RADIO ARTICOLO1

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giovedì 24 novembre 2011

Convocazione delegazione trattante Area Comparto


Al Ragioniere Generale

Al Dirigente Coordinatore Settore Risorse Umane

Alla C.G.I.L. /F.P.

Alla C.I.S.L./F.P.S.

Alla U.I.L./F.P.L.

Al C.S.A.

Alla DI.C.C.A.P.

Ai Capi Gruppo delle R.S.U.

LL.SS.



La delegazione trattante, è convocata per la giornata di Giovedì 1/12//2011 alle ore 15,00 presso i locali della Direzione Generale siti nell’atrio di Palazzo Palagonia alla Gancia in Via del Quattro Aprile, 4 per discutere del seguente ordine del giorno:

1) prosecuzione negoziato accordo economico anno 2011;

2) prosecuzione esame piano annuale di formazione del personale comunale anno 2012.



Cordiali saluti.

IL DIRETTORE GENERALE
(Ing. Gaetano Lo Cicero) d’ordine

IL DIRIGENTE RESPONSABILE
f.to (Dr. Sergio Maneri)

Giampilieri, Lunigiana, Genova, Saponara...


Per la tutela del territorio sono necessarie ''adeguate e costanti politiche di prevenzione''. Lo afferma il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in una nota, dopo l'alluvione che ha colpito la provincia di Messina.

Napolitano, prosegue la nota diffusa dal Quirinale, "sta seguendo, in stretto contatto con il Dipartimento della Protezione civile, le operazioni di soccorso nei comuni della provincia di Messina colpiti dagli ultimi eventi alluvionali, che sono costati la vita a tre persone, di cui una in giovanissima eta'". Il presidente della Repubblica ha chiesto al Prefetto Alecci di "rappresentare i suoi sentimenti di partecipe solidarieta' e la sua vicinanza alle famiglie delle vittime e alle comunita' colpite". Quest'altra tragedia "ripropone l'esigenza assoluta, richiamata dal Capo dello Stato proprio nella cerimonia al Quirinale dell'altro giorno dedicata alla tutela dell'ambiente ed alla salvaguardia del territorio, di adeguate e costanti politiche di prevenzione, a cui affiancare -conclude la nota- una puntuale azione di vigilanza e di controllo delle situazioni a rischio".

Termini Imerese - ultimo giorno


Oggi chiude per sempre la Fiat di Termini Imerese. Per i 1.556 lavoratori diretti più i 700 dell’indotto del domani non v’è certezza e c’è da scommettere che le assemblee unitarie previste in giornata decideranno proteste molto forti, scaricando la rabbia di mesi di attesa. Tutti ieri si aspettavano buone notizie dal tavolo al ministero dello Sviluppo economico, il primo da quando è arrivato Corrado Passera. Invece dal camino di via Veneto è arrivata l’ennesima fumata nera. Il nodo del contendere è sempre lo stesso: convincere Fiat a mettere sul piatto i 7 milioni di euro per incentivi ai prepensionamenti, indennità di preavviso e quant’altro per i lavoratori che non saranno ri-assunti dal gruppo Di Risio. Il Lingotto si è sempre detto, in linea di principio, disponibile ma continua a fare melina non stabilendo una cifra e chiedendo prima che si fissino con precisione i numeri dei lavoratori che accederebbero agli scivoli verso la pensione. A questo proposito ieri si è deciso che l’accesso agli incentivi è possibile solo per i lavoratori che nel periodo di mobilità (i quattro anni di cassa integrazione) matureranno i requisiti per la pensione. Un modo per ridurne il numero da 700 verso 500. L’unico fatto nuovo e positivo emerso ieri è «la disponibilità della regione Sicilia, a trovare finanziamenti per una positiva soluzione della questione mobilità, in aggiunta rispetto a quelli che sarebbero già messi in campo», come spiega Domenico Arcuri, ad di Invitalia, advisor del passaggio da Fiat a Dr motor. «Ai lavoratori - spiega Enzo Masini mentre, dopo aver partecipato al tavolo, scende a Termini Imerese dove sarà raggiunto dal segretario generale Maurizio Landini - racconteremo che la Fiat di Marchionne, quella che non chiede soldi pubblici e ha 17 miliardi di liquidità, vuole lo sconto sui 7 milioni, scaricando sulla Regione Sicilia spese che le spetterebbero». Critici anche gli altri sindacati con la Fim che parla di «estenuanti passi avanti» e «di tempi stretti per chiudere l’accordo». Tutto è rimandato a mercoledì prossimo per, si spera, «l’ultimo incontro » al ministero.
A TORINO PER CONTRATTO DI GRUPPO Sempre ieri è arrivato dalla Fiat la convocazione ai sindacati, Fiom compresa, per discutere del contratto di gruppo dopo la disdetta di tutti i contratti precedenti annunciata martedì da Fiat Automobile e ieri da Fiat Industrial (marchi Cnh, Iveco, New Holland). L’incontro è stato fissato per martedì 22 alle 10,30 all’Unione industriali di Torino. Articolate le reazioni dei sindacati. Se Antonio D’Anolfo, segretario Ugl metalmeccanici promette di «sedersi con l’unico scopo di garantire migliori condizioni contrattuali ed economiche per tutti i lavoratori», per Eros Panicali, segretario nazionale Uilm «il confronto negoziale dovrà essere celere e portare ad un soddisfacente risultato». La Fiom, pur ribadendo che non firmerà mai un contratto modello Pomigliano, si augura «novità da parte di Fiat»: «Mi sembra che la trama si stia svolgendo secondo un copione già scritto. Noi andremo all’incontro per provare a cambiare un finale che qualcuno ha già scritto», spiega Giorgio Airaudo, responsabile auto dei metallurgici della Cgil.❖

Convocazione per prosieguo concertazione


Convocazione incontro per prosecuzione concertazione relativa al nuovo sistema di misurazione e valutazione della Performance – Area Comparto

Al Dirigente Coordinatore Settore Risorse Umane
Alla C.G.I.L. /F.P.
Alla C.I.S.L./F.P.
Alla U.I.L./F.P.L.
Al C.S.A.
Alla DI.C.C.A.P.
Ai Capi Gruppo R.S.U.
LL.SS.

Il Dirigente e le OO.SS. in indirizzo sono convocati per la giornata di Venerdì 25 Novembre alle ore 15,00, presso i locali della Direzione Generale siti nell’atrio di Palazzo Palagonia alla Gancia in via del Quattro Aprile, 4 per la prosecuzione della concertazione relativa al “nuovo sistema di misurazione e valutazione della Performance – Area Comparto”.
Distinti saluti.
IL DIRETTORE GENERALE
(Ing. Gaetano Lo Cicero)
d’ordine
IL DIRIGENTE RESPONSABILE
f.to (Dr. Sergio Maneri)

mercoledì 23 novembre 2011

Resoconto concertazione 22/11/2011


RESOCONTO CONCERTAZIONE del 22\11\2011


Oggetto del tavolo di concertazione, la prosecuzione dell’analisi del sistema di valutazione e la presentazione del piano annuale di formazione del personale per l’anno 2012, “onde evitare di ricadere negli stessi errori dell’anno precedente e conseguentemente di iniziare i corsi a Giugno” così ha ribadito lo Svo come premessa alla discussione.

Uil: la giornata odierna è dedicata alla prosecuzione della discussione precedente, pongo una pregiudiziale perché prima del piano di formazione si discuta nel merito del sistema di valutazione.

Caselli: sempre in premessa che risposte ha la parte pubblica in ordine all’utilizzo del milione e 600 mila € di economie, da usufruirsi come richiesto nel 2011?

Svo: registro la richiesta della Uil, chiedo al tavolo di esprimersi sulla proposta di dividere l’odierno tavolo di discussione in due parti, prosecuzione analisi dell’articolato del nuovo sistema di valutazione e successivamente presentazione del piano di formazione 2012. Comunico in anteprima che la vostra proposta di utilizzo delle economie nell’anno 2011, incontra delle difficoltà da parte dell’A.C.

Difficoltà: sarà forse, perché non hanno certezza… sul reale ammontare dei fondi?

Cisl: ribadiamo la richiesta di comunicare al tavolo, anche le somme derivanti dalle economie di gestione.

Caselli: ove, come prospettato dalla parte pubblica, vi fossero delle difficoltà, chiediamo la presenza a questo tavolo del D.G. che dovrà riferire delle somme del fondo.

Convenuti, tutti, sulla necessità di dividere la riunione in due tranche, analisi del corposo articolato del sist.valutazione e piano della formazione, sono iniziate le danze, che tra un interruzione, un intervento, un ulteriore intervento, una domanda, una contro domanda etc…, ha utilizzato il tempo che ci si era accordato di utilizzare (2 ore circa per l’analisi ).

Svo: tema dell’analisi dell’articolato è la PERFORMANCE ORGANIZZATIVA, sia sulla valutazione dell’Ente -che viene rinviata - mancando i parametri di riferimento nazionale, alle indicazioni o orientamenti in sede ANCI, sia sulla valutazione del dipendente, tenuto conto che lo stesso si configura come un processo a cascata, che parte dall’assegnazione del D.G. ai Dirigenti di 3 obiettivi operativi specifici e vari obiettivi operativi Peg. Questi obiettivi saranno validi anche per le P.O.\A.P e il restante personale, il compenso sarà corrisposto annualmente, se il punteggio riportato sarà non inferiore al 50% e il requisito minimo di presenza in servizio in 6 mesi sarà di 132 gg. Si ribadisce che, ai fini del requisito minimo di presenza in servizio, non si applicano le tutele di contratto o legge, perché un soggetto che non è presente avrebbe un compenso simile a coloro che invece sono presenti. La doppia tutela, (performance organizzativa e individuale), garantisce un compenso a un soggetto che in ufficio non c’è.

OO.SS.: sono tutele previste dal contratto di Legge, non devi derogare, ma anzi applicarle, perché riguardano non i malati immaginari, ma interdizione anticipata, congedi di maternità\paternità, distacco sindacale, patologie gravi con terapie salvavita e infortuni per causa di servizio – mica cotiche! Sono tutele, cioè garanzie con il preciso compito di salvaguardare chi è in un momento di evidente difficoltà. Altresì perché non avete previsto l’OIV (organismo indipendente di valutazione), proprio per la sua garanzia di neutralità sul sistema di valutazione?

Terminati gli interventi, che per brevità abbiamo sopra sintetizzato e soprattutto esauritesi il tempo previsto, posto che dovevamo parlare anche del piano della formazione 2012, si è convenuto di rimandare a venerdì o lunedì p.v. il prosieguo della discussione sulla performance individuale.

Svo: il piano di formazione del 2011 è stato di 8300 giornate formazioni\uomo di cui 5550 interne e 2750 esterne, i primi interventi si sono svolti a giugno, perché il piano è stato approvato dalla G.C. soltanto a maggio; i corsi tenuti hanno tenuto conto dei gap formativi segnalati dai Dirigenti e dai dipendenti. La stessa metodologia d’indagine bifrontale - Janus per i dirigenti e questionari per i dipendenti - , sono stati utilizzati anche per il 2012. Vi è da dire che non tutti i dirigenti hanno risposto, infatti i questionari compilati e pervenuti sono 92, segnalando 536 gap di conoscenza\competenze per un tot. di 14813 dipendenti (ovviamente ci sono più gap per lo stesso dipendente…) concentrando soprattutto sull’utilizzo delle tecnologie, normativa di settore, metodologie dell’attività e procedure etc…, quindi informatica (office ed autocad), stabilire i rapporti e gestione gruppi di lavoro, fondi europei, contenzioso, contabilità, normativa sull’ambiente etc.

OO.SS.: il fatto che sono soltanto 92 i questionari pervenuti, denota il disinteresse dei dirigenti, che propongono sempre gli stessi corsi (fotocopia), dimenticando che per le PEO, questi fanno da bagaglio personale, ergo il lavoratore fa o no fa il corso a secondo il volere del dirigente, con danno quando ci saranno(?) negli anni a venire nuove possibilità di carriera.

Chianello: parlo dei corsi specialistici della P.M., lingue stranire va estes a tutto il personale che fa servizio in strada e ha contatto con l’utenza, posto che siamo una città votata al turismo, protezione civile va ampliata a tutti i dipendenti del Corpo, perché ricordo che in caso di calamità naturale, gli agenti sono obbligati a intervenire di concerto con le altre Forze dell’ordine. Che senso ha 10 agenti su 1500? Chi ha segnalato le quantità? Per la Brunetta, ritengo utile avere un agente in grado di conoscere il codice della strada piuttosto che la controriforma, francamente formate chi ha rapporti con il personale non l’agente che va fa mobilità.

Leo: dall’analisi mancano i corsi per l’U.P . Cantiere comunale, corsi specialistici per il personale docente e non docente degli asili nido e scuole materne, corsi per il personale che opera giornalmente con soggetti diversamente abili, corsi specialistici per la somministrazione dei farmaci corsi di archivistica e biblioteconomia, recupero beni librari, ISBN.

A nome del Gruppo Rsu Fp Cgil chiedo di allegare al verbale la seguente dichiarazione:



Lo scrivente gruppo Rsu FpCgil, dopo attenta lettura e analisi del piano annuale di formazione, già recentemente inviato via mail e oggetto della discussione all’odierno tavolo di concertazione, resta perplesso sulle proposte formative poste in essere.

Un insieme di luci, poche [ rischi di infiltrazione mafiosa, riforma del procedimento amm.vo, sicurezza sui luoghi di lavoro, privacy, legislazione ambientale, normativa sullo sportello unico, fondi europei, sviluppo turistico, lingue straniere, tutti sub-ordine del reperimento dei fondi] e ombre, tantissime, sulle proposte formative che dovrebbero, secondo le più alte intenzioni, trasformarsi in crescita professionale della persona nell’ambito dei contesti organizzativi , ma che restano condizionate da un idea ferma e immobile di un’Amministrazione che non cambia, ne si vota al futuro.

Vi è un gap fondamentale tra la formazione proposta, dopo segnalazione dei Sigg. Dirigenti e la realtà. Il gap è proprio la percezione distorta della mission di questo Ente locale, che non crea un connubio tra formazione e servizi da rendere alla città e cittadinanza.

Analizziamo punto per punto il piano e troveremo delle sorprese, infatti se il metodo di partenza e di indagine conoscitiva ha un approccio bi frontale (Janus, questionari), per l’individuazione dei gap, lo stesso metodo resta puro esercizio di letteratura fine a se stessa, posto che proprio quel defunto Governo cui risedeva il padre della controriforma della P.A. ( tal Brunetta) è l’artefice della riduzione della spesa per la formazione, di cui all’art. 6 comma 13 D.lgs 78/2010.

A ciò si aggiunga che con l’escamotage dei corsi di formazione a catalogo non pianificata, valutata di volta in volta dal Direttore Generale – di concerto con lo SVO, (citiamo testualmente) “si individueranno corsi realmente dipendenti alle esigenze rappresentate dagli Uffici in sede di analisi dei fabbisogni.”

Finalmente comprendiamo la ratio ispiratrice del segretissimo corso di Web master, riservato a 10 unità su 9000 dipendenti, iniziato il 19 Luglio u.s. e del quale, nessun dipendente, ad eccezione di 10, ne ha mai avuto notizia né pubblicità.

Il piano propone programmi formativi vicini alle esigenze del personale, infatti in questa ottica mancano del tutto corsi specialistici quali, a titolo meramente esemplificativo e non esaustivo, : diagnosi computerizzata per le autovetture dell’autoparco (ciò genererebbe un risparmio per l’A.C. poiché gli automezzi sarebbero riparati dal personale interno…), corsi specialistici per il personale docente e non docente degli asili nido e scuole materne, corsi per il personale che opera giornalmente con soggetti diversamente abili, corsi specialistici per la somministrazione dei farmaci ( a tal proposito si rimanda all’allegato 3 del RUS edizione luglio 2010 pagina 16 citiamo testualmente “ …somministrare – alla presenza di un insegnate – i farmaci consegnati sigillati dal genitore e prescritti con certificazione medica che specifichi in modo chiaro il nome del medicinale, il dosaggio, gli orari, le modalità ed il periodo di somministrazione, in tutti i casi in cui la terapia debba essere eseguita necessariamente durante le ore di attività scolastica,…), corsi di archivistica e biblioteconomia, etc…

Di contro dai questionari, si rileva soltanto ciò che vuole essere rilevato, cadendo anche in errate interpretazioni, come ad esempio il grafico di pagina 13 in ordine ai risultati della tabella 5, dove la voce Altro ottiene un punteggio pari a 4, rispetto a semplificazioni procedure p.ti 3.40 e informatica p.ti 3.32, ma inspiegabilmente viene omessa con la seguente dichiarazione che citiamo: “si evidenzia come la Semplificazione delle procedure, l’informatica, l’organizzazione personale, l’ordinamento comunale e riforme P.A…siano da considerarsi gli ambiti più meritevoli di formazione”.

Perdonate la domanda, ma la voce Altro, rilevata dall’approccio bi frontale (Janus, questionari) non è tenuta in considerazione?

Parimenti alla tabella 6 area del saper fare, la voce senso critico ed iniziativa riporta p.ti3.47 per l’importanza e 3.11 per la padronanza, ma inspiegabilmente viene omessa nella successiva dichiarazione che citiamo testualmente: gli ambiti evidenziati nel quadrante critico sono interpretare le procedure amm.ve, utilizzo delle tecnologie, interpretare correttamente le procedure tecnico professionali, monitoraggio/controllo attività”.

Dall’analisi dei fabbisogni risulta che, per i corsi degni di rilevanza, mancano i fondi e gli stessi sono sub-ordinati al reperimento dei finanziamenti extracomunali, mentre corsi francamente insignificanti, in relazione alla crescita professionale, (contro riforma Brunetta, comunicazione avanzata, gestione del conflitto, negoziazione e lavoro di gruppo ) sono invece obbligatori – tanto che d’imperio gli stessi non sono oggetto di analisi, quando invece fondi e personale docente potrebbero essere dirottati per corsi ad oggi sub-ordine.

Sorge spontanea un ulteriore domanda, quanti corsi, non indicati nel diagramma di Gantt, inizieranno a Luglio 2012? Chi ne farà parte?

In breve sono riproposti sempre gli stessi corsi, che denotano ancora una volta l’incapacità di questa A.C. di guardare al futuro e alla società che cambia e contestualmente di formare i dipendenti che affrontino le sfide future, accontentandosi di replicare la brutta copia di se stessi


Svo: registro le vostre posizioni e mi farò parte attiva presso i dirigenti, per presentare le vostre proposte, ribadisco che le quantità di interventi, quindi di personale da formare, sono comunicati dai medesimi. La seduta è rinviata a data che riceverete, con formale comunicazione.

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Saluti Gruppo RSU FPCGIL

martedì 22 novembre 2011

Egitto, ancora sangue in piazza Tahrir



lopinione di VITTORIO EMANUELE PARSI da www.lastampa.it

Mentre gli scontri tra dimostranti e forze di sicurezza in piazza Tahrir non accennano a placarsi, appare ormai irreversibile il ribaltamento del ruolo dell’esercito agli occhi di una parte crescente dell’opinione pubblica egiziana. I militari, che fino a poco tempo fa erano salutati come i garanti della fuoriuscita dal regime di Mubarak, sono oggi considerati il principale ostacolo alla transizione verso la democrazia. E la cattiva notizia è che la percezione dei manifestanti è corretta. Oggi l'Egitto è un regime militare in cui il capo del Consiglio supremo delle forze armate, Hussein Tantawi, riunisce nelle sue mani i medesimi poteri di Hosni Mubarak, pur se in una fase ben più caotica di quella in cui il suo predecessore si era trovato ordinariamente. Per molti aspetti è stato stupefacente come l'esercito fosse fin qui riuscito a mantenere l'incredibile posizionamento di paladino del cambiamento, nonostante l’acritico sostegno garantito a Nasser, Sadat e Mubarak in quasi sessant’anni di associazione al potere. Perché un fatto è evidente: cambiano i leader, cambia l'allineamento internazionale del Paese, ma quello che resta costante è il ruolo delle forze armate, vere detentrici, più che semplice sostegno, del potere effettivo.

Costringendo alle dimissioni il rais, lo scorso 11 febbraio, dopo aver tenuto una posizione defilata rispetto ai tentativi di schiacciare la rivolta, l'esercito era riuscito a far dimenticare tutto ciò, a metterlo sullo sfondo, complice la consapevolezza di tutti - dai soggetti politici ai semplici cittadini - che far chiarezza sulle sue reali intenzioni avrebbe potuto essere troppo rischioso, forse fatale, per gli stessi esiti della rivoluzione. Nei nove mesi trascorsi è iniziata una partita a scacchi in cui i militari hanno via via palesato le proprie intenzioni, riassumibili nella volontà di mantenere potere privilegi acquisiti in mezzo secolo. Allo stesso tempo però, l'insofferenza dell’opinione pubblica è cresciuta a mano a mano che l'avvicinarsi della scadenza elettorale consumava il tempo a disposizione per eventuali compromessi e rischiava di svuotare la rilevanza del primo libero pronunciamento elettorale nella storia egiziana. È stato questo a rendere lo scontro pressoché inevitabile. Ora è molto difficile che, dopo la strage di copti di un paio di mesi fa e il massacro dei giorni scorsi, un qualche accettabile compromesso possa essere ristabilito. I militari o finiranno per essere spazzati via o dovranno gettare la maschera e proporsi non come gli interpreti della rivoluzione e della sovranità popolare, ma come i liquidatori dell’una e dell’altra.

Un brutto affare per tutti. Per gli egiziani innanzitutto e per tutto il mondo arabo che all’Egitto guarda anche in questa occasione. Ma un disastro anche per gli Usa, che si erano convinti a mollare Mubarak, tardivamente e dopo furibondi contrasti interni all'amministrazione Obama, proprio perché pensavano di poter contare sull’inedita carta di militari riformisti pronti a farsi garanti verso Washington di una transizione ordinata alla cui conclusione sarebbe nato un Egitto nuovo e diverso in tutto tranne che nel suo allineamento internazionale. Ora, al massimo, avremo uno dei due esiti ma molto difficilmente tutti e due: un Egitto come sempre governato dai militari e alleato degli Usa oppure un Paese in cui il ruolo politico dell’esercito è drasticamente ridotto ma non più alleato degli Stati Uniti. Il sogno di coniugare in una sola stagione politica il riformismo marziale di Mustafa Kemal Atatürk e l’islamismo moderato e democratico di Erdogan è morto prima ancora di nascere. E l'Egitto non appare destinato a diventare una "nuova Turchia".

Nel frattempo, dal Libano di Hezbollah, ormai alleato pressoché solitario della Siria nel mondo arabo, giunge la notizia dello smantellamento della rete spionistica con cui l'Agenzia era riuscita a infiltrare il movimento sciita, oltretutto, pare, scoperta anche grazie all’impiego delle sofisticate apparecchiature fornite da Langley al Mukabarat durante il precedente governo filo-occidentale. Si tratta di un colpo che rende ancora più evidente l'affanno americano nel Medio Oriente, nel Levante in particolare, dove la crisi siriana rischia di andare fuori controllo proprio mentre i tamburi di guerra tornano a risuonare tra Israele e l'Iran. Un segnale che Hezbollah manda anche all'opposizione siriana, nei cui confronti le frontiere libanesi torneranno a sigillassi, nella logica di quello scontro finale cui il regime di Assad sembra persino aspirare più che limitarsi a non temere

Pacchetto anticrisi Governo Monti, prime indiscrezioni


da www.repubblica.it
Imu, rivalutazione delle rendite, riforma degli estimi. Il pacchetto casa si arricchisce di nuove ipotesi. In una parola: più tasse sul mattone. Seppur temperate da progressività ed equità. Si riparte dunque dalla proprietà per ridare fiato a lavoratori e imprese e alleggerire così Irpef e Irap.

Intanto spunta una sorpresa. Un tesoretto finora escluso da calcoli e previsioni. Vale 60 miliardi ed è nascosto negli oltre 33 milioni di unità abitative esistenti in Italia (di cui 30 intestate a persone fisiche). A tanto ammontano le tasse annue sugli immobili - Irpef, imposte indirette sui trasferimenti e Ici - che lo Stato potrebbe recuperare se aggiornasse le rendite catastali (base di calcolo di quelle imposte) e riportasse così il valore di abitazioni, pertinenze e altri fabbricati a quello di mercato.

Valore che nel 2009 era pari a circa 3,7 volte il corrispondente fiscale. Un abisso. Per colmarlo si dovrebbe mettere mano a una rivoluzione: la riforma delle tariffe d'estimo, ferme al 1990 (ma per legge si dovrebbero rivedere ogni dieci anni) e dunque ai prezzi e alla redditività delle abitazioni del 1988-89. Una vita fa.

Ma è a questa rivoluzione che il governo Monti potrebbe puntare. Per riequilibrare e adeguare - guardando all'equità - il contributo dei proprietari di immobili alla fiscalità generale. Che appunto vale 60 miliardi (precisamente 59,858 miliardi), secondo quanto calcolato dal tavolo guidato da Vieri Ceriani, funzionario generale di Bankitalia, e composto da 31 sigle del mondo produttivo e sindacale, in vista della riforma fiscale.

La "rivoluzione" degli estimi - lunga nella sua gestazione, si parla di anni - non esclude tuttavia il pacchetto complessivo di interventi, a cui probabilmente si accompagnerà: dalla reintroduzione dell'Ici sulla prima casa, trasformata in Imu (Imposta municipale unica, anticipata al 2012, aliquota del 6,6 per mille, abbinata alla Res, l'imposta su Rifiuti e servizi al 2 per mille), fino a una più immediata e spendibile rivalutazione delle rendite.

La sola Ici vale 3,5 miliardi l'anno di gettito aggiuntivo. Con le rendite elevate del 50 per cento (oggi la percentuale di rivalutazione è ferma al 5 per cento) siamo a 11,2 miliardi. Del 100 per cento, a 20 miliardi. Del 150 per cento a 28,3 miliardi. Aumenti che, nelle ipotesi circolate finora, dovrebbero comunque essere mitigati, quasi calmierati, per tener conto del reddito complessivo del contribuente o del numero di immobili posseduti. Proprio per restituire "equità" a un prelievo di certo non gradito - visto che il 79 per cento delle famiglie italiane è proprietario di casa - e che oggi esclude proprio le prime case.

Aggiornare i valori catastali, in un modo o nell'altro - rivalutandoli o adeguandoli al mercato - vuol dire accrescere in modo proporzionale i relativi tributi. Non solo. La rendita dell'immobile - anche ora che l'Ici sulla prima casa non si paga - va comunque dichiarata e fa lievitare il reddito complessivo del contribuente. A una rendita maggiore, corrisponderà una base imponibile maggiore (ed è per questo che il tavolo di Ceriani include anche le rendite non aggiornate tra le forme di "erosione" fiscale).

Un incremento delle rendite potrebbe comportare la perdita, dunque, di altri benefici. L'esenzione dal ticket o anche i requisiti per la pensione di reversibilità, ad esempio, sono calcolati proprio sul reddito complessivo.

O Pomigliano o fuori!


A partire dal 2012 la FIAT annulla gli accordi sindacali in tutti gli stabilimenti. “Ancora una conferma del carattere destabilizzante delle scelte che l'azienda continua a compiere, con il fondato timore che il vero obiettivo sia quello di estendere il contratto di Pomigliano costruendo così, per questa via, il contratto nazionale del gruppo”. Così il Segretario Confederale della CGIL, Vincenzo Scudiere, commenta la decisione di FIAT di disdettare dal primo gennaio del prossimo anno gli accordi sindacali vigenti in tutti gli stabilimenti automobilistici italiani.

Tale scelta, spiega il sindacalista, “porterebbe inevitabilmente all'esclusione di un sindacato fortemente rappresentativo come la FIOM CGIL dall'esercizio dell'attività sindacale negli stabilimenti del gruppo automobilistico. Se così fosse - prosegue Scudiere - non ci potrebbe che essere la nostra contrarietà: la CGIL è un'organizzazione che continua a credere nel pluralismo sindacale come diritto democratico e costituzionale dei lavoratori” che, aggiunge “devono continuare ad essere liberi di scegliere e farsi rappresentare dal sindacato che vogliono”.

Inoltre, prosegue il dirigente sindacale della CGIL “se la decisione di FIAT di applicare il contratto di Pomigliano in tutti gli stabilimenti del gruppo risultasse vera, sarebbe utile fare fronte comune con CISL e UIL per difendere la garanzia dei sindacati di essere presenti nei luoghi di lavoro ed essere liberi di esercitare le loro prerogative”. Infine, per Scudiere “sarebbe utile che il nuovo governo chiedesse conto alla FIAT del nuovo piano industriale e degli investimenti, sconsigliando il gruppo dall'assumere un nuovo atto che produrrà soltanto conflitti in un paese – conclude - che ha sempre più bisogno di coesione per rispondere ai gravi problemi che la crisi ci impone”.


Intanto, domani alle ore 14 in corso Trieste 36, la FIOM CGIL ha organizzato una conferenza stampa in cui il Segretario Generale della FIOM CGIL, Maurizio Landini, e il Segretario Nazionale e responsabile del settore Automotive, Giorgio Airaudo illustreranno la posizione e le iniziative del sindacato rispetto alla decisione FIAT.

lunedì 21 novembre 2011

Ici no - patrimoniale sì\ nota di S. Camusso



La patrimoniale sì, l´Ici e le pensioni no. Susanna Camusso sintetizza così le posizioni della Cgil rispetto alle manovre che sta preparando Mario Monti. Il segretario generale dice infatti al governo che «l´Ici non può essere il punto di partenza. Si può fare un riordino della tassazione sulla casa, solo in conseguenza dell´aver cambiato la distribuzione della tassazione, quindi partendo da un´imposta sulle grandi ricchezze». Un messaggio a Mario Monti e il suo governo che oggi si riunirà per la prima volta a Palazzo Chigi. All´ordine del giorno il provvedimento per Roma capitale e sicuramente un primo giro di opinioni sulle prossime mosse dell´esecutivo.
A partire dalle parole della leader della Cgil, convinta che serve una manovra che non tassi solo il mattone, «perché ci sono tante ricchezze patrimoniali e finanziarie che hanno la precedenza». E per «individuare le grandi ricchezze bisogna comprendere tutti i cespiti». Posizione che condivide Nichi Vendola. «Se c´è il "no" alla patrimoniale, non c´è nemmeno il cambiamento», dice il leader di Sel - «abbiamo bisogno di iniziare la musica di questo governo nuovo dallo spartito della patrimoniale».
Ragionamenti che sembrano una risposta a Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, infatti, in un´intervista al Corriere della sera - dopo avere aperto alla permanenza di Monti a Palazzo Chigi fino al 2013 - ha ribadito il suo no alla patrimoniale e l´apertura al ritorno di qualcosa di simile all´Ici nell´ambito del federalismo fiscale. Un progetto che non piace a Francesco Storace e all´ex ministro Renato Brunetta.
Nel centrosinistra una replica alla Camusso arriva da Walter Veltroni, intervistato da Lucia Annunziata. L´ex segretario del Pd dice «che la Cgil non è mai stata un gruppo di estremisti. Camusso - ricorda - fa parte della tradizione dei Lama, Trentin, Cofferati ed Epifani». Gente che ha saputo assumere scelte difficili in contesti difficili, ricorda Veltroni. Quello che serve adesso, conclude l´ex segretario democratico, soprattutto per i giovani precari, «è creare le condizioni per un patto sociale e la Cgil non si sottrarrà».
Ma il Pd non ha una linea omogenea sulle misure da prendere e le differenze potrebbero venire a galla tutte nelle prossime riunioni degli organismi dirigenti. Così da un lato c´è Stefano Fassina, responsabile economico che dice: «Quella che indica la Camusso è una rotta che abbiamo già tracciato noi ad agosto. Bisogna partire con la patrimoniale, perché c´è un buco da 20 miliardi da coprire, altrimenti scattano le detrazioni (previste dalla delega fiscale) che colpiscono i redditi medio bassi».
Dall´altro lato c´è Pietro Ichino. Il senatore democratico replica alla Camusso che «il concetto di patrimoniale è ampio e´imposta sugli immobili vi rientra. Si tratta di modularla in modo che gravi sui patrimoni più grandi e quindi si tratta di vedere quali altre misure adottare. L´Ici è tre quarti del discorso sulla patrimoniale». Contro il ritorno dell´Ici sic e simpliciter si schiera anche l´Idv. Prima di parlarne, dice il capogruppo al Senato Felice Belisario bisogna fare due cose: una patrimoniale esentando i redditi medio basi e imporre un contributo di solidarietà ai capitali scudati»,.