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sabato 28 gennaio 2012


Il vostro arrivo in città, viene vissuto dai cittadini\utenti e dai cittadini\dipendenti, come l’inizio di una nuova storia, necessaria ri-partenza dal punto di non ritorno lasciatoci in eredità dalla recente mala-gestione e passaggio necessario verso le sfide che attendono questa Amministrazione nel prossimo imminente futuro.

Spesso si tende a sovraccaricare il ruolo e i compiti che Le sono stati assegnati ( funzione taumaturgica dell’incarico rispetto la situazione non rosea) che si troverà a dover affrontare, ciò non di meno, Legalità, Trasparenza e Correttezza, sono le richieste che le rivolgeremo, fin dal primo giorno del suo insediamento,condizioni essenziali al fine di sanare gli sfasci prodotti e neutralizzare le tossine che hanno permeato quanto di positivo ( poco in verità) è rimasto.

Le chiediamo, sin da subito, di mutare le recenti scelte di questa Amministrazione; senza giri di parole, trasformare il Comune di Palermo da comitato d’affari gestito da potentati di natura politica e sindacale a res-publica, il cui unico fine è garantire servizi per i cittadini, cui siamo, in quanto pubblici dipendenti, debitori.

Legalità, Trasparenza e Correttezza, vanno accompagnarti da rigore e sobrietà nei costumi ( ultimamente smarriti), cui hanno fatto da contro-altare una classe politica e dirigenziale incapace di trasmettere quel senso di appartenenza alle Istituzioni, che invece era loro obbligo.

Smarrimento della propria identità e del proprio lavoro, senso di abbandono in primis e di conseguenza diffidenza, sono oggi il leit-motif che caratterizza il dipendente comunale.
Lavoratrici e lavoratori, schiacciati da corporativismi il cui unico interesse è garantire e gestire, in funzione esclusivamente predatoria e per pochi eletti, le risorse, che invece vanno ridistribuite.

Cambiare si può e si deve.

Siamo consci che gli ostacoli saranno enormi, ma confidiamo nel suo impegno e nelle sue scelte, perché da esse dipenderà il futuro e la credibilità dell’Amministrazione.

Cordiali saluti

Capogruppo RsuFPCGIL
Marco Leo

venerdì 27 gennaio 2012

27/01/2012 Giornata della Memoria


Era il 27 gennaio del 1945 quando le truppe dell'Armata Rossa arrivarono ai cancelli del campo di concentramento di Auschwitz rivelando al mondo gli orrori del genocidio perpetuato dai nazisti. In seguito ad una risoluzione ONU, proprio in questa data viene celebrata la 'Giornata della memoria', in ricordo della Shoah e di tutti coloro che persero la vita a causa della folle distruzione perpetuata dai nazisti in nome del razzismo.

Anche quest'anno per la CGIL il 'Giorno della Memoria' rappresenta l'impegno a mantenere sempre vivi valori come, “la dignità degli individui e la solidarietà tra uomini e donne di diversa provenienza culturale, ma anche un momento per riflettere sul valore e la dignità del lavoro”, come ha spiegato il Segretario Confederale della CGIL Enrico Panini concludendo il direttivo della CGIL Campania, e sul ruolo, ha aggiunto il dirigente sindacale, “che il lavoro ha nella costruzione di un progetto di libertà personale, collettivo e sociale e sul pericolo della sua alienazione raffigurata nel lavoro coatto degli operai deportati nei campi di sterminio, in seguito agli scioperi che chiedevano pace e libertà”. Una giornata che assume un significato ancora più profondo, ha concluso Panini, se “pensata all'interno della grave crisi che sta attraversando il nostro paese, che richiede a tutti un maggiore sforzo nel segno della solidarietà e della coesione”.

Tante le iniziative in programma in tutta Italia organizzate dalla CGIL, tre nella sola Campania, con la partecipazione del Segretario Generale regionale Franco Tavella, ma anche in Lombardia, in Veneto ed in tante altre regioni. La CGIL parteciperà all'organizzazione del 'Treno della Memoria' un viaggio che vuole consegnare alle nuove generazioni la memoria delle deportazioni e dello sterminio, in modo da consentire loro di farla propria e di elaborarne un pensiero vivo, una coscienza capace di contrastare ogni tentazione di discriminazione. Inoltre, lo SPI CGIL annuncia che in primavera partirà un treno di pensionati e studenti alla volta di Auschwitz, un'iniziativa per stringere un patto intergenerazionale e fare in modo che gli anziani trasferiscano ai giovani il ricordo e la memoria di una delle pagine più tristi della storia dell’umanità. Intanto, il 3 febbraio lo SPI CGIL insieme ai giovani sarà a Sant’Anna di Stazzema, poi al all’ex campo di concentramento di Fossoli e a maggio alla Casa dei fratelli Cervi per la festa del mensile dello SPI LiberEtà.

Ma, che dire?????


da www.siciliainformazioni.it
Non è in discussione la partecipazione di Fabrizio Ferrandelli alle primarie, è in forse la celebrazione delle primarie. E il rifiuto, non ben motivato, ha fatto andare su tutte le furie dapprima lo stesso Ferrandelli, e non solo lui, perché si è sospettata una discriminazione. Che non c’è, o meglio, c’è una incompatibilità, a quanto pare, fra la candidatura di Rita Borsellino, sostenuta soprattutto da Sinistra e Libertà, e Fabrizio Ferrandelli, Idv, sostenuto da un’area maggioritaria del Partito Democratico. Incompatibilità politica: Ferrandelli non alza steccati ed accetta le larghe intese, se verranno, sposando la linea del Pd, nazionale e regionale, mentre Rita Borsellino, col partito di Leoluca Orlando (che non partecipa alle primarie) non vuole sentirne di apparentamenti, patti ed alleanza al primo o secondo turno.


Questa incompatibilità ha suggerito a Sinistra e Libertà, che aveva aderito alla celebrazioni delle primarie del centrosinistra, di chiedere un rinvio di 48 ore della chiusura del “tavolo”. Da giovedì a sabato, dunque. La ragione è nota: Idv e Sel, cioè Di Pietro e Vendola, stanno cercando in tutti i modi di trovare la quadra. Mirano a mettere d’accordo Rita Borsellino e Leoluca Orlando, affinché uno dei due ceda il passo all’altro e si vada alle amministrative insieme. Con quale lista? Dipende da chi fa un passo indietro. Di sicuro, a questo punto, non si tratterebbe della lista del Pd.


È stato riferito agli uomini di Ferrandelli che per ragioni di opportunità politica non avrebbero potuto accogliere le sue firme. La giustificazione ha acceso sospetti, ed è naturale che fosse così per il clima infuocato di queste ore nel centrosinistra.


Le probabilità che Rita Borsellino non partecipi alle primarie sono ormai molto alte, comunque vada fra Vendola e Di Pietro sul caso Palermo. Se fosse Orlando a fare il passo indietro, non parteciperebbe alle primarie; se fosse lei a farlo, a maggior ragione salterebbe la sua partecipazione. In definitiva la partecipazione di Fabrizio Ferrandelli ha fatto saltare il tavolo delle primarie.


Anche Davide Faraone, infatti, non ha gradito la scelta di Cracolici e Lumia, di sostenere il capogruppo consiliare dell’Idv a Palermo.

2012 nuove regole per l'esenzione dal Ticket


in sostituzione dell'ISEE, le nuove categorie:
E01 età inferiore<06 superiore>65
E02 disoccupati
E03 ex pensione sociale
E04 pensionati al minimo

Fase due: riduzione precarietà


'Non pieghiamo i diritti' è questo il monito lanciato oggi dal Mediolanum forum Assago a Milano in occasione della manifestazione interregionale organizzata dalla CGIL (Alto Adige-Sudtirol, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino, Valle d'Aosta e Veneto) per discutere di coesione sociale, equità, futuro per i giovani in un'ottica di crescita del paese.

La rivendicazione di un 'Lavoro' con la 'L' maiuscola, con i suoi diritti e con la sua dignità è stata al centro dei numerosi interventi che si sono succeduti sul palco del Mediolanum e che hanno preceduto l'intervento conclusivo del Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso che ha sottolineato come ad un lavoro senza diritti corrisponda la mancanza di prospettive per il paese, in questo modo, ha detto “non si rimettono a posto né i conti dello Stato né le prospettive per il futuro dei giovani”.

Ed è proprio ai giovani che la leader della CGIL si è rivolta affrontando il capitolo della precarietà, uno dei temi principali nella discussione sul mercato del lavoro aperta in questi giorni con il governo. “La nostra priorità – ha detto Camusso - è ricomporre il mercato del lavoro, superare la precarietà ed offrire una prospettiva a tutti quelli che sono fuori dal mercato del lavoro”. Per la CGIL infatti un indice della discussione con il Governo è quello della lotta al lavoro precario e la riduzione delle troppo numerose forme contrattuali che l'hanno incentivata, “come si distingue tra ciò che è lavoro subordinato e ciò che è lavoro autonomo. Si deve cominciare a controllare – ha insistito Camusso – che le forme di lavoro vengano utilizzate appropriatamente”.

Il segretario generale della CGIL, nel suo intervento individua una delle soluzioni nella ricostruzione del “gusto per la legalità”, anche nel lavoro “il lavoro regolare, il lavoro contrattualizzato e che riconosce dignità alle persone – ha detto - è la più grande lotta contro l'illegalità, che oggi passa attraverso il lavoro sommerso”. Nel parlare di legalità non poteva mancare un riferimento al sistema fiscale “essere paladini della legalità – ha sottolineato Camusso - significa anche un fisco giusto, che chiede in ragione di ciò che possiedi, che chiede di più a chi ha di più”. E nella fase due, che, ha affermato la leader della CGIL deve essere “qui ed ora” è necessario "spostare il peso della tassazione su chi ha di più, alleggerendo la tassazione sulle retribuzioni da lavoro dipendente e sulle pensioni”.

In merito alle liberalizzazzioni, il numero uno di Corso d'Italia ha avvertito “non ci dicano che porteranno ad un aumento dei salari perchè ciò che può aumentarne il valore d'acquisto è, invece, la riduzione della tassazione sul lavoro dipendente, trasferendo lì ciò che viene recuperato dall'evasione”.

Camusso, rivolgendosi al Governo ha detto “nel modo in cui ha approcciato questa trattativa sul mercato del lavoro vediamo un grande rischio: siccome si pensa ad un improvviso stravolgimento di tutto temiamo prevalga la tentazione di dire 'lasciamo tutto com'è'. Noi non siamo disposti a lasciare tutto com'è. Per una ragione precisa: vorrebbe dire – ha insistito - condannare i giovani alla precarietà e al dualismo nel mercato del lavoro”. Dunque, ha concluso Camusso, per la CGIL "non può esserci un tavolo del mercato del lavoro che si occupa solo delle regole senza un'idea dello sviluppo del paese".

mercoledì 25 gennaio 2012


da www.siciliainformazioni.it
Sara' Luisa Latella, attuale prefetto di Vibo Valentia, il commissario straordinario del Comune di Palermo. La scelta e' stata fatta dal presidente della Regione, Raffaele Lombardo, su proposta dell'assessore per le Autonomie locali e la Funzione pubblica, Caterina Chinnici. Il perfezionamento della nomina avverra' nei prossimi giorni. La Latella, nata a Reggio Calabria, coniugata, con 3 figli, ha iniziato la sua attivita' al ministero dell'Interno nel 1982, presso l'allora Direzione generale della Protezione civile e servizi antincendi per poi essere trasferita presso la Prefettura di Reggio Calabria, dove ha svolto quasi tutta la sua carriera, ricoprendo, da giugno 2000 a gennaio 2004 l'incarico di Capo di Gabinetto.

Nel gennaio 2004 viene nominata vicario del prefetto e nel 2008 viene posta in posizione di fuori ruolo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e assegnata all'Ufficio del Commissario Straordinario per la gestione dei beni confiscati alla criminalita' organizzata, con funzioni di Vicario del Commissario.Rientrando dalla posizione di fuori ruolo, nel giugno 2008, viene inviata presso il Ministero dell'Interno, dove assume l'incarico di dirigente in posizione di staff del Capo Dipartimento, quale componente della Commissione permanente per la progressione in carriera.

A sparare minchiate basta poco...Martone imita Brunetta


“La sfiga non c'entra niente. Servono politiche vere per i giovani, siamo stanchi di insulti e di chiacchiere”. E' questa la replica dei giovani della CGIL alle parole di oggi del vice ministro del Lavoro, Michel Martone che, durante un convegno sull'apprendistato organizzato dalla Regione Lazio, nel parlare di nuovi messaggi culturali, ha detto: “dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni, sei uno sfigato”.

Per i giovani della CGIL, alla luce di un'alta dispersione scolastica, predestinazione sociale altissima, l'enorme mole di disoccupati e di Neet mentre cala il numero di iscritti alle università, “un governo così esperto e sobrio come quello che abbiamo ama definirsi – avvertono -, farebbe accuratamente bene a non tirare fuori il destino e la sfiga”. I giovani della CGIL denunciano il disinvestimento del nostro Paese, negli ultimi dieci anni, sull'istruzione e sul diritto allo studio “si è rinunciato a qualsiasi politica per lo sviluppo in grado di creare buone prospettive occupazionali – avvertono i giovani della CGIL -, scegliendo la strada del moltiplicarsi di tipologie contrattuali precarie e a basso costo”.

Dunque, per contrastare la “sfiga” servono cinque cose: “intervenire subito sul sistema del diritto allo studio, garantendo a tutti il successo formativo; un piano nazionale per consentire agli under35 senza qualifica di raggiungerne una in tempi brevi; la riduzione delle tipologie contrattuali per combattere la precarietà; politiche di sviluppo che creino lavoro di qualità per i giovani; un sistema efficace di orientamento e servizi all'impiego”, concludono i giovani della CGIL.

Classi sociali, i ricchi sempre più su ora guadagnano 10 volte più dei poveri


da www.repubblica.it
di LUISA GRION

Ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. In Italia l´ascensore sociale si è rotto, le categorie di reddito sono sempre più chiuse e il divario fra classi - invece di diminuire - aumenta. La tendenza accomuna quasi tutte le economie sviluppate, ma da noi la distanza è superiore rispetto alla media dei Paesi Ocse. Uomini e donne non salgono più i gradini della scala sociale e restano aggrappati alla ringhiera anche al momento delle nozze: il matrimonio tende a «polarizzare» i redditi. Il medico sposa quasi sempre il medico, l´avvocato dice «sì» solo all´avvocatessa, l´operaio all´operaia. Ricchi con ricchi, poveri con poveri: una dura legge che nemmeno la favola bella di Cenerentola riesce a contrastare. Oggi i principi azzurri e le ricche ereditiere non rappresentano più la soluzione del problema: ce lo dice l´Ocse nel suo rapporto «Divided we stand», una spietata analisi sulla crescita delle ineguaglianze sociali presentata ieri all´Istat.
UNO A DIECI
Le cifre indicate dallo studio dettano una tendenza netta: nel 2008, anno degli ultimi dati disponibili (e periodo comunque antecedente alla fase più pesante della crisi), il reddito medio del 10 per cento di popolazione più ricco del Paese era di oltre dieci volte superiore a quello del 10 per cento più povero (49.300 euro contro 4.887). A metà degli anni Ottanta il rapporto era di 8 a 1: il gap sta quindi peggiorando. Non è un fenomeno solo italiano, sia chiaro: il divario fra più e meno abbienti, sottolinea l´Ocse, sta aumentano in quasi tutti i paesi europei. Francia a parte dove - come in Giappone - il quadro è rimasto più o meno stabile, il differenziale è salito anche nella ricca Germania e nell´evoluta penisola Scandinava (passando dall´1 a 5 degli anni Ottanta all´attuale 1 a 6). Imbarazzante l´1 a 17 degli Stati Uniti, drammatico - pur se in netto miglioramento - il dato del Brasile dove i più ricchi hanno redditi cinquanta volte superiori a quelli dei più poveri.
I MEGLIO E I PEGGIO PAGATI
Più sei pagato, più lavori, più ti arricchisci: a guardare le tabelle dello studio Ocse par di capire che le occupazioni di basso livello difficilmente evolvono e permettono il riscatto. Secondo gli studi dell´Ocse in Italia (ma la tendenza è confermata anche negli altri paesi) quantità e qualità del lavoro vanno di pari passo. Dalla metà degli anni Ottanta ad oggi il numero annuale di ore di lavoro effettuate dai dipendenti meno pagati è passato dalla 1580 alle 1440 ore. Anche fra i lavoratori meglio pagati la quantità è diminuita, ma in minor misura, passando dalle 2170 alle 2080 ore. Faticare, quindi, non basta. Ed essere lavoratore dipendente non aiuta: a differenza di molti paesi Ocse in Italia la diseguaglianza sociale va di pari passo con l´aumento dei redditi dei lavoratori autonomi. La loro quota sul totale della ricchezza è aumenta, negli ultimi trenta anni, del 10 per cento.
CENERENTOLA E ALTRI RIMEDI
Cos´è che fa aumentare la diseguaglianza? Il livello minimo di istruzione, certo, la bassa percentuale di lavoro femminile, lo storico divario fra Nord e Sud. Ma non basta. Il gap di casa nostra è causato anche dalla tendenza degli italiani a celebrare unioni fra caste: i principi azzurri non vanno più in cerca della loro Cenerentola e questa mancanza di fantasia ha contribuito per un terzo dell´aumento delle diseguaglianze di reddito. Cosa fare per invertire la tendenza? L´estensione dei servizi pubblici non basta più: istruzione, sanità e welfare riducono il gap, ma in modo meno incisivo rispetto al passato (di un quarto nel 2000, di un quinto oggi). La svolta, suggerisce l´Ocse, per l´Italia passa attraverso una riforma del fisco e della previdenza, il potenziamento degli ammortizzatori sociali e delle politiche di sostegno al reddito.

Equo indennizzo e cause di servizio


Da un Governo tecnico ci si aspetterebbe maggiore virtuosismo, la capacità di colpire i furbi senza penalizzare gli onesti. Al contrario il metodo del Governo Monti assomiglia molto alla dottrina Tremonti: tagliare i diritti di tutti per colpire gli abusi di alcuni e fare cassa. È la teoria dei tagli lineari applicata ai diritti e nel caso dell'equo indennizzo e delle cause di servizio per i lavoratori dei servizi pubblici colpisce direttamente il diritto alla salute e quello a veder riconosciute tutele in caso di danni permanenti causati dalla propria attività lavorativa", queste le parole di Federico Bozzanca, Segretario Nazionale dell'Fp-Cgil, in riferimento alla campagna-petizione lanciata dal Coordinamento Nazionale della Polizia Locale della Fp-Cgil per chiedere l'abrogazione dell'art. 6 della cosiddetta manovra "salva Italia", decreto legge n°.201/2011.

"Il problema è particolarmente sentito dai lavoratori della Polizia Locale perché operando in strada sono esposti quotidianamente a rischi - continua Bozzanca - e alcuni recenti avvenimenti ne sono una triste testimonianza. L'insoddisfazione nel settore è poi amplificata dall'assenza di una riforma che da troppi anni giace in Parlamento e su cui chiediamo un confronto con il Governo. Ma il problema delle cause di lavoro e dell'equo indennizzo coinvolge l'insieme dei lavoratori dei servizi pubblici e infatti la nostra campagna-petizione è aperta a tutti coloro che vogliono esprimere contrarietà a questa norma".

"Un errore che denunciamo e a cui chiediamo venga posto rimedio. I cittadini devono sapere che i lavoratori che offrono loro servizi essenziali danno il massimo anche perché garantiti da un sistema di tutele. Allo stesso modo i lavoratori devono operare sapendo che quel sistema li garantirà. Per imporre legalità nelle pubbliche amministrazione ed evitare abusi bisogna potenziare i controlli - conclude il sindacalista - non certo eliminare gli strumenti di tutela dei lavoratori".


Roma, 20 gennaio 2012

Palazzo Barone sopralluogo RLS


Al Dirigente del Settore Servizi Educativi
Dott.ssa L. Romano

All’UAS


LL.SS.

Oggetto: nuova sede Settore Servizi educativi – Palazzo Barone

In data 19 gennaio u.s., gli scriventi nella qualità di RLS, hanno effettuato un sopralluogo ex art.50c1lett.A D.Lgs81/2008, unitamente al personale del Settore Servizi Educativi e dell’Uas, presso la nuova sede di Palazzo Barone.

Preme segnalare due criticità che interessano la nuova sede:
• l’impianto di climatizzazione\aria forzata, ad oggi non funzionante
• l’assenza di finestre\ luce naturale in alcuni vani.

Per la prima criticità si chiede di intervenire presso il Settore Manutenzione, al fine di definire il percorso per completare l’iter burocratico, già in fieri, dell’ acquisto dell’apparato da sostituire (vedasi D.Lgs 81/2008 allegato IV 1.9.1.4).

Per la seconda criticità, preme segnalare che ; “…si devono adottare adeguate misure dirette ad eliminare i rischi derivanti dalla mancanza e dalla insufficienza della illuminazione allegato IV 1.10.1 e 1.10.6 D.Lgs 81/2008) si chiede, ove possibile, di limitare al massimo a due unità, la presenza di personale nelle stanze senza luce naturale diretta e di predisporre una rotazione di detto personale.

Si resta in attesa di riscontro.




Palermo 14/12/2011 f.to RLS G. Cosentino,
Marco Leo,
E. Muratore

martedì 24 gennaio 2012

Art.18 non è tabù


“Il contratto unico non esiste in natura”. Al termine del primo tavolo tra governo e parti sociali sul tema della riforma del mercato del lavoro, Panorama.it ha chiesto a Emilio Viafora, fondatore del Nidil, il settore della Cgil dedicato ai lavoratori atipici e attuale segretario generale del Veneto, perché su una riforma che, nel nome di una maggiore equità, intende superare la giungla dei 40 tipi di contratto ad oggi applicati in Italia, il maggior sindacato italiano dice di no. Come anche a un superamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che garantisce solo chi è assunto in aziende con più di 15 dipendenti.

Segretario Viafora, al tavolo di oggi a Palazzo Chigi il ministro del Welfare Elsa Fornero ha detto che il piano del governo prevede di porre fine alla cassa integrazione straordinaria, mantenendo solo quella per le crisi temporanee, in cambio di un’indennità per chi perde il posto di lavoro. Susanna Camusso ha risposto che la cassa straordinaria non si può superare. Perché se si parla comunque di un risarcimento?

Perché crediamo che mantenere i lavoratori di un’azienda che sta attraversando una fase di ristrutturazione dentro il processo riorganizzativo dell’impresa stessa sia fondamentale per evitare la loro espulsione definitiva. La cassa integrazione straordinaria è uno strumento che ha funzionato e funziona e non può essere sostituito.

Tabù o non tabù, al tavolo di oggi di articolo 18 non si è parlato. Intanto, secondo lei, è giusto discuterne oppure no?

Se le misure devono favorire l’occupazione non si capisce come facilitare i licenziamenti possa favorire l’occupazione. Ritenere l’articolo 18 un impedimento al licenziamento quando ci sono problemi per le imprese, si smentisce nei fatti: durante questa crisi in Italia sono stati licenziati per giusta causa, con procedura collettiva o individuale, oltre 700mila lavoratori, quindi è del tutto teorico che non si possa licenziare per giusta causa.

Sta dicendo che, a 40 anni di distanza dalla sua introduzione, l’articolo 18 è ormai superato dalla realtà attuale?

No, non voglio dire questo. Voglio dire che l’articolo 18 in realtà tutela i lavoratori non dal licenziamento per giusta causa, ma dal licenziamento per motivi discriminatori. Che cosa impedisce l’articolo 18? Impedisce che uno possa essere licenziato perché fa attività sindacale, per le sue idee politiche, per la sua fede religiosa, per questioni di genere. L’articolo 18 tutela diritti fondamentali previsti dalla Costituzione, per questo non può essere cancellato.

Voler difendere a tutti i costi una legge che si applica solo alle aziende con più di 15 dipendenti, mentre per tutti gli altri è previsto, in caso di ingiusto licenziamento, non il reintegro nel posto di lavoro ma solo un’indennità economica, non fa della Cgil un sindacato che continua a preoccuparsi solo dei lavoratori garantiti?

Ma questo non è vero! Il licenziamento senza giusta causa non è consentito nemmeno nelle aziende con meno di 15 dipendenti. La differenza è determinata dal fatto che per le imprese con più dipendenti è previsto il loro reintegro mentre in quelle con meno dipendenti no. Ma tutto ciò ha una motivazione legittima.

Quale?

Quella per cui in un’azienda molto piccola, quando si rompe il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e dipendente, è molto difficile che quest’ultimo possa rimanere all’interno, tant’è che è prevista una remunerazione. Quindi il problema è mal posto: non è affatto vero che la Cgil si preoccupa solo di chi è già garantito e ignora tutti gli altri.

Anche sul contratto unico la Cgil è contraria. Superare tutte le differenze di trattamento dovute alla presenza di 40 diverse tipologie non garantirebbe una maggiore equità?

E’ indubbio che l’Italia sia oramai il Paese con più tipologie contrattuali in entrata e che una vera riforma dovrebbe portare a una semplificazione sostanziale dal momento che dentro questa moltiplicazione delle tipologie si è creato un esercito di persone che non ha né presente né futuro, vittime di una illegalità diffusa; detto ciò parlare di “contratto unico” significa parlare di qualcosa che non esiste in natura. Come si fa a pensare di cancellare il lavoro stagionale, il tempo determinato, il lavoro interinale? Chi raccoglie i pomodori durante una determinata stagione dell’anno non può essere certo assunto a tempo indeterminato. Quello che si deve eliminare, quando si parla di semplificazione, sono invece tutti quei lavori a chiamata, a progetto, di collaborazione, le partite Iva finte, il lavoro condiviso, che invece davvero determinano una precarizzazione della condizione lavorativa.

Per la prossima settimana è fissato un nuovo incontro governo-parti sociali. Resterete seduti al tavolo fino alla fine, qualsiasi cosa vi sarà somministrato?

La Cgil non si è mai sottratta ai tavoli di trattativa, al limite non firma gli accordi. Discutiamo fino alla fine ma nessuno può dirci, come è accaduto con le pensioni, “prendere o lasciare”.

Ministra Fornero ...sul lavoro, bocciata



«Il tavolo è partito, ma no alle forzature ». Quattro ore di «incontro interlocutorio» e in salita fra governo e parti sociali producono il via ai «quattro titoli dell’agenda», quattro tavoli di lavoro: tipologie contrattuali, apprendistato e formazione, flessibilità per la crescita, ammortizzatori sociali. Partiranno la prossima settimana quando arriverà anche una nuova convocazione del governo. Prima invece saranno le sole parti sociali ad incontrarsi per mettere a punto una proposta comune sui vari temi. E quindi l’effetto principale del tavolo è stato quello di ricompattare sindacati e imprese che, in nome dell’autonomia, riacquistano centralità. In una riunione informale nel pomeriggio Cgil, Cisl e Uil hanno messo a punto la strategia comune su come procedere nella trattativa assieme a Confindustria e ReteImprese. Un incontro che si è quindi concluso più con indicazioni di metodo che di merito, visto che le parti sociali in toto hanno commentato negativamente il documento del ministro Elsa Fornero. «Un agenda non condivisa, i contenuti dei tavoli non sono predeterminati », spiega Susanna Camusso, bloccando sul nascere le polemiche sulle modifiche (soprattutto alla cassa integrazione) rilanciate dalle agenzie.
«NON CI SONO RISORSE» È stato il presidente del Consiglio Mario Monti, prima di volare a Bruxelles, ad aprire l’incontro sottolineando la necessità di una riforma «strutturale» e «in tempi brevi», seppur non sotto la forma diun decreto legge. «Servono buone soluzioni strutturali per il mercato del lavoro, spero - ha detto - che si riesca a non ridurre il messaggio che mandiamo sulla riforma del lavoro solo sull’articolo 18». I due punti fermi sulla trattativa sono dunque i tempi più celeri possibili e l’amara constatazione che la riforma andrà fatta a costo zero o giù di lì: di soldi non ce sono ed è stato lo stesso premier Monti a specificarlo. All’uscita le reazioni delle parti sociali sono tutte improntate alla prudenza. Comincia Marco Venturi, portavoce di ReteImprese, sottolineando come «bisogna fare passi avanti». Tocca poi a Emma Marcegaglia sintetizzare la posizione degli industriali. «Oggi abbiamo aperto il tavolo stabilendo il metodo e i tempi. Da parte nostra - ha continuato il presidente uscente di Confindustria - abbiamo presentato un documento dove dimostriamo che la percentuale di lavoro instabile sul totale è più bassa da noi rispetto alla Germania ».Da qui arriva il monito: «Attenzione a ridurre le forme di flessibilità ». Inevitabile poi da qui arrivare alla canonica domanda sull’articolo 18: «Non si è parlato specificatamente di articolo 18, si è parlato di flessibilità in entrata e in uscita». L’idea di Confindustria è presto detta: «Per ridurre il dualismo e aumentare le garanzie per i giovani e donne è necessario ridurre le garanzie per gli attori più forti». Più conciliante con i sindacati è la parte sulle tipologie di contratto: «Insieme a loro concordiamo sul fatto che apprendistato e contratto in somministrazione sono le forme che funzionano meglio. Nel primo caso «si può migliorare e limare qualcosa ma la legge c’è», nel secondo l’«assunzione a tempo determinato da parte delle agenzie interinali concede una buona copertura di diritti ai lavoratori».
«SCOTTATI DALLE PENSIONI» Tornando a sedersi davanti al governo, i sindacati scontavano «la scottatura » della riforma delle pensioni, arrivata per decreto e senza consenso e consulto. A chiudere il giro sono arrivati i quattro sindacati confederali. Tutti e quattro, Camusso, Bonanni, Angeletti e Centrella, hanno puntato sull’autonomia delle parti sociali, annunciando l’incontro per preparare una proposta comune da sottoporre al governo prima del prossimo incontro. Luigi Angeletti si è soffermato sul metodo: «Per noi il confronto deve essere sostanziale: discutere, negoziare e poi decidere. No a documenti contrapposti e poi la sintesi la fa il governo e troviamo delle sorprese: non siamo alunni a cui è stato dato un tema che poi la professoressa corregge». Camusso ha poi ribadito i punti chiave della piattaforma comune dei sindacati: «Ricondurre ad unità il mercato del lavoro riducendo precarietà e sommerso; estendere gli ammortizzatori a tutti». Bonanni invece ha aperto alla possibilità «di gestione» dell’articolo 18: «Ci sono contenziosi col giudice che durano un sacco di tempo: si può trovare il modo per ridurli e semplificare a vantaggio di lavoratori e imprese. A nessuno conviene che le cose vadano per le lunghe».❖

Rinvio delegazione trattante


la delegazione trattante del 26/01/2012 è rinviata a data da destinarsi...
NO COMMENT!