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giovedì 12 luglio 2012
Monti: concertazione è causa dei mali di oggi
ROMA - Non è una novità l'insofferenza di Mario Monti nei confronti della concertazione. L'ha espressa più volte, prima in veste di professore, poi in quella di premier. Ma il fatto che ieri davanti a una platea di banchieri abbia deciso di abbandonare il discorso che gli era stato preparato, glissando sulla stretta del credito che contribuisce a bloccare l'attività produttiva, per concentrarsi sui "mali" di un pervasivo consociativismo sociale che ha impedito negli anni un'efficace azione di governo e fatto lievitare il debito pubblico, non poteva non voler dire qualcosa di più. Già, ma cosa? Un messaggio a chi? Domande che ieri si ponevano tutti i leader sindacali, i vertici della Confindustria, gli esponenti del Pd. Perché di certo mentre affondava il coltello sugli "esercizi di concertazione del passato", Mario Monti pensava a chi continua a proporre quel metodo. E non è un caso che il Pd abbia scelto di non commentare in qualche forma ufficiale la tesi di Monti. Quel che pensa Pier Luigi Bersani è però decisamente diverso: "Il dialogo, o la concertazione, non è affatto un cedimento alla non decisione. La democrazia non si impoverisce se ci si confronta. Anzi, è il contrario". D'altra parte il socialista Francois Hollande, solo qualche giorno fa, ha annunciato l'intenzione di inserire nella Costituzione della Quinta Repubblica proprio la concertazione, ispirandosi al modello della cogestione tedesca.
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