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giovedì 7 agosto 2014

Pil 2 trimestre negativo - Italia in recessione

"Non sono le riforme delle regole ma gli investimenti a far ripartire il lavoro"
“Il dato del PIL, diffuso oggi dall’Istat, ci riporta a 14 anni fa e posiziona l’Italia tra i Paesi europei in maggiore sofferenza ed è la dimostrazione del fallimento delle politiche di austerità sino ad ora adottate in Europa e in Italia". Osserva la Cgil in una nota a commento dei dati odierni sul Pil che registrano il calo dello 0,2% nel secondo trimestre del 2014 (aprile-giugno) dopo il -0,1% del primo trimestre.

“Non sono certo le riforme delle regole a far ripartire il lavoro o l'economia, e quelle istituzionali, sebbene importanti, non possono più essere l’unica preoccupazione del Presidente del Consiglio, né occupare l’intera vita politica del Parlamento e delle forze politiche."

"Servono investimenti – prosegue il sindacato di Corso d'Italia -, a cominciare da quelli già annunciati che adesso devono diventare fatti. Serve dare finalmente attuazione al Piano sull'edilizia scolastica e la messa in sicurezza del territorio, rilanciare le infrastrutture, favorire l'occupazione giovanile e la redistribuzione dei lavoro. È indispensabile una politica industriale e un’idea, che oggi non vediamo, di come le aziende pubbliche possano servire, al meglio, il Paese. Serve una politica di sostegno seria per chi il lavoro lo cerca, per chi rischia di perderlo per chi sul mercato cerca una ricollocazione”.

“Bisogna incentivare i contratti di solidarietà per distribuire il lavoro, ripristinare i provvedimenti su Quota96 o sui lavoratori precoci che, sanando un'ingiustizia, consentivano a migliaia di persone di accedere alla pensione e ad altrettante l'ingresso al lavoro. Occorre maggiore flessibilità di uscita senza penalizzazioni, per il pensionamento".

"Serve anche una diversa politica europea - conclude la nota -. L’Italia ha la presidenza di turno dell’Unione. Metta in campo tutta la sua autorevolezza per modificare nel concreto le politiche sin qui seguite. Mille giorni sono troppi. Servono scelte e investimenti, ora”.

giovedì 12 settembre 2013

Recessione finita? non ci pare proprio


http://www.cgil.it/rassegnastampa/articolo.aspx?ID=11097
ROMA - Non condividiamo affatto l’ottimismo di Confindustria, che oggi annuncia che l’economia italiana è arrivata al punto di svolta.


La recessione purtroppo non è ancora terminata, lo dimostrano le stime al ribasso sul PIL diffuse ieri dall’Istat, nonché la lunga lista di indicatori negativi che caratterizzano l’andamento economico del nostro Paese, dalla contrazione dei consumi (-59 miliardi di euro nel biennio 2012-2013) all’aumento della disoccupazione. Una situazione allarmante, ulteriormente aggravata dall’instabilità politica e dal clima di incertezza in cui vivono le famiglie. Sulla ripresa economica pesano come un macigno il nodo dell’IVA e la grave crisi occupazionale.

L’incremento dell’Imposta sul Valore Aggiunto, come denunciamo da tempo, avrà conseguenze devastanti per l’economia e per le famiglie, che dovranno far fronte ad un aggravio di +207 Euro annui. Fino a quando il Governo non agirà con determinazione e responsabilità eliminando categoricamente tale aumento, famiglie ed imprese rimarranno con il fiato sospeso, impossibilitate a programmare, rispettivamente, i propri consumi ed i propri investimenti. Da sola, l’eliminazione dell’IVA non sarà sufficiente a far ripartire l’economia ed avviare la ripresa: a tale operazione è necessario affiancare un serio piano per la crescita ed il rilancio occupazionale. Il tasso di disoccupazione nel nostro Paese, a luglio, si attesta al 12%, quella giovanile ha superato la soglia del 39,5%. Un andamento preoccupante, al quale il Governo deve dare risposte immediate. Per questo riteniamo ormai improrogabile il rilancio degli investimenti per lo sviluppo e la ricerca, a partire dagli investimenti per le reti e le infrastrutture digitali, indispensabili per un ammodernamento ed un salto di qualità del nostro Paese.

Inoltre è fondamentale avviare una seria lotta all’evasione fiscale ed un taglio a sprechi e privilegi, che hanno raggiunto ormai livelli insopportabili.

Rosario Trefiletti