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martedì 30 aprile 2013

D'Alia neo ministro P.A. - idee vecchie che puzzano di Brunettiade

Già dalle prime dichiarazioni,  il Governo del cambiamento e il neo ministro della P.A. D'alia, sono uguali uguali al precedente Berlusca3 e al ministrino Brunetta.

L'inefficienza della P.A., caro Ministro, risiede nello sperpero del denaro pubblico garantito a sedicenti consulenti, esperti, direttori generali e nella creazione di inutili posti di sotto governo.

La Produttività è soltanto una manovra economica mascherata, un ulteriore modo di far pagare al dipendente gli sprechi della classe politica.
La meritocrazia in Italia non esiste, perchè è sbagliato il punto di partenza; una cosa è la lotta agli sprechi, la inefficacia e l'inefficienza (che vanno eliminati da tempo immemore...), un altra cosa è la premialità del dipendente che va certificata, certamente non dai medesimi soggetti che hanno affossato la P.A., ne tantomeno con faccine, emoticons o peggio ancora affidato a società di ratyng, queste ultime corresponsabili della peggiore crisi economica.

Volete tagliare l'IMU  ed ecco trovato l'uovo di colombo: la retribuzione del dipendente, ormai diventato un bancomat del Governo.

Idee vecchie che allontanano l'Italia dall'Europa;
noi non ci tireremo indietro e presenteremo le nostre richieste, temo resteranno inascoltate!  
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"I temi economici stanno alla stessa base della nascita del governo presieduto da Enrico Letta: al centro ci saranno l'emergenza economica, il lavoro, l'occupazione, la crescita". A dirlo, intervistato per la prima volta dal Gr1 Rai, è il neo-ministro della Pubblica amministrazione e della Semplificazione Gianpiero D'Alia.


Per D'Alia "la crescita economica dipende anche dal tasso di efficienza della pubblica amministrazione, perchè le imprese investono solo se hanno la possibilità di dialogare con uno Stato trasparente ed efficiente. Per questo ci sentiamo caricati da una grandissima responsabilità e l'obiettivo - anticipa D'Alia al Gr1- sarà far crescere il livello di produttività nel pubblico impiego, incentivando i dipendenti pubblici che fanno il loro dovere e isolando coloro i quali invece, non lavorando, creano sacche di inefficienza e di corruzione". La parola d'ordine, ripete il ministro, sarà "distinguere tra chi lavora e chi non lavora".

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