
L'ossessione del precedente Governo era negare la crisi. Oggi la fase è cambiata e ad essere negata è l'evidenza.
Dalla polemica sul posto fisso a quella sugli "ipergarantiti", non passa giorno senza che un Ministro o un Sottosegretario si esprima con argomentazioni che denotano un'abissale lontananza dalla realtà oltre che un gusto dubbio per la battuta ad effetto. A questa brutta abitudine non sfuggono le mistificatorie argomentazioni sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: tutti si dimenticano però di specificare che l'art. 18 tutela dai soprusi e dalle discriminazioni e che anche
nei servizi pubblici i licenziamenti, tanto individuali quanto collettivi, sono una realtà. Quanto poi al lavoro pubblico, la presunta causa di tutti i mali del Paese, il licenziamento in tronco di quasi 30.000 precarie e precari della pubblica amministrazione tra il 2008 e il 2010, settore della conoscenza escluso, ci parla di un mondo diverso. Se i dati vengono letti con attenzione, il dato è molto più amaro: persi 11.356 tempi determinati (
non 11.356 unità di personale, ma 11.356 "anni" di prestazioni lavorative dentro la pubblica amministrazione, quindi un numero ben maggiore di espulsioni, se si pensa che in alcuni settori i contratti, ad esempio i tempi determinati di asili nido e scuole materne, non raggiungono mai i 12 mesi); persi 16.235 collaboratori (anche in questo caso i contratti non sempre raggiungono l'annualità e quindi i "licenziati" superano il numero dei contratti); persi 3.378 lavoratori socialmente utili; persi 2.377 lavoratori in formazione. Le uniche voci in aumento sono i lavoratori interinali, 1.724 unità, e gli incarichi di studio, le cosiddette consulenze, spesso frutto di clientele e compensazioni politiche, che passano dalle 58.583 del 2008 alle 75.309 del 2010 (+28,6%), con costi che a nostro avviso sono veri e propri sprechi (574,92 milioni di euro). Va poi tenuto presente che questi numeri non comprendono il taglio del 50% delle spese per il personale precario previsto dal Governo Berlusconi, che deve ancora produrre i suoi effetti con oltre 70mila licenziamenti.
Mentre si continuano a licenziare precari e il personale in forze alla pubblica amministrazione si riduce, vorremmo sentire meno sproloqui su presunte rigidità, che cozzano con la pesante crisi occupazionale in atto, e parlare meno dell'art.18 dello statuto dei lavoratori e molto più dell'art. 19, quello che prevede che i lavoratori possano eleggere le proprie Rappresentanze Sindacali Unitarie, quindi difendersi e contrattare.
Per quel che ci riguarda, il lavoro pubblico terrà fede a quel principio il 5-6-7 marzo con il rinnovo delle Rsu. Un fatto di democrazia e un fatto di civiltà.
Roma, 8 febbraio 2012