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venerdì 28 ottobre 2011

Convocazione sui corsi di formazione per formatori interni


Palazzo Palagonia 2 novembre ore 10.00

Camusso, tre attacchi ai lavoratori


E´ una “somma di luoghi comuni” messi in fila per far passare “tre attacchi mirati”. Susanna Camusso, leader della CGIL, dopo aver letto la lettera che Berlusconi ha inviato a Bruxelles dice che il “governo non avrà la forza di mettere in atto le misure”, che alla Bce “si può anche dire di no” e che “il sindacato deve andare verso una mobilitazione unitaria”.

Quali sono i tre attacchi mirati? “Quello rivolto alle norme sul lavoro: trovo intollerabile che venga dato il via libera al licenziamento tirando in ballo la lotta al precariato e raccontando la favola che le imprese non assumono per la difficoltà che incontreranno poi a licenziare. E quello sui dipendenti pubblici: mobilità e riduzione del personale vengono in realtà messi al servizio di tutte le liberalizzazioni”.

Non tutte, l´acqua non c´è. “Non è detto, la lettera su questo punto è molto ambigua e pare scritta apposta per aggirare il risultato del referendum”.

Qual è il terzo attacco? “Quello alle pensioni: si fa una forzatura ad un sistema che è in equilibrio e senza indirizzare nemmeno una piccola parte delle risorse che s´intende recuperare a favore della previdenza dei giovani. Come se non fosse evidente che il nostro problema non è l´età pensionabile, ma un insieme di insopportabili ingiustizie che qui non vengono nemmeno scalfite”.

La lettera del governo riprende le richieste della Bce, siamo un paese commissariato? “Lo dico da tempo”.

Ma Berlusconi, secondo lei, ha la forza per mettere in atto le misure annunciate? “Credo che non abbia né la volontà né la forza per farlo”.

Allora cosa succederà? “Temo che questo governo continuerà a perdere tempo dicendo quant´è stato bravo e quante cose ha fatto: la prima parte della lettera inviata a Bruxelles è piena di questi luoghi comuni. Temo anche che nel frattempo continui ad utilizzare il potere per risolvere solo questioni private”.

Questa volta però anche il Quirinale sostiene che non bisogna tergiversare sulle riforme impopolari. “Non ne posso più di questo uso strumentale delle riforme impopolari: se ne fanno da tre anni e tutte pesano sulle spalle dei lavoratori. Mi aspetto una riforma impopolare che introduca la patrimoniale e che scontenti qualcun altro”.

Ma l´impegno è preso. Si può dire di no alla Bce? “Certo che si può dire di no. Si può dire di no e fornire una alternativa: fare quello che si fa negli altri Paesi e decidere di investire sulla crescita. La realtà è che questo governo non si misura con gli altri Paesi perché non ha un´idea né del Paese né della crescita”. Ora come reagirete? Farete un altro sciopero da soli? “Ho visto i commenti degli altri sindacati: sono tutti molto netti e forti. Noi siamo pronti a proporre a tutti una mobilitazione unitaria”.

P.A. si apre la stagione dei licenziamenti - nota di R. Dettori


la soluzione finale per la stabilità e la cresicita in Italia, proposta dai saltimbanchi all'U.E. è: aprire la stagione dei licenziamenti nella P.A.

La lettera recapitata dal presidente del Consiglio Berlusconi a Bruxelles rafforza il nostro giudizio di totale inadeguatezza del Governo nazionale nella gestione di un così delicato passaggio per il Paese.

Per la prima volta, come successe in Grecia qualche mese fa, il Governo prevede un'ulteriore riduzione salariale, l'azzeramento delle dotazioni organiche e l'introduzione della cassa integrazione per il lavoro pubblico. In una parola: licenziamenti.

Un attacco mosso parallelamente ai diritti dei lavoratori del settore privato per i quali, in piena crisi economica, si introduce lo strumento del licenziamento facile per "motivi economici". Il modo migliore per spingere la crisi socioeconomica alle sue peggiori conseguenze. Un capolavoro.

La conferma della liberalizzazione dei servizi pubblici locali rafforza l'offensiva ai danni dei diritti dei cittadini e dello spazio pubblico.

Di fatto una smentita del risultato referendario che, al contrario di quanto si è lasciato intendere in questi mesi, non coinvolge il solo servizio idrico, ma l'intero settore dei servizi pubblici locali.

Siamo di fronte a un ulteriore indebolimento delle fasce sociali più esposte, la strada opposta a quella condivisa da tutte le parti sociali per una patrimoniale che permetta di affrontare la crisi nel segno dell'equità. È ormai evidente che l'unica riforma fiscale in campo è quella clausola di salvaguardia che impoverirà famiglie, lavoratori dipendenti e pensionati.

Credo sia giunto il momento per una grande riflessione unitaria, per provare a riunificare le piattaforme rivendicative sul lavoro pubblico di Cgil, Cisl e Uil e contrastare queste politiche. Non credo siano più comprensibili per i lavoratori le attuali divisioni sindacali.

Sta a noi tutti riconnettere tali rivendicazioni e provare ad avanzare una piattaforma unitaria di contrasto alle politiche del Governo.

È per questi motivi che auguro alla Uil-Fpl la buona riuscita dello sciopero generale del lavoro pubblico indetto per domani.

Roma, 27 ottobre 2011

giovedì 27 ottobre 2011

Licenziamenti per crisi, pensioni a 67 anni, mobilità coattiva nella P.A.



da www.repubblica.it
BRUXELLES - La bozza della lettera inviata dal governo italiano piace alla Ue, che "accoglie con favore i programmi per le riforme strutturali per rafforzare la crescita e per la strategia di consolidamento fiscale" e invita "la Commissione a presentare una valutazione delle misure e a monitorarne l'attuazione". È questa la valutazione del vertice di Bruxelles - che ha anche messo a punto un pacchetto di misure anti crisi 1 - sul piano del governo. "Ora serve un ambizioso calendario per le riforme", continuano i leader dell'Unione Europea.

"Se non rispetteremo gli impegni presi non saremo più credibili". Il premier Silvio Berlusconi commenta così il via libero europeo alle misure: "Manterremo gli impegni anche questa volta". Poi il confronto con la Grecia: "Non abbiamo introdotto misure così negative come quelle in Grecia", dove ci sono stati licenziamenti e tagli agli stipendi pubblici. "Da noi nulla di tutto questo". E sul fronte del lavoro, spiega ancora il Cavaliere, la situazione è "assolutamente gestibile, si tratta solo di maggiore mobilita".

"Si, siamo soddisfatti": lo ha detto il presidente francese Nicolas Sarkozy parlando delle misure presentate dall'Italia. "È quello che serve. Ora aspettiamo la loro realizzazione". Sul caso Bini Smaghi: "L'Italia ha due membri nel board della Bce. Sono felice per lei, ma non è una situazione che può continuare finché non c'è alcun francese". Poi una frecciatina a Berlusconi, che ha fatto un appello all'economista in diretta tv 4: "Meglio rispettare gli impegni presi. Non so se la televisione sia il modo migliore per farlo".

Il piano del governo. Tra le misure contenute nelle 15 pagine, l'impegno a consentire alle aziende, a partire da maggio del 2012, il licenziamento del personale per situazioni di crisi economica, l'innalzamento a 67 anni dell'età della pensione, la mobilità coattiva nel pubblico impiego e una stretta sui contratti parasubordinati con condizioni più stringenti per questi tipi di contratti.

E ancora: entro il 30 novembre un piano per le dismissioni del patrimonio pubblico con un introito, in tre anni, di 5 miliardi; entro il 31 gennaio 2012 via libera alla delega fiscale. Sono alcune delle risposte alle richieste della Bce e dell'Unione, che all'Italia chiedono da tempo maggiore flessibilità in uscita nel lavoro e tagli alla spesa. Il governo italiano indica anche una tabella di marcia: entro il 15 novembre il piano di crescita.

Inoltre, sono 4 le direttrici, nei prossimi 8 mesi, su cui il governo intende operare: entro 2 mesi, la rimozione di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all'attività economica, così da consentire, in particolare nei servizi, livelli produttivi maggiori e costi e prezzi inferiori; entro 4 mesi, la definizione di un contesto istituzionale, amministrativo e regolatorio che favorisca il dinamismo delle imprese; entro 6 mesi, l'adozione di misure che favoriscano l'accumulazione di capitale fisico e di capitale umano e ne accrescano l'efficacia; entro 8 mesi, il completamento delle riforme del mercato del lavoro, per superarne il dualismo e favorire una maggiore partecipazione.

La lettera - di cui le opposizioni chiedono l'immediata trasmissione al Parlamento - è composta da 16 pagine suddivise in 5 capitoli. La bozza non contiene interventi sulle pensioni di anzianità, come richiesto dalla Lega, ma per quelle di vecchiaia prevede il rialzo dell'età a 67 anni, per donne e uomini, nel 2026. Il meccanismo di adeguamento dell'età pensionabile, però, dovrebbe iniziare già nel 2013. Inoltre, il governo ha messo in conto introiti per 5 miliardi in tre anni dalla cessione di pezzi del patrimonio pubblico. Il piano delle dismissioni dovrebbe essere approvato entro il 30 novembre prossimo previo accordo nella conferenza Stato-Regioni.

Arriva inoltre una commissione per abbattere il debito pubblico. Entro la fine dell'anno, si legge nella lettera, il governo "affiderà l'elaborazione di un piano organico per l'abbattimento del debito attraverso anche le dismissioni ad una commissione ristretta di personalità di prestigio, in collaborazione con gli enti territoriali e con le principali istituzioni economiche e finanziarie nazionali ed internazionali".

Il governo, nella sua lettera, annuncia più poteri all'Antitrust per favorire la concorrenza con un rafforzamento degli strumenti dell'Autorità entro il primo trimestre del 2012 soprattutto per evitare contrasti con la legislazione a livello locale. Per il lavoro è prevista la promozione dei contratti di apprendistato e di contratti di inserimento delle donne.

La disposizioni sui licenziamenti ripropone il tentativo di aggirare l'articolo 18, già messo in campo nella manovra di agosto con l'articolo 8, mentre molto decise nei toni sono le misure annunciate per la mobilità nel pubblico impiego: il governo interverrà nella pubblica amministrazione, si legge, e renderà effettivi "con meccanismi cogenti/sanzionatori: la mobilità obbligatoria del personale; la messa a disposizione (Cassa integrazione) con conseguente riduzione salariale e del personale; superamento delle dotazioni organiche".

Le reazioni. "Procedendo così non si farà mai una riforma, ma si attaccheranno solo le persone più deboli". Così il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha commentato le prime indiscrezioni sulla lettera del governo alla Ue. Su pensioni e licenziamenti, ha aggiunto il leader della Cisl, "reagiremo subito perché non siamo d'accordo" e perché su queste misure "non c'è stata alcuna discussione". Secondo Bonanni, gli annunci in materia di lavoro sono uno "specchietto per le allodole per gli imprenditori" e il governo così "istiga alla contrapposizione e alla ribellione" per cui il sindacato deciderà nelle prossime ore iniziative di protesta.

"Orrende anticipazioni sulla lettera del governo all'Ue". E' il copmmento del Pd, affidato al capogruppo della Commissione lavoro, Cesare Damiano: "Se il fulcro di una fantomatica manovra fatta di annunci e di compromessi pasticciati tra partiti di governo non più in grado di gestire la situazione è la libertà di licenziamento e la pensione a 67 anni per uomini e donne, siamo alla frutta - dice Damiano - . Questo governo dimostra di voler colpire sempre dalla stessa parte: i lavoratori, i pensionati e i ceti più deboli".

Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, aggiunge che a giudicare dalle anticipazioni "toni e contenuti del documento del governo non lasciano purtroppo intravvedere niente di serio" e il governo ha voluto prendersi "qualche giorno di ossigeno" con l'Europa.

La risposta del governo all'Europa per affrontare la crisi è invece "deludente" secondo il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. "E' stato convocato un cdm - dice Casini - poi disdetto perché non in grado di assumere decisioni. Ora c'è una lettera che è stata cambiata fino all'ultimo momento che è assai deludente. Quindi siamo preoccupati". "La lettera alla Ue sembra il libro dei sogni", ha aggiunto il leader dell'Udc.

Preoccupato il presidente dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, secondo il quale "così si rischia lo scontro sociale". Chi siede al governo, dice Di Pietro, "non vuole la pace ma lo scontro sociale, per questo è estremamente necessario che chi ha responsabilità istituzionali faccia finire la legislatura prima che lo scontro sociale aumenti. Di certo non si può fermare la disperazione con la repressione".

"A giudicare dalle indiscrezioni di stampa che trapelano - commenta il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso -, lo spirito riformatore del governo si traduce in una ennesimo attacco sui licenziamenti, sul lavoro precario, sulle pensioni e che colpiscono in particolare le donne e il Mezzogiorno". Camusso propone agli altri sindacati una "iniziativa di mobilitazione unitaria che rimetta al centro le ragioni del lavoro e della crescita, ancora una volta negate dalle scelte di questo governo".

Di segno contrario le dichiarazioni dei leader del centrodestra. Per Bossi, la lettera alla Ue "è stata accolta bene". Sulle pensioni, il senatur sostiene che ha prevalso "buonsenso e onestà. Non possiamo non dare la pensione alla gente che ha pagato per tutta la vita".
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il testo integrale:
L'Italia ha sempre onorato i propri impegni europei e intende continuare a farlo.

Quest'estate il Parlamento italiano ha approvato manovre di stabilizzazione finanziaria con un effetto correttivo sui saldi di bilancio al 2014 pari a 60 miliardi di euro. Sono state così create le condizioni per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, con un anno di anticipo rispetto a quanto richiesto dalle istituzioni europee. Dal 2012, grazie all'aumentato avanzo primario, il nostro debito scenderà.

Tuttavia, siamo consapevoli della necessità di presentare un piano di riforme globale e coerente. La situazione italiana va letta tenendo in debita considerazione gli equilibri più generali che coinvolgono l'intera area europea. Mesi di tensioni sui mercati finanziari e di aggressioni speculative contro i debiti sovrani sono, infatti, il segnale inequivocabile di una debolezza degli assetti istituzionali dell'area euro. Per quel che riguarda l'Italia, consapevoli di avere un debito pubblico troppo alto e una crescita troppo contenuta, abbiamo seguito sin dall'inizio della crisi una politica attenta e rigorosa". "Dal 2008 ad oggi il nostro debito pubblico è cresciuto, in rapporto al Pil, meno di quello di altri importanti paesi europei. Inoltre, la disciplina da noi adottata ha portato a un bilancio primario in attivo. Situazione non comune ad altri Paesi. Se problemi antichi, come quello del nostro debito pubblico, danno luogo oggi a ulteriori e gravi pericoli, ciò è soprattutto il segno che la causa va cercata non nella loro sola esistenza, ma nel nuovo contesto nel quale ci si è trovati a governarli".

A. I FONDAMENTALI DELL'ECONOMIA

"Il Governo italiano ha risanato i conti pubblici e conseguirà l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013. Il debito pubblico in rapporto al PIL è stato ricondotto su un sentiero di progressiva riduzione. Nel 2014 avremo un avanzo di bilancio (corretto per il ciclo) pari allo 0,5% del PIL, un avanzo primario pari al 5,7% del PIL e un debito pubblico al 112,6% del PIL. Per realizzare questo obiettivo sono state approvate durante l'estate in tempi record due importanti manovre di finanza pubblica che comporteranno una correzione del deficit tendenziale nel quadriennio 2011-2014 pari rispettivamente a 0,2%, 1,7%, 3,3% e 3,5% del PIL. Nel 2011 si prevede un avanzo primario consistente pari allo 0,9% del PIL. Nonostante l'aumento delle spese per il servizio del debito, questo consentirà la riduzione del rapporto debito/PIL già nel 2012.

I dati relativi ai primi otto mesi dell'anno in corso sono coerenti con questi obiettivi. E' doveroso segnalare che la nuova serie dei conti nazionali indica che nel 2010 il Pil italiano è cresciuto dell'1,5% e non dell'1,3% e, nei due anni della crisi, il Pil si è ridotto meno di quanto prima stimato (-1,2% invece di -1,3% nel 2008 e -5,1% invece di -5,2% nel 2009). Come conseguenza della revisione contabile operata da Eurostat il rapporto deficit/Pil, che è stato confermato a 4,6% per il 2010, è praticamente allineato a quello della Germania, rivisto dal 3,3% al 4,3%. Si noti, inoltre, che l'Eurostat ha rettificato al rialzo anche i rapporti deficit/Pil della Francia (dal 7% al 7,1%), della Spagna (dal 9,2% al 9,3%), della Grecia (dal 10,5% al 10,6%) e del Portogallo (dal 9,1% al 9,8%). In conclusione, nel 2010 l'Italia aveva, insieme alla Germania, il comportamento largamente più virtuoso in termini di indebitamento netto in rapporto al Pil.

B. CREARE CONDIZIONI STRUTTURALI FAVOREVOLI ALLA CRESCITA
Siamo ora impegnati nel creare le condizioni strutturali favorevoli alla crescita. Il Governo ritiene necessario intervenire sulla composizione del bilancio pubblico per renderla più favorevole alla crescita. Con questo obiettivo il Governo intende operare su quattro direttrici nei prossimi 8 mesi:

Entro 2 mesi, la rimozione di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all'attività economica, così da consentire, in particolare nei servizi, livelli produttivi maggiori e costi e prezzi inferiori

Entro 4 mesi, la definizione di un contesto istituzionale, amministrativo e regolatorio che favorisca il dinamismo delle imprese Entro 6 mesi, l'adozione di misure che favoriscano l'accumulazione di capitale fisico e di capitale umano e ne accrescano l'efficacia

Entro 8 mesi, il completamento delle riforme del mercato del lavoro, per superarne il dualismo e favorire una maggiore partecipazione".

Nei prossimi 4 mesi è, ad ogni modo, prioritario aggredire con decisione il dualismo nord-sud che storicamente caratterizza e penalizza l'economia italiana. Tale divario si estrinseca in un livello del pil del centro-nord italia che eguaglia il livello delle migliori realtà europee, e quello del mezzogiorno, che è collocato in fondo alla graduatoria europea.

A riguardo, l'esecutivo è intenzionato a utilizzare pienamente i fondi strutturali, impegnandosi in una loro revisione globale, inclusi quelli per lo sviluppo delle infrastrutture, allo scopo di migliorarne l'utilizzo e ridefinirne le priorità in stretta collaborazione con la commissione europea. Tale revisione consentirà un'accelerazione, una riconsiderazione delle priorità dell'uso dei fondi e una regia rafforzata, dove l'italia è disposta a chiedere un sostegno tecnico alla commissione europea per la realizzazione di questo ambizioso obiettivo.

Il programma straordinario per lo sviluppo del mezzogiorno è definito in maniera evocativa "eurosud" e nasce dalla convinzione che la crescita del sud è la crescita dell'italia intera.

Il governo, quindi, definirà ed attuerà la revisione strategica dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali 2007-2013. Tale revisione risponde alle raccomandazioni del consiglio del 12 luglio 2011 sul programma nazionale di riforma dell'italia.

Esso si basa su una più forte concentrazione dei programmi sugli investimenti maggiormente in grado di rilanciare la competitività e la crescita del paese, segnatamente intervenendo sul potenziale non utilizzato nel sud, e su un più stringente orientamento delle azioni ai risultati (istruzione, banda larga, ferrovie, nuova occupazione). Tale revisione potrà comportare una riduzione del tasso di cofinanziamento nazionale dei programmi comunitari.

Le risorse resesi disponibili a seguito di questa riduzione saranno programmate attraverso un percorso di concertazione tra il ministro delegato alle politiche di coesione, il commissario europeo competente e le regioni interessate basato su una cooperazione rafforzata con la commissione europea attraverso un apposito gruppo di azione.

Tale piano d'azione sarà definito entro il 15 novembre 2011.

a) promozione e valorizzazione del capitale umano

b) efficientamento del mercato del lavoro;

c) apertura dei mercati in chiave concorrenziale;

d) sostegno all’imprenditorialità e all’innovazione;

e) semplificazione normativa e amministrativa;

f) modernizzazione della pubblica amministrazione;

g) efficientamento e snellimento dell’amministrazione della giustizia;

h) accelerazione della realizzazione delle infrastrutture ed edilizia;

i) riforma dell’architettura costituzionale dello Stato.


a) Promozione e valorizzazione del capitale umano. L'accountability delle singole scuole verrà accresciuta (sulla base delle prove INVALSI), definendo per l'anno scolastico 2012-13 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti; si valorizzerà il ruolo dei docenti (elevandone, nell'arco d'un quinquennio, impegno didattico e livello stipendiale relativo); si introdurrà un nuovo sistema di selezione e reclutamento.
Si amplieranno autonomia e competizione tra Università. Si accrescerà la quota di finanziamento legata alle valutazioni avviate dall'ANVUR e si accresceranno i margini di manovra nella fissazione delle rette di iscrizione, con l'obbligo di destinare una parte rilevante dei maggiori fondi a beneficio degli studenti meno abbienti. Si avvierà anche uno schema nazionale di prestiti d'onore.

Da ultimo, tutti i provvedimenti attuativi della riforma universitaria saranno approvati entro il 31 dicembre 2011.

b) Efficientamento del mercato del lavoro E' prevista l'approvazione di misure addizionali concernenti il mercato del lavoro.

1. In particolare, il Governo si impegna ad approvare entro il 2011 interventi rivolti a favorire l'occupazione giovanile e femminile attraverso la promozione: a. di contratti di apprendistato contrastando le forme improprie di lavoro dei giovani; b. di rapporti di lavoro a tempo parziale e di contratti di inserimento delle donne nel mercato del lavoro; c.
del credito di imposta in favore delle imprese che assumono nelle aree più svantaggiate.
2. Entro maggio 2012 l'esecutivo approverà una riforma della legislazione del lavoro a. funzionale alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell'impresa anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato; b. più stringenti condizioni nell'uso dei "contratti para-subordinati" dato che tali contratti sono spesso utilizzati per lavoratori formalmente qualificati come indipendenti ma sostanzialmente impiegati in una posizione di lavoro subordinato.

c) Apertura dei mercati in chiave concorrenziale Entro il primo marzo 2012 saranno rafforzati gli strumenti di intervento dell'Autorità per la Concorrenza per prevenire le incoerenze tra promozione della concorrenza e disposizioni di livello regionale o locale. Verrà generalizzata, la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali in accordo con gli enti territoriali.

"Le principali disposizioni contenute nella bozza di disegno di legge sulla concorrenza riguardano i settori della distribuzione dei carburanti e dell'assicurazione obbligatoria sui veicoli. Le misure relative al mercato assicurativo sono state definite all'interno di una proposta di legge di iniziativa parlamentare, che è già stata approvata dalla camera dei deputati ed è attualmente all'esame del senato. Le misure concernenti i mercati della distribuzione carburanti sono state integralmente inserite nel Decreto Legge n.98/2011 e pertanto sono già in vigore. Si è preferito adottare uno strumento legislativo quale il decreto che garantisce l'immediata efficacia degli interventi. nel medesimo decreto legge sono state inserite anche altre disposizioni di apertura dei mercati e liberalizzazioni, tra cui si ricorda in particolare la liberalizzazione in via sperimentale degli orari dei negozi.

Nel frattempo, fra i primi in Europa, l'Italia ha aperto alla concorrenza il mercato della distribuzione del gas: sono stati adottati e saranno a breve pubblicati nella gazzetta ufficiale i regolamenti che disciplinano le gare per l'affidamento della distribuzione del gas in ambiti territoriali più ampi dei comuni. Già con il Decreto Legge n.138/2011 sono state adottate incisive misure finalizzate alla liberalizzazione delle attività d'impresa e degli ordini professionali e dei servizi pubblici locali. In particolare già si prevede che le tariffe costituiscano soltanto un riferimento per la pattuizione del compenso spettante al professionista, derogabile su accordo fra le parti. Il provvedimento sullo sviluppo conterrà recherà altre misure per rafforzare l'apertura degli ordini professionali e dei servizi pubblici locali. Sempre in materia di ordini professionali, nella manovra di agosto, in tema di accesso alle professioni regolamentate, è stato previsto che gli ordinamenti professionali debbano garantire che l'esercizio dell'attività risponda senza eccezioni ai principi di libera concorrenza, alla presenza diffusa dei professionisti su tutto il territorio nazionale, alla differenziazione e pluralità di offerta che garantisca l'effettiva possibilità di scelta degli utenti nell'ambito della più ampia informazione relativamente ai servizi offerti. Inoltre, già in sede di conversione della manovra di luglio (DL n. 98/2011) è stato previsto che il Governo, sentita l'Alta Commissione per la Formulazione di Proposte in materia di Liberalizzazione dei Servizi, elaborerà proposte per la liberalizzazione dei servizi e delle attività economiche da presentare alle categorie interessate. Dopo 8 mesi dalla conversione del decreto legge, tali servizi si intenderanno liberalizzati, salvo quanto espressamente regolato".

"Verranno rafforzati i presidi a tutela della concorrenza nel campo dei servizi pubblici locali, con l'introduzione a livello nazionale di sistemi di garanzia per la qualità dei servizi nei comparti idrico, dei rifiuti, dei trasporti, locali e nazionali e delle farmacie comunali, seguendo rispettivamente questa sequenza temporale 3 mesi, 6 mesi, 9 mesi e 12 mesi. Per quanto riguarda la riforma dei servizi pubblici locali che il Governo italiano - riprendendo quanto già previsto dall'articolo 23 bis del DL 112/2008 - ha approvato nella manovra di agosto 2011 escludendo il settore idrico a seguito di un referendum popolare. Con le disposizioni che si intende varare si rafforza il processo di liberalizzazione e privatizzazione prevedendo che non è possibile attribuire diritti di esclusiva nelle ipotesi in cui l'ente locale affidante non proceda alla previa verifica della realizzabilità di un sistema di concorrenza nel mercato, ossia di un sistema completamente liberalizzato. Inoltre, viene previsto un ampliamento delle competenze dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nonchè un sistema di benchmarking al fine di assicurare il progressivo miglioramento della qualità di gestione e di effettuare valutazioni comparative delle diverse gestioni.

d) Sostegno all'imprenditorialità e all'innovazione Entro il 2011, al fine di favorire la crescita delle imprese il Governo prevede di utilizzare la leva fiscale per agevolare la capitalizzazione delle aziende, con meccanismi di deducibilità del rendimento del capitale di rischio. Verranno potenziati gli schemi a partecipazione pubblica di venture capital e private equity, preservando la concorrenza nei relativi comparti. Il Governo trasformerà le aree di crisi in aree di sviluppo, rendendo più semplice ed efficace la procedura per definire i programmi di rilancio, che potranno essere finanziati anche con risorse comunitarie. Forte impegno dell'esecutivo verso le PMI, destinando loro il 50% delle risorse non utilizzate ogni anno del Fondo Rotativo per il Sostegno alle imprese e per gli investimenti in ricerca. Questi interventi - insieme al Contratto di Sviluppo, già operativo - rientrano a pieno titolo nell'ambito del riordino generale degli incentivi contenuto nello Statuto delle Imprese, che diventerà legge nelle prossime settimane. Per garantire la liquidità delle imprese si prevede un sistema di certificazione di debiti delle Pubbliche Amministrazioni locali nei confronti delle imprese stesse al fine di consentire lo sconto e successivo pagamento da parte delle banche, in conformità alle procedure di calcolo Eurostat e senza impatto addizionale sull'indebitamento della Pubblica Amministrazione.

e) Semplificazione normativa e amministrativa Il Governo incentiva la costituzione di "zone a burocrazia zero" in tutto il territorio nazionale in via sperimentale per tutto il 2013, anche attraverso la creazione dell'U.L.G. - Ufficio Locale dei Governi quale autorità unica amministrativa che coinvolgerà i livelli locali di governo in passato esclusi. Il Governo mira a semplificare la costituzione del bilancio delle S.r.l., la digitalizzazione del deposito dell'atto di trasferimento delle quote delle società e lo snellimento in materia di vigilanza delle società di capitali e degli organi di controllo. I rapporti con la pubblica amministrazione diventeranno più snelli grazie alla completa sostituzione dei certificati con delle autocertificazioni, mentre le certificazioni rilasciate dalla pubblica amministrazione resteranno valide solo nei rapporti tra privati".

"I controlli sulle imprese si ispireranno a criteri di semplicità e proporzionalità, al fine di evitare duplicazioni e sovrapposizioni che possano recare intralcio al normale esercizio delle attività imprenditoriali. Da ultimo, per quanto riguarda la semplificazione amministrativa verrà completata nei prossimi 6 mesi la strategia di revisione della regolamentazione settoriale, elaborando proposte puntuali di semplificazione dei procedimenti e monitorandone gli effetti. Verrà rafforzata e accelerata l'attuazione del programma di misurazione e riduzione degli oneri amministrativi derivanti da obblighi di tipo informativo previsti da leggi statali (MOA). Inoltre, ove la disciplina sia di fonte regionale e locale, verranno rafforzati ed estesi gli incentivi previsti dalla manovra estiva per i procedimenti amministrativi relativi all'avvio e alla svolgimento dell'attività d'impresa. L'obiettivo è quello di migliorare il posizionamento dell'Italia nella graduatoria internazionale relativa al Doing Business, nei prossimi 3 anni.

f) Modernizzazione della pubblica amministrazione La pubblica amministrazione è un volano fondamentale della crescita. Stiamo creando le condizioni perchè la pubblica amministrazione sia pronta ad accompagnare la ripresa, svolgendo una funzione di servizio allo sviluppo e non di zavorra burocratica. Ecco perchè la semplificazione, la trasparenza e la meritocrazia sono fondamentali. Un tassello rilevante è costituito dalla piena attuazione della Riforma Brunetta della pubblica amministrazione, in particolar modo dalle misure che rafforzano il ruolo della Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l'Integrità delle amministrazioni pubbliche (istituita nel dicembre del 2009) e le cui competenze saranno integrate con il disegno di legge in materia di anticorruzione, già approvato dal Senato, e attualmente all'esame della Camera dei Deputati. Esso rappresenta un passaggio importante per la completa implementazione della riforma della pubblica amministrazione in quanto individua una nuova governance per l'attività di prevenzione e contrasto della corruzione, affidando le funzioni alla Commissione e individuando con estrema puntualità le modalità di accrescimento del livello di trasparenza della pubblica amministrazione.
Per rendere più efficiente, trasparente, flessibile e meno costosa la pubblica amministrazione tanto a livello centrale quanto a livello degli enti territoriali (oltre al vigente blocco del turnover del personale) renderemo effettivi con meccanismi cogenti/sanzionatori: a. la mobilità obbligatoria del personale; b. la messa a disposizione (Cassa Integrazione Guadagni) con conseguente riduzione salariale e del personale; c. il superamento delle dotazioni organiche.

Contestualmente all'entrata in vigore della legge costituzionale recante l'abolizione e la razionalizzazione delle province è prevista l'approvazione di una normativa transitoria per il trasferimento del relativo personale nei ruoli delle regioni e dei comuni.

g) Efficientamento e snellimento dell'amministrazione della giustizia Proseguendo sulla linea delle misure definite in estate, verranno rafforzati il contrasto della litigiosità e la prevenzione del contenzioso (anche attraverso la costituzione presso il Ministero della Giustizia di un gruppo tecnico che individui situazioni a forte incidenza di litigiosità e proponga specifici interventi di contrasto).

Entro il 30 aprile 2012 verrà completato il progetto in corso presso il Ministero della Giustizia per la creazione di una banca dati centralizzata per le statistiche civili e per quelle fallimentari. Verranno rafforzati i meccanismi incentivanti per gli uffici virtuosi di cui alla Legge n. 111 del 2011.
L'obiettivo è quello della riduzione della durata delle controversie civili di almeno il 20 per cento in 3 anni.

h) Accelerazione della realizzazione delle infrastrutture ed edilizia Oltre alla realizzazione degli investimenti già concordati con le società concessionarie, il Governo solleciterà una maggiore partecipazione degli investitori privati, definendo entro il 31 dicembre 2011 standard contrattuali tipo che facilitino il ricorso al project financing, con una più chiara ed efficiente allocazione dei rischi tra le parti e accrescendo le certezze sulla redditività dell'opera e la prevenzione di comportamenti di tipo monopolistico nella determinazione dei pedaggi. Verrà rafforzata la qualità della programmazione finanziaria pubblica, definendo obiettivi pluriennali di spesa e concentrando le risorse su progetti considerati strategici.

Il Governo è impegnato nella definizione nelle prossime 10 settimane di alcune opere immediatamente cantierabili, su proposta del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che potranno beneficiare, a titolo di contributo al finanziamento, della defiscalizzazione (IRAP, IRES) a vantaggio dei concessionari dell'opera stessa. Inoltre sono previste una serie di semplificazioni e velocizzazioni nelle procedure di approvazione dei progetti da parte del CIPE e la suddivisione degli appalti in lotti funzionali per garantire alle PMI un accesso facilitato.
Si prevede lo sblocco degli investimenti privati grazie alla semplificazione delle procedure relative ai contratti di programma dei maggiori aeroporti italiani. Infine, sono previste norme mirate all'ottimizzazione delle gestioni negli impianti portuali e di semplificazione in materia di trasporto eccezionale su gomma.

Da ultimo, è in corso di predisposizione una garanzia "reale" dello Stato (attraverso propri beni immobili, e non solo di natura finanziaria) per i mutui prima casa di giovani coppie, prive di contratto di lavoro a tempo indeterminato. Questo garantirà un nuovo impulso al mercato immobiliare e alle nuove famiglie.

I) Riforma dell'architettura costituzionale dello Stato Il Governo italiano è impegnato in un processo di complessiva riforma costituzionale. Essa riguarda tanto l'assetto costituzionale dei poteri, quanto la cornice normativa volta a promuovere le condizioni di sviluppo del mercato e una disciplina più rigorosa delle finanze pubbliche.

Pur nella complessità del processo di revisione costituzionale l'Italia intende giungere all'approvazione della prima lettura di tali disegni di legge costituzionale entro i prossimi 6/12 mesi. In particolare, quanto alla riforma dello Stato, si tratta dei seguenti provvedimenti:

A. Disegno di legge (già approvato in prima lettura alla Camera) sulla modifica dell'elettorato attivo e passivo per l'elezione al Parlamento nazionale al fine di garantire una maggiore partecipazione giovanile alla vita politica.

B. Due disegni di legge (all'esame del Parlamento) di riforma complessiva dell'organizzazione dei vertici delle istituzioni politiche, con particolare riferimento alla riduzione significativa del numero dei parlamentari, all'abolizione delle province, alla riforma in senso federale dello Stato, alla maggiore efficienza dei meccanismi decisionali e al rafforzamento del ruolo dell'esecutivo e della maggioranza.

Sul secondo versante, relativo alla disciplina del mercato e al rigore della finanza pubblica, si prevede: A. Un disegno di legge (la cui approvazione è in corso proprio in questi giorni presso la Camera dei deputati) di riforma degli articoli della costituzione relativi alla libertà di iniziativa economica e alla tutela della concorrenza, nonchè alla riforma della pubblica amministrazione in funzione della valorizzazione dell'efficienza e del merito.

B. Un disegno di legge sull'introduzione del vincolo di pareggio di bilancio sul modello già seguito in altri ordinamenti europei.

A tal fine si deve ricordare che l'articolo 138 della Costituzione Italiana impone che le leggi costituzionali ad intervallo non minore di tre mesi. Quindi, anche con la massima celerità possibile, le riforme costituzionali richiedono dei tempi minimi imprescindibili.

Le conseguenti leggi attuative saranno
successivamente attuate senza indugio, non essendovi vincoli temporali nell'ambito della Costituzione.

C. UNA FINANZA PUBBLICA SOSTENIBILE

Le pensioni
Nella attuale legislatura la normativa previdenziale è stata oggetto di ripetuti interventi che hanno reso a regime il sistema pensionistico italiano tra i più sostenibili in Europa e tra i più capaci di assorbire eventuali choc negativi.

Grazie al meccanismo di aggancio dell'età pensionabile alla speranza di vita introdotto nel 2010 (art. 12 commi 12-bis e 12-ter, DL 78/2010, come modificato con art. 18 comma 4, DL 98/2011), il Governo italiano prevede che il requisito anagrafico per il pensionamento sarà pari ad almeno 67 anni per uomini e donne nel 2026.
Sono già stati rivisti i requisiti necessari per l'accesso al pensionamento di anzianità. Tali requisiti aumenteranno gradualmente fino ad arrivare a regime a partire dal 2013.

Questi requisiti sono in ogni caso agganciati in aumento all'evoluzione della speranza di vita.
La delega fiscale e assistenziale previdenziale Il provvedimento di iniziativa governativa è già all'esame del Parlamento e sarà approvato, entro il 31 gennaio 2012, quindi con tempi compatibili all'emanazione dei provvedimenti delegati entro il 2012. Comunque, anche al fine di accrescere la fiducia degli investitori, nel rispetto del percorso di risanamento programmato, il Governo ha fornito, con la Legge 148 del 14 settembre 2011, le risorse che saranno reperite con l'esercizio della delega per la riforma dei sistemi fiscale e assistenziale sulla base degli attuali regimi di favore fiscale e delle sovrapposizioni fra agevolazioni e conseguenti inefficienze ad oggi individuate. Tali risorse ammontano ad almeno 4 miliardi di euro nell'anno 2012, 16 miliardi nel 2013 e 20 miliardi di euro annui a decorrere dal 2014.

Contestualmente, per dare massima garanzia sul rispetto dei saldi è stata introdotta una clausola di salvaguardia. La clausola prevede che, in caso di ritardo nell'attuazione della delega oltre il 30 settembre 2012, le agevolazioni fiscali vigenti saranno ridotte del 5% per l'anno 2012 e del 20% a decorrere dal 2013. In alternativa, anche parziale, si è stabilita la possibilità di disporre con decreto del Presidente del consiglio, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, la rimodulazione delle aliquote delle imposte indirette, inclusa l'accisa.

In breve, qualora la delega non fosse esercitata entro il 30 settembre 2012 o le nuove disposizioni fiscali e assistenziali non siano in grado di garantire un sufficiente effetto positivo sul deficit (almeno 4 miliardi nel 2012, 16 miliardi nel 2013 e 20 miliardi a partire dal 2014), si avrà una riduzione automatica delle agevolazioni fiscali che garantirà comunque il raggiungimento degli obiettivi di risparmio. Viceversa, se la delega verrà esercitata entro il termine e le nuove disposizioni garantiranno effetti di risparmio almeno pari a quelli previsti, non si procederà dunque al taglio automatico delle agevolazioni.

Le dismissioni
Entro il 30 novembre 2011, il Governo definirà un piano di dismissioni e valorizzazioni del patrimonio pubblico che prevede almeno 5 miliardi di proventi all'anno nel prossimo triennio. Previo accordo con la Conferenza Stato-Regioni, gli enti territoriali dovranno definire con la massima urgenza un programma di privatizzazione delle aziende da essi controllate.
I proventi verranno utilizzati per ridurre il debito o realizzare progetti di investimento locali.

La razionalizzazione della spesa pubblica Il Governo ribadisce l'impegno a definire entro il 31 dicembre 2011 il programma per la riorganizzazione della spesa previsto dalla Legge 14 settembre 2011, n. 148, in particolare per quanto riguarda: l'integrazione operativa delle agenzie fiscali; la razionalizzazione di tutte le strutture periferiche dell'amministrazione dello Stato e degli enti della previdenza pubblica in modo da creare sinergie e ottimizzare l'uso delle risorse; il coordinamento delle attività delle forze dell'ordine; la razionalizzazione dell'organizzazione giudiziaria nel suo complesso in modo da accelerare i tempi della giustizia civile; e la riorganizzazione della rete consolare e diplomatica. Il Governo attuerà i primi interventi dal 1 gennaio 2012 e darà conto dei progressi realizzati con cadenza trimestrale.

Debito pubblico
Entro il 31 dicembre 2011, il governo affiderà l'elaborazione di un piano organico per l'abbattimento del debito attraverso anche le dismissioni ad una commissione ristretta di personalità di prestigio, in collaborazione con gli enti territoriali e con le principali istituzioni economiche e finanziarie nazionali ed internazionali.
Il costo degli apparati istituzionali
Il Governo riconosce la necessità di rafforzare gli interventi volti a ridurre i costi degli apparati istituzionali. In particolare, verrà perseguita entro il 2012, una razionalizzazione e soppressione delle provincie e la riallocazione delle funzioni delle Province alle Regioni o ai Comuni, in modo da assicurare un significativo snellimento dei relativi apparati burocratici e degli organi rappresentativi.
Verrà rafforzato il regime di incompatibilità fra le cariche elettive ai diversi livelli di governo.
Il pareggio di bilancio

Il disegno di legge di riforma della Costituzione in materia di pareggio di bilancio è già all'esame della Camera dei Deputati. L'obiettivo è quello di una sua definitiva approvazione entro la metà del 2012.
Con le modifiche introdotte con la Legge n.39/2011 alla "Legge di contabilità e finanza pubblica (L. 196/2009) è stata rivista la normativa relativa alle coperture finanziarie delle leggi a vantaggio del rafforzamento della relativa disciplina fiscale. In particolare, per la copertura degli oneri correnti della legge di stabilità è stata circoscritta la possibilità di utilizzare il miglioramento del risparmio pubblico, escludendo la possibilità di finanziare con tali risorse nuove o maggiori spese correnti.
Definire le ulteriori misure correttive eventualmente necessarie
Il Governo monitorerà costantemente l'andamento dei conti pubblici. Qualora il deterioramento del ciclo economico dovesse portare a un peggioramento nei saldi il Governo interverrà prontamente. L'utilizzo del Fondo per esigenze indifferibili sarà vincolato all'accertamento, nel giugno del 2012, di andamenti dei conti pubblici coerenti con l'obiettivo per l'indebitamento netto del prossimo anno.

D. CONCLUSIONI
Siamo sicuri che, con l'impegno di tutti, scaturito dalla consapevolezza che ci troviamo a fronteggiare problemi che riguardano l'intera Unione e la tenuta stessa della moneta comune, dunque problemi non circoscrivibili a questa o quella debolezza o forza nazionali, consegneremo ai giovani un'Europa più forte e più coesa

mercoledì 26 ottobre 2011

Alluvione Liguria\Foreste sostenibili per prevenire i disastri -


da www.corriere.it
MILANO - Un patrimonio immenso. Ma, salvo eccezioni, trascurato. I boschi italiani, le foreste che ricoprono il nostro Paese, si estendono per una superficie di 10.467.533 ettari, un gigantesco polmone verde che ricopre il 34,74% d’Italia. Abbiamo più boschi della Germania, coperta al 31% di alberi e della Francia, con un 28,6% di piante. Ma come per il patrimonio artistico, anche quello naturale in buona misura è abbandonato a se stesso.

FRAMMENTAZIONE - «In Italia c’è frammentazione: la superficie non è unitaria, ma costituita da tanti piccoli appezzamenti privati, alcuni curati e altri lasciati andare. E poi, strade, stradine e casette insediate nel bosco o ai suoi margini lo danneggiano irreparabilmente: andrebbero creati consorzi per gestire in maniera unitaria i boschi, organismi viventi che si proteggono permettendo loro di espandersi, muoversi, rinnovarsi, andare avanti e indietro. Invece, qui li blocchiamo costruendo. Il problema è politico», spiega il professor Bartolomeo Schirone, ordinario di selvicoltura e assestamento forestale all’Università della Tuscia. «Il nostro Paese potrebbe essere una potenza forestale di prima categoria, per posizione geomorfologica e ricchezza di specie potremmo produrre legnami che nessuno in Europa ha: le specie arboree native sono 85, ma non bastano, perché non abbiamo cultura», continua Schirone. «In molte regioni, e penso al Lazio, alla Basilicata, alla Calabria, i boschi e le foreste sono abbandonati al loro destino, in mano ai bracconieri, con animali allo stato brado, tagli abusivi, nessuna manutenzione. Gli incendi bruciano in media 40 mila ettari ogni anno. Ci sono anche esempi di regioni virtuose, come il Trentino, il Friuli, la Valle d’Aosta, una parte del Piemonte, dove è in atto un modello corretto di filiera bosco–legno: in queste zone le foreste sono gestite da comunità e consorzi montani che rispettano e conoscono il territorio e i suoi tempi. Perché un altro problema in selvicoltura è la pressione sulla foresta: come nelle monocolture si sono resi sterili i terreni con i concimi e i pesticidi, uccidendo ogni componente organica, lo stesso succede nelle foreste, dove la pressione sul suolo e sugli alberi per ottenere un guadagno immediato uccide l’ecosistema».

FORESTE SOSTENIBILI - In Italia sono sedici i corsi universitari in scienze forestali, alcuni di altissimo livello. Con un patrimonio boschivo in crescita del 19% in 25 anni e un abuso ambientale commesso da Nord a Sud d’Italia ogni 43 minuti (dato Wwf), un pensiero al futuro delle piante nell’Anno internazionale delle foreste che sta per concludersi va alle foreste sostenibili. Cosa sono? Sono quelle dove il legname tagliato non è mai superiore a quello che cresce e dove, dopo il taglio, gli alberi sono ripiantati o aiutati a rinnovarsi naturalmente, anche grazie alle piante morte nel bosco, che garantiscono la catena nutritiva. Sono foreste dove gli habitat degli animali selvatici sono rispettati e il sottobosco, gli arbusti e le piante minori svolgono una funzione protettiva del clima, del suolo e dell’acqua. Ma, la foresta certificata (Pefc, Programma internazionale di valutazione degli schemi di certificazione forestale), è molto di più. «Il Pefc Italia è l’organo nazionale del sistema internazionale di certificazione. Aderiscono proprietari forestali, consumatori, industriali e artigiani del legno. L’obiettivo è organizzare la filiera foresta–legno fornendo derivati da foreste e piantagioni gestite in modo sostenibile da un punto di vista economico, ambientale e sociale», spiega Antonio Brunori, segretario generale Pefc. «Attualmente risultano certificati secondo il sistema Pefc oltre 226 milioni di ettari tra Canada, Finlandia, Norvegia, Svezia, Germania, Francia e Austria. In Italia sono certificati 744.538 ettari, l’8% dei boschi: il Consorzio forestale dell’Amiata con 3 mila ettari di faggeta, 38 proprietari forestali in Friuli Venezia Giulia con una superficie di 67.348 ettari, altri 27 proprietari nel Veneto hanno certificato 35.195 ettari. L’Unione agricoltori–Bauer Bund, cioè 22.926 piccoli proprietari forestali della Provincia di Bolzano, ha certificato 250.643 ettari: si tratta della più grande superficie in Europa con queste caratteristiche. Il Consorzio dei Comuni trentini rappresenta altri 246.842 ettari di foresta produttiva distribuiti tra oltre 310 proprietari pubblici e privati».

BOSCO CERTIFICATO - Il legname proveniente da un bosco certificato, viene poi trasformato: le aziende possono richiedere la «Catena di custodia», una certificazione di tracciabilità del legno Pefc. In Italia sono 370 le aziende certificate, e vanno dal mobilio agli imballaggi, dai parquet alla carta, dall’edilizia alla carpenteria, dall’editoria ai giochi. Il marchio Pefc garantisce ai consumatori che l’origine del legno e della cellulosa, è legale e sostenibile. Così, comprando fazzoletti di carta, risme per la stampante, infissi per le finestre, mobili o pavimenti, si può scegliere che tipo di consumatore essere.

FOREST SKILL - E visto che dal rapporto uomo-bosco dipende la salvezza dell’ambiente e dunque la nostra -perché sono gli alberi che proteggono il territorio da disastri idrogeologici e filtrano l’aria migliorandone la qualità - alle foreste e alla loro conservazione è dedicato il concorso Forest Skill, che ha per scopo l’individuazione di idee innovative che valorizzino il patrimonio e vadano nella direzione di creare occupazione nell’ambito ambientale, che in quindici anni ha registrato un incremento nel comparto agro-forestale del 35,8 %, in quello turistico del 14% e nel segmento controllo e disinquinamento dell’8,4%. Organizzato dalla Fondazione italiana Accenture, dal Collegio delle Università milanesi e da IdeaTRE60, Forest Skill è aperto ai progetti più vari: dalla produzione di beni al recupero idrogeologico; dal miglioramento della qualità dell’aria alla valorizzazione della funzione rifugio per la fauna selvatica; dalla salvaguardia e conservazione di specie a rischio al recupero di frammenti di bosco. «Il concorso Forest Skill», conclude Bruno Ambrosini, segretario generale della Fondazione italiana Accenture, offre grandi opportunità ai giovani. Secondo l’Isfol (Istituto per lo sviluppo e la formazione professionale dei lavoratori) tra il 1993 e il 2008 gli occupati del settore ambientale sono passati da 263.900 a 372.100, e per i prossimi anni le stime parlano di un raddoppio. «L’ambiente è un ambito sul quale investire competenze, innovazione, risorse e talenti per creare nuove professioni e rivalutare quelle esistenti».

Non ci resta che ridere...


da www.repubblica.it
AGRIGENTO - Parcheggiare un'auto in sosta vietata mentre nel mare di fronte Agrigento le flotte romane e cartaginesi si davano battaglia. Sembra impossibile ma è quello che sostanzialmente era scritto sulla cartella esattoriale di una contravvenzione non pagata recapitata ad una impiegata dell'Ufficio delle entrate di Agrigento di 45 anni. Il comando della polizia locale di Agrigento infatti per errore ha calcolato gli interessi dal 208 avanti Cristo anziché dal 2008: così alla donna è stata recapitata una cartella della Serit di 32.530,44 euro. All'apertura della busta l'intestataria della cartella esattoriale ha avuto un malore ed è stata trasportata al pronto soccorso del San Giovanni di Dio di Agrigento dove i medici le hanno riscontrato Un "calo di pressione improvviso conseguente a shock". È bastato comunque fare una verifica alla Serit per scopirire l'errore: l'addetto della polizia locale aveva erroneamente calcolato gli interessi partendo dall'anno 208 avanti Cristo e non dal 2008, come sarebbe stato corretto. Il comando dei vigili di Agrigento ha provveduto subito ad effettuare la rettifica e a dare comunicazione alla "Serit spa" di Agrigento.

Verbale convocazione P.I. micronido Palagonia


Alle ore 11,20 del giorno 19 Ottobre 2011, negli uffici del Settore Servizi Educativi, si sono riunite le delegazioni della parte pubblica e di parte sindacale per discutere in merito del seguente ordine del giorno: prolungamento orario fino alle ore 18.00 e delle modifiche al calendario del Micro Nido "Palagonia".
Per la Parte Pubblica
sono presenti:
- Dott.ssa Romano Licia;
- Dott.ssa Ferreri Fernanda;
- Dott.ssa Catania Santa;
Per la Parte Sindacale
sono presenti i Rappresentanti Sindacali Unitari (RSU):
- Romanotto Salvatore (RSU UGL);
- Cricchio Salvatore (RSU UIL);
- Orlando Maria Elisabetta (RSU CISL);
- Leo Marco (CGIL RSU)
- Muratore Emanuele (CGIL RSU)
Sono Presenti le OO.SS.:
- Badagliacca Giuseppe ( CISL FP)
- Caselli Paola (CGIL)
- Minasola Antonina (CGIL)
- Martinez Ilioneo ( Segr.Prov.UIL FPL)
- Lupo Maria Rita ( UIL)
- D’Angelo Ivana (UIL)

La dott.ssa Romano, apre la discussione sul prolungamento orario di servizio del personale ore 18.00 “A.N. Palagonia”. La dott.ssa Romano presenta le scuse di tutto l’ufficio dato che il prolungamento dell’orario di servizio era stato già disposto senza previa concertazione con i sindacati. L’errore è stato determinato dal fatto che già lo scorso a.s., su richiesta dei genitori e con il consenso dei lavoratori interessati, si era avviato il prolungamento dell’orario del mercoledì pomeriggio. Quest’anno, riproponendo lo stesso calendario scolastico dell’anno precedente, non ci si è accorti che non era stato indicato il diverso orario del mercoledì pomeriggio esclusivamente per il micronido aziendale Palagonia.
Il prolungamento comporterà la presenza in servizio di n°1 Educatrice, n° 1 Ausiliario, n° 1 Cuoco n° 1 Portiere. L’educatrice di turno impegnata al prolungamento orario del mercoledì potrebbe recuperare le ore di attività collaterali, o giornalmente oppure spostando la programmazione di tutto il collettivo in un giorno della settimana diverso dal mercoledì.
Tutti i rappresentanti sindacali presenti lamentano il fatto che si sia disposto il prolungamento orario nell’anno scolastico 2010/2011 senza averne dato comunicazione ai sindacati, definendo detto comportamento antisindacale
Prende la parola il rappresentante della UIL, Martinez, richiamando il CCNL ed evidenziando che il contratto prevede le stesse prestazioni per gli educatori e gli insegnanti di scuola materna; pertanto sarebbe auspicabile uno stesso calendario scolastico. Sottolinea come sarebbe necessario avere un nido aziendale in ogni quartiere, ovvero si potrebbe pensare ad una riserva di posti negli asili esistenti, magari in proporzione inversa a quella dell’asilo aziendale: 20% dipendenti e 80% altri. In merito al prolungamento orario, ritiene che la questione debba essere inserita in un più ampio contesto, nell’ambito di un piano organico unitario.
Per la CGIL, Caselli estende la questione a tutti gli asili. Già in un precedente incontro aveva sollecitato un incontro per discutere la riorganizzazione del servizio tesa ad ampliare sia l’orario che i giorni di apertura, per dare una risposta più adeguata alle esigenze dell’utenza. Relativamente al personale, ricorda che non si è ancora concluso il processo di stabilizzazione degli LL.SS.UU. e che in tale bacino potrebbero essere trovate nuove forze per estendere il servizio. Si potrebbero trovare anche nuove risorse finanziare. In ogni caso, l’estensione dell’orario di apertura deve riguardare tutti gli asili dove vi sia richiesta in tal senso e non solo il Palagonia.
Il rappresentante della CISL, Badagliacca, sottolinea la gravità del comportamento dell’Amministrazione e diffida l’ufficio a disporre modifiche del calendario senza la preventiva concertazione con i sindacati. Preso atto che l’orario prolungato è già stato realizzato lo scorso a.s. ed è stato avviato anche quest’anno, il sindacato non intende ostacolare l’erogazione di un servizio pubblico più esteso. Sottolinea inoltre l’importanza che il servizio sia gestito in forma diretta e non ci siano esternalizzazioni vista la professionalità del personale esistente. Ritiene comunque che, per consentire il prolungamento dell’orario del mercoledì, venga spostato il giorno del rientro.
Anche l’UGL, Romanotto, condivide la necessità di non interrompere un servizio che già, in atto viene erogato.
Tutti i rappresentanti presenti concordano circa la necessità di dare una risposta più adeguata alle esigenze delle famiglie, reperendo le risorse finanziarie dal salario accessorio, ovvero impiegare a tempo pieno il personale stabilizzato. Relativamente al prolungamento del calendario scolastico al mese di luglio, si invita l’ufficio a reperire le somme necessarie e ad estendere l’ipotesi anche agli altri asili
Interviene Leo, RSU CGIL, e contesta l’affermazione testuale della dott.ssa Romano, “i bambini sono figli di dipendenti, non mi vergogno di dire che privilegio i dipendenti”. Il rappresentante dei lavoratori ritiene che il privilegio del figlio del collega dipendente deve essere esteso a tutti gli altri bambini di tutti gli asili nido che non hanno la fortuna di avere genitori che lavorano presso il Comune. Ciò che la dott.ssa Romano ha chiamato privilegi, sono diritti universali, quali quello dell’istruzione e di cittadinanza. Chiede quindi di estendere tali diritti a tutti i bambini della città di Palermo che frequentano gli asili nido.
La dott.ssa Romano dichiara che l’Amministrazione ha preso atto dell’errore ed è consapevole che non si poteva modificare il calendario scolastico se non dopo avere consultato i sindacati, ma precisa che il personale era d’accordo al prolungamento dell’orario per andare incontro ai genitori. In un incontro con il collettivo, la dott.ssa Ferreri aveva rappresentato che la richiesta dell’orario prolungato sarebbe stata confermata anche negli anni successivi. Il personale ha ritenuto di doversi rivolgere ai sindacati in quanto temevano l’apertura per Natale e Pasqua, come pure richiesto dal Direttore Generale. Tale richiesta non è stata inserita all’o.d.g., in quanto lo scrivente ufficio ha rilevato al Direttore che l’interruzione per le festività è prevista dal contratto e non può essere disattesa. Relativamente all’intervento di Leo, precisa che la citazione avulsa dal contesto è sempre fuorviante. Nel caso in questione l’affermazione era riferita ad un asilo aziendale che, per definizione, privilegia i dipendenti dell’ente gestore.
A conclusione, Badagliacca, dichiara che la CISL prende atto, nella considerazione che si parla solo dell’asilo nido aziendale Palagonia e sottolineando che è una notifica in quanto il servizio è stato svolto l’anno precedente e tuttora vige e i dipendenti hanno dato la disponibilità in una riunione di collettivo. La CISL sottolinea lo spirito di abnegazione dei dipendenti, che di fatto migliorano la qualità del servizio pubblico agli utenti che ne fruiscono. Pertanto, considerata la disponibilità, non si ritiene di dover fare un’assemblea con i lavoratori del Palagonia in quanto già manifestata; la CISL si esprime favorevole al prolungamento del mercoledì dell’asilo nido Palagonia.
Martinez, per la Uil dichiara che, consultati i lavoratori, considerato quanto precedentemente espresso in ordine ad una programmazione complessiva che contemperi le esigenze della cittadinanza con le normative contrattuali e normative e specificamente relative al ristoro di posizioni lavorative disagiate; preso atto delle assicurazioni rispetto all’asilo aziendale Palagonia relativamente al rispetto del periodo contrattuale previsto al periodo Natale – Pasqua ed al periodo di Luglio extra calendario scolastico, si dà assenso che non costituisca precedente e sia eccezione rispetto al calendario scolastico aziendale, rispetto ad una estensione fino alle ore 18,00 per il mercoledì pomeriggio.
La rappresentante sindacale RSU CISL, Orlando concorda sull’opportunità di garantire il servizio nel giorno del mercoledì e all’apertura nel mese di Luglio con incentivo, ma non è d’accordo all’apertura per Natale e Pasqua.
La convocazione si chiude alle ore 13.30

- Dott.ssa Romano Licia;
- Dott.ssa Ferreri Fernanda;
- Dott.ssa Catania Santa;
- Romanotto Salvatore (RSU UGL);
- Cricchio Salvatore (RSU UIL);
- Orlando Maria Elisabetta (RSU CISL);
- Leo Marco (CGIL RSU)
- Muratore Emanuele (CGIL RSU)
- Badagliacca Giuseppe ( CISL FP)
- Caselli Paola (CGIL)
- Minasola Antonina (CGIL)
- Martinez Ilioneo ( Segr.Prov.UIL FP)
- Lupo Maria Rita (UIL)
- D’Angelo Ivana (UIL)

Successivamente alla conclusione, Caselli invia comunicazione in base alla quale la CGIL, sentiti i lavoratori interessati, approva la variazione dell'orario di lavoro dei dipendenti del nido Palagonia per l'anno scolastico 2011/2012 al fine di consentire la copertura del servizio nella giornata di mercoledì fino alle ore 18,00

martedì 25 ottobre 2011

Comune, il consiglio batte due record: costi e improduttività


da www.corriere.it

PALERMO - Consiglieri che possono arrivare a costare anche 10 mila euro al mese, commissioni che per gettoni di presenza hanno fatto registrare la spesa massima di 300mila euro. Accade in consiglio comunale Palermo. Ancora una volta l'isola è agli onori delle cronaca per i costi della politica che si accompagnano alla totale o quasi assenza di produttività. Il consiglio di Palazzo delle Aquile bloccato e paralizzato ormai non riesce a portare avanti nessun atto, bilanci negativi che diventano ancor più scandalosi se confrontati con quelle di altre città d'Italia. Ma i consiglieri palermitano come reagiscono? Da una parte c'è indignazione ma complessivamente si tende a bollarle come «generalizzazioni» e a puntare il dito più sulla scarsa produttività che sugli alti costi.

«Il problema - dice il presidente del Consiglio Comunale Alberto Campagna - riguarda più la scarsa produttività. Qui a Palermo si è prodotto poco o nulla, non si delibera su importanti questioni in tema di urbanistica fondamentali per una grande città. Questa è la cosa che scandalizza». Gli fa eco il consigliere del Pdl Giulio Tantillo che dice: «Ognuno risponde delle proprie azioni. Fermo restando che gli abusi sono da condannare, è scandalosa la situazione di un consiglio che ormai da circa 3 anni non produce. Basti pensare - aggiunge - alla delibera sul regolamento per i gazebo che ancora non ha visto il varo in consiglio, la cui mancanza comporta dei danni all'erario causati da circa 200 gazebo abusivi che non pagano il suolo pubblico. Uno dei più recenti casi della situazione di stallo in cui ci troviamo». Stessa aria di condanna per gli sprechi anche in casa dell'opposizione con il consigliere del Pd Ninni Terminelli che si dice «d'accordo con i tagli ai costi della politica» ma ad una condizione: che il dibattito sul taglio agli sprechi «non diventi un discorso sul taglio ai costi della democrazia». Una situazione che «porterebbe soltanto i ricchi a far politica». Da Terminelli anche una considerazione sulla scarsa produttività del consiglio comunale, figlia, secondo il consigliere, «di un mandato sciagurato che costituisce un'esperienza non rappresentativa e di cui affiorano soltanto i limiti». Scandalizzato dalle cifre il consigliere del Partito Democratico e candidato alla poltrona di sindaco Davide Faraone che parla della necessità «di riformare una situazione scandalosa». «Non si può accettare - aggiunge - che per mantenere le circoscrizioni si spendano oltre 2 miliardi all'anno». «Pur non ritenendomi personalmente toccata da questa denuncia perché la commissione Urbanistica che presiedo, in questi anni ha espresso più di 50 pareri in materie complesse e delicate - dice Nadia Spallita, consigliere di Un'altra Storia - credo che sia doverosa un’azione di contenimento dei costi della politica, soprattutto laddove la stessa sia incapace di trasformarsi in azione concreta sul territorio, e credo altresì che il centrosinistra debba prendere le distanze da sprechi e costi superflui, contrastandoli e impedendoli».

Tremonti e il piano per il Sud


“Dalle prime indiscrezioni il piano euro sud rappresenta l'ennesimo gioco delle tre carte da parte del Governo. Se il problema del sud è solo come spendere i fondi strutturali già destinati. Siamo allo stesso tema posto dalla riprogrammazione voluta dal ministro Fitto e che non ha sortito effetti significativi né sul versante della crescita dell'economia meridionale, né nella strutturazione dei servizi con effetti positivi sulla coesione sociale”. Lo sostiene Serena Sorrentino, Segretaria confederale della CGIL con delega ai problemi del Mezzogiorno a proposito del Piano per il Sud.

“I tagli lineari – spiega Sorrentino - lo svuotamento della dotazione del FAS, rendono impossibile l'attivazione dei cofinanziamenti necessari ad attivare la spesa inoltre se la quota dei fondi strutturali per il sud rimane invariata mentre la spesa in conto capitale per il Mezzogiorno continua a diminuire e alla crisi non c'e' alcuna politica nazionale di contrasto, la sensazione è che anziché pensare alla crescita ed allo sviluppo del sud ci sia una contesa interna al Governo su chi sovraintende ai 28 miliardi di euro circa che l'Ue destina alle regioni in ritardo di sviluppo”.

“La crisi morde e il disagio sociale aumenta – conclude la dirigente CGIL - non c'è in campo nessuna risposta credibile, il Governo sta perdendo l'ennesima occasione di rilancio per il Paese”.

lunedì 24 ottobre 2011

Don Mazzi, prete del dissenzo e disobbediente


Un prete con le palle!
Lutto per la chiesa ma anche per i laici: è morto all'età di 84 anni Don Enzo Mazzi, sacerdote noto per i suoi scontri con le gerarchie cattoliche in pieno '68, ma anche, e soprattutto, per l'impegno etico e sociale nella comunità di base dell'Isolotto, quartiere, un tempo, tra i più poveri della città. Don Mazzi
Tra gli episodi che più si ricordano della sua vita, vi è la rimozione dal suo incarico all'Isolotto, nel 1968, da parte dell'allora vescovo di Firenze Ermenegildo Florit. Don Mazzi , cristiano ribelle,ha scelto di essere cremato. Cordoglio è stato espresso dal mondo politico.

Sepolti da una risata - Italia si, Italia no, se famo du spaghi!


Solo diciannove secondi. A due terzi buoni della conferenza stampa congiunta di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, una giornalista francese chiede dell’incontro mattutino con Berlusconi, delle richieste all’Italia e delle risposte ottenute. Già mentre la reporter argomenta il quesito, l’uomo dell’Eliseo ammicca, annuisce, ondeggia, come un attore consumato che pregusta la battuta. Sorride tre volte. Guarda la cancelliera e nel breve silenzio che segue la domanda, la fissa negli occhi con lo sguardo da cucciolone, cerca l’intesa e quando la trova, libera la risatina diabolica che ormai gli spunta sulle labbra. Si lascia andare allora anche la tedesca, seguita a ruota dall’intera sala, giornalisti di ogni nazionalità. Una risata immensa, uno sberleffo pesante, mai visto a Bruxelles quando un leader parla di un altro leader. «Eravamo insieme», riprende il presidente francese, come per giustificare il suo teatrino. Diciannove secondi che hanno spazzato via ogni residua credibilità internazionale del governo Berlusconi.

Rita Borsellino e Leoluca Orlando, trovata l'intesa?


PALERMO - La Borsellino è pronta a scendere in campo. Ma prima di annunciare alla città la scelta di correre a sindaco vuole tentare di trovare un accordo con Leoluca Orlando, che sul fronte Idv scalpita e ha già detto di volersi candidare. Tra oggi e domani in programma un incontro riservato tra i due per sciogliere il nodo principale: sia la Borsellino che Orlando non hanno alcuna intenzione di scontrarsi, né alla primarie né alle elezioni vere e proprie. E mentre il Terzo Polo sembra deciso a puntare su un proprio nome (da Massimo Russo per il quale pressa Lombardo ad Alessandro Aricò di Fli) sul fronte del centrodestra vacilla quella che da dieci anni è stata un'armata invincibile, e cioè il Pdl. Il candidato scelto in prima battuta da Angelino Alfano e in seconda dal presidente del Senato Renato Schifani, Francesco Cascio, prenderà ancora una settimana di tempo per dare una risposta. Volerà in America, ma prima di partire ha posto l'ennesima condizione: un impegno economico del governo nazionale per Palermo. Impegno difficile da prendere per Alfano in vista di possibili elezioni anche a Roma. Ma Cascio alza lo stesso il livello delle richieste perché è certo che la sua non sarebbe una sfida scontata: un sondaggio interno, in particolare, lo preoccupa visto che darebbe un vantaggio tale a centrosinistra e Terzo Polo insieme contro Pdl e Pid da rendere impossibile una vittoria al primo turno.
Nel centrosinistra intanto la situazione si è schiarita. Con il Terzo Polo intenzionato a candidare un proprio uomo, l'accordo tra Pd, Idv, Sel ed FdsPrc sembra più vicino. I democratici attraverso il segretario nazionale Pierluigi Bersani hanno puntato sulla Borsellino. Lei ha chiesto del tempo per dare una risposta. Si è consultata con la propria famiglia e in queste ore ha preso una decisione: si candiderà. Ma a un patto: che non si ritrovi a sfidare Orlando. Per questo, dopo un primo incontro tra i due giovedì scorso a Bruxelles, Orlando e la Borsellino torneranno a vedersi. In programma un incontro tra oggi e domani. Ieri però il segretario regionale di Idv, Fabio Giambrone, e il braccio destro della Borsellino, Alfio Foti, hanno avuto un confronto sulla strategia da seguire e su un punto sono d'accordo: occorre evitare un inutile scontro alle primarie tra la Borsellino e Orlando. Sul fronte dell'eurodeputata sono certi che alla fine i due riusciranno a trovare una sintesi. Anche perché, con il Terzo Polo che correrà da solo, è venuta meno una delle condizioni poste da Orlando che ha sempre detto "mai con il governatore e il suo partito". In questo quadro, per Orlando è davvero difficile fare lo sfascia tutto sostenendo la tesi del "Pd inciucista con Lombardo".
Sul fronte del centrodestra, invece, c'è tensione. Dopo il flop della candidatura del rettore Roberto Lagalla, benedetto a Roma da Schifani e Alfano e osteggiato dalla base, il neo segretario nazionale del Pdl pensava di aver risolto tutto individuando il presidente dell'Ars, Cascio: un nome interno al partito che chiudeva qualsiasi ipotesi di fare le primarie, con Francesco Scoma disposto a fare un passo indietro. Mai Alfano si sarebbe aspettato la freddezza del principale inquilino di Palazzo dei Normanni, che ha chiesto del tempo ponendo fino a ieri delle condizioni. E c'è di più: Cascio non darà una risposta definitiva nemmeno questa settimana. Il motivo? Teme di non riuscire a vincere al primo turno, come avvenuto per entrambe le elezioni di Cammarata. Ipotesi, quest'ultima, confermata da un sondaggio commissariato dal Pdl e che Cascio conosce benissimo. Schifani però non ha per nulla gradito i tentennamenti del presidente dell'Ars, e sia ad Alfano che ai deputati siciliani non ha nascosto il suo disappunto. In casa Pdl sembra adesso aver ripreso quota l'ipotesi Lagalla, che però continua a non entusiasmare la base. Alla finestra rimane Micciché, pronto a far candidare Pippo Fallica se non avrà il via libera alla presidenza della Regione.

Il duumvirato ride, l'Europa ci prende per il culo!


Lo ricorderemo per il lungo silenzio di quest'ultima di fronte ai dubbi espressi in modo così evidente sulla credibilità di chi rappresenta il nostro Paese. Questo teatrino non solo è umiliante, ma anche ha dei costi per tutti noi: è difficile per chi guarda all'Italia dall'estero scindere le opinioni sul nostro presidente del Consiglio da quelle sulle nostre istituzioni.
Ieri il "duunvirato Merkozy" ha operato un netto distinguo tra, da una parte, Grecia e Italia e, dall'altra, gli altri paesi coinvolti nella crisi del debito. Si sono rivolti a Berlusconi e a Papandreou come se fossero loro il problema, come se avessero "la stessa faccia", e le nostre istituzioni fossero della "stessa razza" di quelle che in Grecia hanno per lungo tempo occultato le vere dimensioni del deficit pubblico.

Spiace ritrovarsi accomunati a chi ha scatenato la crisi del debito, ed è per noi ingeneroso ogni parallelo fra le istituzioni che monitorano e certificano i conti pubblici nei due paesi. Ma è innegabile che portiamo grandi responsabilità se non nella genesi, quanto meno nell'escalation della crisi, per i pesanti ritardi con cui il nostro governo è intervenuto in questi mesi.

Ed è del tutto comprensibile che i contribuenti tedeschi e francesi che dovranno impegnarsi di più per tenere l'Euro in piedi si vogliano oggi tutelare contro il rischio che chi beneficia degli aiuti ne approfitti per rinviare ulteriormente scelte difficili quanto inevitabili.

A ben vedere il problema è tutto lì: non usciremo dalla crisi fin quando non solo i leader, ma anche l'opinione pubblica francese e dei paesi dell'ex area del marco si saranno convinte che gli strumenti di salvataggio che si vanno faticosamente approntando a livello europeo non sono un pozzo senza fondo.

Hanno non poche ragioni per temere atteggiamenti opportunistici. Se la Banca Centrale Europea non fosse intervenuta massicciamente a sostegno dei nostri titoli di stato negli ultimi tre mesi, non avremmo un governo che continua a procrastinare le misure per la crescita, dopo aver per lungo tempo cercato di rinviare ai posteri anche l'aggiustamento fiscale.

Eppure non usciremo dalla crisi senza un prestatore di ultima istanza di dimensioni sufficienti, come potrebbe esserlo la Bce. È questo in fin dei conti il problema affrontato in queste interminabili riunioni d'emergenza dei leader europei: come trovare consenso per interventi della dimensione richiesta dall'aggravarsi della crisi, rassicurando gli elettori del "cuore dell'Euro" sulla qualità del risanamento in atto nei paesi ad alto debito.

Vertice dopo vertice, gli interventi sulla carta messi a disposizione per sostenere i paesi in crisi del debito sono sempre più consistenti, per qualche giorno magari convincono anche i mercati, ma poi si rilevano ogni volta insufficienti per bloccare il contagio, la diffusione a macchia d'olio della crisi. Si potrebbe ironizzare sui tantissimi complicati schemi ideati in questi mesi per cercare di aumentare le risorse messe effettivamente in campo dai vari governi.

Sono riuscite a riportare in auge gli strumenti di finanza creativa ritenuti responsabili della crisi del 2008! Come nel caso dei vituperati CDOs, si impacchettano i "titoli tossici" dei paesi periferici con quelli di paesi che godono ancora della tripla A. Ma i mercati hanno imparato la lezione: non è un caso che lo spread fra i bund tedeschi e i titoli emessi dal fondo di salvataggio europeo si siano pericolosamente allargati negli ultimi giorni.

Il fatto è che finché si interverrà reagendo alla diffusione della crisi, anziché cercando di anticiparne gli sviluppi futuri, si sarà sempre in ritardo. Bisognerebbe invece sorprendere i mercati mettendo in campo un credibile prestatore di ultima istanza, in grado di intervenire ben oltre i limiti oggi imposti al fondo salva stati, impedendo il fallimento di altri stati dopo la Grecia. La Banca centrale europea ha tutte le caratteristiche per ricoprire questa funzione, peraltro svolta dalla Fed sull'altra sponda dell'Atlantico.

Ma giustamente la Bce non intende cimentarsi in questo compito fin quando non avrà ricevuto un chiaro mandato politico e legale dai governi della zona dell'Euro. Si è già spinta molto al di là dei compiti tradizionali di una banca centrale negli ultimi anni, diventando una specie di hedge fund, e non può diventare prestatore di ultima istanza dei governi, oltre che delle banche della zona euro, senza un preciso mandato. Altrimenti, oltre ad agire illegalmente, non sarebbe credibile perché i governi potrebbero un domani smettere di ricapitalizzarla, non dotandola di quelle risorse che le permettono effettivamente di fare prestiti ai paesi (e alle banche) in difficoltà.

La Bce non verrà mai messa in condizione di operare come la Fed, oppure di finanziare un fondo di salvataggio europeo, finché gli elettori ai due lati del Reno non si convinceranno del fatto che non c'è comportamento opportunistico nei paesi del Sud Europa. Per questo la Merkel e Sarkozy hanno ieri parlato come veri e propri commissari straordinari del nostro paese, sostenendo che d'ora in poi vigileranno passo dopo passo su ciò che farà Berlusconi, e si sono spinti fino a imporre un ultimatum di tre giorni e a dettare un'agenda di misure a un grande paese fondatore dell'Unione.

Si rivolgevano soprattutto agli elettori tedeschi e francesi. Il nostro Presidente del Consiglio ha reagito annunciando una riunione d'emergenza del Consiglio dei Ministri e misure su pensioni e vendita di immobili pubblici. Avremmo evitato tutto questo se il nostro governo avesse agito per tempo senza dover subire alcun ultimatum dall'Europa. Non è solo una questione di orgoglio nazionale. Abbiamo bisogno di riforme che affrontino i nodi strutturali, specifici del nostro paese. Bene, dunque, che le riforme per la crescita siano decise da noi, invece che essere imposte dall'esterno.