trasforma in diritto, le vitali e sane lotte della politica si trasformano in leggi.
Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono tali organi, a tutti voi verrà fatto di dire le Camere, la Camera dei Deputati, del Senato, il Presidente della Repubblica, la Magistratura, ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia , almeno così come noi la concepiamo, organo centrale della democrazia perché serve a risolvere quella che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente. La formazione della classe dirigente, non solo nel senso di classe politica, di quella che siede in parlamento e ci lavora, magari urla, fa qualcosa che non si deve fare, ma è al vertice degli organi più importanti, costituzionalmente parlando. Ma anche la classe dirigente in senso più lato, quella in senso culturale, tecnico, chi a capo delle fabbriche, delle aziende, chi insegna, chi scrive, gli artisti, i professionisti. Questo è il problema della democrazia: la creazione di questa classe, la quale non deve essere una casta ereditaria, chiusa, un’oligarchia, una chiesa, un clero. No! Nel nostro pensiero della democrazia la classe dirigente deve essere aperta e sempre rinnovata dall’afflusso degli elementi migliori di tutte le classi e di tutte le categorie. A questo, a questo deve servire la democrazia: permettere ad ogni uomo degno di avere la sua parte di dignità. Ma questo può farlo soltanto la scuola, la quale è il complemento necessario dell’altro elemento portante della democrazia che è il suffragio universale. La scuola ha proprio questo carattere in senso alto, politico, perché solo essa può aiutare a scegliere, solo essa può aiutare a creare le persone degne di essere scelte, che affiorano da tutti i ceti sociali. La scuola di stato, la scuola democratica è una scuola che ha carattere unitario, è la scuola di tutti, è la scuola che crea cittadini, non crea cattolici, protestanti, marxisti, liberali. No! Crea cittadini.
La scuola della repubblica, la scuola dello stato non è la scuola di una parte, di una filosofia, di un partito, di una setta, di una religione e quindi proprio perché le scuole private non potrebbero essere così, bisogna stare molto attenti che la scuola pubblica sia eccellente. Le scuole private possono anche essere un bene non sono necessariamente un pericolo, ma occorre che1) lo stato le sorvegli e le controlli e non favorisca un gruppo rispetto ad altri e 2) che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà , di organizzazione. Solamente in questo modo si può avere il vantaggio della coesistenza di scuola pubblica e scuola privata.

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Ahimè, lo abbiamo esperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Ci si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza quelle scuole, c'è sempre, c'è stata perfino sotto il fascismo. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (questa naturalmente è un'ipotesi tutta teorica). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole. Le scuole del suo partito, della sua parte. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private: denaro, privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi di frequentare queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione questo è un punto centrale, bisogna discuterne. Perché questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private il denaro pubblico".
E’la fase più pericolosa, il metodo più pericoloso, qui è il punto. Il denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti delle varie religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti invece viene destinato ad alimentare l’interesse di una sole parte, di una sola religione,di una sola setta di un solo partito. Vi rendete conto che nella situazione catastrofica in cui si trova la scuola pubblica si arriva poi a cifre paurose.
Si parla di obbligo dell’istruzione in Italia. Ma mancano aule e si verifica una cosa straordinaria in Italia, c’è la disoccupazione degli insegnanti, mancano nell’istruzione fondamentale tanti ragazzi eppure ci sono migliaia di insegnanti disoccupati.
La democrazia è autogoverno di popolo, non in quanto il popolo si governi da sé, quella è democrazia diretta, ma in quanto il popolo sceglie da sé le persone che devono governarlo. Però perché si abbia vera democrazia non basta che questa scelta sia fatta dal popolo. Deve essere fatta in mezzo al popolo, cioè non soltanto che tutti i cittadini possano partecipare col voto alla scelta dei propri governanti, ma anche che possano assumere l’ufficio di governanti e possa farlo chiunque. Parrebbe che la democrazia sia pienamente attuata lì dove è giuridicamente riconosciuto ad ogni cittadino non solo l’elettorato passivo ma anche quello attivo. Ma le cose non stanno così. In realtà il sistema elettorale non è che uno degli strumenti giuridici formali perché la democrazia si attui. In realtà perché la democrazia si attui, è necessario che tutti i componenti del popolo siano messi in condizione di sapersi servire di fatto dello strumento elettorale per fini sostanziali ai quali è ordinato. Il problema della democrazia si pone dunque prima di tutto come un problema di istruzione. Per far sì che gli elettori abbiano la capacità di compiere una scelta consapevole è indispensabile che tutti abbiano quel minimo di istruzione e di informazione che valga ad orientarli fra le varie correnti politiche, a guidarli nel discernimento dei meriti e della competenza dei candidati, ma sopra tutto è indispensabile che a tutti i cittadini siano ugualmente accessibili le vie della cultura, per far sì che i governanti siano veramente l‘espressione più eletta delle forze sociali. Vera democrazia non si ha laddove, pur essendoci il diritto di tutti i cittadini ad essere elettori ed eleggibili, di fatto solo alcune categorie, una casta di esse, dispone dell’istruzione e dell’informazione sufficiente per essere elemento consapevole della lotta politica.
La democrazia non è come alcuni suoi critici cercano di raffigurarla la tirannia della quantità sulla qualità, del numero cieco sull’intelligenza individuale, sui pochi competenti colti rispetto alla massa. No! La democrazia deve, per dare i suoi frutti, essere consapevole scelta dei valori individuali, operati non in una certa cerchia, ma nell’ambito di tutto il popolo, reso capace dall’istruzione di giudicare i più degni.
Gli assolutismi siano essi teocratici o dittatoriali o subdoli tanto più sicuramente si mantengono quanto più profonda e più generale è l’ignoranza dei cittadini. Ma la democrazia non può reggersi a lungo sugli analfabeti, perché ha bisogno per vivere, non della soggezione dell’inerzia, ma del consapevole concorso attivo di tutti i cittadini. E poi c’è un altro pericolo, forse ancora più grave per quel che riguarda la politica della scuola. E’il disfacimento della scuola, il disfacimento morale, un senso di sfiducia, di cinismo, più che di scetticismo, che si va diffondendo nella scuola, specialmente fra i giovani ed è molto significativo. E’ il tramonto delle idee della vecchia scuola: la serietà, la precisione, l’onestà, la puntualità, il fare il proprio dovere, fare lezione e che la scuola sia scuola di carattere, formatrice di coscienze, di persone oneste, leali.
Si va diffondendo l’idea che tutto questo è superato, che non vale più. Oggi valgono gli appoggi, le raccomandazioni, le tessere di partito, una parrocchia, l’appartenenza. Questo è il pericolo! Il disfacimento morale della scuola. Non è la scuola dei preti che ci spaventa. Cento anni fa c’erano scuole di preti, ma ne uscivano fuori personaggi come Giosuè Carducci, quelli che hanno costruito l’Italia. Quello che sopra tutto spaventa sono i disonesti, gli uomini senza carattere, senza fede, senza vere opinioni. Questi uomini, che fino a poco fà erano fascisti e poi sono stati a parole antifascisti, ora sono tornati sotto vari nomi fascisti nella sostanza. E c’è un altro pericolo: di lasciarsi vincere dallo scoramento. Ma non bisogna lasciarsi vincere dalla scoramento! Vedete, fu detto tanto tempo fa, e giustamente, che chi vinse la guerra del ’15 ‘18 fu la scuola media italiana, perché quei ragazzi che morirono sul Carso, uscivano dalle nostre scuole, dai nostri licei, dalle nostre università e però, guardate che anche durante la liberazione e la resistenza è accaduto lo stesso! Ci sono stati professori, maestri che hanno dato esempi mirabili dal carcere al martirio per i loro studenti. Allora pensiamo a questi nostri ragazzi che uscirono dalle nostre scuole e pensando a loro non disperiamo dell’avvenire.
Siamo fedeli alla resistenza e alla costituzione. Bisogna continuare a difendere nelle scuole i valori della democrazia e la continuità della coscienza morale.

lunedì 7 marzo 2011

Patto di competitività U.€.




Il documento sul patto di competitività presentato dai presidenti della Commissione Europea Barroso e del Consiglio Europeo Van Rompuy non è meno pericoloso del testo franco-tedesco, che voleva inserire nella Costituzione il taglio dei bilanci pubblici, nonostante da più parti lo si commenti come una smussatura di quest'ultimo.

Il testo contiene invece misure che peggioreranno la vita di milioni di lavoratori e cittadini europei, proprio mentre la crisi nordafricana fa aumentare il prezzo dei prodotti energetici ed espone al rischio dell'inflazione: riduzione dei servizi pubblici, contenimento dei salari nella zona Euro, indebolimento dei sistemi di contrattazione collettiva e dei contratti nazionali, precarizzazione del lavoro, intervento nei sistemi pensionistici.
Tutto questo, in base a quanto sostenuto dagli estensori del documento, servirebbe ad allineare i salari alla produttività.

I sindacati tedeschi hanno ricordato che solo il nazismo è intervenuto per abolire l'autonomia della contrattazione collettiva, elemento di democrazia economica che oggi è presente nella Costituzione della Repubblica Federale. Allo stesso modo l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro, non sul lavoro in rapporto alla produttività.

Non possono essere poche decine di persone a stravolgere le regole fondamentali e i valori di almeno 17 stati dell'Unione Europea. Ha quindi ragione il sindacato europeo dei servizi pubblici quando afferma che un così grande cambiamento dell'Unione deve essere sottoposto, attraverso un referendum, al vaglio di tutti i cittadini europei.

L'Europa pensa di risolvere la sua crisi economica colpendo i salari dei dipendenti pubblici?
Dove è finito l'intervento sulla speculazione finanziaria? Dov'è il taglio dei bonus dei manager delle banche ? Dov'è finita l'Europa Sociale?

Roma, 4 Marzo 2011