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lunedì 11 giugno 2012

Verso lo sciopero Europeo del Pubblico Impiego

di Massimo Franchi Uno sciopero europeo dei dipendenti pubblici. Sarebbe la prima mobilitazione continentale della storia. E unirebbe i lavoratori «più colpiti dalle politiche di austerità» che ne hanno fatti licenziare tanti (in Grecia) e (un po’ ovunque) ne hanno bloccato gli stipendi. L’idea verrà discussa dal sindacato europeo (Epsu) a novembre. Ad annunciarla a Pesaro alla “Effepiù”, la Festa nazionale della Funzione pubblica Cgil è la segretaria dell’Epsu, la tedesca Carola Fischbach-Pyttel: «È l’unico modo per respingere il Fiscal compact e proporre un contratto sociale europeo». Non sarà una passeggiata. «Ci sono delle resistenze e dei problemi, per esempio da noi in Germania e in altri Paesi non si possono fare scioperi per rivendicazioni che non siano di tipo economico, ma lì potremmo tenere assemblee con i lavoratori su questi temi: insomma, cercheremo di proporre la prima mobilitazione europea». L’idea piace alla Fp Cgil che con il segretario Rossana Dettori la rilancia («Ogni Paese ha le sue peculiarità, ma solo uno sciopero europeo può rispondere all’idea imperante nell’Unione») riforzando una prospettiva internazionale con la candidatura di Rosa Pavanelli (attuale vice presidente dell’Epsu) alla segreteria generale dell’Internazionale dei servizi pubblici (Isp, il sindacato mondiale): «La mia candidatura punta a difendere i diritti sindacali dei lavoratori pubblici, mai così colpiti nella storia, a fare lobby in modo trasparente verso le istituzioni internazionali, e in questo senso lo sciopero europeo è importantissimo, nella consapevolezza che ormai il mondo non è più fatto, anche nel nostro settore, dalla contrapposizione Nord-Sud». Proprio per questo molto applaudite sono state le parole di Juneia Martins Batista, segretaria del Cut brasiliano: «Lula ha deciso di fare l’esatto contrario dell’Europa: investimenti pubblici, riduzione delle tasse sui beni più comuni». Mentre il greco George Dassis, rappresentante dei lavoratori nel Comitato economico e sociale dell’UE e il potente leader Frank Bsirske, presidente di Ver.di., sindacato che conta ben 2 milioni di iscritti, hanno concordato sulla «follia delle politiche di Frau Merkel». A tirare le fila del dibattito Guglielmo Epifani che ha ricordato come «il problema è che ci troviamo in una trappola perché non possiamo tornare indietro dall’idea dell’Euro, ma dobbiamo creare più Europa perché non è mai esistita una moneta senza nazione e la socializzazione dei soli debiti delle banche rende attuale una domanda: ma se i soldi degli Stati salvano le banche, perché queste rimangono private?». Massimo Franchi

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