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venerdì 18 novembre 2011

Monti - bene nuovo stile, ora si attendono i contenuti


da www.unità.it
Apprezzamento per «il forte senso delle istituzioni», per «l’inversione di tendenza rispetto al governo precedente» su «contrasto all’economia illegale» e «lotta all’evasione ».Ma sugli intendimenti espressi da Mario Monti nel discorso al Senato riguardanti fisco e riforme del lavoro la Cgil ribadisce la sua posizione: sì alla patrimoniale e niente Ici sulla prima casa. La segreteria del sindacato guidato da Susanna Camusso continua a dare credito al governo dei professori. In una nota però sottolinea con forza come vada declinata «la discontinuità » richiesta rispetto al governo Berlusconi: «L’equità fiscale si deve realizzare a partire dall’introduzione di una tassa sul patrimonio e le grandi ricchezze», «l’alta pressione fiscale sul lavoro e le pensioni non può essere nuovamente aggravata dalla reintroduzione della tassa sulla prima casa». Il tutto per arrivare ad «un più solido ed esplicito criterio di equità su cui fondare un nuovo patto di cittadinanza ». Il banco di prova per giudicare il governo Monti sarà comunque «la delega su fisco ed assistenza » che hanno lasciato in eredità Berlusconi, Tremonti e Sacconi. È su questa che la Cgil chiede un confronto che parta dalla «necessità di abbassare le tasse sul lavoro e sulle imprese, condizione indispensabile per la crescita». L’ASSEMBLEA DEI DELEGATI Proprio in questo quadro, la segreteria ha deciso di mantenere la mobilitazione prevista per il 3 dicembre. Non sarà più la manifestazione di popolo a piazza San Giovanni, ma un’assemblea straordinaria di oltre 15mila delegati sulla necessità «di fondare la crescita del Paese sul lavoro e sui giovani». In mattinata, intervenendo all’assemblea nazionale dei Caaf Cgil, Susanna Camusso aveva usato parole di speranza sul governo dei professori, sebbene sottolineasse come il programma fosse ancora «ignoto a tutti». «Si sta per aprire una stagione diversa, con un carico di responsabilità per noi maggiore: per tre anni abbiamo detto “No”, ora dovremo dire qualche “Sì”». Chi invece appoggia in toto le linee del programma delineato da Monti è la Rete Imprese, giudata da Confindustria. «Apprezziamo - si legge in unanota - le parole di verità sullo stato di salute dell’economia italiana e l’ampiezza del disegno riformatore, centrato sulla crescita».«Riteniamo importanti - prosegue la nota - gli impegni assunti in materia di riequilibrio della pressione fiscale con la finalità di ridurne il peso su imprese e lavoratori ». Sul fronte del mercarto del lavoro, Rete Imprese sposa l’idea «di spostare il baricentro della contrattazione collettiva verso i luoghi di lavoro» e si impegna «a confrontarsi per superare le iniquità e le inefficienze per favorire l’inclusione sociale, in particolare dei giovani e delle donne». Commenti positivi anche da parte di Cisl e Uil. Se per Raffaele Bonanni quello di Monti è stato «un discorso di alto profilo, completo, come raramente è accaduto negli ultimi anni in parlamento» base per «l’indispensabile patto sociale» che «espliciti in maniera chiara ome saranno distribuiti i pesi dei sacrifici che tutto il paese dovrà compiere», per Luigi Angeletti si tratta di «un programma sostanzialmente condivisibile, in particolare, sulla riforma fiscale, per noi prioritaria nella prospettiva della crescita del Paese».❖

Monti - il nuovo governo OPINIONI


da www.corriere.it
Da liberale e convinto sostenitore della società aperta Mario Monti ha scelto di intestare governo ai giovani e alle donne. Ha sostenuto che la loro attuale marginalità non è solo un gigantesco spreco di capitale umano ma una delle cause della mancata crescita. Da qui l’enfasi che il primo ministro ha voluto mettere nel proporre la piena inclusione delle donne in ogni ambito lavorativo/ sociale e persino l’idea di una tassazione differenziata. Dalla scelta pro outsider è emerso anche l’impegno a combattere il dualismo del mercato del lavoro che vede una parte degli occupati ipertutelata e l’altra priva di diritti e condannata all’invisibilità. Con questa impostazione Monti nel suo primo messaggio ha parlato ai senatori ma idealmente si è rivolto al Paese reale identificando i segmenti della società più interessati al cambiamento. Gli stessi più volte evocati nei discorsi e nell’analisi di Mario Draghi nella sua veste di governatore della Banca d’Italia.

Spenta l’eco degli applausi è lecito però raccomandare al governo, in nome dell’efficacia dell’azione di contrasto all’emergenza finanziaria, di non limitarsi al consenso della platea sociale di intonazione riformista. Il successo del percorso di risanamento non può prescindere dall’orientamento del ceto medio e dai riflessi che ha sui comportamenti dei partiti dell’ex maggioranza. Non a caso il presidente del Consiglio ha escluso tra le misure indicate ieri quella tassa patrimoniale che avrebbe creato sconcerto in larghi settori dell’elettorato di centrodestra e non solo in un ristretto circolo di super ricchi. La stessa precauzione, però, è bene che valga anche in materia di liberalizzazioni delle professioni. Se per riformare il mercato del lavoro il primo ministro ha promesso di ricercare l’accordo con il sindacato, simmetricamente nel procedere alla riforma degli Ordini sarebbe vantaggioso scommettere sul coinvolgimento e la maturità del mondo dei professionisti.

Per portare a compimento anche solo una parte dei provvedimenti che Monti ha illustrato ieri, il nuovo esecutivo dovrà evitare che alle preoccupazioni e alle riserve largamente presenti nei gruppi del Pdl si saldi il mugugno di un ceto medio allarmato dalla somma di misure come la reintroduzione dell’Ici, l’abolizione degli Ordini e l’azzeramento dei privilegi nel trattamento previdenziale. Bisognerà porre, dunque, molta attenzione alla tempistica dei provvedimenti e all’efficacia della comunicazione. Ben venga il completamento della spending review ma i tempi del consenso non sono quelli dell’accademia e di conseguenza i tagli al budget statale e un segnale forte in materia di lotta all’evasione è bene che anticipino eventuali aumenti delle entrate.

Resta il grande tema della riduzione dei costi della politica che rappresenta quasi un impegno elettivo per un governo composto da tecnici. Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella hanno su questo giornale a più riprese identificato le aree sulle quali intervenire con celerità e in maniera tangibile. Sia l’elettorato del Pdl sia quello del Pd sono largamente favorevoli e quindi si tratta solo di agire.


da www.lastampa.it
Sì, le parole pronunciate ieri da Mario Monti al Senato sono quelle che, da anni, aspettavamo di sentir pronunciare da un presidente del Consiglio. E questo non tanto per i temi che ha toccato, per gli obiettivi che ha indicato, per i principi che ha enunciato. Molte delle cose sentite ieri, negli ultimi dodici anni le avevamo già ascoltate da Berlusconi e da Prodi: la promessa di abbassare le aliquote, ad esempio, è stata la parola d'ordine di tutti i governi di centro-destra, mentre la formula trinitaria «rigore-crescita-equità» è stata il leit motiv dell'ultimo governo di centro-sinistra.

No, la novità del discorso di Monti è un'altra. La novità sta nell'assemblaggio, ben più che negli ingredienti. Quel che Monti ci ha offerto ieri è una visione dei problemi della società italiana al tempo stesso scontata e nuovissima. Scontata perché, come ha sottolineato egli stesso in un passaggio del suo discorso, le misure per uscire dalla crisi sono le stesse che «gli studi dei migliori centri di ricerca italiani» invocano da anni. Nuovissima perché mai, in nessun discorso dei precedenti presidenti del Consiglio, le priorità del Paese sono state enunciate con altrettanta forza, e in un ordine così preciso.

In questo senso la discontinuità c'è stata davvero, ed è stata una discontinuità con tutti i governi dell'ultimo decennio, non solo con l'ultimo governo Berlusconi.

Qual è il nucleo di tale discontinuità? Qual è l'idea forte, non ovvia, del governo cui il Parlamento si appresta ad accordare la fiducia?

Ognuno di noi, è chiaro, non può che aver provato un moto di gioia, per non dire di felicità, al solo sentir enunciare credibilmente, alcune idee-chiave: responsabilità, promozione del merito, lotta contro i privilegi, riduzione dei costi della politica, valorizzazione del talento dei giovani e delle donne. Però il punto cruciale, il punto che segna una vera svolta rispetto al passato, è la priorità assegnata alle misure per la crescita. Una priorità basata su una amara, per non dire spietata, constatazione riguardo al passato: «l'assenza di crescita ha annullato i sacrifici fatti». E al tempo stesso un messaggio di speranza, perché non si limita ad annunciare nuovi sacrifici, ma ci chiama tutti a raccolta, per far sì che i sacrifici servano a migliorare la nostra vita e quella dei nostri figli. Non a caso, cercando di definire il nuovo esecutivo, Mario Monti ha scelto l'espressione «Governo di impegno nazionale», a sottolineare il contributo attivo che spetterà ad ognuno di noi.

Nel suo discorso di insediamento Monti ha detto in modo piuttosto chiaro che il problema del nostro enorme debito pubblico non lo risolveremo né con una gigantesca imposta patrimoniale, né con lo smantellamento dello Stato sociale, né con la lotta all'evasione fiscale, ma adottando tutte le misure necessarie per modernizzare finalmente l'Italia e consentirle così di tornare a crescere. E fra tali misure ha indicato non solo quelle che producono effetti nel periodo mediolungo, come le liberalizzazioni, ma anche l'unica misura che ha qualche possibilità di produrre effetti significativi nel breve periodo: un significativo abbassamento delle aliquote che gravano sui produttori di ricchezza, ossia lavoratori e imprese.

L'idea centrale di Monti, in altre parole, pare essere quella di utilizzare sia i proventi della lotta all'evasione, sia i margini di manovra impliciti nella delega fiscale, per cambiare radicalmente la composizione del gettito: aliquote più basse su lavoratori e imprese, finanziate contrastando il sommerso e aumentando il prelievo su consumi e patrimoni. Sottostante a tale idea vi è la convinzione che la montagna del debito pubblico italiano - quasi 2000 miliardi di euro - non possa essere seriamente intaccata imponendo anni e anni di lacrime e sangue ai contribuenti, ma solo chiamando le migliori energie del Paese a far crescere un'altra montagna, quella della ricchezza prodotta. Tanto più che di tale ricchezza vi sarà sempre più necessità, visto che il nostro Stato sociale è largamente incompleto, privo com'è di ammortizzatori sociali universali e di politiche contro la povertà e la non autosufficienza.

«Vasto programma», avrebbe forse detto il generale De Gaulle. Ma è precisamente quello di cui l'Italia ha bisogno.

Convocazione delegazione trattante Area Comparto- piano annuale di formazione del personale comunale anno 2012




Palermo 18/11/2011 N . 812435
OGGETTO: Convocazione delegazione trattante Area Comparto –


Al Ragioniere Generale
Al Dirigente Coordinatore Settore Risorse Umane
Alla C.G.I.L. /F.P.
Alla C.I.S.L./F.P.
Alla U.I.L./F.P.L.
Al C.S.A.
Alla DI.C.C.A.P.
Ai Capi Gruppo delle R.S.U.
LL.SS.

A prosecuzione dei lavori previsti nella giornata di Martedì 22 Novembre alle ore 15,00 la delegazione trattante, è convocata per discutere del seguente ordine del giorno:
1) Esame piano annuale di formazione del personale comunale anno 2012 – Area Comparto.


Si allega piano annuale di formazione del personale comunale 2012 – Area comparto.

Cordiali saluti.
IL DIRETTORE GENERALE
(Ing. Gaetano Lo Cicero) d’ordine
IL DIRIGENTE RESPONSABILE
f.to (Dr. Sergio Maneri)

giovedì 17 novembre 2011

Camusso, serve un nuovo patto di cittadinanza


Nuovo Patto di cittadinanza, riforme all'insegna dell'equità sociale e della redistribuzione dei redditi, introduzione di una tassa sulle grandi ricchezze e misure per riattivare lo sviluppo e creare nuovi posti di lavoro soprattutto per i giovani. Voltare pagina e segnare quindi una discontinuità anche dal punto di vista del metodo nei rapporti tra Governo e parti sociali, superando lo schema del precedente Governo che si era basato sulla divisione dei sindacati, sugli accordi separati e gli incontri “clandestini”. E' questo l'approccio che la CGIL ha scelto per partecipare alle consultazioni del premier incaricato e che il Segretario Generale Susanna Camusso ha rappresentato a Monti, che ha ricevuto oggi pomeriggio i rappresentanti del mondo del lavoro e dell'economia a palazzo Giustiniani, nella sala dove è stata firmata la Costituzione.

Susanna Camusso, ribadendo l'importanza di un metodo nuovo nelle relazioni tra Governo e parti sociali, ha parlato della necessità che si riparta da un nuovo Patto di cittadinanza e dalla scelta di un patto fiscale tra cittadini e Paese messo in discussione in questi mesi. Questo vuol dire “equità, introduzione della patrimoniale e che si parta dal lavoro, prima di tutto con la riduzione della precarietà e l'introduzione di politiche industriali”.

Secondo il Segretario Generale della CGIL, il premier incaricato, Mario Monti, sta dimostrando di voler “lavorare non sull'emergenza ma sulle riforme di cui questo Paese ha bisogno”. In ogni caso, è chiaro che il premier incaricato “vuole un metodo di confronto”. “Abbiamo chiesto un nuovo Patto per la cittadinanza per misure all'insegna dell'equità sociale, un Patto per la cittadinanza nel quale al primo posto deve trovare spazio un nuovo Patto fiscale; questa è equità, l'introduzione di una patrimoniale e l'idea che la crescita parta dal lavoro”.

Soppresso il Min. della Funzione Pubblica - nota di R. Dettori



"Con sorpresa abbiamo appreso che la lista dei Ministri del nuovo esecutivo non prevede la presenza del dicastero della Funzione Pubblica", con queste parole Rossana Dettori, Segretaria Generale Fp-Cgil Nazionale, commenta la composizione del nuovo Governo Monti.

"Troviamo incomprensibile tale scelta, in quanto riteniamo necessario un tavolo di confronto che permetta di affrontare con serietà le questioni attinenti al lavoro pubblico e alla Pubblica Amministrazione - aggiunge Dettori - consapevoli come siamo del fatto che pubbliche amministrazioni e qualità del lavoro pubblico sono un elemento non secondario per dare sostegno alla crescita".

"Dopo la stagione conflittuale generata dall'ex Ministro Brunetta con i suoi provvedimenti, che non hanno migliorato di una virgola la situazione anche perché improntati a una pura logica punitiva nei confronti dei lavoratori - aggiunge la sindacalista - occorre ora superare questa fase e ricostruire un disegno di riforma condiviso che metta da parte la controriforma della Pubblica Amministrazione, il blocco dei contratti e delle retribuzioni".

"E' necessario ridare dignità e responsabilità al lavoro riaprendo un percorso contrattuale che ricostruisca un sistema trasparente di relazioni sindacali. Siamo pronti a fare la nostra parte - conclude la Segretaria Generale - ma per farlo abbiamo bisogno di un interlocutore".

Roma 16 Novembre 2011

martedì 15 novembre 2011

Resoconto Concertazione 14/11/2011 - nuovo sistema di valutazione e ciclo della performance


RESOCONTO CONCERTAZIONE del 14\11\2011

DOCUMENTO SINDACALE DA APPORRE IN BACHECA AI SENSI DELLA L.300

“LA PRESCIA”

Che vi siano degli obblighi, da parte dell’A.C. nei confronti del defunto Governo e nello specifico dell’ex Ministro della Pubblica Amministrazione R. Brunetta, è cosa risaputa, così come è altrettanto risaputo che Palermo, insieme ad altre Amministrazioni di fede PDL, sono state “scelte” per sperimentare le innovative follie amministrative di Renatino, in primis il D.Lgs150/09.

Ieri pomeriggio è stato illustrato il nuovo sistema di misurazione e valutazione della performance dell’area comparto \vigilanza, che unitamente alla piattaforma sull’accordo economico sull’utilizzo delle risorse decentrate per l’anno 2011 e 2012, chiude il cerchio dei tavoli attualmente aperti ( chiude nei termini della presentazione delle proposte dell’Amministrazione, non della contrattazione…).

Illustrazione didattica della proposta, che fa il paro con l’accordo economico e che rappresenta il quadro d’intervento peggiorativo, che l’A.C. vuole porre in essere, con o senza accordo, al fine di rientrare nei parametri degli obblighi di contenimento delle risorse destinate ala trattamento accessorio ( la produttività ne è parte costituente), che ricordiamo non deve superare l’importo dell’anno 2010, ergo nuovi parametri percentuali per la misurazione e la valutazione della performance organizzativa delle aree di responsabilità; gli obiettivi operativi dei Peg\istituzionali assegnati a si Dirigenti formeranno oggetto di valutazione della performance organizzativa per le P.O.\A.P. e per il restante personale e nuova misurazione e valutazione della performance individuale, attraverso una ridefinizione del sistema di valutazione con l’introduzione degli ambiti B e C, rispettivamente competenze dimostrate e qualità del contributo reso, anche in questo caso nuove percentuali del peso ambito che graverà per il 0.6 nell’ambito B e 0.2 nell’ambito C.

A ciò si aggiunga pure che, le tutele di contratto o Legge ( computo del periodo minimo di effettiva presenza in servizio), verranno disapplicate nel caso di raggiungimento della performance organizzativa e applicate invece nel caso della valutazione della performance individuale. Ma non basta, le procedure di conciliazione saranno ammissibili soltanto per l’ambito B, se almeno due dei 4 sottofattori abbiano un livello inferiore rispetto al precedente e, nel caso dell’ambito C, se almeno un livello sarà inferiore rispetto al giudizio della precedente valutazione.

Se la soluzione conciliativa non potrà essere raggiunta, la revisione sarà respinta. ( altrimenti come fai cassa?...)

Per il personale del Corpo di P.M., la qualità si valuterà basandosi esclusivamente sulla partecipazione ai turni espletati – insomma qualità a cottimo!

Al termine della riunione il gruppo Rsu FpCgil, ha presentato la seguente dichiarazione da allegare al redigendo verbale:

Lo scrivente gruppo Rsu FpCgil, esprime il proprio parere negativo in ordine alle proposte presentate da codesto Ufficio, in sede di concetazione area comparto, sul sistema di valutazione della Performance, già recentemente inviata via mail e oggetto dell’odierna discussione all’odierno tavolo.

Unico elemento positivo è il concetto di condivisione “ a cascata” degli obiettivi dei Dirigenti con il restante personale ( se letto in chiave di uniformità degli obiettivi, così come la FpCgil ha sempre dichiarato e proposto già nelle precedenti tornate di rinnovo contrattuale) e la conclusione semestrale del processo valutativo.

Con la scusante del nuovo contesto normativo, D.Lgs 150\09, che tenderebbe ad introdurre significative innovazioni in ordine alla programmazione e pianificazione del ciclo della performance, si tende a revisionare il vigente sistema introducendo il terzo ambito di valutazione, soprassedendo, volutamente, sugli strumenti atti a valutare anche la performance dell’A.C. nel suo complesso (art.3 del citato decreto), generando pertanto un sistema di valutazione “monco”, che di fatto “svaluta” l’attività resa dal dipendente, attraverso un complesso sotto-sistema di gabbie e lacciuoli, destinato unicamente a “fare cassa”.

E’ un operazione di microchirurgia finanziaria, che sposta gli indicatori percentuali dall’obiettivo del gruppo a quello individuale, sovra-caricando quest’ultimo, che sarà sempre più ostaggio delle grottesche idiosincrasie della valutazione dei Sigg. Dirigenti.

Al centro dell’operazione posta in essere non vi sono i dipendenti e contestualmente il servizio reso dagli stessi nei riguardi della cittadinanza, [infatti per la valutazione dell’Amministrazione Comunale si rimanda “in mancanza di standard nazionali” a successive definizioni in sede ANCI], ma la necessità di fa quadrare i conti del già pingue Fondo ex art. 17. con somme che si genereranno sotto forme di ulteriori economie.

All’organismo di valutazione indipendente, si preferisce il Comitato di Valutazione Interna, cui sottoporre le medesime schede di valutazione, insomma controllore controllato sono la stessa persona.

Avete di fatto, reso strutturale il finanziamento del Fondo con le medesime somme già presenti!

E’ un’operazione di microchirurgia finanziaria, perché con un complesso sistema di computo del periodo minimo della presenza in servizio si applicano ( performance individuale), non si applicano ( performance organizzativa) le tutele previste dal contratto o dalla Legge.

Per brevità il compenso incentivante la valutazione della performance organizzativa e individuale del vigente sistema prevede che una quota di produttività pari all’80% della valutazione gravi sull’obiettivo raggiunto dal gruppo di lavoro mentre la residuale quota paria al 20% gravi sull’apporto individuale; dal 1 gennaio 2012, ove venisse applicato il nuovo sistema di valutazione, le quote percentuali degli ambiti A,B e C, saranno rispettivamente ( ad eccezione del personale area di vigilanza in forza al corpo di P.M.) del 20% per i risultati raggiunti dall’U.O., 60% per i comportamenti professionali e 20% per la qualità del contributo.

Sorge spontanea una domanda, come si potrà valutare la qualità del contributo al raggiungimento degli obiettivi per alcune figure professionali quali, a titolo meramente esemplificativo e non esaustivo: ciniere, seppellitore, attacchino, bagnino, etc..?

Altresì, chi valuterà la qualità e il comportamento professionale e organizzativo del personale in servizio preso le scuole elementari e medie?

Ulteriormente, vorreste dare a questo tavolo, una Vostra interpretazione del concetto di “condivisione a cascata”?

In breve, dai calcoli effettuati da codesto Ufficio unitamente al Settore Finanziario, quante economie si genereranno con il nuovo sistema si valutazione?

Ciò che oggi avete proposto è l’ennesimo sistema che interverrà pesantemente sulle tasche dei lavoratori e che non permetterà una reale valutazione dell’attività resa, ma che consentirà di “ingegnerizzare” ( perdonate il neologismo) un approccio alla valutazione falsato, poiché sentimenti personali, pregiudizi e appiattimento della medesima valutazione saranno la costante.

Ricorso Sanzione Disciplinare Corpo di P.M.




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Palermo, lì

Al Comandante la Polizia Municipale
Al Direttore Generale

del Comune di Palermo
LORO SEDE

OGGETTO: Sanzione disciplinare, richiesta annullamento in autotutela.

Il sottoscritto ____________________ nato a ________________ il ____________, dipendente di Codesto Ente, presso il Comando di Polizia Municipale, con il profilo professionale di _____________________,

PREMESSO CHE:
1) In data _________________ è stato sottoposto a procedimento disciplinare e sentito a sua difesa in data ___________;
2) A conclusione del predetto procedimento gli è stata irrogata la sanzione _________________________________________;
3) All’audizione per essere sentito a difesa era presente il Sig. _____________________, il quale si è limitato a verbalizzare le dichiarazioni del sottoscritto, al pari della trascrizione di una memoria difensiva;
4) Alla predetta audizione, invece, non era presente il titolare dell’azione disciplinare e cioè il Comandante la Polizia Municipale, responsabile, con qualifica Dirigenziale, della struttura;
5) Un basilare principio, sostanziale e processuale, che caratterizza ogni procedimento punitivo, e dunque anche quello disciplinare, è dato dal contraddittorio, ovvero il diritto dell’incolpato di potersi difendere, venendo sentito dall’organo titolare di potestà sanzionatoria che, lo si ribadisce, è il Comandante;
6) Il diritto al contraddittorio non può essere eluso dalla conversione del negozio che elimina in radice la possibilità per il lavoratore di addurre le proprie giustificazioni, ne può essere ridotto a mero adempimento di un onere formale imposto nell'arco della complessa fattispecie procedimentale sanzionatoria;
7) Il dipendente sottoposto a procedimento disciplinare ha piena libertà delle forme in cui svolgere le proprie difese: se non ritiene di voler comparire personalmente (eventualmente assistito da un procuratore ovvero da un rappresentante dell'associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato) può inviare memoria scritta cui affidare le proprie difese: ma se decide di essere sentito a discolpa, contraddittorio, non può certo il titolare dell’azione disciplinare derubricare il contraddittorio ad una mera verbalizzazione, per altro in sua assenza, della difesa da parte di un terzo, esimendosi dal confronto e traducendo, di fatto, il contraddittorio in un duplicato della trasmissione di uno scritto difensivo; .
8) Il principio, espressivo del diritto alla difesa anche in sede procedimentale, ancor prima che in sede processuale, era già presente nel previgente sistema del d.P.R. n.3 del 1957;
9) La L. 20 maggio 1970, n. 300, art. 7, prescrive, come garanzia procedimentale in favore del lavoratore al quale il datore di lavoro intenda applicare una sanzione disciplinare, che quest'ultimo non possa adottare alcun provvedimento disciplinare non solo senza aver preventivamente contestato l'addebito al lavoratore, ma anche "senza averlo sentito a sua difesa";
10) L’aspetto più rilevante di tale disciplina è la necessità per il datore di lavoro pubblico di garantire un adeguato contraddittorio al dipendente soggetto a procedimento disciplinare per esporre le sue ragioni difensive, attraverso la diretta audizione dello stesso, funzionale a consentire la piena rispondenza del giudizio disciplinare al principio del contraddittorio fra le parti, e,quindi, alla piena realizzazione del diritto di difesa dell'incolpato;
11) Principio acquisito nella giurisprudenza dalla Suprema Corte è quello che impone al datore di lavoro l'obbligo della audizione dell’incolpato, pena l'illegittimità del procedimento di irrogazione della sanzione disciplinare;
12) Non v’è chi non veda, quindi, che “il sentire a difesa” è atto proprio, e non delegabile, del titolare dell’azione disciplinare, fisicamente individuato già dall’art. 24 CCNL quale “SOGGETTO” competente ed oggi, dopo l’entrata in vigore delle modifiche apportate al DLGS 165/2001, nella figura del Responsabile della struttura con qualifica dirigenziale;
13) La nuova disciplina, nell'innovare radicalmente il riparto di competenze tra responsabile della struttura ove l'incolpato risulta incardinato e l'U.P.D., ha introdotto, rispetto alla previgente normativa, un ulteriore requisito che deve essere posseduto dal soggetto che può attivare il procedimento, istruirlo e definirlo: il possesso della qualifica dirigenziale. Solo in tal caso, infatti, il soggetto attivo è pienamente legittimato a condurre l'intero iter procedimentale, dalla contestazione al provvedimento conclusivo.
14) Il comma 1 dell'art. 55 bis, nell'introdurre le procedure per l'istruttoria e la definizione del procedimento disciplinare, prevede infatti che solo nel caso in cui tale qualifica sia posseduta dal responsabile della struttura ove opera l'incolpato, egli può in autonomia gestire il procedimento e definirlo irrogando una sanzione che può andare sino alla sospensione per dieci giorni.
Diversamente, il comma 3, dispone che se il responsabile non possiede tale qualifica (oltre al caso che la sanzione da irrogare ecceda i dieci giorni di sospensione) la competenza ad irrogare la sanzione transiti all'U.P.D.
15) Se è oramai acquisito al diritto positivo (decreto legislativo n. 165/2001 come modificato dal decreto legislativo n. 150/2009, art. 55 bis comma 2) che la violazione delle disposizioni in tema di contraddittorio comporta la decadenza dal potere sanzionatorio, deve precisarsi che anche nel previgente regime normativo retto dal concorso della fonte legale e contrattuale la giurisprudenza era approdata alla medesima soluzione;
16) La consumata violazione degli obblighi in materia di contraddittorio che incombono sull'amministrazione nell'esercizio del potere sanzionatorio è causa di nullità dell’intero procedimento.

Per quanto sopra esposto e considerato che nel procedimento disciplinare di cui in premessa è mancato il contraddittorio perché non è stato sentito a difesa direttamente dal titolare dell’azione disciplinare e il Sig. __________________, presso il cui ufficio il sottoscritto è stato invitato a comparire, si è limitato, in assenza del Comandante, semplicemente a verbalizzare ciò che il sottoscritto ed i soggetti che lo difendevano dettavano,

chiede
al Comandante la Polizia Municipale del Comune di Palermo

di dichiarare, in autotutela, la nullità della sanzione irrogata con nota prot.________ del _______ provvedendo, al contempo, a rettificare la documentazione conservata nel proprio fascicolo personale.

Avverte che in difetto, trascorsi dieci giorni decorrenti dalla ricezione della presente, sarà costretto a chiedere alle autorità competenti di volerne dichiarare la nullità, con un inutile aggravio di spesa per l’Amministrazione Comunale.

Avverte altresì che essendo la violazione del diritto di difesa del dipendente e del principio del contraddittorio una grave lesione degli interessi del lavoratore tutelati dalla Costituzione (art. 24 Cost.) e può così ritenersi foriero di responsabilità (contrattuale) estesa al risarcimento anche del danno non patrimoniale consistente nell’essere stato sottoposto a procedimento disciplinare in modo unilaterale, senza aver avuto la possibilità di difendersi, fatto lesivo della dignità umana e del diritto di difesa e contrastante con i sistemi giuridici democratici, si riserva eventuali azioni in sede civile.

In attesa di riscontro, si porgono cordiali saluti.


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Anticipo rientro pomeriadano



Al Direttore Generale
Ing. G. Lo Cicero
Al Dirigente Coordinatore Sett. R.U.
Dr. A. Mercurio
LL.SS.

Oggetto: anticipo rientro pomeridiano
Stante l’eccezionalità della coincidenza del rientro pomeridiano del mercoledì con la vigilia della festività dell’Immacolata Concezione di giovedì 8 Dicembre p.v., si chiede di anticipare tale rientro, nella giornata di martedì 06 Dicembre.

In attesa di riscontro, l’occasione è gradita per porgere distinti saluti.

f.to Il Segretario Provinciale f.to Il Segretario Aziendale f.to Il Capogruppo Rsu
G. Cammuca P. Caselli M. Leo

Procedimenti disciplinari Corpo di P.M.



NULLITA’ DELLE SANZIONI DISCIPLINARI IRROGATE PER VIZI DEL PROCEDIMENTO

C’è stato uno strano modo, al Comando Polizia Municipale di Palermo, di “intendere” il “contraddittorio” nel corso di un procedimento disciplinare.

L’essere “sentiti a difesa” – il contraddittorio appunto - si è tradotto in una mera verbalizzazione delle dichiarazioni del dipendente sottoposto al procedimento disciplinare in assenza del Comandante.

Esiste invece, un solo modo, ed uno solo, di “essere” del contraddittorio nella legislazione vigente e nella conseguente interpretazione giurisprudenziale: il datore di lavoro (quindi il Comandante/Dirigente) ha l'obbligo della audizione del lavoratore sottoposto a procedimento disciplinare – SENTIRLO PERSONALMENTE -, pena l'illegittimità del procedimento di irrogazione della sanzione disciplinare:

Il contraddittorio, quindi, non è un mero adempimento di onere formale imposto dal procedimento sanzionatorio ma è ELEMENTO ESSENZIALE la cui violazione comporta la decadenza dal potere sanzionatorio e, quindi, la NULLITA’ DELLA SANZIONE IRROGATA.

Invitiamo pertanto le lavoratrici ed i lavoratori della Polizia Municipale di Palermo a chiedere – un apposito modulo è stato predisposto ed è distribuito dai dirigenti sindacali della FPCGIL al Comando di Polizia Municipale – al Comandante la revoca in autotutela della sanzione disciplinare, provvedendo, altresì ad informare la Direzione Generale per l’inclusione nelle graduatorie della Progressione Orizzontale qualora dalla sanzione illegittimamente irrogata sia scaturita l’esclusione dalle predette graduatorie e riservandosi ogni rivalsa in sede civile.

Il Capogruppo RSU Marco Leo Il Segretario Az.le P.M.Michele Chianello
Il Segretario Prov.leGiovanni Cammuca Il Segretario Aziendale Paola Caselli