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mercoledì 29 agosto 2012
Patroni Griffi: licenziamenti! - nota di R. Dettori
Lavoro pubblico: anche il Ministro Patroni Griffi ossessionato dai licenziamenti.
Il virus che attraversa il Governo é contagioso e pericoloso per il Paese.
Sembra un vero e proprio contagio quello che sta colpendo il Ministro Patroni Griffi. Dopo aver provato a resistere alla pressione della sua collega Fornero, che non mancava occasione per ricordargli come la sua "controriforma" fosse stata da lei pensata per licenziare anche nel pubblico, oggi il Ministro della pubblica amministrazione si è arreso.
Non parla più di lavoro pubblico come elemento di garanzia dei diritti dei cittadini, non riflette più su come rendere efficiente il sistema dei servizi e parte attiva dei processi di miglioramento le professionalità pubbliche. Si disinteressa ormai completamente delle condizioni materiali in cui versano le lavoratrici ed i lavoratori dei servizi pubblici i cui salari sono ormai bloccati da quattro/cinque ed in alcuni casi anche da sei anni. Non si interroga sugli insostenibili carichi di lavoro ai quali, causa blocco del turn over, sono sottoposti gli operatori e se ne frega anche degli impegni che lui stesso ha sottoscritto con le parti sociali ed il sistema delle autonomie non più di tre mesi fa.
La sua preoccupazione ormai è come licenziare: collettivamente, per ragioni economiche o per via disciplinare queste sono le strade che il Governo ha definito e che il Ministro sembra intenzionato a percorrere con formule anche abbastanza singolari, come quella che negherebbe sia il reintegro, sia l'indennizzo nei casi di licenziamenti illeggittimi: nemmeno al Ministero del Lavoro avrebbero sperato tanto.
Ciò che il Ministro fa finta di non sapere è che su quella strada troverà il sindacato, la Fp Cgil che, insieme alle categorie pubbliche della Uil, si opporrà con forza e determinazione a questa operazione devastatrice del lavoro pubblico.
Lo sciopero generale del prossimo 28 settembre sarà il primo vero atto di forza delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi pubblici contro le politiche del Governo Monti. Quelle stesse politiche che in nemmeno un anno di governo del Paese per loro hanno significato solo impoverimento, ulteriore frustrazione e ora disoccupazione, nuova povertà, nuove ingiustizie.
Roma 13 agosto 2012
martedì 5 giugno 2012
Fornero, banalità su lavoro pubblico e privato
"Sui licenziamenti nella pubblica amministrazione la Ministra Fornero è solita utilizzare argomenti da bar. Ma questa volta ha superato il limite. Non strumentalizzi le pari opportunità per attaccare i lavoratori dei servizi pubblici. Si occupi piuttosto delle donne, che sembrano essere scomparse dalla sua agenda nonostante i proclami lanciati nei giorni del suo insediamento". Con queste parole, Rossana Dettori, Segretaria Generale dell'Fp-Cgil Nazionale, risponde alle dichiarazioni di stamane della Ministra Fornero in merito alla parità tra lavoratori pubblici e privati.
"La Ministra Fornero confonde le sperequazioni tra uomo e donna o tra migranti e nativi con le differenze tra il settore pubblico e quello privato. Sembra quasi non sapere che mentre parla del lavoro pubblico - continua la sindacalista - sta indicando anche gli operatori della protezione civile, gli infermieri e i vigili del fuoco impegnati nei soccorsi in Emilia Romagna e che per questi lavoratori, in caso di inadempienza, esistono già regole ferree".
"L'art 18 è valido per tutti ma non può essere applicato a tutti allo stesso modo. È un concetto semplice, alla portata di tutti coloro che conoscono le leggi del nostro ordinamento e il funzionamento della pubblica amministrazione. Quello della Ministra del Lavoro è un modo populista e semplicistico di mettere gli uni contro gli altri, un atteggiamento irresponsabile. Il suo impegno sul tema delle pari opportunità ha prodotto solo risultati modesti o simbolici, in alcuni casi persino controproducenti. Se l'attenzione di cui parla è la stessa che ha portato all'istituzione dei tre giorni di congedo di paternità - conclude Dettori - le consigliamo uno sforzo maggiore".
lunedì 28 maggio 2012
Cara Fornero, gli statali vengono già licenziati!
da L'Unità
MASSIMO FRANCHI ROMA
Gli statali vengono già licenziati: le norme ci sono
Si stimano ben 200 casi negli ultimi cinque anni
Sconcerto Cgil per Fornero. Dettori: «Mi chiedo se sa di cosa parla» - Con il nuovo protocollo dopo due anni di mobilità si finisce fuori. Licenziare i dipendenti pubblici, naturalmente fannulloni, era il sogno di Renato Brunetta. Passato Berlusconi, giovedì il fuoco alla miccia l`ha riacceso il ministro sbagliato, Elsa Fornero, colei che non ha competenze sui lavoratori della Pubblica amministrazione. Ma sia Brunetta che Fornero non sanno, o fanno finta di ignorare, che licenziare dipendenti pubblici assunti a tempo indeterminato in Italia è possibile. Di più. Accade a centinaia di persone. Stime precise sono quasi impossibili. I più esperti in materia parlano di circa duecento licenziamenti negli ultimi cinque anni.
Persone che hanno perso cause giudiziarie, spesso come tali diventate eclatanti. L'unico dato preciso e certificato è fornito direttamente dalla Ragioneria generale dello Stato. E riguarda i cosiddetti "cessati", lavoratori che hanno lasciato la Pubblica amministrazione, al netto di chi si è dimesso.
Ebbene, il Conto annuale del 2010 alla voce "Altre cause" ne conta ben 39.458 nell`intero settore pubblico (scuola, università, forze armate ed enti di ricerca inclusi) di cui 16.811 nella Pubblica amministrazione strettamente intesa.
Si tratta dunque della cosiddetta mobilità in uscita. Quella che smentisce la supposta inamovibilità dei dipendenti pubblici in Italia. Numeri che portano il segretario generale della Funzione pubblica Cgil Rossana Dettori ad attaccare pesantemente Elsa Fornero: «Le sue parole mi hanno lasciato senza parole, mi chiedo se sa di che cosa parla, stiamo discutendo di un qualcosa che non ha né capo né coda». E spiega: «Già nell`ultimo contratto nazionale firmato nel 2009 erano state fortemente inasprite le pene e le tipologie che danno ai dirigenti il potere di sanzionare i lavoratori con provvedimenti che vanno dal richiamo verbale, alla sospensione, che in caso di reiterazione portano al licenziamento».
La fattispecie più citata è sempre quella: «Un lavoratore che timbra il cartellino e intanto va a fare la spesa commette una truffa nei confronti dello Stato e il licenziamento è previsto e sacrosanto».
Naturalmente però «come avviene nel settore privato, sta alla Pubblica amministrazione l`onere di provare la fattispecie del comportamento». La bilancia rispetto ai dipendenti privati infatti non è sempre a favore dei pubblici: «Ad esempio per chi è stato licenziato ingiustamente non c`è il reintegro, ma il giudice stabilisce una ri-stabilizzazione nel posto precedente e non è nemmeno previsto alcun indennizzo». Il tutto senza dimenticare che spesso le fattispecie sono molto delicate: «Basta pensare ad un chirurgo che sbaglia ad operare, nel settore pubblico ci sono mansioni in cui sbagliare può avere conseguenze cruciali.
PROTOCOLLO ESTENDE LA MOBILITÀ
Nelle ultime settimane però le cose sono ulteriormente cambiate. Il 13maggio i sindacati confederali e il ministro Filippo Patroni Griffi hanno sottoscritto un Protocollo che «aumenta le pene in caso di licenziamento disciplinare con fattispecie molto più pesanti dei contratti privati» e di fatto estende la mobilità in uscita nella Pubblica amministrazione. «Nel protocollo - continua Rossana Dettori - si prevede che, vista la crisi economica fortissima, nel caso di difficoltà insormontabili per un`azienda sanitaria o un ente locale, si preveda un meccanismo di mobilità. I lavoratori sono considerati esuberi e per due anni percepiscono l`80 per cento dello stipendio. In questo periodo possono essere ricollocati in un`altra amministrazione. Se rifiutano o al termine dei 24 mesi non ci sono possibilità di ricollocarli verranno licenziati». Proprio su questo tema ieri è intervenuta direttamente Susanna Camusso. «Nonostante i ripetuti annunci, l`intesa raggiunta tra sindacati, governo ed enti locali - attacca il segretario generale della Cgil - non è ancora stata varata dal Consiglio dei ministri: sarebbe grave se il governo non procedesse rapidamente ad adempiere ai suoi compiti e magari subisse le pressioni di qualche politico contro quell`intesa, altrimenti «entrerebbe in gioco la credibilità dell`operato del governo». Chi invece contesta la firma del protocollo è l`Usb. «Noi - spiega Licia Pera, dell`esecutivo nazionale - continueremo ad opporci con determinazione a questo progetto e inoltre confermiamo la mobilitazione dei lavoratori pubblici prevista per l`8 giugno prossimo». 16811 i dipendenti della PA in "mobilità in uscita" nel 2010
Fornero: licenziare i dipendenti della P.A.
''Insopportabili le parole di Fornero, pare che l'unico obiettivo della ministra del lavoro sia licenziare''. Cosi' Rossana Dettori, segretaria nazionale della FP Cgil, a margine dei lavori dell'Assemblea Regionale Quadri e Delegati della categoria in corso a Firenze.
''Pensa forse la ministra - ha continuato - che la crisi si risolve in questa maniera. Si preoccupi di costruire un piano per l'occupazione, per creare lavoro e dare risposte ai giovani e all'intero paese''.
''Non accettiamo - ha concluso - il suo atteggiamento ideologico contro l'art.18, vogliamo discutere di merito e non dei suoi incubi notturni''.
venerdì 20 aprile 2012
Licenziamenti nel Pubblico Impiego - nota R. Dettori

Dalle parole del Ministro Patroni Griffi ci sembra di capire che la spending review di cui si parla tanto non sia altro che una sequenza di passaggi burocratici. L'impianto, così come enunciato, è di fatto quello lasciatoci in consegna dal Governo Berlusconi e dal Ministro Tremonti: tagli lineari ai servizi pubblici e agli organici, privi di progettualità, semplice conseguenza della riduzione dei finanziamenti. Manca una vision", con queste parole Rossana Dettori, Segretaria Generale dell'Fp-Cgil Nazionale, commenta i contenuti dell'intervista del Ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione pubblicata stamane dal quotidiano "Avvenire".
"Negli incontri già effettuati, il Ministro Patroni Griffi non ha mai avanzato proposte relative alla revisione della spesa né tanto meno ai percorsi di mobilità e ai possibili licenziamenti. Che per la prima volta lo faccia sulla stampa, ci sembra quantomeno irrituale. Ma non ci fermeremo ai riti - ha aggiunto Dettori - perché la partita è troppo importante e ci interessa la sostanza".
"Siamo convinti come il Ministro che si debba ripartire dalla privatizzazione dei rapporti di lavoro nei settori pubblici, che cioè si debba snellire il peso delle leggi e della politica sul sistema di relazioni sindacali e in generale sulla pubblica amministrazione. Lo riteniamo un valore. Ma dal Ministro non sentiamo parlare del Contratto Nazionale, che è e resta il perno di un sistema privatistico. Se davvero questa riforma dovesse passare come una semplice delega al Governo e la trattativa dovesse essere una formalità che rettifica le scelte che l'esecutivo comunica preventivamente alla stampa, ne trarremo le dovute conseguenze. Lunedì saremo comunque sotto Palazzo Vidoni - conclude la sindacalista - per ricordare al Governo che se licenzia i dipendenti pubblici, licenzia i diritti dei cittadini".
Roma, 19 aprile 2012
giovedì 19 aprile 2012
Licenziamento P.A. - intervista al Min. Patroni Griffi sull'Avvenire

Lunga intervista, oggi, del ministro della Funzione pubblica Patroni Griffi ad Avvenire. Cuore dell’intervento: l’intervento sul lavoro. Il ministro ribadisce la linea sull'articolo 18: “E un punto qualificante di un progetto su cui è stato trovato il giusto equilibrio e che non va - e non può – essere stravolto ...”». Poi chiarisce che la riforma che da tre mesi sta dividendo il Paese è solo il "primo tempo" di una partita che non sarà chiusa senza la "ripresa", ovvero l'annunciata delega per l'estensione delle nuove norme anche al pubblico impiego. Un secondo tempo da giocarsi, avverte, tutto “entro l'estate”. “Spero che capiscano tutti – dice –, anche i sindacati. Devono accettare il meccanismo di mobilità obbligatoria per due anni che già esiste ma che ancora non è stato attuato. Devo farlo perché le amministrazioni pubbliche vanno riorganizzate anche per attuare la spending review sulla spesa pubblica. Noi andiamo avanti e in tempi brevi definiremo, per ogni singola amministrazione, il quadro delle eccedenze del personale in servizio. E chiariremo che questo non significa che dopo 24 mesi quei lavoratori dovranno essere licenziati. Prima proveremo a vedere se quel personale, riqualificato, potrà essere utilizzato meglio in altri settori. Poi, solo se alla fine non si troveranno alternative, l'unica strada rimarrà quella del licenziamento”.
Tempi brevi, si diceva. “Già nella seconda metà di maggio, dopo gli incontri che ho in corso con i sindacati, vorrei che si varasse il disegno di legge sulle nuove regole nel pubblico impiego”. Per i dipendenti che cosa accadrà in concreto? “Bisogna essere, ancora una volta, chiari. I licenziamenti discriminatori hanno una disciplina identica al privato, com' è ovvio. È sul licenziamento per giustificato motivo oggettivo o economico che bisogna ragionare. Il meccanismo della mobilità deve funzionare. Ripeto: deve. Lo Stato deve essere in grado di sapere se un'amministrazione non ha bisogno di 500 dipendenti, ma può andare avanti bene con 400. E, come conseguenza, deve poter essere messa nelle condizioni di operare con quei 400. Deve poterlo fare nell'interesse di tutti, altrimenti il rischio è che l'amministrazione pubblica venga vista come una forma impropria di ammortizzatore sociale. Deve poterlo fare perché se si tengono quelli che non servono rischia di crescere il discredito verso l'intero pubblico. E io una cosa del genere davvero non posso accettarla".
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