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martedì 22 gennaio 2013

Riparte il «dialogo sociale» e stavolta c'è anche la Cgil

ROMA


La campagna elettorale si arricchisce questa settimana di un nuovo tema, il rapporto tra le parti sociali e le richieste di imprese e sindacati. Ieri infatti, si è riaperto un nuovo round tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil sul tema della rappresentanza. Mentre venerdì 25 e sabato 26 la Cgil presenterà il suo programma per il lavoro, con invitati speciali Pierluigi Bersani e Nichi Vendola.

Il nuovo confronto tra imprese e sindacati si apre dopo che l'accordo sulla produttività, firmato lo scorso novembre, non era stato siglato dalla Cgil. Le parti sociali rimettono sul tavolo il nodo della definizione di nuove regole per la rappresentanza sindacale. Strada già tracciata nell'accordo tra imprese e sindacati del 28 giugno 2011, che fin nei dettagli contiene le basi per il varo di nuove regole. L'obiettivo era stato poi ribadito dall'accordo di novembre sulla produttività, che fissava il termine di fine 2012 per stringere sull'applicazione dell'intesa.

A tempo scaduto è stato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, a riaprire come previsto il dossier, invitando i leader di Cgil, Cisl, e Uil a un tavolo presso la foresteria dell'associazione degli industriali in via Veneto. Occasione, come ha indicato la leader della Cgil Susanna Camusso, «per cominciare a discutere come si applica concretamente l'accordo del 28 giugno». Il tema tocca - ed è il fronte più caldo sul nodo della rappresentanza - lo scontro aperto tra la Fiom e la Fiat, che dopo gli accordi separati firmati dalle altre sigle sindacali di settore vede il sindacato dei metalmeccanici Cgil escluso dal confronto con l'azienda e dal tavolo con Federmeccanica per il rinnovo del contratto.

Più volte il leader della Fiom, Maurizio Landini, ha sollecitato una legge sulla rappresentanza per avere regole certe e con valenza generale. I tempi appaiono oggi troppo stretti per chiudere un accordo che possa essere recepito in un provvedimento del governo uscente (che comunque ancora non ha emanato il decreto previsto per dar seguito all'accordo di novembre sulla produttività, dove potrebbero trovare spazio anche i contenuti di nuove intese). Si guarda quindi alla prossima legislatura. Anche perché saranno probabilmente i nuovi equilibri politici che usciranno dalle urne a influenzare l'esito dell'accordo.

I criteri sulla certificazione della rappresentatività e sul diritto a rappresentare i lavoratori previsti dall'intesa del 28 giugno sono dunque la base per il confronto. Secondo quell'intesa, vale un mix tra deleghe (certificate dall'Inps e trasmesse al Cnel) e voti nelle elezioni delle Rsu, da rinnovare ogni 3 anni: il diritto a sedere ai tavoli di negoziazione scatta, per ciascuna organizzazione, quando la rappresentatività così misurata supera il 5% del totale dei lavoratori della categoria cui si applica il contratto nazionale.

D'altronde, quale che sia la coalizione che andrà al governo, imprese e sindacati (in questo caso, inclusa la Cgil), sono d'accordo su un punto: il nuovo esecutivo non dovrà proseguire esclusivamente sulle politiche di rigore che hanno caratterizzato l'anno di Monti, ma puntare anche su lavoro e crescita.

E intanto, come detto, la Cgil si prepara alla sua due giorni di Conferenza programmatica: una «lista della spesa» che sottoporrà al segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, e al coordinatore di Sel, Nichi Vendola, entrambi invitati a intervenire. I lavori della Conferenza Cgil saranno aperti dalla segretaria generale Cgil, Susanna Camusso, ma sono previsti, insieme a quelli di Bersani e Vendola, anche gli interventi del leader del Centro Democratico, Bruno Tabacci, dell'ex presidente del consiglio dei ministri, Giuliano Amato, e del ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca

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