Non è un caso che la prima manifestazione Europea dei sindacati aderenti al CES, ha previsto, tra i paesei membri della U.E., lo sciopero generale soltanto nei 4 paesi soprannominati dagli economisti PIGS (acronimo delle iniziali) e che, corrispondono alle economie più terremotate del vecchio continente, a seguito delle politiche liberiste delle destre.ROMA - Sono gli stessi analisti economici, di orientamento politico anche diverso, a certificare sempre più spesso come fallimentari le politiche adottate dall'Europa per contrastare la gravissima crisi economica che investe il mondo da almeno cinque anni. Se ciò è vero, come è vero, bisogna allora cambiare direzione di marcia e compiere scelte orientate alla crescita ed a privilegiare investimenti per il lavoro e l'occupazione.
L'analisi dei sindacati europei riuniti nella Ces (Confederazione Europea dei Sindacati) non lascia scampo alle misure restrittive adottate dai vari paesi dell'Unione ed ai Governi accusati di un eccesso di rigore che aggrava la crisi, provocando la perdita di migliaia e migliaia di posti di lavoro insieme ad un'allarmante contrazione dei consumi, in un avvitamento recessivo da cui si fatica a divincolarsi.
Quattro ore di astensione generale dal lavoro decise dalla Ces
Ma per i sindacati europei, e, in Italia, per la Cgil, la sola forza sindacale ad aver aderito proclamando l'astensione generale dal lavoro per 4 ore alla giornata di mobilitazione del 14, la via d'uscita esiste e bisogna rivendicarla a gran voce.
Ed ecco allora che la giornata d'azione europea si preannuncia ovunque come evento speciale, storico per milioni di lavoratrici, lavoratori, giovani e cittadini. E' infatti la prima volta che una mobilitazione indetta dalla Ces avviene in maniera così coordinata ed estesa e per ragioni ed obiettivi così condivisi e definiti. E questo conferisce all'appuntamento del 14 una valenza ancora più rilevante.Lo sciopero di tutte le categorie e le cento manifestazioni indette sull'intero territorio italiano hanno le stesse parole d'ordine: il lavoro, la solidarietà, contro l’austerità.
E non potevano che essere quelle, unificanti di una condizione che accomuna le lavoratrici -non è un mistero che le donne siano spesso le più penalizzate- ed i lavoratori dei vari paesi dell'Unione stretti nella morsa di un mercato del lavoro che si restringe, lasciando fuori giovani e donne, e creando nuova disoccupazione a fronte di chiusure o dell'esodo di aziende che abbandonano il vecchio continente per i mercati emergenti di altre aree del mondo.Lavoro, dunque, ma anche solidarietà. Fra i lavoratori, fra loro ed i cittadini, fra i paesi stessi. E tutti insieme contro l’austerità
Il lavoro e la solidarietà al centro della giornata di lotta promossa dalla Ces
La contemporaneità delle iniziative di piazza traccia una mappa di generale fermento e mobilitazione: importante la protesta della Spagna, dove lo sciopero generale è stato indetto dai tre maggiori sindacati, CC.OO, UGL, USO; del Portogallo dove la CGTP – IN ha indetto anch'essa l'astensione totale dal lavoro. In altri paesi come Francia, Svizzera, Croazia, Repubblica Ceca, Belgio, Romania, Slovenia e Polonia manifestazioni pubbliche ed all'aperto si terranno sia nelle capitali che in altre città.
Caso particolare riguarda la Grecia dove i sindacati GSEE e ADEDY hanno tenuto già un lungo sciopero generale di due giorni il 6 e 7 novembre ed annunciato nuove iniziative per il 14. In queste ore a Malta, a Cipro ed in molti altri Paesi si stanno preparando iniziative, cortei, manifestazioni.
Sono le conseguenze delle politiche decise dalle autorità europee in questi anni, della stagnazione economica e della recessione che ne è seguita bloccando ogni anelito di sviluppo ed proiettando vertiginosamente la disoccupazione a quote da dopoguerra: bassi salari, meno tutele e protezioni sociali, più povertà e più disuguaglianze. La miopia del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea hanno prodotto dissesti e disastri. Secondo stime recenti, sono oltre 25 milioni gli europei che non hanno lavoro mentre la disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli gravi e preoccupanti in molti Paesi, in alcuni dei quali supera il 50 p.c.. Si tratta di politiche che bruciano ogni possibilità di futuro e le speranze di intere generazioni.
Non più rinviabile un cambiamento di rotta nelle politiche europee
Non rinviabile, perciò, un cambiamento di rotta chiesto concordemente da tutti i sindacati al tavolo dell'esecutivo Ces. Il rifiuto di scelte tese a smantellare le protezioni sociali conquistate dal movimento dei lavoratori e a dilatare ulteriormente la flessibilità del mercato del lavoro, uniti alle privatizzazioni dei servizi pubblici, all'attacco al potere d'acquisto di salari e pensioni, alla contrattazione collettiva e al dialogo sociale, hanno prodotto la decisione della giornata di azione europea del 14. Occasione per rilanciare anche le proposte alternative avanzate dalla federazione dei sindacati dell'Unione: una governance economica che preluda ad una crescita sostenibile e ad un'occupazione di qualità; una giustizia economica e sociale attraverso politiche di redistribuzione, tassazione e protezione sociale; lavoro stabile e dignitoso per i giovani; scelte industriali verso un'economia verde e verso la ricerca; lotta al dumping sociale e salariale; l'opzione netta per gli Eurobond e la effettiva applicazione della tassa sulle transazioni finanziarie; un fisco armonico che combatta l'evasione; il rispetto dei contratti collettivi e dei fondamentali diritti sociali e sindacali.
La Cgil fra gli artefici della risoluzione dei sindacati europei
La Cgil, che il 14 a Terni terrà la sua manifestazione-simbolo con il comizio della leader Susanna Camusso, è stata fra gli artefici della risoluzione della Ces, assieme al sindacato portoghese, spagnolo, greco, ed ai francesi: “La Ces chiede un patto sociale per l'Europa, un vero dialogo sociale, una politica economica che stimoli occupazione di qualità, la solidarietà tra paesi e la giustizia sociale” si legge nel documento votato per l'occasione. “I lavoratori stanno pagando a caro prezzo a crisi e misure di austerità, mentre il mondo della finanza e gli speculatori continuano a prosperare. Poniamo fine alla frode fiscale, ai paradisi fiscali e alla competizione fiscale tra paesi. La tassa sulle transazioni finanziarie deve contribuire a riparare i danni del capitalismo senza regole.” E' questa la strada per un'Unione europea che sia prima di tutto un'unione sociale. Un'Europa diversa, migliore, solidale ed unita che il 14 novembre, tutti insieme, i sindacati del caro vecchio continente chiederanno di percorrere. A tutti i governi ed a partire dal giorno dopo!
Vanna Palumbo
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Intervento della FPCGIL Palermo alla manifestazione in P.za Verdi
Saluti vanno alle lavoratrici e lavoratori convenuti in questa piazza , come in altre 100 piazze d’Italia, per il primo sciopero Europeo dei sindacati aderenti alla Confederazione Europei dei Sindacati; non è un caso che soltanto i 4 paesi degli stati membri dell’U.E, ossia i cosiddetti PIGS cioè gli stati con le economie più malandate e a rischio default, è stato proclamato lo sciopero generale
Il mio pensiero va innanzitutto alle popolazioni colpite dal maltempo e in special modo alla Toscana e Liguria, un grazie va alle forze dell’ordine, ai VV.FF. alle amministrazioni locali che si stanno impegnando per portare soccorso alle popolazioni colpite e un saluto e il cordoglio va ai familiari delle vittime di questa annunciata tragedia.
Affrontare oggi 14 novembre il tema della spending-review è davvero arduo, perché il compito non è soltanto di farlo comprendere ai lavoratori della P.A., convinti di essere degli intoccabili, quanto di farlo percepire ai cittadini Italiani, in termine di contrazione dei servizi che saremo costretti a non poter più fornire o, fornire quantitativamente e qualitativamente in forma ridotta, nel migliore dei casi.
Ciò che avverrà sarà una riduzione degli spazi di intervento del perimetro dello Stato e di conseguenza di quel sistema di benessere sociale meglio noto come welfare
Welfare e spending-review sono esattamente contrapposte e in antitesi, perché se con il primo termine si intende wel=bene, fare=go=andare, ossia un sistema di protezione sociale per far fronte a difficoltà e necessità della vita che si concretizza nell’intervento egualitario dello Stato e, per dilatazione degli EE.LL. preposti, nei confronti della popolazione tutta, con il secondo termine spending-review, pubblicato in tutta fretta il 6 luglio u.s. dal Governo Monti con il provvedimento D.L.95 recante: “disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi al cittadino, si attuano misure di contenimento della spesa pubblica attraverso tagli alle Regioni, Province, EE.LL., quindi riduzioni di spese per acquisti di beni e servizi.
Si legge spending-review, si traduce manovra finanziaria con riduzione dei servizi al cittadino, altro che invarianza dei servizi al cittadino.
“Affamare la bestia” per poi attaccarla e sfinirla, laddove per bestia si intende lo Stato e, difatti i tagli previsti alla spesa pubblica sono pari a € 100 mld, tali da indurre la Banca d’Italia a intervenire con il proprio bollettino mensile, per indicare gli effetti nefasti che tale manovra di finanza pubblica all’insegna dell’austerità avrà sia intermini di quadro occupazionale sfavorevole che, di peggioramento delle stesse previsioni di risanamento delle finanze pubbliche.
E’ bene chiarire cosa di nefasto porta con se la spending-review: riduzione del 20% sul costo dell d.o. dei dirigenti e del 10% del personale non dirigente: in pratica 10000 mila unità in meno, parlo di donne e uomini in carne ed in ossa, non il leit-motif delle auto blu tanto di moda in questo periodo, quindi meno personale, meno servizi, perché a fronte di personale in meno caro Ministro patroni Griffi, non potremo mantenere il servizio inalterato.Il più grande licenziamento di massa nella storia del paese.
Traduzione dal burocratese al linguaggio spicciolo: meno controllo sul territorio, meno assistenza ai disabili, meno asili nido, meno ospedali, meno cure, meno scuola, meno formazione.
L’idea è restringere gli spazi pubblici per liberalizzare e privatizzare!
E quando manca l’offerta e la domanda (già di per se contratta per il blocco delle retribuzioni) sarà costretta a rivolgersi altrove per recuperare quegli spazi che, invece erano garantiti con livelli di efficienza e qualità dallo stesso Stato che, per bocca della peggior classe politica degli ultimi 150 anni ha eliminato.
Siamo al paradosso!
La verità della spending-review è il ridisegno in chiave liberista del welfare, cambiando il rapporto bisogni\tutele (sottolineo e ribadisco fino ad oggi ugualitarie e a vantaggio del cittadino), in merce di scambio da porre sul mercato, fossero anche diritti non negoziabili.
L’austerità non serve a nulla Presidente Monti, è inefficace perché non porterà ne crescita ne risanamento delle finanze pubbliche, anzi genererà una ulteriore spirale recessiva che ci allontanerà dall’uscita della crisi, altro che, come affermava chi l’ha preceduta, la crisi non c’è i ristoranti sono pieni, perché dall’anno scorso ad oggi, non arriviamo nemmeno alla seconda metà del mese e le file alla Caritas sono aumentate, soprattutto a Palermo dove la percentuale lavorativa attiva è vicina a quella di Atene.
Presidente Monti, i suoi indicatori economici e finanziari mancano di impatto concreto sulla realtà e sulla vita dei lavoratori, si occupi dei cittadini, dei lavoratori e della P.A. senza considerarle come debito pubblico, ma come risorse su cui investire, reinvestendo non sugli armamenti, ma su salari servizi pubblici e protezione sociale.
Grazie.
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