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venerdì 21 ottobre 2011

"Da Sindaco risultati straordinari"


"Fare dello humor in queste occasioni, viene spontaneo. Chiediamo all'illustre Sindaco di elencare i risultati straordinari, saremo i primi a pubblicarli. Il giudizio lo daranno i cittadini\elettori"
da www.repubblica.it
Diego Cammarata
PALERMO - Dice di avere avuto "risultati straordinari che sono sotto gli occhi di tutti". Ma ai suoi stessi annunci, il sindaco Diego Cammarata pare non credere granché: da giorni spinge sui suoi collaboratori per riuscire a inaugurare entro la fine del mese parco d'Orleans e il museo Pitrè. "Facciamo almeno questo prima di andare via", ha detto al suo staff. Il sindaco ha le valigie in mano. Mentre il partito cerca il suo successore, Cammarata attende un segnale da Roma. Segnale che tarda ad arrivare. E che probabilmente tarderà ancora: il presidente dell'Ars Francesco Cascio ha appena frenato sull'ipotesi di una sua candidatura a sindaco rimettendo in discussione la corsa alla scelta del candidato. Cascio ha incontrato il segretario nazionale del Pdl Angelino Alfano - che gli aveva chiesto la disponibilità - e lo ha pregato di rinviare la questione a gennaio: non ha detto di no, ma ha frenato sul suo possibile impegno chiedendo al partito di continuare a cercare un altro nome.

Per Cammarata questo rischia di essere un nuovo legaccio che lo terrà prigioniero di Palazzo delle Aquile: "Restare fino alla fine del mandato per non lasciare spazio al governatore Raffaele Lombardo? Nessuno mi farà questa violenza". Così il sindaco avrebbe parlato ai suoi. "E se anche volessero farmela questa violenza, sarei io a non permetterlo". Cammarata è allo stremo. Ogni giorno arriva un nuovo attacco. L'ultimo è quello di Lombardo sui conti: il governatore ha sussurrato che dall'indagine su Palazzo delle Aquile avviata dagli Enti locali sarebbero emerse gravi irregolarità. Cammarata ha reagito con un comunicato stampa e con il suo staff non ha nascosto la rabbia: "Se è così perché non li tira fuori questi risultati?". Intanto ogni giorno spunta un nuovo problema - dall'Amia alla Gesip - e nessuna risorsa per risolverlo.
"La città non è abbandonata, è in crisi", ripete Cammarata a chi gli è vicino cercando di spiegare quella che secondo lui sarebbe la differenza "abissale" tra il primo e il secondo mandato. I primi cinque anni per il sindaco sono stati "di crescita e di risultati straordinari sotto gli occhi di tutti". Gli ultimi cinque "di crisi internazionale che non può essere combattuta con i mezzi delle politiche comunali: negli ultimi anni abbiamo avuto 100 milioni di euro in meno e contrastato con l'instabilità politica di un Consiglio comunale ormai governato dal centrosinistra".
Cammarata punta a una exit strategy romana e cerca di lasciare un segno prima di andare via: innanzitutto l'apertura di parco d'Orleans. Dicono che vada quasi ogni giorno nello spazio verde di via Altofonte per controllare di persona lo stato dei lavori: "Voglio che il parco sia aperto entro fine mese", ripete. Due giorni fa poi il "blitz" al museo Pitrè chiuso da tempo: lo spazio espositivo dovrebbe riaprire a giorni e, entro metà novembre, il settore cultura dovrebbe organizzare una mostra d'inaugurazione. Cammarata, poi, vorrebbe inaugurare pure il primo sovrappasso pedonale di via Regione siciliana e, infine, accendere le prime quindici telecamere che vigileranno sulle strade dove sorgono discariche abusive.
Del suo successore Cammarata non parla. "Mi piacerà però vederlo all'opera", si dice che sussurri ogni tanto al suo entourage convinto che nessuno avrà vita facile sedendo al suo posto. I cantieri per le grandi infrastrutture e le fognature: ecco quello di cui il sindaco Diego Cammarata è orgoglioso.
Ieri le sue dichiarazioni sui "risultati straordinari sotto gli occhi di tutti" hanno scatenato la reazione del capogruppo del Pd all'Ars Antonello Cracolici: "Una grande, fragorosa risata: è questa l'unica reazione possibile di fronte a certe dichiarazioni".

giovedì 20 ottobre 2011

Camusso, vogliono una politica per ricchi


MILANO Una antica questione: il discrimine violenza-non violenza . «No, su questo, contro la violenza, non si transige», dice Susanna Camusso, segretaria della Cgil, ieri a Berlino, dove si è discusso di due Risorgimenti, assai vicini negli anni, quello italiano e quello tedesco.
Il commento di Susanna Camusso arriva a qualche giorno di distanza dal sabato romano e dopo gli annunci del ministro degli Interni, denunciando da un lato la strumentalizzazione, dall'altro però il limite «di una discussione non condotta sino in fondo».
Che cosa si sarebbe dovuto fare? È stata comunque una grande manifestazione... «Una manifestazione straordinaria per la partecipazione di giovani e di meno giovani, un grande popolo di studenti, di precari, di disoccupati, di gente stanca, un popolo tutt'altro che ripiegato su se stesso, sulle vicende italiane, capace invece di guardare al resto del mondo, non genericamente critico ma pronto a contestare quelle soluzioni, tra banche mondiali e finanza globale, che non sono soluzioni per il futuro, mentre la domanda fondamentale è proprio: quale futuro ci aspetta? Però poi ci siamo imbattuti anche nell'altra faccia della manifestazione, faccia che si è delineata a partire da un punto non risolto: proprio il discrimine violenza non violenza. Credo che nell'organizzazione di quella giornata si sia naturalmente riflettuto su questo, ma lasciando qualcosa in sospeso, come si può dedurre da quanto è accaduto. Con le conseguenze che sappiamo: che si è oscurato il senso della protesta, nonostante il tentativo della maggioranza assoluta dei manifestanti di distinguersi dai violenti, e che è andata persa quella domanda, quale futuro?, che esprime volontà di costruire, non di distruggere. Da quella domanda bisogna che si ricominci, ciascuno ovviamente per la sua parte di responsabilità. Noi siamo il sindacato, abbiamo compiti nostri, non mettiamo il cappello su un movimento che è di tanti soggetti, fortunatamente, con i quali interloquire. Ma la discussione sulla violenza deve essere ripresa e in modo assolutamente esplicito. Non possiamo ripassare attraverso tragiche storie del passato».
Non possiamo neppure consentire che una manifestazione democratica venga impugnata da qualcuno, magari da un ministro, come questione di ordine pubblico... «Eppure, come è evidente, è successo proprio questo. L'effetto era scontato. Alemanno e Maroni non hanno perso un attimo, oscurando un principio fondamentale in ogni democrazia e della nostra Costituzione: la libertà di manifestare il proprio dissenso, purchè venga rispettato il principio della non violenza. Maroni ha escogitato questa idea delle fideiussione, così può manifestare solo chi ha i soldi e i disoccupati non potrebbero mai manifestare. Può sembrare un'idea strana, ma corrisponde a una loro logica, di destra: la politica sulla base del censo... Cioè: può candidarsi chi ha i soldi, farsi eleggere chi ha i soldi, manifestare infine chi ha i soldi. C'è un'altro aspetto: tra i cittadini e lo Stato s'è stabilito un patto, per cui si pagano le tasse per godere in cambio di alcuni servizi, compreso quello che dovrebbe garantire l'ordine pubblico. Anche in questa negazione (o ignoranza) del patto di cittadinanza, vedo una loro coerenza: visto che ti lascio evadere le tasse, pagami poi il servizio eventuale».
Si potrebbe aggiungere: così pagano sempre i soliti. Comunque c'è stato, anche da parte del governo, un deficit di previsione. «Ora denunciano la violenza organizzata. Lo dice il ministro. Non si capisce perché non abbiano tentato di individuare prima la macchina di questa organizzazione, invece di immaginarsi dopo misure repressive che non risolvono nulla».
Senza soldi che decreto sulla crescita potrebbe mai essere? «La verità è che non vogliono mettere mano a una politica di giustizia fiscale, che sarebbe anche una politica di giustizia sociale. Adesso si inventano il concordato, che è un altro condono, cioè un altro modo per premiare l'evasione. D'altra parte Berlusconi ci ha fatto sapere che non gli piace la patrimoniale...».
Teme di dover pagare lui più di tutti. «C'è di mezzo anche il conflitto di interessi, infatti. Non vuole la patrimoniale anche perché, da furbo, non vuole scontentare lo zoccolo duro del suo elettorato, che ha sempre premiato. Paghino gli altri: la diseguaglianza è la tragedia di questo Paese, diseguaglianza tra ricchi e poveri, diseguaglianza tra Nord e Sud, tra chi paga le tasse e chi no. Ma Berlusconi non ha fretta. Lui ha fretta solo per il processo breve e ha dimostrato di poter nominare in pochi minuti due viceministri e due sottosegretari».
Ancora ieri abbiamo ascoltato un altro richiamo di Napolitano. Il presidente sta compiendo uno sforzo straordinario per riportare il Paese nella giusta direzione».
Un governo d'emergenza nazionale potrebbe essere la direzione giusta? Il problema non è Berlusconi. Il problema sono le politiche che il suo governo ha espresso. Un governo d'emergenza, un governo di tecnici, rischia di muoversi nella continuità. Lo stato del Paese dice che è necessaria un'altra politica, che è necessaria una rottura. C'è solo un modo per scegliere quale politica: ridare il voto ai cittadini».
Si, però, davanti all'urna, qualcuno può chiedersi: dove sta l'alternativa? «Intanto non dobbiamo lasciarci suggestionare dal ritornello che ci stanno cantando all'infinito governo, maggioranza, certa stampa, in varie versioni: tanto sono tutti uguali. C'è un difetto all'origine in questa affermazione: un conto è stare al governo, un conto è vivere all'opposizione. Quindi inviterei tutti a rifuggire dal mito del leader. Quella del leaderismo è una cultura imposta da questo centrodestra e da Berlusconi, inclini al populismo. Prima non viene il leader, prima viene la politica. Basta con i candidati che si candidano a vicenda e che si silurano a vicenda. Avviare un processo democratico: questo bisogna fare».
L'economista Giavazzi sul Corriere vi ha messo in compagnia della Confindustria: due corporazioni che si sorreggono a vicenda. «Dovrebbe dirci dove noi del sindacato avremmo peccato di corporativismo. Chi ha sempre pagato i conti? I lavoratori e il sindacato dei lavoratori. Il giudizio mi sembra ingeneroso anche nei confronti di Confindustria: in vario modo il sistema produttivo ha cercato di reagire alla crisi».
Ma la vostra ricetta è diversa da quella di Confindustria? «Profondamente. Loro insistono sulla riforma delle pensioni e sull'innalzamento dell'età pensionabile. Noi insistiamo sui giovani e sulla necessità di far posto ai giovani».
Lasciamo stare Marchionne? Sembra un disco rotto... «Finora ha solo chiuso stabilimenti. Siamo qui ad aspettare gli investimenti». ?

Incontro con l'A.C. sul piano 3ennale della Trasparenza ed Integrità


24 ottobre 2011 ore 11.30 presso la sala Consiliare di Palazzo di Città
* diffusione della legalità
* trasparenza delle regole
* cultura dell'integrità
* accessibilità dei dati dell'Ente edei servizi resi

mercoledì 19 ottobre 2011

Libertà di manifestare Il divieto viola la Carta

Il costituzionalista Augusto Barbera: «I cortei sono proteste in movimento e come tali non possono essere negati». Anche il Silp Cgil contro l’ordinanza di Alemanno: «Illegittima,un sindaco non ha il potere di imporre lo stop alle mobilitazioni». Camere penali in allarme

da www.Unità.it
«Libertà di manifestare Il divieto viola la Carta»


Giuristi, avvocati, sindacati di polizia. Lo stop ai cortei per un mese voluto da Alemanno e le nuove norme di emergenza contro i teppisti da manifestazione illustrate ieri dal ministro Maroni suscitano più da un dubbio.
A partire proprio dallo stop ai cortei, frutto di un’ordinanza del sindaco di Roma nei panni di commissario straordinario per l’emergenza traffico nella Capitale, che mutilerà la manifestazione prevista per il 21 ottobre. «C’è un problema che riguarda l’articolo 17 della Costituzione», spiega il professor Augusto Barbera, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università di Bologna. «Sindaco e questore possono vietare una singola manifestazione, “per comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica”, come recita la Carta fondamentale. Ma il divieto indiscriminato per un periodo di tempo suscita molte perplessità di ordine costituzionale». «C’è un solo precedente, a metà degli anni Settanta. L’allora ministro degli Interni Cossiga vietò per un mese le manifestazioni a Roma a seguito di alcuni gravi episodi di violenza». La decisione suscitò feroci polemiche e da allora il divieto non è stato più riproposto. Secondo il professore, «l’ordinanza del sindaco Alemanno è abile, perché cerca di sfuggire dai paletti sanciti dall’articolo 17 attraverso i poteri di commissario per il traffico. In giurisprudenza si chiama “sviamento di potere”, si utilizza cioè un potere per un fine diverso da quello per cui è stato concesso. Ma resta il tema del diritto a manifestare, e un corteo è una “riunione in movimento” e come tale rientra nelle manifestazioni garantite dalla Costituzione». «Le esigenze di sicurezza e anche di tutela della mobilità dei cittadini sono sacrosante e condivise da larga parte dell’opinione pubblica», prosegue Barbera. «Ma c’è il diritto ineludibile alla libertà di riunione, non si può aggirare la Costituzione utilizzando i poteri del sindaco in tema di traffico». Ad esempio, «se sindaco e questore avessero deciso di proibire la manifestazione Fiom del 21 ottobre per via del clima di tensione dopo i fatti di piazza San Giovanni, sarebbe stato discutibile nel merito ma legittimo sul piano giuridico».Ma per Barbera, «diverso è lo stop indiscriminato per un mese». Quanto alle ipotesi di nuove norme per bloccare i violenti preventivamente, il professore invita alla «cautela»: «Non vorrei che si scivolasse nel fermo di polizia, che ebbe vita breve anche negli anni di piombo, quando bastava un sospetto per fermare una persona. La norma che proibisce di manifestare a capo coperto esiste già: capisco che sia complicato, ma si può applicare ai black bloc». Sull’ordinanza di Alemanno duro il giudizio del segretario del Silp Cgil Claudio Giardullo: «È illegittima. La legge non riconosce ai sindaci la competenza su queste materie che spetta solo alle autorità di pubblica sicurezza. In questo caso, non è nemmeno il questore a poter decidere, ma solo il governo. La libertà di manifestare è sancita dalla Costituzione e qualsiasi organizzazione voglia manifestare con un corteo non può essere vincolata a fare un sit-in». Sulle nuove norme annunciate dal Viminale interviene anche l’Unione camere penali: «Destano il più vivo allarme e la più profonda preoccupazione, così come le reazioni politiche che hanno richiesto l’emanazione di norme emergenziali che, addirittura, richiamano gli istituti di una legge (quella Reale) che costituì una delle pagine più buie della Repubblica sul tema dei diritti civili». L’Unione camere penali chiede di «non stravolgere i principi costituzionali sul delicatissimo terreno della libertà». «La legislazione di emergenza si traduce sempre in uno strappo ai diritti fondamentali dei cittadini. Il fermo di polizia, prospettato dal ministro Maroni, è un istituto che si pone nettamente in contrasto con la Costituzione» e l’allargamento delle ipotesi di cosiddetta flagranza differita, «costituisce un arretramento della civiltà giuridica e una concessione a logiche emergenziali che non dovrebbero mai guidare i processi legislativi in campo penale», si legge nella nota dei penalisti.E ancora: «L’invocato aggravamento delle pene previste per alcuni specifici reati e l’introduzione di specifici delitti associativi costituiscono l’ennesimo esempio di risposta reattiva e non meditata da parte del legislatore».
Andrea Carugati

Grecia: Cgil, solidarietà a lavoratori



"Solidarietà e vicinanza ai lavoratori greci e ai loro sindacati di nuovo in lotta contro le misure del governo che penalizzano il lavoro e gli strati più deboli della popolazione". Ad esprimerla, a nome della Cgil, è il segretario confederale Nicola Nicolosi.

La mobilitazione dei lavoratori greci, osserva il dirigente sindacale, "è un percorso deciso contro scelte che vogliono scaricare su di loro responsabilità che invece sono da attribuire ai centri della speculazione finanziaria internazionale e alle scelte sbagliate compiute negli anni scorsi dal governo di centro destra".

Le tante decine di migliaia di persone che sono confluite a piazza Syntagma, e le mobilitazioni di oggi e domani in tante città greche, aggiunge, "sono significative per tutta l'Europa ed in particolare per noi sono come le battaglie e gli scioperi generali che la Cgil ha organizzato contro il governo Berlusconi: dicono no alle misure contro il lavoro, contro i pensionati, no all'attacco allo stato sociale. Le risorse finanziarie per rispondere alla crisi vanno trovate da altre parti - conclude Nicolosi -, ovvero nei grandi patrimoni e nelle speculazioni finanziarie".

Ddl Stabilità - tagli, tagli, ancora tagli


... e la chiamano stabilità
"Il Governo persevera nella sua campagna punitiva contro lavoro pubblico e amministrazioni dello Stato, con tagli lineari insostenibili e privi di una logica di razionalizzazione della spesa. Aspettiamo di leggere il testo e le tabelle che arriveranno in Senato, ma non ci aspettiamo nulla di nuovo". Con queste parole Rossana Dettori, Segretaria Generale della Fp-Cgil, fa una prima analisi dei provvedimenti contenuti nel Ddl Stabilità licenziato venerdì dal Consiglio dei Ministri.

"Tremonti continua a fare il gioco delle tre carte. Al comparto sicurezza e al soccorso pubblico promette risorse incerte da finanziare con la vendita delle frequenze - aggiunge Dettori - mentre taglia nel biennio 2012-2013 87,5 milioni di euro dei circa 130 destinati nel 2011 al fondo per i discontinui, i cosiddetti Vigili del Fuoco 'precari', che fino ad oggi sono serviti per coprire i buchi di organico del Corpo e in questo modo vengono quasi cancellati, vincitori di concorso compresi, mentre non si prevede alcun intervento sul personale. Ai discontinui vengono persino negati i rimborsi per le spese mediche sostenute per ottenere l'idoneità".

"Il miliardo mancante per l'edilizia sanitaria - sostiene la sindacalista - si tradurrà in un aggravamento delle condizioni di lavoro per gli operatori e di sicurezza per i cittadini, in una crisi nella crisi per il settore dell'edilizia, aumentando la distanza del mezzogiorno, con una sanità già in gravi difficoltà e colpita dai piani di rientro delle Regioni, dal resto del Paese".

"Si elimina il rimborso per i lavoratori sottoposti a mobilità coatta - continua Dettori - cancellando la norma che lo prevedeva e sopprimendo le analoghe disposizioni nei contratti nazionali, intervenendo impropriamente su un tema oggetto di contrattazione e ostacolando di fatto la riorganizzazione degli enti".

"Quanto ai tagli ai Ministeri, alcuni dei quali vengono svuotati di ogni funzione a causa della mancanza di risorse, hanno finito di raschiare il fondo. Una beffa, se si pensa alla nomina si altri due viceministri e due sottosegretari. I tagli aumentano persino rispetto a quelli pesantissimi della ultime due manovre. Su Ambiente e Sviluppo Economico si rinuncia alle funzioni di tutela del territorio e di sostegno alle attività produttive, mentre si assiste a un generale indebolimento dello Stato. Un disastro - conclude la Segretaria Generale - un atto di irresponsabilità politica nei confronti del Paese".

Umor la Gelmini e il Tunnel



"Ogni mattina un neutrino si sveglia e sa che dovrà correre più veloce della luce. Ogni mattina la luce si sveglia e sa che dovrà arrivare al gran sasso prima del neutrino. Ogni mattina, non importa che tu sia neutrino o luce,ti toccherà ascoltare le minchiate della Gelmini che si è laureata a 732 km da casa e non riesce ad uscire dal tunnel..."

martedì 18 ottobre 2011

Fiom negata la piazza



No al corteo della Fiom, venerdì prossimo, a Roma. Per motivi di sicurezza, dopo gli scontri di sabato 1, il sindacato dei metalmeccanici dovrà limitarsi a un sit-in in piazza della Repubblica. La decisione arriva dalla Questura di Roma, dopo un lungo tentativo di mediazione con gli organizzatori. Per "venire incontro alle esigenze dei romani che hanno pagato un prezzo troppo alto", questa la posizione ufficiale. In serata, poi, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha firmato un'ordinanza che vieta per un mese lo svolgimento di cortei in tutto il primo municipio della Capitale, insomma per l'intero centro. Saranno possibili solo manifestazioni stanziali. Una scelta contestata dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso: "Confermiamo - ha detto Camusso - la condanna radicale di tutti gli episodi di violenza. Impedire una manifestazione è la strada meno efficace per contrastarli".

Questo, al momento, l'epilogo di una vicenda che ha attraversato l'intera giornata. Nel pomeriggio, il sindacato dei metalmeccanici Cgil annuncia l'intenzione di andare in piazza il 21 ottobre nella Capitale per chiedere che Fiat consegni il piano industriale di Fabbrica Italia e chiarisca i suoi impegni con il Paese. Ma, riferisce il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, la Questura nega l'autorizzazione al corteo. "Ad oggi - denuncia Landini - non è stato autorizzato il corteo. Lo abbiamo chiesto e pensiamo di avere il diritto di farlo. Sarebbe utile che venisse garantito perché sarebbe la migliore risposta a chi usa la violenza".

A nulla servono le parole con cui lo stesso Landini nega ogni giustificazione ai violenti e condanna senza mezzi termini i protagonisti degli scontri di sabato, che invita a tenersi alla larga dalla manifestazione dei metalmeccanici. "Siamo in presenza di un fatto gravissimo, chi ha messo a soqquadro Roma ha fatto qualcosa contro il movimento - dice Landini intervenendo a Radio3Rai -. Venerdì faremo una manifestazione di metalmeccanici a Roma, una manifestazione nostra, col servizio d'ordine nostro, se qualcuno vuol fare casino è meglio che non venga, la organizziamo noi e garantiamo noi, non permetteremo ai furbi di mescolarsi".

Landini spiega che nei giorni scorsi la Fiom aveva chiesto di poter concludere la manifestazione in piazza Navona, ma di aver ricevuto una risposta negativa, prima della manifestazione di sabato, funestata dagli scontri. Stesso diniego per piazza Farnese. Oggi la questura ha negato anche piazza Santi Apostoli. Quindi, "al momento, il corteo non ci è stato autorizzato. Ma per noi - dice Landini - è necessario fare anche il corteo, a maggior ragione dopo quello che è successo sabato, che noi condanniamo. La fiom e la cgil sono in grado di garantire manifestazioni democratiche".

Alle tute blu della Cgil, dunque, per ora sarebbe garantita l'agibilità della sola piazza della Repubblica, per una manifestazione che sarà chiusa dal leader della Cgil Susanna Camusso. Ma la trattativa, come detto, prosegue in Questura.

Sulle ragioni della manifestazione, il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Airaudo, ricorda che, rispetto a quanto annunciato nell'aprile del 2010 dall'ad Fiat, Sergio Marchionne, quando presentò il piano Fabbrica Italia, "molti modelli sono slittati o hanno cambiato destinazione, mentre altri sono proprio scomparsi" con conseguenze sui lavoratori. Anzichè 1 milione e 4mila auto all'anno, al momento tutti gli stabilimenti del Lingotto ne producono meno di 500mila.

Il segretario generale Landini chiede anche che la Fiom sia ascoltata in Parlamento, perché "siamo di fronte a un attacco alle libertà sindacali che possono essere peggiori degli anni Cinquanta". Landini attacca il governo: "Siamo al punto che l'assenza di una politica industriale mette a rischio tante aziende". Per il leader dei metalmeccanici non è più solo un questione di auto o navi, serve un "piano straordinario della mobilità sostenibile. Ma il governo l'unico provvedimento che ha fatto è l'articolo 8" della manovra bis

E. Macaluso e i fatti di Roma


da www.ilriformista.it
I giornali di tutti il mondo parlano dell’Italia narrando le incredibili storie e storielle del Presidente del Consiglio. E tutti mettono in rilievo come le particolari difficoltà economico-sociali del nostro paese, rispetto agli altri paesi europei, sono ascrivibili alle penose condizioni in cui si trova il governo e chi lo guida. Ieri la stampa internazionale, e anche quella italiana, si interrogano sul perché delle tante manifestazioni che gli “indignati” hanno svolto in molti paesi del mondo, solo in Italia si sono verificati fatti gravi come quelli di Piazza S. Giovanni e dintorni. Insomma l’anomalia italiana è all’ordine del giorno.
Su questo dato si discute da molto tempo, da quando il terrorismo, rosso e nero, ebbe proprio nel nostro paese una dimensione non riscontrabile in nessun altro. E nessun paese ha conosciuto lo stragismo, anche quello mafioso, come l’abbiamo vissuto noi: con il coinvolgimento di apparati statali inquinati. Il tema delle classi dirigenti, e dei caratteri che ha assunto in Italia lo Stato, ha riempito volumi di studiosi e resoconti parlamentari di dibattiti e inchieste.
Perché ho fatto questa ampia premessa per dire poche cose su quel che è successo a Piazza S. Giovanni? Dai giornali di ieri mi hanno colpito tre cose.
1) Due giornalisti di Repubblica, facendo il loro mestiere, hanno incontrato esponenti dei devastatori di Roma, i quali hanno raccontato come e dove si sono addestrati e organizzati, dove e come hanno preparato l’agguato al pacifico corteo degli indignati. Mi chiedo: è possibile che l’intelligence delle tante polizie italiane non abbiano avuto sentore di questa organizzazione? Se è così c’è da chiedersi qual è l’efficienza di questi servizi. Se non è così si può pensare che sapevano e tacevano. Io ormai propendo per la prima ipotesi.
2) In questa occasione sui giornali si è riparlato della temibile giornata del G8 di Genova. È vero, pezzi e pezzetti della sinistra hanno esaltato Carlo Giuliani come un eroe e non come vittima di un atto violento in un contesto violento.
Ma la gran parte della sinistra condannò le violenze di Genova. E ha condannato anche la fredda violenza che pezzi della polizia misero in atto contro inermi manifestanti nelle caserme. La sinistra radicale assolve la violenza “privata” e condanna quella “statale”.
Ieri ho letto che ci sono poliziotti (sono certo una minoranza) che teorizzano il fatto che dopo i processi di Genova svoltesi contro funzionari violenti, non hanno più voglia di impegnarsi. E la destra italiana condanna la violenza “privata” e assolve quella statale. Sono tutti fatti che mostrano la fragilità della democrazia e dello Stato italiano.
3) Negli anni 40-50, guidando la Cgil in Sicilia, mi sono occupato dei servizi d’ordine del sindacato e negli anni 60, dirigendo la sezione di organizzazione del Pci, ho maturato una esperienza nazionale in materia. Il tema non era solo come controllare l’ordine nella manifestazione, ma come prevenire le “provocazioni”. Oggi si ironizza sui comportamenti dei militanti che svolgono il servizio d’ordine. Ed è bene farlo per smitizzare un’epoca politica.
Non ci sono più partiti organizzati e anche i sindacati non hanno il prestigio e la forza del passato. Le nostalgie, anche in questo campo, sono penose. Gli “indignati” hanno reagito ai violenti come potevano, con dignità e anche con gesti pubblici significativi, verso la polizia. Ma, se non c’è più un servizio d’ordine deve essere la sinistra a proporre leggi per tutelare i cittadini che manifestano pacificamente. Ieri sui giornali abbiamo letto il rigore con cui le forze dell’ordine operano in Germania o negli Usa.
Andiamo al dunque: non può essere consentito che si manifesti a volto coperto, con caschi e passamontagna e che si portino bastoni e altre armi contundenti. Chi lo fa commette un reato, e va fermato. La reazione alla violenza deve essere forte ed efficace. Mi dispiace che una persona colta, impegnata nella lotta politica con posizioni di sinistra, anche non condivisibili ma oneste, come Valentino Parlato, abbia scritto sul Manifesto un articolo così sbagliato. Caro Valentino, tutto quello che è accaduto ha una radice nelle condizioni in cui si trova il paese ma, come non capire che un’azione violenta come quella vista a Roma non si giustifica con la «questione sociale». Non è il ribellismo popolare che abbiamo conosciuto al Sud, ma un’organizzazione volta a colpire la protesta e la lotta sociale proprio perché condotta sul terreno democratico. Un’aggressione quindi alla democrazia che va respinta: senza se e senza ma. Emanuele Macaluso

lunedì 17 ottobre 2011

Istat 15 Censimento popolazione - nota di risposta alla FPCGIL


"... risulta che il Comune di Palermo abbia verificato la indisponibilità - all'interno dell'Amministrazione comunale - di un numero adeguato di risorse professionali da impiegare come rilevatori, senza recare nocumento alle usuali attività istituzionali"
L'Amministrazione ha verificato l'indisponibilità din un numero adeguato di risorse professionali?
Quando, con chi e dove?

Non abbia timore l'A.C. ha fornire i dati complessivi e i nominativi dei partecipanti.
Noi siamo per la trasparenza degli atti amministrativi.

Indignati - denunceremo i violenti


Denunciare senza se e senza ma chi ha distrutto Roma e sabotato la manifestazione pacifica, civile e democratica.
da www.lastampa.it
Forse non li chiameremo più Indignati. Perché gli Indignati veri sono un po’ stufi di vedere il loro nome usato da tutti. «Sindacalisti, politici: tutti sono indignati, ora. Non vogliamo confusioni», avverte Chiara Franceschini, 35 anni, nel movimento dall’inizio. Già, perché forse sono indignati non solo sindacalisti e politici ma anche i black bloc che hanno portato l’inferno a Roma sabato pomeriggio. «I giornali di destra hanno equiparato indignati a violenti», denuncia Eracle Galfo, 40 anni, anche lui tra i fondatori del movimento. In realtà è difficile immaginare giovani più diversi fra loro. Lo si è visto proprio sabato a piazza San Giovanni quando per la prima volta sono entrati in contatto.

Erano da poco passate le quattro, il sole ancora alto, il piazzale davanti alla basilica pieno di palloncini colorati. Gli Indignati, quelli veri, erano lì. Erano in cinquecento, stavano preparando tutto per l’assemblea collettiva. Con loro c’erano famiglie, passeggini, bambini, disabili. Aspettavano il corteo, i trecentomila partiti da piazza della Repubblica alle due con le bandiere, gli slogan e le musiche. È arrivata un’onda nera, centinaia di incappucciati carichi di spranghe, fionde, pietre, bombe carta. «Ci aspettavamo qualcosa del genere ma non di questa portata», racconta Galfo. E allora è successo qualcosa che va raccontato.

Gli Indignati erano radunati sotto la statua di San Francesco, di fronte alla Basilica di San Giovanni. «Ci siamo presi per mano e le abbiamo sollevate tutti insieme per creare un cordone pacifico gridando “non-violenza”». Hanno resistito finché è stato possibile, ma il fumo dei lacrimogeni e delle bombe aveva reso irrespirabile l’aria e c’erano bambini e disabili da difendere. «Ci siamo spostati di alcune decine di metri davanti a un’altra chiesa, Santa Croce in Gerusalemme. Il parroco ci ha aperto la porta, ci ha dato ospitalità. Ripartiamo da qui. Di sicuro non ci fermeremo», spiega Chiara Franceschini.

Forse non avranno più lo stesso nome, quindi, ma gli Indignati italiani hanno scelto di non farsi fermare dalla violenza. Hanno montato le loro tende nel sagrato di Santa Croce, creato lì l’accampata, in tutto simile a quelle spagnole, il loro modello. Tutto continua come prima, insomma. Anche di più. Due assemblee ieri, una al mattino e un’altra nel pomeriggio andata avanti fino a sera tardi. Tende montate e persone che hanno dormito all’aperto anche stanotte. «Fra qualche giorno torneremo a piazza San Giovanni e poi nei quartieri di Roma», spiega Chiara. È lì che si ritrovano infatti da quattro mesi, assemblea due volte a settimana. Si danno appuntamento via Facebook oppure attraverso il loro blog e discutono di nuovi modi di fare politica e di gestire il potere. E sono modi nuovi davvero.

Prima regola: il rifiuto di ogni forma di discriminazione e aggressione verbale e fisica. Seconda regola: il comportamento non violento e attivo in tutte le sue espressioni. Terza regola: l’assenza di leader, ognuno ha un ruolo nell’organizzazione ma nessuno ha poteri sugli altri o gradi in più. Quarta regola: no a canne e alcol in piazza, no ad armi o oggetti contundenti o caschi, e anche a ogni simbolo di appartenenza politica. Il contrario di quello che è accaduto sabato pomeriggio. Che ha rovinato la piazza non solo agli Indignati ma anche alle altre decine di associazioni che manifestavano e portato alla Capitale il triste record di essere stata l’unica violenta su un migliaio di cortei che si tenevano il 15 ottobre in tutto il mondo.

Ieri sul web la rabbia di tutti loro era doppia. «Ci è stato impedito di manifestare pacificamente e gioiosamente come avremmo voluto. Siamo doppiamente indignati perché eravamo in piazza per costruire non per distruggere», spiega Tilt, rete generazionale della sinistra diffusa e componente del comitato organizzatore «15 ottobre». Anche il grosso del mondo antagonista prende le distanze sul web dai black bloc. «Sono come i fascisti», si dice in molti messaggi postati sul sito Indymedia. «Dobbiamo costruire un servizio d’ordine nazionale che segua tutte le manifestazioni future dei movimenti e li renda impermeabili alle infiltrazioni dei fasci anarcoteppisti, che sono delle infiltrazioni ostili al corteo», è l’auspicio di un anonimo.

«La teppaglia facinorosa di questi cinquanta ultras che scambiano i cortei per la domenica allo stadio - aggiunge - deve essere bastonata dal movimento stesso, come ben si faceva negli anni Settanta, quando il servizio d’ordine menava più duro dei poliziotti manganellatori. I fasci teppisti devono essere bastonati e possibilmente consegnati alla polizia». «Il problema fa eco un altro messaggio su Indymedia - è che ci hanno impedito di manifestare, black block e sbirri insieme. Il problema è che 400.000 persone sono fuggite davanti ad un paio di cassonetti bruciati. In 400 mila avremmo potuto fermare gli scontri, difendere i compagni abbandonati in piazza San Giovanni e continuare con il nostro comizio. Ma siamo fuggiti. Così il governo sa ancora una volta di più come con i contratti collettivi nazionali, che ci schiaccia quando vuole. Che se vuole vincere vince, e ieri ha vinto».

«Cari Supereroi in black - ironizza un post - visto che avete tante energie da sfogare e tanto cervello da sviluppare e tanto coraggio da mostrare, perché non vi convocate manifestazioni per conto vostro e ve le fate come vi pare con chi vi pare, invece di parassitare quelle degli altri?» La rabbia è talmente tanta che sul web sta girando un’idea: segnalare, smascherare e cercare di far perseguire quelli che vengono definiti «violenti di sinistra protagonisti di violenze inaudite a Roma». Si chiama «Operazione Smascheriamo i violenti». E si invita tutti quelli che hanno partecipato alla manifestazione a mandare le immagini dove si vedano black bloc a volto scoperto a ilfaziosoblog@gmail.com. Ce ne sono già un bel po’ in cui si vedono molti di questi violenti mentre lanciano oggetti o attaccano la polizia.

DDL stabilità - ulteriore attacco alla P.A.


Continua l'odio per la P.A., stavolta è il buono pasto ( poi smentito a mezzo stampa), ieri la 13° mensilità, domani cos'altro tirerà fuori dal cilindro il Ministrino?
Ddl Stabilità: su ticket e concorsi scelte insensate e punitive. Comunicato stampa di Rossana Dettori, Segretaria Generale Fp-Cgil Nazionale

"L'ennesima scelta punitiva e insensata", queste le parole di Rossana Dettori, Segretaria Generale dell'Fp-Cgil Nazionale, in merito ai provvedimenti sul lavoro pubblico inseriti nel Ddl Stabilità."

"Prevedere il taglio dei buoni pasto per i giorni in cui i dipendenti pubblici effettuano meno di 8 ore lavorative equivale, a conti fatti, a toglierli all'intero lavoro pubblico. Vergognoso, perché il segnale che si manda al Paese è che i lavoratori della Pa non hanno diritto a un pasto dignitoso e perché così si riduce ulteriormente il loro reddito, dopo il blocco dei contratti nazionali e della contrattazione integrativa. È evidente - aggiunge Dettori - che al netto delle batoste ai lavoratori pubblici e ai comuni cittadini, questo Governo non ha una soluzione per affrontare la crisi. Ridurre il reddito di una fetta importante del mondo del lavoro non potrà che produrre un'accelerazione".

"Quanto alla tassazione sui concorsi, siamo al paradosso. Turn over bloccato, graduatorie a rischio scadenza, vincitori mai assunti e adesso, un'altra tassa. La nostra mobilitazione - conclude Dettori - continuerà fin quando non avremo rimosso il vero, grande problema del Paese: questo Governo".