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giovedì 23 maggio 2013

Anniversario strage Capaci

Ventuno anni fa, il pomeriggio del 23 maggio 1992, un tratto dell'autostrada fra Palermo e l'aeroporto di Punta Raisi saltò in aria investendo il corteo di macchine che accompagnava in città Giovanni Falcone. Con il giudice antimafia morirono sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani. Per quella mattanza, il mese scorso, il giudice delle indagini preliminari di Caltanissetta Francesco Lauricella ha firmato otto ordini di arresto, su richiesta della Procura, per altrettanti nuovi indagati. Tutti accusati di strage con l'aggravante dei «fini terroristici». Ma il regista dell'attentato resta il «capo dei capi» Totò Riina. E nelle motivazioni del suo provvedimento il giudice s'è lasciato andare ad ardite ipotesi dietro la scelta di utilizzare 500 chili di tritolo per eliminare Giovanni Falcone, invece dei già programmati colpi di rivoltella per le strade di Roma.


Il magistrato cita una strage di poliziotti avvenuta nell'aprile del 1990 a Medellìn, realizzata con «una potente autobomba esplosa al momento del passaggio di una pattuglia delle forze speciali antinarcotici»; nello stesso periodo in Colombia esplosero «ben 18 bombe che provocarono 93 morti e 40 feriti». Avvenimenti clamorosi che, sostiene oggi il giudice, «ben poterono risvegliare nella "mente pensante" di Cosa nostra siciliana, ovvero in Totò Riina, l'idea di abbracciare la tecnica che del resto Cosa nostra aveva già utilizzato».

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