E' sconfortante assistere all'inoperosità della classe politica, nazionale, regionale e amministrazione comunale.Per citare G.G. Marquez, stiamo assistendo alla "cronaca di una morte annunciata", inteso l'impossibilità per qualunque amministrazione siciliana di effettuare la proroga dei contratti, essendo così rigidi i paletti posti in essere dal d.l.101 ormai legge dello Stato. Ed è proprio quì che si manifesta l'inoperosità dei deputati e siciliani presenti o meglio, assenti nei due rami del parlamento, nel corso e durante il dibattimento degli emendamenti; si guardino i numeri dei presenti in aula durante la votazione finale e si contino gli assenti.
Dato che fa riflettere sia sullo scarso peso che ha la componente politica siceliota, sia sull'incapacità di un ministro della funzione pubblica (il datore di lavoro) anch'esso siciliano (Villafranca Sicula prov. Me) di porre in essere la specificità siciliana all'interno della legge Stato.
Oggi ci troviamo di fronte ad un paradosso, per prorogare devi rispettare i paletti di stabilità e devi avere le somme finanziarie; il paradosso è il comune di Palermo perchè a fronte di somme disponibili, oggi deve applicare i contenuti della legge e non poter prorogare perchè i paletti sono molto rigidi. Anzi applicando la legge si troverà a dover restituire anche le somme finanziarie, perchè impossibilitato a prorogare. Viene da ridere ma, c'è soltanto da piangere!
Insomma un guazzabuglio che denota l'incapacità dei politici (culturalmente anche impreparati) a gestire la vertenza che doveva essere affrontata, già dal 27/08/13 (data di pubblicazione sulla Guri, da cui scaturiscono i 60gg. per la conversione il legge) con la compartecipazione dei primi cittadini che gestiscono il personale a contratto e non limitarsi a presentare ex post gli emendamenti presentati e non accolti o raccolti dagli stessi deputati e senatori...; da mesi ahinoi dialoghiamo con le forze politiche e gli Amministratori per far comprendere la gravità della vertenza e, malgrado le soluzioni proposte e giunte per vari canali a Montecitorio e a Palazzo Madama nessuno ha dato credito ne, è stato in grado di fare azione di lobby, nelle aule del Parlamento e nelle Commissioni deputate.
Uno stillicidio di rimandi e rinvii che hanno peggiorato la situazione.
Primi cittadini che dovranno ob torto collo, [se l'unità di crisi che da oggi si riunirà presso Palazzo D'Orleans, non troverà una soluzione da inserire nella legge di stabilità e nel tentativo (bislacco) di porre oggi e non ieri il problema all'attenzione del Presidente del Consiglio], non resterà che trarre le conclusioni e preparare un piano di ridimensionamento dei servizi erogati.
Attendere, restare silenti non serve a nessuno, è necessario manifestare il proprio disagio alla classe politica siceliota per svegliarla dal secolare torpore cerebrale.
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