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martedì 18 settembre 2012

Nord-Sud: separazione un falso problema

“La stagione della separazione è ormai finita, l'intervento straordinario deve coniugarsi con quello ordinario in nome della trasparenza. Se si vuole immaginare l'unità del Paese bisogna far crescere il Sud più del Nord”. Susanna Camusso, reduce dalla due giorni della CGIL a Salerno, non crede a soluzioni miracolistiche per il rilancio del Mezzogiorno.




L'ex ministro Tremonti ha proposto il ritorno alla Cassa per il Mezzogiorno e il decollo della Banca da lui voluta. “Non c'è bisogno di banche del Mezzogiorno ma di una politica del credito che aiuti imprese e famiglie e non si limiti a comprare titoli di Stato”.





Intanto però senza i fondi europei le distanze dal Nord sarebbero ancora maggiori. "C'è stata una stagione, all'inizio degli anni Duemila, in cui l'utilizzo intelligente dei fondi strutturali ha permesso al Sud di crescere più del Nord. Oggi la ristrutturazione di queste risorse e la loro destinazione finale sono indispensabili: ma è l'intervento in sé che conta, non la sua straordinarietà”.



Vuol dire che lo sforzo del governo e segnatamente del ministro Barca rischia di essere inutile? “Il lavoro di Barca è sicuramente positivo. Non altrettanto posso dire degli altri interventi ordinari del governo che avrebbero dovuto chiudere la separazione tra Sud e Nord. Non credo ad esempio che sul tema del welfare il ministro dell'Economia si muova nella stessa direzione visto come tratta i servizi sociali essenziali”.



Fare i conti con la crisi, lo ammetterà, non è facile per nessuno. “Il governo sottovaluta la situazione di drammaticità che deriva dall'incertezza per il futuro. Eppure ci sono cose che potrebbero essere fatte subito evitando di accentuare la disperazione”.



Per esempio? “Gli ammortizzatori sociali: dire che non ci sono più risorse per la cassa integrazione in deroga, quando sappiamo che si sono moliplicati i casi di usura e di illegalità nell'economia, contribuisce ad aumentare la disperazione. Non sarebbe meglio aprire un dialogo con le banche perché qualifichino la loro metodologia di spesa?”.



Ma la priorità non è la riduzione del peso delle tasse? “Certo, sappiamo bene quanto occorra una grande riforma fiscale ma intanto si potrebbero detassare le tredicesime, come da noi proposto, per aiutare i pensionati e il mondo del lavoro. Perché non si procede?”.

Al Sud l'emergenza è anche industriale: troppe vertenze aperte, desertificazione inevitabile? “È un rischio, certo. Sicuramente ci sono molti più tavoli aperti al Sud che al Nord. Per questo abbiamo rilanciato l'esigenza che ci siano segnali da parte dell'intervento pubblico. Non quelli arrivati dal governo per Alcoa, che disegnano quasi una prospettiva di emigrazione per quei lavoratori. E per Ilva non ci possono essere scelte che rimettano in discussione il presupposto della qualità ambientale dell'industria. Il pubblico da parte sua deve farsi carico dell'innovazione, altra scelta irrinunciabile"

Ma il sindacato non ha proprio nulla da farsi perdonare? "Quando si facevano gli accordi di Pomigliano con la Fiat e si chiedeva più produttività, noi rispondevamo che occorrevano i modelli, che bisognava discutere prima del piano industriale. Mi pare che oggi ad essere imbarazzato debba essere qualcun altro. E bisognerebbe che qualcuno si ponesse finalmente il problema della crisi dell'auto anziché essere culturalmente subalterno al modello di impresa”.



Si riferisce alla Fornero? “Mi riferisco al governo che ha difeso la libertà degli imprenditori di fare

scelte e investimenti dove vogliono. Quanto al sindacato, certo anche noi abbiamo fatto errori: ci sono troppi dipendenti pubblici? Forse è vero ma tutto ciò è stato determinato dalla mancanza di proposte e di progetti seri di investimento. E il sindacato non può fare altro che l'occupazione e il lavoro”.


Angeletti ieri ha detto che Monti si comporta come un Professore e che quindi è meglio tornare subito alle urne: lo pensa anche lei? “A me pare che il governo abbia esaurito la sua spinta propulsiva. Il fatto che abbia lanciato la palla nel nostro campo, dimostra che non sa cosa fare, e che quasi ci chieda di essere aiutato a staccare la spina. Se non si capisce cosa può fare il Monti uno, inutile parlare di Monti bis. Per noi la linea di misura dell'esecutivo resta la legge di stabilità: ci aspettiamo provvedimenti su lavoro, occupazione e reddito, se non ci saranno proseguirà la mobilitazione fino allo sciopero generale”.







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