Comunicato stampa Fp-Cgil Cisl-Fp Uil-Fpl Uil-Pa
Precari Pa. Cgil, Cisl e Uil: basta caos, servono scelte chiare
Governo e Parlamento correggano l'errore della Commissione Lavoro
Roma, 20 settembre 2013
E' intollerabile che il destino di oltre 110mila lavoratori sia appeso
agli umori delle forze politiche. Sul tema dei precari della Pubblica
Amministrazione ci aspettiamo che il Governo Letta e il Parlamento
facciano chiarezza e in tempi celeri. Questo il contenuto di una nota
congiunta di Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e
Benedetto Attili rispettivamente segretari generali di Fp-Cgil,
Fp-Cisl, Uil-Fpl e Uil-Pa in merito al parere espresso ieri in
Commissione Lavoro del Senato sul cosiddetto decreto legge salva precari.
Quanto al rischio di una sanatoria generalizzata, tranquillizziamo i
detrattori del testo: il decreto è semmai troppo debole, restringe la
platea degli aventi diritto e non tiene conto delle difficili condizioni
degli enti pubblici, rischiando di produrre risultati molto deludenti.
Andrebbero invece allentati i vincoli di bilancio per quanto riguarda le
assunzioni e rivisto il patto di stabilità per garantire l'occupazione e
i servizi offerti ai cittadini. Anche perché concludono i quattro
sindacalisti va ribadito che si tratta di lavoratori giovani, motivati
e che garantiscono al sistema dei servizi competenze e professionalità
altamente qualificate.
Il blog di chi vuole informarsi, di chi crede nella resistenza civile non violenta e democratica e spera in una società migliore
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martedì 24 settembre 2013
mercoledì 28 agosto 2013
Precari PA: piccolo passo in avanti
http://www.fpcgil.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/26281 Precari Pa, Cgil Cisl e Uil: non è una soluzione ma solo un piccolo passo avanti
martedì 2 luglio 2013
Precari e esuberi nella P.A. - le soluzioni del min. D'Alia
di B. Corrao
da: http://www.cgil.it/RassegnaStampa/articolo.aspx?ID=10756
«I dipendenti pubblici hanno dato il loro contributo alla spending review e alla riduzione della spesa pubblica, è doveroso riconoscerlo ma il blocco delle retribuzioni nel 2014 non poteva essere evitato. Alcuni passi avanti ora li possiamo fare». Il ministro della Funzione Pubblica Gianpiero D’Alia si muove, come gli altri ministri del governo Letta, lungo un sentiero stretto di risorse scarse. Ma, in questa intervista al Messaggero, traccia il cammino dei prossimi mesi e indica le tappe di un percorso possibile e che sarà intenso da qui all’autunno. Dopo le misure di sostegno sul lavoro privato, afferma, ora è il momento del lavoro pubblico: «Nel giro di poche settimane il governo varerà un proposta organica per chiudere definitivamente, nell’arco di tre anni, con l’anomalia del precariato e recuperare al normale reclutamento i vincitori dei concorsi che è sono mai stati immessi in servizio». Al via la convocazione di sindacati e Aran per l’inizio del negoziato sulla parte normativa dei contratti. Pressing sui ministeri per le piante organiche e, per la mobilità, dialogo aperto con i sindacati sapendo però che «una decisione va presa, rinviare non serve».
Il blocco delle retribuzioni è stato esteso al 2014. Ancora sacrifici per i dipendenti pubblici, quando finirà?
«Non c’è alcuna volontà punitiva da parte del governo e credo sia da rivedere una certa criminalizzazione dei dipendenti pubblici che c’è stata in passato. Bisogna dare atto al pubblico impiego di avere contribuito alla razionalizzazione e al contenimento della spesa pubblica con una contrazione di 300.000 unità e retribuzioni ormai allineate a quelle del settore privato. Tuttavia, il blocco non si poteva evitare perché per riaprire i contratti servono 7 miliardi e non sono nella nostra disponibilità. La situazione è oggettivamente difficile. Ma alcuni passi in avanti li possiamo fare».
Quali?
«Prima dell’estate intendo convocare l’Aran e i sindacati per aprire la contrattazione sulla parte normativa dei contratti. Su questo vi è un ampio sostegno politico nella maggioranza e anzi vi è un invito esplicito a farlo nel parere con cui il parlamento ha dato il consenso al blocco delle retribuzioni».
E le risorse? Che spazi ci sono?
«Penso che si possa sostenere e ampliare la contrattazione di secondo livello. Lì è possibile recuperare risorse, dalle procedure di spending review, per migliorare la produttività partendo dalle amministrazioni centrali e poi allargando le intese a livello locale. Inoltre è fondamentale riavviare un circuito virtuoso di relazioni sindacali che il blocco dei contratti, di fatto, ha finito per interrompere. Un percorso di confronto e di consenso è necessario per attuare le riforme».
L’altro grande capitolo aperto è quello dei 250.000 precari. Tolti i 130.000 della scuola, che fine faranno gli altri?
«Il governo è già intervenuto con una proroga a fine anno. Ora, con un confronto ampio con Parlamento, autonomie locali e organizzazioni sindacali, dobbiamo risolvere definitivamente, nell’arco di 3 anni, il problema del precariato e, con la graduale ripresa del turn over, recuperare i vincitori dei concorsi che non sono stati mai immessi in servizio. Ne abbiamo già discusso nell’ultima riunione del consiglio dei ministri. Sto lavorando ad una proposta che il governo varerà nel giro di poche settimane e comunque prima della chiusura estiva o si rischia di non riuscire ad attuare le procedure entro fine anno».
E la questione delle piante organiche nei ministeri? Ha fatto passi avanti?
«I ministeri dell’Economia, Università e Ricerca, Istruzione e Presidenza del Consiglio sono più avanti. Le altre amministrazioni stanno avviando la riorganizzazione e devono allineare i servizi al taglio delle piante organiche. Certo, il periodo delle elezioni e la nomina del nuovo governo hanno in parte rallentato il processo. Ora si riparte. Due settimane fa ho sollecitato i ministeri ad inviare le loro risposte. Intanto ho sospeso le nomine dei dirigenti che la spending review impone di ridurre del 20%. Quindi le amministrazioni sanno che se non andranno avanti con il lavoro, le nomine non arriveranno».
Mobilità e piante organiche nella Pa. A che punto siamo?
«Abbiamo oltre 7.000 esuberi rispetto alle nuove piante organiche. Il 40% sarà assorbito attraverso i prepensionamenti, il resto attraverso la mobilità che è volontaria entro un certo limite perché chi non accetta di essere ricollocato in altre amministrazioni, si avvia poi verso la graduale procedura di uscita. Stiamo lavorando per definire criteri di mobilità condivisi da sindacati e dipendenti, ma poi bisogna decidere».
Le semplificazioni da poco varate porteranno nuovi esuberi?
«Il decreto del fare e il disegno di legge sulle semplificazioni sono prioritariamente mirati a ridurre i carico dei costi per le imprese: circa 500 milioni l’anno se il decreto sarà integralmente attuato e 3 miliardi di risorse in più per investimenti per effetto del Ddl. Ci auguriamo che siano approvati in Parlamento tra luglio e settembre».
Barbara Corrao
da: http://www.cgil.it/RassegnaStampa/articolo.aspx?ID=10756
«I dipendenti pubblici hanno dato il loro contributo alla spending review e alla riduzione della spesa pubblica, è doveroso riconoscerlo ma il blocco delle retribuzioni nel 2014 non poteva essere evitato. Alcuni passi avanti ora li possiamo fare». Il ministro della Funzione Pubblica Gianpiero D’Alia si muove, come gli altri ministri del governo Letta, lungo un sentiero stretto di risorse scarse. Ma, in questa intervista al Messaggero, traccia il cammino dei prossimi mesi e indica le tappe di un percorso possibile e che sarà intenso da qui all’autunno. Dopo le misure di sostegno sul lavoro privato, afferma, ora è il momento del lavoro pubblico: «Nel giro di poche settimane il governo varerà un proposta organica per chiudere definitivamente, nell’arco di tre anni, con l’anomalia del precariato e recuperare al normale reclutamento i vincitori dei concorsi che è sono mai stati immessi in servizio». Al via la convocazione di sindacati e Aran per l’inizio del negoziato sulla parte normativa dei contratti. Pressing sui ministeri per le piante organiche e, per la mobilità, dialogo aperto con i sindacati sapendo però che «una decisione va presa, rinviare non serve».
Il blocco delle retribuzioni è stato esteso al 2014. Ancora sacrifici per i dipendenti pubblici, quando finirà?
«Non c’è alcuna volontà punitiva da parte del governo e credo sia da rivedere una certa criminalizzazione dei dipendenti pubblici che c’è stata in passato. Bisogna dare atto al pubblico impiego di avere contribuito alla razionalizzazione e al contenimento della spesa pubblica con una contrazione di 300.000 unità e retribuzioni ormai allineate a quelle del settore privato. Tuttavia, il blocco non si poteva evitare perché per riaprire i contratti servono 7 miliardi e non sono nella nostra disponibilità. La situazione è oggettivamente difficile. Ma alcuni passi in avanti li possiamo fare».
Quali?
«Prima dell’estate intendo convocare l’Aran e i sindacati per aprire la contrattazione sulla parte normativa dei contratti. Su questo vi è un ampio sostegno politico nella maggioranza e anzi vi è un invito esplicito a farlo nel parere con cui il parlamento ha dato il consenso al blocco delle retribuzioni».
E le risorse? Che spazi ci sono?
«Penso che si possa sostenere e ampliare la contrattazione di secondo livello. Lì è possibile recuperare risorse, dalle procedure di spending review, per migliorare la produttività partendo dalle amministrazioni centrali e poi allargando le intese a livello locale. Inoltre è fondamentale riavviare un circuito virtuoso di relazioni sindacali che il blocco dei contratti, di fatto, ha finito per interrompere. Un percorso di confronto e di consenso è necessario per attuare le riforme».
L’altro grande capitolo aperto è quello dei 250.000 precari. Tolti i 130.000 della scuola, che fine faranno gli altri?
«Il governo è già intervenuto con una proroga a fine anno. Ora, con un confronto ampio con Parlamento, autonomie locali e organizzazioni sindacali, dobbiamo risolvere definitivamente, nell’arco di 3 anni, il problema del precariato e, con la graduale ripresa del turn over, recuperare i vincitori dei concorsi che non sono stati mai immessi in servizio. Ne abbiamo già discusso nell’ultima riunione del consiglio dei ministri. Sto lavorando ad una proposta che il governo varerà nel giro di poche settimane e comunque prima della chiusura estiva o si rischia di non riuscire ad attuare le procedure entro fine anno».
E la questione delle piante organiche nei ministeri? Ha fatto passi avanti?
«I ministeri dell’Economia, Università e Ricerca, Istruzione e Presidenza del Consiglio sono più avanti. Le altre amministrazioni stanno avviando la riorganizzazione e devono allineare i servizi al taglio delle piante organiche. Certo, il periodo delle elezioni e la nomina del nuovo governo hanno in parte rallentato il processo. Ora si riparte. Due settimane fa ho sollecitato i ministeri ad inviare le loro risposte. Intanto ho sospeso le nomine dei dirigenti che la spending review impone di ridurre del 20%. Quindi le amministrazioni sanno che se non andranno avanti con il lavoro, le nomine non arriveranno».
Mobilità e piante organiche nella Pa. A che punto siamo?
«Abbiamo oltre 7.000 esuberi rispetto alle nuove piante organiche. Il 40% sarà assorbito attraverso i prepensionamenti, il resto attraverso la mobilità che è volontaria entro un certo limite perché chi non accetta di essere ricollocato in altre amministrazioni, si avvia poi verso la graduale procedura di uscita. Stiamo lavorando per definire criteri di mobilità condivisi da sindacati e dipendenti, ma poi bisogna decidere».
Le semplificazioni da poco varate porteranno nuovi esuberi?
«Il decreto del fare e il disegno di legge sulle semplificazioni sono prioritariamente mirati a ridurre i carico dei costi per le imprese: circa 500 milioni l’anno se il decreto sarà integralmente attuato e 3 miliardi di risorse in più per investimenti per effetto del Ddl. Ci auguriamo che siano approvati in Parlamento tra luglio e settembre».
Barbara Corrao
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