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venerdì 7 ottobre 2011

P.A. 300mila dipendenti in meno


"Oltre trecentomila dipendenti in meno nel pubblico impiego tra il 2008 e il 2013: questo l'obiettivo annunciato dal Governo e dal Ministro della Funzione Pubblica". E' quanto denunciano la Segretaria Generale della Fp Cgil, Rossana Dettori, e il Segretario Confederale di Corso d'Italia, Fulvio Fammoni, alla vigilia della manifestazione nazionale in programma domani a Roma 'Pubblico è futuro'."Incuranti della crisi, dell'alta disoccupazione, delle ricadute sulle condizioni delle persone, del funzionamento della Pa, - rilevano Dettori e Fammoni - si procede in tutti i modi verso questo obiettivo. Gli strumenti preferiti sono l'uscita anticipata per pensionamento e l'accanimento verso i precari. Si decidono norme sbagliate e si programmano futuri interventi sulle pensioni per incentivare la fuoriuscita, un si salvi chi può che ha coinvolto anche chi potrebbe o vorrebbe restare".

Per i due dirigenti sindacali "naturalmente questo non porta beneficio alla spesa pubblica, ma serve a dire che è calata la spesa per il personale. Uscite indistinte che provocano ripercussioni gravi sui servizi: altro che riorganizzazione ed efficienza! Ma evidentemente è proprio quello che si vuole, in aggiunta ai tagli, come afferma il Ministro del Lavoro, per destrutturare tutto quello che è pubblico e che ha a che fare con funzioni pubbliche".

Per i precari, sostengono, "si fanno scelte ancora più gravi: si decide per legge il licenziamento di queste persone (mentre aumentano invece le consulenze) senza dare alcuna tutela. Nella P.A. l'unico ammortizzatore è l'indennità di disoccupazione, in molti casi già esaurita. Per i contratti di collaborazione non c'è proprio niente. L'indennità istituita due anni fa per i collaboratori che perdono il lavoro esclude i pubblici dipendenti e nonostante il fondo abbia ancora più del 70% della capienza non si cambia, a costo zero, la norma".

Ecco perchè, concludono Dettori e Fammoni, "parlare di accanimento è giusto e motivato e perché le scelte del Governo sono sbagliate e vanno cambiate. Domani, la grande manifestazione nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici dei settori pubblici avrà ancora una volta al centro
il lavoro e i diritti delle persone".

Roma, 7 ottobre

Il Ducetto e la Gnocca


Mentre ieri a Barletta si celebravano le esequie per le donne morte nel crollo della palazzina dove esisteva un Maglificio, Silvietto inaugurava una nuova stagione politica. La puttanologia al potere deve essere consacrata, ed egli emulo di Caligola e Messalina, propone ai suoi vassalli-seguaci, il nuovo nome: Gnocca
Delle sue battute, l'Italia ne fa volentiri a meno.
Dimettiti porco, sei un insulto per la democrazia!

Nuovo nome del Pdl, opposizione "sdegnata". La nuova denominazione del Pdl, ha spiegato quindi il premier, è necessaria in quanto "il nome del Pdl non è nel cuore della gente". "Si accettano dei suggerimenti, faremo fare dei sondaggi", ha proseguito, lasciandosi poi andare a una battuta: "Mi dicono che il nome che avrebbe maggiore successo è Forza Gnocca". Sdegnata la reazione delle opposizioni. "E' una cosa desolante - ha commentato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani - Mi viene in mente che in queste ore stanno facendo i funerali delle cinque donne morte a Barletta". "Se dobbiamo rispondere con una battuta si potrebbe dire che è l'unico partito che ha avuto e che non ha bisogno di fondare. Ma non ci possiamo permettere di rispondere con le battute", ha aggiunto la presidente dei democratici Rosy Bindi. Il pensiero ai fatti di Barletta ricorre anche nelle parole del leader Sel, Nichi Vendola: "Nella giornata in cui il nostro Paese celebra il funerale di cinque lavoratrici e il dolore si unisce alla rabbia per questa tragedia ingiusta, il presidente del consiglio si lascia andare in una battuta irripetibile, inaccettabile e assolutamente irrispettosa in un momento così triste". Il portavoce dell'italia dei valori, leoluca orlando chiama in causa le donne del Pdl: "E' grave e imbarazzante il silenzio delle parlamentari del Pdl, soprattutto di quelle che si richiamano ai valori cattolici. Cio' significa che si identificano nel nuovo nome del Pdl dato dal premier?". "Ormai il mondo ci guarda e ride" aggiunge il verde Bonelli. Dura la reazione di monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo: "Avrebbe forse intenzione di suscitare ilarità, ma suscita solo sconcerto...".

8 10 2011 - piazza del Popolo ore 14.00


Anna educatrice in una scuola materna, Daniela infermiera, Corrado agente di polizia locale, Cinzia impiegata statale, Giulio maestro elementare, Damiano ricercatore, Adele insegnante di sostegno. Sono solo alcuni dei tantissimi lavoratori del pubblico impiego e della conoscenza che, sabato 8 ottobre, parteciperanno alla manifestazione promossa dalla CGIL Nazionale, dalla FP CGIL e dalla FLC CGIL. Il corteo, il cui concentramento è previsto alle ore 14 in Piazza della Repubblica, sfilerà per le vie della Capitale fino a raggiungere Piazza del Popolo, dove interverrà il leader della CGIL, Susanna Camusso, insieme ai Segretari Generali della FP CGIL e FLC CGIL, Rossana Dettori e Domenico Pantaleo.

Il futuro del Paese risiede nei servizi pubblici di qualità: dalla scuola, all'università, alla ricerca, alla sanità, alla sicurezza, ai trasporti. Per questo, come hanno riferito oggi i promotori della manifestazione, nel corso della Conferenza stampa di presentazione della mobilitazione, lo slogan dell'8 ottobre sarà: 'Pubblico è Futuro'. Il Governo, afferma la CGIL, la FP CGIL e la FLC CGIL, continua ad accanirsi contro il lavoro pubblico, contro le pubbliche amministrazioni, contro il sistema della conoscenza e i servizi pubblici. Questo accanimento, confermato dalle ultime manovre finanziarie, avverte la CGIL, avrà forti ripercussioni sia sull'occupazione che sui diritti dei cittadini. In particolare, secondo alcune cifre diffuse dalla FP e FLC CGIL, nel 2011 sono stati tagliati 200milioni alla giustizia; 400milioni verranno tagliati all'università nel 2012; 20miliardi per le agevolazioni fiscali ed assistenziali; nel 2014 i finanziamenti per il settore pubblico si ridurranno di 60miliardi di euro.

I tagli al pubblico impiego significano “più tasse per i cittadini, meno servizi per tutti e soprattutto per i più deboli, ulteriore depressione per l'economia del paese, poichè gli enti locali sono tra i principali investitori italiani”. E' quanto ha affermato Fulvio Fammoni, Segretario Confederale CGIL, nel corso della conferenza stampa. “Di fronte ad un continuo accanimento del Governo verso il lavoro pubblico e precario, la CGIL - ha proseguito Fammoni - non ci sta, e per questo, prosegue la sua iniziativa di mobilitazione, sabato in piazza accanto ai lavoratori del pubblico impiego, il 28 ottobre con i pensionati italiani e tra fine novembre e inizio dicembre di nuovo in piazza a difesa dell'occupazione”.

“I lavoratori della conoscenza - dichiara Domenico Pantaleo, Segretario Generale FLC CGIL - saranno l'8 ottobre in piazza per rivendicare l'orgoglio di essere lavoratori pubblici e rivendicare il ruolo determinante che hanno nel garantire al Paese servizi di qualità, un welfare che assicuri i diritti di cittadinanza, e nel garantire attraverso la formazione un futuro alle nuove generazioni”. “Saremo in piazza - ha concluso Pantaleo - per un Paese più libero, più uguale, nel quale ci sia giustizia sociale”.

La manifestazione 'Pubblico è Futuro' rappresenterà, inoltre, un momento importante per l'avvio della campagna per il rinnovo delle RSU nel pubblico impiego. Secondo Rossana Dettori, Segretario Generale FP CGIL, infatti, la manifestazione di sabato 8 ottobre è stata proclamata “per difendere il diritto ad un contratto nazionale e il diritto ad un contratto integrativo di lavoro, per rivendicare condizioni lavorative dignitose”, ma anche per “riconquistare il diritto al voto - tra gli oltre 3milioni di lavoratori del pubblico impiego e della conoscenza - e quindi eleggere democraticamente i nostri rappresentanti”, perchè, ha concluso Dettori “non siano eliminati gli spazi di democrazia”.

giovedì 6 ottobre 2011

Polo Tecnico, ora i furti. Che schifo!




Una porta lasciata aperta, tre computer spariti, migliaia di pratiche per le concessioni edilizie e i condoni dell'assessorato Edilizia privata del Comune perse per sempre insieme con l'archivio storico. La Procura e la polizia indagano su un misterioso furto negli uffici di via Ausonia 69 e sono alla caccia di una talpa tra gli impiegati dell'assessorato.

Il raid è scattato in tre stanze dell'unità operativa dell'assessorato dove sono stati portati via gli hard-disk di tre macchine. Chi è entrato in azione è andato a colpo sicuro. Gli uffici non sono stati rovistati e dopo avere staccato i collegamenti da tre vecchi pc, i fili elettrici sono stati risistemati accanto allo schermo. Secondo una prima ricostruzione della polizia, il colpo è stato messo a segno domenica notte. Gli ultimi ad avere avuto accesso agli uffici sono stati gli impiegati della Gesip, 29 in tutto, che si sono occupati della pulizia degli uffici sabato mattina e del servizio di portierato.

Qualcuno, ad arte, ha lasciato una porta d'emergenza socchiusa vicino al garage dell'edificio, per consentire un accesso indisturbato negli uffici da parte della gang che ha rubato i computer. L'edificio non è provvisto di un sistema di videosorveglianza. Non ci sono telecamere nemmeno all'interno, una situazione più volte denunciata in passato dagli impiegati all'indomani di piccoli furti. L'ultimo episodio, inserito nella denuncia presentata dalla dirigente dell'ufficio Lucietta Accordino, è quello relativo alla sparizione, la settimana scorsa, della batteria di un'auto di servizio.
Stavolta, però, il colpo preoccupa i vertici dell'ufficio. Un giallo che per ieri mattina ha tenuto banco tra i 150 impiegati. "Ci sentiamo - hanno detto i dipendenti - angosciati e sconvolti da quanto accaduto. Chi è entrato nei nostri uffici conosce bene i luoghi e anche che in quei computer vecchi c'erano custodite le pratiche di condoni e concessioni".

La polizia non esclude che il furto sia stato voluto da chi ha interesse a non rendere pubblici alcuni documenti che riguardano le concessioni edilizie o vecchi abusi da sanare. Materiale prezioso per l'assessorato che, adesso, resta orfano anche dell'archivio in cui era custodita documentazione risalente agli anni Ottanta.
Le indagini della polizia partono proprio dall'ufficio. Gli impiegati del primo piano saranno presto convocati per essere ascoltati dagli investigatori. Poi, con molta probabilità, sarà la volta degli impiegati Gesip. Dai loro racconti i poliziotti sperano di ricostruire gli ultimi giorni all'interno dell'assessorato, ma anche di riuscire ad individuare l'impiegato infedele. Sull'inchiesta c'è uno strettissimo riserbo per la delicatezza dell'episodio. Investigatori e magistrati si sono chiusi a riccio.

Intanto, in via Ausonia la questura ha inviato ieri la polizia scientifica. Gli esperti hanno rilevato diverse impronte digitali e si augurano di poter contare su un passo falso della gang. I rilevi saranno comparati con le impronte dei pregiudicati.

4 € l'ora - donne al sud



Queste sono tre delle donne morte ammazzate nella fabbrica di Barletta. Sepolte vive in un posto dove venivano pagate 4 euro l’ora in nero. Con la maglia turchese Antonella Zaza, con gli occhiali Giovanna Sardaro e in basso Matilde Doronzo. Manca il volto di Tina Ceci, 37 anni e di Maria Cinquepalmi, 14 anni.

Fossero stati militari caduti in guerra avremmo i loro primi piani e vedremmo i tricolore sventolare dalle pagine di tutti i quotidiani, invece erano “solo” delle operaie precarie costrette a lavorare in nero per due soldi per campare.

Ripetiamo: Tina Ceci, 37 anni. Matilde Doronzo, 32. Giovanna Sardaro, 30 anni. Antonella Zaza, 36. E Maria Cinquepalmi, 14 anni. Queste sono le donne morte nella strage annunciata. Le adulte lavoravano in nero per 4 euro l’ora.

—>>>Quelle che muoiono di taglio e cucito

—>>>Donne, precarie, murate vive

—>>>Sono precaria, sfruttata e voglio restare viva!

Art8 diciamo si al referendum abrogativo


di Roberta Fantozzi
L’appello promosso da Alleva, Gallino, Mattone, Parlato, Rodotà, Romagnoli e Tronti per il referendum abrogativo dell’articolo 8 è un’opportunità importantissima che raccogliamo e che ci auguriamo venga colta da uno schieramento ampio di forze politiche e sociali.
Crediamo anche noi che sia ormai palese il carattere eversivo e l’inaudita gravità di una norma che in poche righe cancella tanto la contrattazione collettiva nazionale quanto l’intera legislazione a tutela del lavoro. Che combina, in un solo colpo, il lungo attacco alla contrattazione nazionale con lo Statuto dei Lavori del ministro Sacconi: i contratti nazionali come la legislazione a tutela del lavoro restano, solo che sono derogabili per qualsiasi motivo e sostanzialmente in qualsiasi parte, a livello aziendale e territoriale.
Non si tratta solo – e già sarebbe un’enormità – della precarizzazione integrale dei rapporti di lavoro che passa per la possibilità di derogare all’articolo 18. Si tratta dell’insieme delle condizioni di lavoro – assunzioni, mansioni e inquadramenti, orari e ritmi, dispositivi di controllo sui lavoratori, rapporti a termine e collaborazioni – che viene sottoposta alla possibilità di ricatto. Un dispositivo micidiale tanto più nella crisi, che apre la porta alla balcanizzazione dei rapporti di lavoro e ad una spirale al ribasso senza limiti.
La via del referendum abrogativo è dunque la strada maestra, che per quel che ci riguarda abbiamo assunto anche in deliberati dei nostri organismi. Le autorevoli firme dei promotori dell’appello ci sembrano oggi la migliore garanzia per la costruzione di un comitato promotore ampio e rappresentativo.
Aggiungiamo solo un paio di considerazioni.
La prima riguarda la possibilità di un’iniziativa referendaria che oltre all’articolo 8 metta in discussione anche altre norme che hanno gravemente indebolito il lavoro: dal Collegato Lavoro alla Legge 30. Dall’arbitrato alle norme sui contratti individuali in deroga, dalle tipologie più precarizzanti del rapporto di lavoro ai tempi capestro per l’impugnativa dei contratti.
La seconda considerazione riguarda il valore del referendum proposto in relazione alla messa in discussione più complessiva delle politiche neoliberiste. La lettera della Bce resa nota in questi giorni è emblematica di una risposta alla crisi nel segno dell’ipertrofia delle politiche che l’hanno causata: privatizzazioni di tutto il privatizzabile, distruzione del welfare, smantellamento della contrattazione e dei diritti del lavoro.
È la continuazione, con un salto di qualità estremo e regressivo, delle politiche che hanno acuito le disuguaglianze, fatto perdere alle lavoratrici e ai lavoratori reddito e potere, e che mettono in discussione la sostanza del costituzionalismo democratico del dopoguerra.
La promozione del referendum sull’articolo 8 è parte della costruzione di un nuovo protagonismo di massa per battere quelle politiche in nome dei diritti del lavoro, della democrazia, del rifiuto dell’imbarbarimento sociale.

* Responsabile Lavoro e Welfare Prc

mercoledì 5 ottobre 2011

CCDI - requisito minimo di effettiva presenza



... il dipedente dovrà aver maturato 44 giorni di effettiva presenza, per chi effettua almeno 5 giorni lavorativi settimanali e 52 giorni se effettua 6 giorni lavorativi settimanali
Tale requisito non è applicabile, relativamente per il raggiungimentop dell'obiettivo, alla seguenti casistiche:
* interdizione anticipata obbligatoria dal lavoro (maternità)
* congedo di maternità e paternità ex art.17
* distacco sindacale
* patalogie gravi che richiedono terapie salvavite
* infortuni sul lavoro per causa di servizio

Non sono previsti - i periodi di astensione per L.104

Wikipedia chiude per protesta




Cara lettrice, caro lettore,

in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.

Il Disegno di legge - Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., p. 24, alla lettera a) del comma 29 recita:

«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»
Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.

Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.

Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l'introduzione di una "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
Articolo 27

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.

Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»
L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all'arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".

Vogliamo poter continuare a mantenere un'enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?

Gli utenti di Wikipedia

17 anni al potere...Italia più povera, Sicilia peggio


da www.siciliainformazioni.it
In diciassette anni l’Italia berlusconiana si è impoverita, la Fininvest del Cav ha superato una crisi catastrofica che l’attanagliava nel ‘92 ed oggi e’ la holding più redditizia del Paese. Il Sud è andato peggio. La Sicilia, in particolare, ha raggiunto la cifra di cinque miliardi di debito pubblico. Destini opposti.


Illustri economisti ritengono che la presenza di Berlusconi al vertice dell’esecutivo, a prescindere da ciò che decide, costi all’Italia l’aumento di un punto percentuale del debito pubblico, mentre la sua permanenza alla testa della Fininvest migliora di due punti il valore d’impresa della holding. E’ una situazione che non ha eguali ed ha, sotto certi aspetti, dell’incredibile. Per il solo fatto di esserci, senza che muova un dito, Berlusconi danneggia il Paese e avvantaggia le sue aziende.


Si deve alla sua modesta abilità di statista e alla sua straordinaria abilità di imprenditore? Il Cav sarebbe un pessimo uomo di governo ed un eccezionale capitano d’impresa? Come spiegare altrimenti che le aziende da lui amministrate fanno soldi e l’economia italiana da lui governata vanno a picco?



La risposta sarebbe, secondo il Cav, la seguente: non gli viene data la possibilità di governare il Paese. Colpa dell’opposizione sfascista, dei magistrati golpisti, dei poteri forti, dell’invidia dei nemici. Ma non e’ così, perché la Fininvest guadagna e l’Italia perde “a prescindere” dalla buona o cattiva amministrazione, stando alle ricerche degli esperti, illustrate durante il recente convegno Ambrosetti.



E allora? La credibilità è la risposta. La credibilità di Berlusconi come uomo di governo e’ disastrosa, la credibilità di Berlusconi come capitano d’industria è alta. La competenza, il carisma, il prestigio non c’entrano niente. Le aziende della Fininvest stanno meglio delle altre perché dispongono di un valore aggiunto: il loro “padrone” e’ il capo del governo.

Mentre la Sicilia accumula debiti con il Ministero dell’economia per 2550 milioni di euro (il 54,4 per cento dell’intero debito), Mediaset, gruppo Fininvest, migliora il valore d’impresa alla faccia del calo di telespettatori. La Rai, che ha più contatti e più appeal, dispone di meno inserzionisti pubblicitari e guadagna di meno.


Se vi state chiedendo per quale ragione, ne avete ben donde. Avete fatto il conto delle buone pratiche che la Fininvest ha accumulato grazie alle decisioni del governo Berlusconi e ai provvedimenti legislativi del parlamento? Avete fatto mente locale sui vantaggi di cui dispone Mediaset grazie al Presidente del Consiglio?


Il debito siciliano? Facile spiegarlo: frutto di spreco, cattiva amministrazione. E’ tutta la verità oppure la Sicilia sconta la sua periferia politica, prima che geografica. Una marginalità negli ultimi anni aumentata per il fatto che il governo Berlusconi ha privilegiato il Nord d’Italia in modo sfacciato e impudente. L’area “protetta” e’ stata quella leghista, delle quote latte e delle banche territoriali in gran spolvero.


Il valore d’impresa delle Tv del gruppo Fininvest e’ pari a 7/9 volte il margine operativo contro una media del settore di 6/7 volte, ma la permanenza del Cav al vertice del governo costa 19 miliardi di euro l’anno al Paese, secondo i calcoli fatti dal Goldman Sachs. Non sono i comunisti trinariciuti sotto mentite spoglie che pubblicizzano questi dati sorprendenti, ma esperti di primissimo piano della finanza internazionale.


Fininvest non conosce la crisi, o viene solo sfiorata (indirettamente) da essa, mentre l’Italia affonda nei debiti, aggravando le sue ingiustizie sociali. I conti della Fininvest erano a posto, quelli del Paese non lo sono mai stati, contrariamente a quello che il capo del governo e il Ministro dell’economia ci ha raccontato come un mantra dal 2008 ad oggi.


L’effetto più appariscente? Marina Berlusconi e’ diventata l’unica italiana fra le prime cinquanta donne del “Global Most Powerful Women in Business, Silvio Berlusconi e l’unico Capo del governo del mondo occidentale a costare diciannove miliardi di euro l’anno al suo Paese per il fatto di esserci, a prescindere dalle scelte che compie. Degno di un Guinness dei primati.

A parità di lavoro, salari diversi fino al 18% tra uomini e donne



CNEL
A parità di qualifica e impiego, la differenza di retribuzione tra uomini e donne in Italia si attesta tra il 10 e il 18% ed è dovuta interamente a fenomeni di discriminazione. Il dato è contenuto in una ricerca presentata al convegno della seconda commissione politiche del lavoro e sistemi produttivi del Cnel, curata da Emiliano Rustichelli (Isfol), che esamina il caso italianoe propone policy per una effettiva parità di opportunità nel mercato del lavoro. MENO SCOLARIZZATE Dalla ricerca, condotta su 10 mila lavoratori e lavoratrici italiane, emerge che il differenziale retributivo di genere misurato sul salario orario dei soli lavoratori dipendenti è pari in media a 7,2 punti percentuali. Il gap retributivo per le lavoratrici dipendenti risulta particolarmente elevato in alcuni ambiti: tra le donne meno scolarizzate raggiunge quasi il20%e si mantiene oltre il 15% per chi possiede la licenza media. Ne soffrono sia le giovanissime (8,3% di penalizzazione rispetto ai coetanei) che le lavoratrici adulte (12,1%), mentre è più contenuto nella fascia di età compresa tra 30 e 39 anni (3,2%).
SUD, MENO DIFFERENZE La forbice retributiva di genere appare meno pronunciata nel sud mentre, in termini di caratteristiche dell'occupazione, si rileva una marcata differenza di genere nelle retribuzioni medie orarie degli operai specializzati (20,6%), degli impiegati (15,6%), dei legislatori, dirigenti ed imprenditori (13,4%). Particolarmente elevata è anche la penalizzazione delle donne impiegate in professioninon qualificate rispetto ai loro omologhi di sesso maschile (17,5%).
SERVIZI FINANZIARI In termini settoriali, si registra una forte differenza nelle retribuzioni medie orarie di uomini e donne impiegati nei servizi finanziari e quelli alle imprese (rispettivamente 22,4% e 26,1%), nell'istruzione e nella sanità (21,6%), nella manifattura (18,4%). Per il Cnel non è più possibile «sprecare una forza lavoro qualificata e potenzialmente molto produttiva come quella femminile. Ma questo lavoro segue pubblicazioni anche recenti che hanno spiegato come in un momento come l’attuale ad essere penalizzate sono sempre le fasce sociali cosiddette più deboli, i giovani e le donne.
GENDER PAY GAP I fattori che generano il gender pay gap sono diversi e spesso correlati: fattori culturali e stereotipi di genere favoriscono la segregazione orizzontale e verticale e divaricano il gap di partecipazione al mercato del lavoro tra uomini e donne, la mancanza di politiche di conciliazione costringe le donne a uscire dal mercato del lavoro, ne impedisce la continuità lavorativa e limita le loro opportunità di carriera. discriminazioni inaccettabili alla luce del fatto che le donne possiedono requisiti di formazione e di esperienza analoghi se non superiori a quelli degli uomini». Ma le donne sono più sensibili al tema di avere risorse sufficienti per la vecchiaia. Stavolta secondo un'indagine realizzata per conto di Axa-Mps il 20,8% delle donne contro il 16,2% degli uomini si preoccupa della gestione della cosiddetta fase di «lunga vita». Tra le maggiori preoccupazioni le donne indicano proprio di non poter godere di una pensione dignitosa (61,6%contro il40,6%degli uomini). Al secondo posto c'è il pensiero di non avere beni di proprietà a cui ricorrere in caso di necessità economiche: 40,2% delle donne contro 21,4% degli uomini. In fondo questo dato è molto complementare con quelli prodotti dal Cnel. ❖

Grecia, avvertimento per l'Italia - nota di R. Dettori


"La vicenda greca dovrebbe essere un monito per il nostro Paese, perché ci fa capire come l'attacco ai servizi e al lavoro pubblico non produca
altro che rallentamento della crescita e tensioni sociali. Le soluzioni imposte dalla cosiddetta troika, questo mostro a tre teste composto da Fmi, Bce e Ue, altro non sono che le vecchie ricette neoliberiste, le stesse che hanno trascinato il pianeta nella crisi odierna: liberalizzazioni del mercato del lavoro, privatizzazioni dei servizi, riduzione dello spazio pubblico, attacco ai diritti dei lavoratori della pubblica amministrazione e al loro salario". Con queste parole Rossana Dettori, Segretaria Generale dell'Fp-Cgil, commenta l'annuncio da parte del Governo greco di 30mila licenziamenti nella pubblica amministrazione.

"In poche parole si chiede alla Grecia e, come abbiamo letto nella famosa missiva Draghi-Trinchet, all'Italia, di radere al suolo il sistema di welfare a favore della speculazione. Meno reddito in busta paga con la moderazione salariale per privati e pubblici, e per questi ultimi misure punitive quando non persecutorie, meno servizi collettivi, meno reddito immateriale, meno tutele sociali e meno diritti per la generalità dei cittadini. Un suicidio collettivo - aggiunge Dettori - che rischia di accelerare l'evolversi della crisi, amplificandone la portata".

"La nostra risposta si è già fatta sentire con lo sciopero generale del 6 settembre. Continueremo l'8 ottobre a Roma in Piazza del Popolo, con la manifestazione nazionale dei settori pubblici e della conoscenza. In quella piazza rivendicheremo, con tutti coloro che vorranno esserci, un'uscita solidale dalla crisi di segno contrario a quella imposta alla Grecia. La ricetta liberista della Bce - conclude la sindacalista - ha già prodotto troppi drammi e dimostrato la sua pericolosità. Senza pubblico si affonda".

RLS - Periodicità visite Corpo di P.M.




Ieri mattina si è tenuta presso il comando della P.M. la riunione ex art.35, al fine di stabilire di concerto con il Medico competente,UAS e RLS, il nuovo "calendario" della periodicità delle visite mediche, per il personale del Corpo di Polizia Municipale.
Si è convenuto dopo interessante dibattito, alla luce delle argomentazioni poste in essere dall'equipe dei Medici Competenti (ricordiamo è stata rinnovata la convenzione con l'ASP6, e come RLS siamo soddisfatti del rinnovo, vista la competenza e professionalità)di dare una nuova periodicità delle visite, che sarà di 24 mesi per i nuclei motociclisti, autovelox, veicolo abbaondonati, infortunistica, ippomontato, stradale, sicurezza sedi istituzionali, controllo attività produttive, TSO (l'unico con il rischio biologico!), staff, cinofili, polizia ambientale, scorta.
I restanti servizi, ossia coloro che non effettuano - come rilevato dalla scheda DATI OCCUPAZIONALI- 33 turni nell'arco dell'anno, saranno sottoposti a visita con cadenza a 36 mesi o 48.
Nello specifico:
periodicità 36 mesi - segnaletica, affari generali, autoparco, notifiche, accertamento e ricerche, centrale comunicazioni, antifrodi, nucleo investigativo, urbanistica-edilizia, patrimonio artistico, palermo centro, palermo nord-est.
periodicità 48 mesi - staff, procedure sanzionatorie, attività produttive.
Ulteriore discussione, ma con il Comandante, riguarderà la scheda dati occupazionali\numero dei turni, poichè si è rilevato una discrasia tra quanto presente in scheda e controfirmato dal lavoratore e quanto riferito al Medico Competente sempre dal lavoratore che lamenta una utilizzazione superiore.
Questione di non poco conto, poichè da tale dichiarazione dipende il"rischio" e quindi la cadenza delle visite.
Si è proposto di utilizzare gli eventuali risparmi, su ulteriori indagini cliniche o diagnostiche o sull'acquisto di arredi ergonomici.
Al termine della riunione, sono stati resi pubblici in forma anonima i dati relativi alle malattie professionali, infortuni ed esito delle visite.


martedì 4 ottobre 2011

Perchè Marchionne si defila?


FIAT e FIAT Industrial usciranno da Confindustria dal 1 gennaio 2012. E' quanto annunciato dall'amministratore delegato FIAT, Sergio Marchionne in una lettera inviata al Presidente degli industriali, Emma Marcegaglia. Per la CGIL, la decisione di Marchionne “è la conferma dei nostri timori su di una scelta già compiuta e decisa da tempo da parte di chi non vuole rispettare le regole e nega la rappresentanza”.

“Ti confermo che, come preannunciato nella lettera del 30 giugno scorso, FIAT e FIAT Industrial hanno deciso di uscire da Confindustria con effetto dal 1 gennaio 2012”. Così l'amministatore delegato FIAT, Sergio Marchionne, ha annunciato in una lettera inviata al Presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, l'addio dell'azienda da Confindustria. Marchionne, inoltre, ha comunicato una nuova produzione per lo stabilimento di Mirafiori che inizierà dalla seconda metà del 2013: un suv a marchio Jeep. Intanto, i titoli in borsa del Lingotto sprofondano del 4%.

Purtroppo, secondo il Segretario Confederale della CGIL, Vincenzo Scudiere, “questa posizione trova sostegno da parte di un governo giunto al capolinea e che non ha mai avuto la capacità di farsi rispettare e di far rendere conto alla FIAT delle scelte compiute. Un governo che ha sempre rincorso il Lingotto e che tutte le volte lo ripaga con scelte che non aiutano il Paese”. Inoltre, aggiunge il dirigente sindacale, “è spiacevole che proprio dalla più grande azienda italiana continuino ad esserci scelte che puntano a mettere in discussione i passi avanti fatti con gli accordi che hanno come obiettivo la ricostruzione di regole nell'ambito di nuove e rinvigorite relazioni sindacali”.

Scudiere sottolinea inoltre che “intestardirsi nell'applicazione dell'articolo 8 poi, sta diventando un esercizio inutile perché, è l'ulteriore pretesto dell'Ad di FIAT per giustificare decisioni industriali non chiare, insieme a piani industriali e ad investimenti tanto annunciati quanto frequentemente rimessi in discussione. Sarebbe utile - conclude Scudiere - che tutti la smettessero di rincorrere l'ingegner Marchionne, mettendolo di fronte alle proprie responsabilità, e difendessero allo stesso tempo gli accordi interconfederali sottoscritti”.

Pensioni: i lavoratori del Pubblico Impiego scappano via



Si vuole una cosa e succede esattamente l'opposto. Con un governo che funziona non dovrebbe mai accadere, specie su un argomento delicatissimo come le pensioni; quando c'è di mezzo l'esecutivo Berlusconi l'esperienza insegna che tutto è possibile, anche se nel caso in questione il pressappochismo rischia di generare ulteriori aggravi sulle malmesse casse dello Stato. Infatti, l'Inpdap ha reso noto ieri che è in corso un autentico boom delle pensioni d'anzianità tra i lavoratori statali. In particolare, nei primi nove mesi sono salite del 34,2%, passando da 39.477 a 52.973. Nel complesso le nuove pensioni sono aumentate del 5,27% passando dalle 71.953 dei primi 9 mesi del 2010 alle 75.743 dei primi nove mesi del 2011, ed a controbilanciare il forte aumento dei trattamenti d'anzianità c'è stato il calo delle pensioni di vecchiaia, di quelle di inabilità e del cosiddetto "part time" (si va in pensione di anzianità ma si continua a lavorare). TIMORI CRESCENTI Quanto all'aumento di persone che hanno lasciato l'amministrazione in età anticipata rispetto alla vecchiaia, la spiegazione sta soprattutto in quanto deciso dallo Stato, il che ci rimanda all'assunto di partenza. Infatti, una norma del 2009 prevede la possibilità di far uscire il dipendente se ha raggiunto i 40 anni di contributi (quindi di fatto una scelta dell' amministrazione e non del lavoratore). A pesare, poi, ci sono anche le misure sul pubblico impiego, quali il blocco dei contratti e la reateizzazione del Tfr. Senza considerare il turbillon di voci, e qui ci sono altre evidenti responsabilità dell'esecutivo, su nuovi interventi sul sistema previdenziale. Parole che hanno sicuramente pesato sulla scelta di coloro che hanno optato per l'uscita anticipata, alimentando il timore di un peggioramento delle condizioni previdenziali nel comparto del pubblico impiego. INVERSIONE DI TENDENZA «Chi può scappa dalla pubblica amministrazione», ha dichiarato il responsabile dei lavoratori pubblici della Cgil, Michele Gentile. «Le misure decise dal governo sul pubblico impiego, blocco dei contratti, rateizzazione del Tfr e taglio alle retribuzioni dei dirigenti - ha spiegato - fanno sì che chi ha la possibilità di andarsene se ne vada. Finora non era stato così. La maggior parte dei lavoratori pubblici, pur avendo i requisiti per la pensione di anzianità restava fino al raggiungimento dei 40 anni di contributi o fino all'età prevista per la vecchiaia ».❖

Classe dirigente è il degrado del Paese


«C'è un problema di democrazia se per candidarsi alla presidenza del Consiglio bisogna avere almeno 30 milioni di reddito l'anno. E poi basta con questa strana idea che il Paese sia come un'azienda. Servirebbe un po' di umiltà: mettersi al servizio, semmai, e non a capo di qualcosa. Lo dico ai tanti, compreso il Pd, che discutono solo di formule e leadership e mai di cosa fare. È un vezzo diventato ormai insopportabile».

Dunque, non l'è piaciuta l'inserzione di Diego Della Valle?
«Da una parte c'è un grido d'allarme per dove siamo arrivati. Ma dall'altra non mi convince la tesi secondo la quale tutti i politici sarebbero uguali, senza distinzione di responsabilità tra chi governa e chi no. E' un approccio che finisce per alimentare l'antipolitica, l'illusione che si possa fare a meno della politica».

Della Valle, però, sostiene che ci sia bisogno di "buona" politica.
«Certo, si può cercare di abbellire come si vuole il proprio messaggio. Che comunque resta lo stesso: tutti a casa!».

Lei pensa che possa nascere una specie di "partito dei padroni"?
«Io vorrei dire che il tema da affrontare è quello della crisi della classe dirigente italiana. Perché c'è una responsabilità di tutta la classe dirigente se il Paese è potuto degradare a questi livelli. Ma dov'è stata finora la nostra classe dirigente? Non si accorgeva di cosa stava accadendo?».

Anche i leader sindacali fanno parte della classe dirigente. O lei li esclude?
«Certo che ne fanno parte. E non è un caso che questo governo e questa Confindustria abbiano cercato e ottenutole divisioni tra i sindacati. Non hanno forse firmato una serie di accordi separati?».

Sta assolvendo la CGIL?
«Non assolvo nessuno. Però in tante situazioni ci siamo trovati in totale solitudine: quando tre anni fa chiedevamo misure per uscire dalla crisi; quando abbiamo denunciato la deriva del linguaggio e la cultura che stava producendo».

Quale linguaggio? Quello della Lega?
«Quello della Lega e quello del presidente del Consiglio. Il tema della secessione e quello delle donne. E poi, gli attacchi alla magistratura, l'asservimento delle authority. Può bastare?».


Vuol dire che la crisi italiana è anche la crisi della sua classe dirigente?
«Sì. E, d'altra parte, come potrebbe non essere così se ci sono voluti tre anni perché le imprese, come tanti altri, capissero dove stiamo finendo? Si è scelto il terreno della svalorizzazione del lavoro, della terziarizzazione, della finanziarizzazione. Bene, ci saranno straordinarie responsabilità del governo, ma ce ne sono tantissime anche del mondo delle imprese. L'idea del "piccolo è bello", per esempio, non nasce proprio dal nulla».


Insomma, non è Berlusconi il colpevole di tutto.
«Paradossalmente sì. Anche se ci ha messo in abbondanza del suo. E sua è la responsabilità di aver eletto a ideologia la divisione del Paese, l'individualismo, la carità pelosa che ha rotto qualsiasi forma di solidarietà».

C'è chi dice che sia ormai più efficace una protesta delle imprese che uno sciopero generale dei sindacati. Cosa risponde?
«Che non è vero. Se oggi siamo a questo lo si deve anche agli scioperi della CGIL. Se c'è un cambiamento in CISL e UIL, questo lo si deve anche alla concretezza che il tema del lavoro impone».

II governo ha rinviato ancora il pacchetto di misure per lo sviluppo. Saranno a costo zero, hanno detto. Le sembra credibile?
«Ci possano anche essere misure a costo zero - pensi solo a una vera lotta all'evasione fiscale - ma non credo che questo governo abbia in mente provvedimenti che vadano oltre la pura propaganda. Purtroppo».

lunedì 3 ottobre 2011

Ex art. 23 - richiesta d'incontro


Palermo, il 30/09/2011
Al Dirigente Coord.re del Settore R.U
Dr. A. Mercurio

SEDE
Oggetto: procedure di stabilizzazioni a tempo indeterminato personale ex art.23
La recente normativa regionale, prevede che agli Enti utilizzatori del personale ex art.23, viene garantito il finanziamento previsto anche per i dipendenti in fascia C e D, ai fini della stabilizzazione dei medesimi a tempo indeterminato.
La scrivente O.S. chiede un incontro con la S.V. per disquisire sugli eventuali – ove possibili, atti di indirizzo che l’A.C. vorrà porre in essere.
Si resta in attesa di un vostro riscontro e si porgono cordiali saluti.

f.to Il Segretario Aziendale f.to Il Capogruppo Rsu f.to Il resp. personale contrattista ex art.23
P. Caselli M. Leo L. Ficile

Precari è ora di dare un contratto!-nota di S. Camusso


«È chiaro che abbiamo sbagliato qualcosa, se gran parte del lavoro oggi è precario. Per anni l'obietti vo del sindacato è stato abolire la legge 30 del 2003. Invece, forse, avremmo dovuto pensare a contrattualizzare chi aveva una forma di lavoro flessibile. Abbiamo pensato: risponderemo loro quando cancelleremo la legge. Ma intanto il tempo è passato, i precari sono aumentati, e non si è fatto che dare risposta ai soliti».
Fa autocritica sulle politiche messe in campo dai sindacati per tutelare gli «atipici». E ammette che, se il futuro delle donne nel nostro Paese deve passa re attraverso un «rigoroso cambio di linguaggio», il numero uno del sindacato italiano più «pesante», la Cgil, può essere chiamato «se gretaria generale». Davanti ad una platea di almeno duemila persone che alle due di pomeriggio sfidano un sole quasi agostano, Susanna Camusso, invitata a Ferrara per l'ultima giornata del festival di Internazionale, risponde alle domande dei corrispondenti di Libération, ElMundoe Tageszeitung sulla «generazione mille euro» che in Italia raggiunge vette pari a due milioni e mezzo di (ormai ex) giovani.
Sul maxischermo montato sul palco di piazza Municipio scorrono i volti di ragazzi intervistati nei giorni del festival, che ragionano sulla propria condizione di lavoro. E quando viene chiesto loro cosa direbbero alla segretaria generale della Cgil, rispondono: «Anche gli atipici devono rientrare nella contrattazione». Mentre una ricerc trice trentanovenne sorride alla telecamera e chiede: «Noi donne dobbiamo cambiare sesso?».A trasformare l'Italia in un Paese da dove i cervelli fuggono, e che Eric Joz sef di Libération definisce «quello con il tasso di precarizzazione più alto d'Europa», per Camusso ha contribuito un «atteggiamento culturale nei confronti di istruzione e scuola che ha trovato il suo esecuto re materiale nella ministra Maria Stella Gelmini». Ma se siamo arrivati ad un mercato fatto di «quarantasei tipi diversi di rapporti di lavoro, che significa non avere di fatto un rapporto di lavoro ma un menù alla carta», le responsabilità vanno rintracciate anche negli «errori di politica e sindacati». «Abbiamo pensato che quello dei contratti a termine, e dei co.co. co. fosse un fenomeno marginale e facilmente riassorbibile ragiona la segretaria -. Invece, purtroppo, questa è diventata la condizione di vita prevalente per un'intera generazione».
Che fare allora per rispondere ai tanti sms inviati dal pubblico ad un numero ad hoc, che chiedono a Susanna Camusso di potersi lasciare alle spalle anni di precarietà? «A 35 anni ho messo da parte l'idea di fare un figlio scrive, ad esempio, una ragazza -: posso sperare che almeno il mio fratello minore vivrà in una situazione migliore?». Mentre un altro messaggio propone «un salario orario minimo, per evitare di lavorare tutto il giorno tutti i giorni per 600 euro al mese». Il «salario minimo garantito non risolve il problema ragiona Camusso -: perché le norme per il riconoscimento e la retribuzione delle mansioni ci sono». Ma vengono sistematicamente bypassate. Occorre, allora, «cambiare le leggi». E, contemporaneamente, «lavorare alla contrattualizzazione dei precari, rendere i precari visi bili. E lottare perché non si assottigli ancora la loro possibilità di difendersi».
«MANIFESTO» E DINTORNI Susanna Camusso sull’oggi vede cose buone e cose meno buone. Non risparmia una stoccata al governo Berlusconi («manca l'interlocutore con cui fare un “patto sociale”. E questo, di interlocutore, prima se ne va e meglio è»). Sul «Manifesto» del le imprese guarda la parte del bicchiere mezzo pieno: «Occorre distinguere il valore simbolico dei gesti, che sono coerenti con il messaggio di discontinuità che in questi giorni viene da tutti i soggetti sociali, dai contenuti». Nel merito comunque la Confindustria «non è sufficiente mente coraggiosa sul tema dell'imposta patrimoniale», e propone soluzioni alla crisi «ancora troppo permeate da una logica» che in realtà la crisi se l'è portata con sé. A partire dall'idea di una «costante riduzione del perimetro dello Stato a scapito dei servizi» e dalla perenne richiesta di «innalzamento dell'età pensiona bile, quando poi negli ultimi anni le imprese non hanno fatto che sollecitare incentivi al pensionamento». Infine, Della Valle. Per Camusso «parte dal presupposto sbagliato che tutti i politici siano uguali, e che tutta la responsabilità della situazione sia della politica». «Invece aggiunge anche la classe dirigente di questo Paese ha le sue responsabili tà, come nel caso della finanziarizzazione dell'industria». «La logica dell' antipolitica è preoccupante, perché rappresenta un terribile viatico all' avventura autoritaria», conclude la segreteria Cgil

Ex 331 - perchè tale discriminazione?



Palermo, il 30/09/2011
Al Direttore Generale
Ing. G. LoCicero

Al Dirigente Coord.re del Settore R.U
Dr. A. Mercurio


LL.SS.
Oggetto: circolare 625335 del 07/09/2011
Appare francamente incomprensibile la ratio ispiratrice alla base della circolare 625335 del 07/09/2011, con cui si viene posto in essere in capo ai Dirigenti, l’obbligatorietà di certificare l’eventuale danno erariale per l’Ente, se al lavoratore appartenete alla tipologia ASU circ. reg 331/99, venisse loro concessa l’integrazione oraria per il periodo Ottobre-Cicembre2011.
Siamo esterrefatti per tale zelo, posto che, ancora oggi l’Amministrazione usa due pesi e due misure per circoscritte aree del personale quasi extragiudiziali, rispetto le recenti sentenze, cui forse secondo una logica a noi sconosciuta, non andrebbe applicata parimenti la medesima obbligatorietà della certificazione dell’eventuale danno erariale.
La scrivente O.S. chiede un incontro con le SS.LL., per disquisire sulla citata tematica in seno al personale ASU 331/99.

f.to Il Segretario Aziendale f.to Il Capogruppo Rsu f.to Il Segr. Prov.le
P. Caselli M. Leo G. Cammuca

Il centrosinistra trova l'accordo primarie il 29 gennaio

LE primarie del centrosinistra si faranno il 29 gennaio. Questa, almeno, è la data scelta dal movimento "Per Palermo è ora" che giovedì ha riunito i partiti e i movimenti del centrosinistra. Il prossimo passo adesso sarà un tavolo tecnico per discutere di candidature, da proporre entro novembre, e dei temi della città, con un comitato di garanti e con la presenza alla pari di rappresentanti di ogni forza politica e della società civile.
La riunione per ufficializzare la data si è tenuta nella sala dei Valdesi di via dello Spezio, risultata troppo stretta e con l'aria soffocante che si è surriscaldata quando sono andati di scena i "battibecchi" e le scintille tra Pd e Idv, di nuovo ai ferri corti.
"Speriamo sia l'inizio di una ricomposizione per procedere su una strada unitaria con una candidatura di cambiamento. Non dobbiamo consegnare la città al centrodestra ma, sia chiaro, nemmeno nelle mani di Lombardo", ha esordito Titti De Simone, la coordinatrice del movimento, annunciando l'adesione al "cartello" nelle scorse ore di Un'Altra Storia di Rita Borsellino e la presenza all'incontro di una nutrita delegazione del Pd, dopo la riserva sciolta pochi giorni fa sulle primarie per Palermo. Tra gli altri c'erano Bernardo Mattarella, Davide Faraone, Rosario Filoramo, Ninni Terminelli, Mila Spicola, Giovanni Bruno, Tonino Russo, Giuseppe Cipriani, il vice segretario Toti Zuccaro, Milena Gentile.
In fondo alla sala, come osservatore, la figura in blu scuro di Leoluca Orlando, la cui possibile scesa in campo, se le primarie falliranno, è sempre nell'aria. "Non sono interessato a sedermi a un tavolo col Pd se il Pd non lascia Lombardo. Vuole fare le primarie? Se le faccia, con Lombardo. Saranno diverse da quelle che farò io", ha detto l'ex sindaco della Primavera. Al tavolo aperto da Idv, Sel, federazione della sinistra, Verdi e da movimenti e associazioni civiche, da quelle storiche come l'Arci alle ultime nate come Anomalia, sono intervenuti in tanti chiedendo di partire dal "basso", dalla gente, e di lasciare fuori i tatticismi politici e le idee di coalizione. "E' necessario trovare candidature che parlino alla città, al di là degli steccati", ha detto il dirigente dell'Ars in pensione Gianliborio Mazzola. Antonio Perciabosco, bancario: "Mi auguro che queste primarie si facciano. Vivo in una città che non può dirsi più civile". Edoardo Romeo, imprenditore: "Il vento nuovo c'è, si parta dal basso e poi i partiti si adeguino". E Daniela Carella, veterinaria, di Sel: "Si mettano in campo adesso le forze migliori".
Ma soprattutto si è tentata l'opera di riconciliazione del Pd col resto del centrosinistra, per dare vita a un fronte unito nella sfida al centrodestra. Il segretario provinciale Vincenzo Di Girolamo spera di sconfiggere le ultime contraddizioni. E ha invitato i segretari del centrosinistra e tutti i consiglieri comunali lunedì alle ore 16 nella sede di via Bentivegna. "Viene chi vorrà l'unità del centrosinistra. Non ci sono diversità che non possono essere superate. L'obiettivo è comune: il bene della città. Assieme - ha specificato Di Girolamo - dobbiamo realizzare un progetto che possa aprire ad ulteriori alleati. Bisogna vincere, per governare". Mila Spicola ci spera: "Il Dna di chi oggi è qui è lo stesso, liberiamoci da rancori antichi. Ai giovani non interessano".
Nel frattempo interviene Fabrizio Ferrandelli, Idv, tra i possibili candidati alle primarie: "Accogliamo il Pd qui". E il deputato nazionale del Pd Tonino Russo: "Ma io non sono ospite, siamo qui come padroni di casa anche noi". Anche quando parla Enzo Di Girolamo, partono delle contestazioni da giovani esponenti di Italia dei Valori: "Vattene". E così il coordinatore provinciale di Idv Pippo Russo, pare chiudere le porte: "Se non si scioglie il nodo dell'alleanza col Terzo Polo e con Lombardo non siano disponibili a sederci".

Sul piano di Confindustria, no all'esternalizzazione dei servizi pubblici - nota di S. Camusso


“Per noi il tempo è già scaduto e il governo se ne deve andare, perché rappresenta gran parte del problema e la sua uscita di scena è condizione per recuperare credibilità sui mercati”. Così Susanna Camusso, Segretario Generale della CGIL, commenta l’ultimatum di Confindustria al governo aggiungendo che l’esecutivo “ha prodotto, manovra su manovra, politiche recessive, e anche se adesso lancia annunci, bisogna constatare che piani decennali e decreti sono fuori tempo massimo e privi di risposte efficaci”.

Quanto al Manifesto stilato dalle imprese con le cinque priorità per “salvare l’Italia” il numero uno della CGIL, pur “apprezzandone lo sforzo” ritiene che “su pensioni e privatizzazioni dei servizi non può esserci alcuna convergenza, perché si continuerebbe a scaricare sui lavoratori il prezzo della crisi e questo non è per noi condivisibile”. Infine, Camusso ribadisce “la necessità di dare una prospettiva al Paese trovando le risorse per il risanamento e la crescita da una seria tassazione delle grandi ricchezze, dei grandi immobili e da un contributo di solidarietà sui redditi alti ed una rigorosa lotta all'evasione fiscale che non guardi in faccia a nessuno”.