RADIO ARTICOLO1

RADIO ARTICOLO1
WEB RADIO

giovedì 12 luglio 2012

Camusso: non accetto lezioni da chi è cooptato


«Monti non sa di cosa parla»: la concertazione non c'è più dal '93, ovvero da quando «salvò l'Italia dalla bancarotta». Ha replicato così, il leader della Cgil, Susanna Camusso al presidente del Consiglio, Mario Monti, che aveva appena individuato la concertazione come origine dei nostri «mali» e causa del fatto che «i nostri figli e nipoti non trovano lavoro». Una risposta che ha trovato d'accordo tutte le parti sociali, il Pd e l'Italia dei Valori, mentre il Pdl è sceso in difesa del premier.


«Prendere lezioni di democrazia da chi è cooptato e non si è misurato col voto è un po' imbarazzante per il futuro democratico del Paese», risponde secca la Camusso a Monti. «Farlo poi nella platea delle banche e degli interessi bancari, dentro questa grande crisi, meriterebbe un'ulteriore riflessione», rimarca. La Camusso difende «l'ultima concertazione»: quella del '93 che «salvò dalla bancarotta il Paese, con una riforma delle pensioni equa, al contrario di quella del governo attuale, e che permise all'Italia di entrare nell'euro». Quel protocollo d'intesa firmato sotto il governo di Carlo Azeglio Ciampi, a tre anni dalla disdetta da parte della Confindustria della Scala Mobile, che prevedeva l'aumento di un anno ogni due a partire dal '94 dell'età pensionabile (all'epoca 55 anni per le donne e 60 per gli uomini). Un clima diverso da quello che nel 2001 accompagnò le modifiche all'articolo 18 del governo Berlusconi con 3 milioni di persone in piazza al seguito della Cgil di Sergio Cofferati e gli accordi separati firmati con le altre parti sociali. Metodo usato anche nello scorso governo dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi.

Concordano anche Cisl, Uil e Ugl. «Non c'è alternativa alla concertazione in nessun Paese a democrazia matura e a economia avanzata», attacca il segretario Cisl, Raffaele Bonanni. Perché il governo «non può pensare di avere il dono dell'infallibilità», ma le forze sociali non devono «porre veti al confronto». Monti «pensa di poter salvare l'Italia senza salvare gli italiani» sottolinea il segretario Uil, Luigi Angeletti. E dall'Ugl, Giovanni Centrella sottolinea: «È riduttivo oltre che irrispettoso nei confronti dei sindacati e dei lavoratori affermare che siano stati gli esercizi di concertazione a generare i mali contro cui oggi il Paese lotta». Anche Rete imprese Italia replica al presidente del Consiglio che il metodo della concertazione è la «via maestra» per uscire dalla crisi. E l'ex leader Cgil Guglielmo Epifani accusa: «Da Monti una posizione di destra».

Difende il premier il Pdl Stefano Saglia: «Monti ha ragione: la concertazione è un vecchio rito che non serve nei tempi in cui viviamo». D'accordo l'ex segretario confederale Cgil, ora deputato Pdl, Giuliano Cazzola: «Non è corretto liquidare così tutte le esperienze di concertazione del passato. Ma l'impostazione del presidente Mario Monti è condivisibile. E dimostra che quella del sostegno al governo tecnico è una scelta giusta».

Critiche invece dal Pd. «Sulla concertazione sbaglia. Ripassi la storia», rimprovera l'ex segretario Cisl, Sergio D'Antoni. E il leader Idv Antonio Di Pietro affonda: «Monti e il suo governo non vogliono che si tocchi il manovratore, lui si sente l'unto del Signore che colpisce 'ndo cojo cojo, senza rendersi conto che così non si governa. Così si fa macelleria sociale».



Nessun commento: