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venerdì 9 settembre 2011

Su prelievo solidarietà disparità incostituzionali - nota della CGIL


“La disparità del contributo di solidarietà tra i lavoratori pubblici e quelli privati ha prodotto dei mostri giuridici insieme a norme gravemente lesive del principio costituzionale di uguaglianza”. E' il giudizio del responsabile del dipartimento Settori pubblici della CGIL Nazionale, Michele Gentile, sulla parte di manovra che grava sul pubblico impiego e che conferma “l'accanimento contro i suoi lavoratori nonché la colpevole improvvisazione con la quale il governo ha predisposto la quinta versione della manovra in poco meno di un mese”.

Il dirigente sindacale denuncia le disparità che il contributo di solidarietà produce tra lavoratori pubblici e privati, “una grave differenziazione tra gli uni e gli altri a parità di reddito”. Infatti, fa sapere Gentile, “mentre per un privato con un reddito IRPEF pari a 310mila euro annui il contributo di solidarietà (3%) netto è pari a 167 euro annui, ovvero meno di 14 euro al mese, allo stesso reddito ma di un lavoratore pubblico vengono invece detratti 19mila euro annui, che sono pari 1.583 euro mensili, e che perlopiù, a differenza del primo, non sono deducibili”.

Il contributo di solidarietà nei pubblici, ricorda Gentile, ”è infatti del 5% da 90.000 euro fino a 150.000 e del 10% da 150.000 fino a 310.000 euro ma anche la somma di un reddito pubblico e di quello prodotto al di fuori del pubblico impiego produce effetti aberranti ed irrazionali”. Quindi, osserva il sindacalista, “altro che contributo di solidarietà, hanno prodotto una grave discriminazione ed un mostro giuridico che non potrà che essere sottoposto al vaglio della Corte costituzionale - conclude Gentile - per farne dichiarare l'incostituzionalità in nome di un principio di uguaglianza, così come farà la CGIL”.

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