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mercoledì 12 maggio 2010

Attività Sociali - Concordati gli obiettivi del II° quadrimestre 2010




Alle\Ai LAVORATRICI E LAVORATORI DEl

SETTORE SERVIZI SOCIO ASSISTENZIALI




CONCORDATI GLI OBIETTIVI II QUADRIMESTRE
REINTEGRAZIONE DEI LAVORATORI STABILIZZATI NEGLI OBIETTIVI DI SETTORE


Informiamo i colleghi interessati che in data 11/05/2010 la scrivente OO.SS. ha incontrato il Dirigente coordinatore del Settore Servizi Socio Assistenziali, d.ssa Rimedio, per chiarire la questione relativa all’assegnazione degli obiettivi del II quadrimestre 2010 e con la quale si è concordato che:
- L’obbiettivo per le UU.OO. circoscrizioni, il Centro Sant’Anna ed il Centro Giovani da inserire nell’apposita scheda è relativo al punto 1 “Ricerca sui bisogni”;
- Tutti gli Istruttori di Segretariato Sociale presenti nelle UU.OO. del Settore sono stati reintegrati ai fini della sottoscrizione degli obiettivi e potranno, di fatto, percepire la produttività ad essi connessa.
-
A conferma di quanto su esposto il responsabile dell’U.O. Gestione del Servizio sociale invierà una nota integrativa alla precedente a tutti i servizi interessati.
Cordiali saluti.
f.to R.S.U. CGILFP
Paola Santoro – Emanuele Muratore

Ddl lavoro



Ddl lavoro: CGIL, necessario rivedere l'intero impianto legislativo
Nell' audizione di oggi alle Commissioni Affari costituzionali e Lavoro, la CGIL ribadisce tutti i suoi dubbi sull’arbitrato. Senza modifiche prosegue mobilitazione » Video
11/05/2010


“Serve una nuova complessiva deliberazione sull’intero ddl lavoro che non si limiti agli articoli presi in esame ma che si allarghi all’intero impianto del provvedimento. Se non ci saranno modifiche proseguirà con le iniziative di contrasto e con tutte le mobilitazione necessarie, nessuna esclusa”. Questa in estrema sintesi la posizione della CGIL espressa oggi nel corso dell’audizione alle Commissioni Affari costituzionali e Lavoro del Senato dal Segretario Confederale, Fulvio Fammoni, sul ddl lavoro. In particolare, e solo relativamente alle materie lavoristiche, la CGIL richiama le norme relative all’apprendistato, alla problematica dei permessi per disabili ed il previsto meccanismo di riattivazione delle deleghe sugli ammortizzatori sociali precedentemente fatte scadere.
Sugli articoli esplicitamente indicati dal Presidente il punto fondamentale della critica della CGIL si ravvisa nel rapporto instaurato dal ddl 1167-B/bis tra norma di legge, autonomia collettiva e pattuizioni individuali, emblematizzato dagli artt. 30-31 del testo. “Si fa riferimento ad una tecnica legislativa che incorpora nel testo di legge la diminuzione dei diritti, e lascia alla contrattazione collettiva l’impossibile compito di ‘risalire la china’”, afferma Fammoni spiegando che: “in questo modo non si considerano i diritti del lavoro come elemento essenziale della coesione sociale e si pone sulle spalle delle parti sociali e degli stessi lavoratori un compito palesemente impossibile, incentivando un peggioramento dei diritti e avallando oggettivamente l'ottica della pura ‘riduzione del danno’”. Nello specifico Fammoni punta il dito contro la “facoltà di certificazione di contratti, non più solo limitata alla loro qualificazione, ma di fatto estesa al contenuto della prestazione e perfino al suo concludersi per giustificato motivo. Con una esplosiva contraddizione nella funzione del sindacato (anche se svolta tramite gli enti bilaterali), attore principale della contrattazione collettiva”. A tutto ciò, aggiunge Fammoni, “si accompagna una drastica riduzione agli spazi di difesa giudiziale, e una inaccettabile lesione dei poteri dell'autorità giudiziaria, costretta a ‘non discostarsi dalla valutazione delle parti’ nelle certificazioni dei contratti, e impossibilitata a verificare le condizioni effettive di esercizio dei poteri datoriali (in oggettivo contrasto rispetto agli artt. 101-102 Cost.)”. Si vedano in proposito i primi 4 commi dell'art.30.
Arbitrato - Prove di queste opzioni si ritrovano nell'art.30 del testo, “oltreché nella più volte commentata norma sull'arbitrato anche di equità (art.31)”. A tale proposito va segnalata “l'inaccettabilità anche costituzionale (artt. 24 e 25 Cost.) della possibilità prevista di conferire ad arbitri contenziosi non solo in atto ma anche futuri”. Ne consegue la non condivisione per la CGILdelle norme sull'arbitrato secondo equità, “avendo sempre inteso l'arbitrato come utile strumento di deflazione del contenzioso a patto che la scelta fosse effettivamente volontaria di entrambe le parti e che si svolgesse sulla base delle previsioni di legge e contratto collettivo, concetti che si ritrovano in intese sottoscritte con molte associazioni e di tanti Contratti collettivi”. Ciò che la CGILcontesta “non é quindi l'istituto in sé dell'arbitrato, quanto il suo svolgimento secondo equità su diritti inderogabili e/o definiti dalla contrattazione collettiva; il fatto che il ricorso ad arbitri sia una scelta compiuta per ogni futuro contenzioso anziché una possibilità da valutarsi volta per volta dalle parti. Pur avendo infatti la Camera introdotto un importante e positivo correttivo facendo riferimento a controversie ‘insorte’, lo si è voluto immediatamente contrastare con un ordine del giorno che vorrebbe, dando una interpretazione di parte, ripristinare la norma originaria; la impugnabilità del lodo limitata a vizi formali, sovvertendo la previsione di legge che in materia di lavoro ammetteva l’impugnabilità per violazione di legge e contratti collettivi; il permanere della facoltà concessa al Ministro di agire con un decreto per implementare tali scelte, rendendo di fatto non libera la contrattazione tra le parti”. Per tutti questi motivi, precisa Fammoni, “non è né sufficiente né adeguato il recepimento dei contenuti della Dichiarazione comune siglata l'11 marzo dalle parti sociali, ma non dalla CGIL, presso il Ministero del Lavoro”.
Due ulteriori osservazioni: le modalità di impugnazione e i tempi di decorrenza, e la normativa sui collaboratori di cui all'art.50. “Il primo rilievo riguarda l'efficacia delle norme sui processi pendenti: al riguardo basti ricordare la sentenza 214/09 della Corte Costituzionale per ravvisarne la problematicità dal punto di vista costituzionale. Inoltre, i tempi previsti per l'impugnazione sono soggetti a rischi di aleatorietà tali da non assicurare la certezza del diritto (ad es. nel licenziamento orale, o nel caso della mancata adesione della parte alla conciliazione e/o all'arbitrato che potrebbero innescarle)”. Al riguardo si fa notare come l’interpolazione della parola ‘scritta’ nel primo comma dell’art. 32 non costituisce alcuna garanzia riguardo alle problematiche qui sollevate, “permane infatti (comma 2) la doppia tagliola dei tempi (60+180) anche per i licenziamenti inefficaci, per cui l’obbligo di comunicazione scritta, peraltro già previsto dalla legge 604/66, nulla aggiunge al rilievo segnalato. Inoltre, imporre termini così stringenti nei casi di trasferimento, sia individuale che di ramo d'azienda, e la loro decorrenza dalla comunicazione anziché dall'effettivo verificarsi dell'evento svuota di fatto l'esercizio del diritto”. Infine, continua il segretario confederale, “si accetta la ricattabilità del lavoratore a termine, che legittimamente aspetta di impugnare il contratto nella speranza di un suo rinnovo, e se ne deduce una norma di legge che impedisce la contestazione relativa alla successione dei contratti a termine e ne limita l’efficacia solo a quello scaduto per ultimo. L'art.50, infine, anche nella versione modificata dalla Camera, rappresenta una scorretta incursione del legislatore in vicende giudiziarie seguite ad intese separate, su cui è costituzionalmente corretto non interferire con giudizi in corso”.
La CGIL ritiene quindi che il ricorso all’arbitrato possa essere previsto solo una volta che sia stato acquisito il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, escludendo quindi tutti i lavoratori precari, ed in ogni caso solo quando si manifesti la controversia; l’arbitrato debba svolgersi secondo leggi e contratti collettivi, e non ‘secondo equità’, in ogni caso la legge deve prevedere in esplicito le inderogabili norme di tutela del lavoratore; si deve eliminare la previsione di un decreto ministeriale in caso di silenzio della contrattazione o di una mancata intesa da parte di tutte le parti sociali comparativamente più rappresentative; la procedura di certificazione, in particolare riferita alle condizioni di impiego, non possa essere intesa come peggiorativa delle regole dei Ccnl e in ogni caso il giudice non può avere vincoli nell’accertare i fatti e la reale volontà delle parti; deve essere cambiata la norma sui termini per l’impugnazione, eliminarne gli effetti sulle cause in corso e prevedere che: l'efficacia dell'impugnativa in caso di successione di contratti a termine riguardi l'intera vicenda dei rapporti intercorsi a partire dal primo; i termini per impugnare trasferimenti individuali e quelli ex art.2112 c.c. siano calcolati non in base alla comunicazione dell'evento, bensì a partire dal suo effettivo concretizzarsi e siano elevati ragionevolmente; il vincolo dei 180 giorni per depositare il ricorso sia eliminato per i licenziamenti inefficaci, e sia allungato a tempi più ragionevoli, dato che altrimenti si rischia, non avendo il tempo necessario alla completa istruzione della pratica, di produrre In particolare e solo relativamente alle materie lavoristiche richiamiamo le norme relative all’apprendistato, alla problematica dei permessi per disabili, ed il previsto meccanismo di riattivazione delle deleghe sugli ammortizzatori sociali precedentemente fatte scadere ‘impugnative in serie’, con aggravio di tempi e costi per il sistema giudiziario; la soppressione dell'art.50 e dell’art.20.

I salari netti dei lavoratori italiani si collocano al 23° posto- tra i più bassi dell' U.E.



Salari: OCSE, quelli italiani tra i più bassi dei trenta paesi membri
I salari netti dei lavoratori italiani si collocano al 23° posto, dopo quelli di Spagna e Grecia. FMI ripresa lenta e disomogenea per l'Italia.CGIL, dati OCSE confermano la validità della nostra richiesta per un ‘fisco giusto’
11/05/2010
I salari italiani tra i più bassi nella classifica dei Paesi OCSE. L'Italia si colloca per gli stipendi al 23° posto, con guadagni inferiori al 16,5% rispetto alla media dei trenta Paesi che fanno parte dell'organizzazione di Parigi. I dati sono riferiti al 2009 e l'Italia si trova nella stessa posizione dell'anno precedente. E' quanto risulta dal Rapporto 'Taxing Wages' dell'OCSE.“Da mesi chiediamo al governo un piano triennale di riforma fiscale per ridurre le tasse sul lavoro e sulle pensioni: oggi l’OCSE, collocandoci con i salari netti dietro la Grecia e al ventitreesimo posto, conferma la validità della nostra richiesta per un ‘fisco giusto’”, lo afferma il Segretario Confederale della CGIL, Agostino Megale, in merito al Rapporto.Dall'analisi dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico emerge che, in media in Italia, un lavoratore single senza carichi di famiglia ha avuto nel 2009 un salario annuale netto di 22.027 dollari, rispetto i 26.395 della media OCSE. Ancora più forte il divario rispetto alla media dell'Unione Europea, dove la media dei salari è di 28.454 dollari (25.253 per la UE-19). Nel caso di un lavoratore con famiglia mono-reddito, con a carico coniuge e due figli, il salario netto degli italiani sale a 26.470 euro.Per Megale i dati OCSE confermano due aspetti ‘pesanti’ della crisi: “il primo, i salari netti reali dei lavoratori italiani restano tra i più bassi dei trenta paesi in classifica anche nel mezzo della crisi, a conferma dell’assenza di un sostegno ai redditi da lavoro finalizzato a stimolare la ripresa; secondo, il dato medio nasconde una parte di lavoratori in CIG o, peggio, senza più lavoro, lasciando così immaginare che perderemmo altre posizioni in classifica se tenessimo conto della platea reale”. Considerazioni che, precisa Megale, “non possono che portare ad un’unica soluzione: è sempre più indispensabile sostenere i redditi netti per riprendere la via di una ripresa solida e potenzialmente rapida”.Intanto il Fondo Monetario Internazionale registra per l'Europa una ripresa moderata e disomogenea, in cui il PIL italiano crescerà nel 2010 dello 0,8% a fronte di un'inflazione dell'1,4%. Il rapporto deficit-PIL italiano si attesterà al 5,2%, rendendo così il nostro Paese uno dei più virtuosi d'Europa: il deficit-PIL di Eurolandia, infatti, risulterà pari al 6,8%. Nel suo Regional Economic Outlook, l'FMI invita i Paesi UE a risanare il debito pubblico nel medio termine, e rileva che c'è bisogno di coordinamento nelle exit strategy, soprattutto nell'area euro, in cui il Patto di Stabilità e Crescita può essere di aiuto in questo senso. Il PIL dell'area euro previsto in crescita dell'1% nel 2010 e dell'1,5% nel 2011, con Francia (+1,8%) e Germania (+1,7%) a spingere la crescita.“E sulla crescita si gioca tutto - spiega il dirigente sindacale -. Il rigore dei conti è necessario ma va detto con chiarezza che il governo si è ‘mangiato’ un avanzo primario pari a 45 miliardi. Il saldo primario, che l’attuale governo ha portato dal +2,5 del 2008 (38,6 miliardi) ad un disavanzo del -0,6 nel 2009 (-9,5 miliardi), non può essere recuperato tagliando la spesa ma scommettendo sulla crescita e sulla lotta all’evasione. Le stesse previsioni del FMI di oggi indicano una crescita inferiore per il nostro paese nel 2010 rispetto a quella prevista dal governo nella RUEF, il che - conclude Megale - probabilmente richiede una qualche chiarezza in più sui conti”.

martedì 11 maggio 2010

Legalità: nuove minacce a sindacalista CGIL



Legalità: nuove minacce a sindacalista CGIL
CGIL, rinnoviamo solidarietà a Vincenzo Liarda. La sua battaglia per l’assegnazione dell’ex Feudo Verbum Caudo alla coop Placido Rizzotto è di tutto il sindacato. Nei prossimi giorni occupazione simbolica dell’area

10/05/2010
Dopo la lettera contenente proiettili dei primi di maggio è di oggi la notizia di nuove intimidazioni per Vincenzo Liarda, Segretario della CGIL di Polizzi e delle Alte Madonie. Al sindacalista, impegnato nella lotta per l'assegnazione dell’ex Feudo Verbum Caudo, un bene confiscato alla mafia, alla coop Placido Rizzotto, è stata recapitata presso la sua abitazione una lettera contenente polvere da sparo nella quale si faceva riferimento al feudo confiscato al boss mafioso Michele Greco.“Rinnoviamo a Vincenzo Liarda la solidarietà di tutta la CGIL e torniamo a ribadire che la sua battaglia per l’assegnazione dell’ex Feudo Verbum Caudo alla coop Placido Rizzotto è di tutta la CGIL”: lo dicono Mariella Maggio, Segretaria Generale della CGIL siciliana , e Maurizio Calà, Segretario Generale della Camera del Lavoro di Palermo, a proposito della nuova intimidazione subita oggi da Liarda, Segretario della CGIL di Polizzi e delle Alte Madonie.I due dirigenti sindacali rendono noto che nei prossimi giorni sarà organizzata un’occupazione simbolica dell’area come segno di solidarietà e sostegno all’operazione. “Sarà inoltre importante per l’assegnazione - aggiungono - l’estinzione del mutuo con le banche e della relativa ipoteca, obiettivo che deve impegnare le istituzioni e la società civile”.

Epifani, “E' stato il congresso della crisi”



Epifani, “E' stato il congresso della crisi”
Il Segretario Generale al congresso della CGIL. "Si è aperto con la tragedia in Grecia e si è chiuso con la nottata dell'attacco all'euro". E' "una crisi epocale". Al governo: "Rinuncia a smantellare i diritti, ci spieghi la manovra correttiva"» Relazione conclusiva di Guglielmo Epifani: Video - Audio

10/05/2010
“Avevamo detto che sarebbe stato il congresso della crisi e nella crisi. E guardate quello che è successo: prima lo sciopero e la tragedia in Grecia, oggi una nottata drammatica, durante la quale i capi di governo dell’Unione si sono riuniti d’urgenza per tentare di tamponare una pesante ondata di speculazione finanziaria. La verità è che i fatti sono più forti della propaganda. La situazione è davvero grave e non capisco come si possano sentire oggi quelli che ci hanno imbonito finora”. Questo l’attacco delle conclusioni del Segretario Generale della CGIL, Guglielmo Epifani, che ha voluto spiegare i possibili effetti gravi. “Ma quale crisi passeggera? Quanto parla il silenzio di Tremonti e il rumore pesante della manovra correttiva”. Epifani ha voluto citare il presidente della Bce Trichet, che ha parlato di una crisi di sistema. Una crisi epocale, che ha tra le sue cause la debolezza della politica nei confronti della speculazione finanziaria. “Perché non hanno fatto prima le cose di cui c’era bisogno? Il cancelliere tedesco ha traccheggiato per troppo tempo ed era chiaro che sarebbe arrivata la speculazione finanziaria. Come si fa a considerare le agenzie di rating delle vestali, quando hanno sbagliato fino ad oggi. Chi le abilita a far questo? Perché i governi lo fanno?” Secondo Epifani per mettere al sicuro l’euro e l’Europa ci vorrebbe un Fondo monetario europeo, un’agenzia di rating europea, bond europei per investimenti europei con intorno le istituzioni. O la crisi di sistema va lasciata a se stessa? Non ci si può rinchiudere negli stati nazione. Ed è chiaro che gli effetti di questa crisi saranno molteplici: Le imprese che vogliono investire avranno più incertezza. E per i fondi pensione? Per l’occupazione? E per la spesa pubblica?Il governo rinunci allo smantellamento dei diritti“Non è questione di appelli, è questione di responsabilità. In questa crisi così grave l’elemento comune è l’attacco ai diritti dei lavoratori. Per questo noi chiediamo al governo di fare un gesto di responsabilità sociale. Provare a fermare questo smantellamento del sistema dei diritti che avviene proprio durante questa grave crisi”.“Il ministro Tremonti – ha proseguito Epifani - ha parlato di una manovra tra i 25 e i 30 miliardi. Una manovra che dovrà inevitabilmente avere qualche contenuto. Ma se il governo decide questo, quando si deciderà ad aprire un confronto con noi? Anche perché non è difficile immaginare che la manovra si baserà di nuovo su altri tagli ai trasferimenti agli enti locali, una manovra che avrà inevitabili conseguenze sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti, ci saranno altri tagli alla scuola, alla ricerca”.Polemica con BerlusconiEpifani, oltre a sottolineare l’urgenza di un confronto con le parti sociali in un momento di crisi così pesante, ha polemizzato anche (senza citare il nome) con il premier Berlusconi diventato ora un ministro interinale dello sviluppo economico. “Al centro della nostra attenzione – ha spiegato Epifani - ci deve essere il sistema di istruzione. Non c’è stato un paese al mondo che ha tagliato la ricerca e l’istruzione. Siamo al secondo tempo di una crisi dove il primo tempo non è ancora finito. Ancora riduzione degli stimoli. Per noi non è una sorpresa. Ma noi ci dobbiamo porre il problema di come affrontare questo secondo tempo”.Il saluto alla confederazioneGuglielmo Epifani saluta la CGIL, la sua confederazione. In autunno lascerà la guida della sua organizzazione. "Buongiorno CGIL", esclama, citando un passaggio di Umberto Romagnoli. E aggiunge: "Viva la CGIL". Subito prima aveva affermato: "L'elezione della segreteria non deve ritardare troppo e in autunno dovrà essere eletto il segretario generale. Se mi sarà rinnovato il mandato dovremo gestire questa fase e questo mi esime dal rivolgervi il saluto conclusivo. Ma voglio dirvi che per me è stato un grande onore il fatto che mi abbiate conferito il compito di rappresentare la CGIL". Quando si spegne il lungo applauso, Epifani continua: "Vorrei dirvi una seconda cosa: vorrei che non smarrissimo mai la capacità di coltivare e nutrire la speranza per il futuro. Vedete, riflettendo sulla storia della CGIL vi sono state scelte nel passato fatte durante molte fasi difficili. I nostri padri le hanno affrontate con la fedeltà ai nostri valori che non possono essere estirpati. Con la capacità di rinnovarci, di affrontare le difficoltà in mare aperto. La CGIL ha sempre saputo guardare avanti".