RADIO ARTICOLO1

RADIO ARTICOLO1
WEB RADIO

venerdì 29 luglio 2011

Crisi, Camusso rilancia la sfida:cambiare agenda o via il governo



L’opposizione politica dà sponda all’iniziativa delle forze sociali per per «un Patto per la crescita ». Al convegno di Area democratica,Susanna Camusso rilancia: cambiare l’agenda o cambiare governo.
Cambiare l'agenda.Ocambiare governo. Il giorno dopo che Confindustria, banche, sindacati e rappresentanti di diverse associazioni produttive hanno firmato una nota congiunta per chiedere “discontinuità” e “un progetto per la crescita”, Susanna Camusso spiega a parole quello che la mediazione con gli altri protagonisti dell'iniziativa non ha consentito di mettere nero su bianco. E cioè o il governo - dice il segretario della Cgil arrivando ad Amalfi per partecipare a convegno organizzato dalla componente del Pd guidata da Dario Franceschini Area democratica - «è in grado di immaginare un progetto per il Paese o è meglio cambiare il soggetto che governa».

In realtà non tutti i firmatari della nota diffusa mercoledì sottoscriverebbero pubblicamente la richiesta di dimissioni, foss'anche come una tra le ipotesi in campo. L'operazione infatti è nata da un'iniziativa congiunta Confindustria-Abi, che non sono propriamente due sigle antiberlusconiane. E che però hanno voluto mandare al governo un segnale concreto, più forte di quelli lanciati negli ultimi mesi attraverso semplici dichiarazioni. Il via è stato dato da Giuseppe Mussari mentre due settimane fa si svolgeva l'assemblea dell'Abi. Mussari ha proposto un nuovo tavolo aperto a tutte le parti sociali, dopo che uno era stato avviato ad ottobre senza troppo successo. Subito è arrivato il consenso di Emma Marcegaglia. Idue hanno anche concordato che questa volta, al contrario dell'operazione avviata l'autunno scorso, bisognasse lavorare avendo non solo come punti di riferimento famiglie e piccole e medie imprese, ma puntando di più sulla crescita e il rilancio del Paese. Hanno atteso l'approvazione della manovra di rientro dal debito, e poi non hanno più aspettato perché le misure approvate dal governo non sono state giudicate sufficienti. E allora hanno fatto partire la loro operazione. Con EmmaMarcegaglia che nella giornata di mercoledì si è presa la briga di contattare la gran parte delle sigle la cui firma compare in calce alla nota.

BASTA LAMENTELE Anche Susanna Camusso è stata chiamata dalla presidente di Confindustria. E il segretario della Cgil non se l'è fatto chiedere due volte di firmare. Anche se ora non si fa troppe illusioni sull'efficacia immediata di questa iniziativa (così come prima non si era fatta illusioni sul fatto che Luigi Angeletti sottoscrivesse la nota congiunta: «la Uil finora ha sempre sostenuto le scelte dell'esecutivo »). E infatti il governo ha risposto da un lato mettendo la fiducia sul processo lungo, dall'altro dicendo per bocca del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che si sbaglierebbe a «strumentalizzare» le parti sociali. Camusso non apprezza: «Un governo non in grado di affrontare una situazione difficile e senza autorevolezza sui mercati internazionali, invece di lamentarsi dovrebbe cominciare a ragionare su che progetto ha per il Paese e come intende favorire la crescita. Da tre anni parlano solo di giustizia, sempre nella logica di risolvere i problemi di qualche ministro o del presidente del Consiglio, nella totale indifferenza dei veri problemi della giustizia e del Paese». Le prossime settimane diranno se l'iniziativa partita dall'asse Confindustria- Abi riuscirà a innescare la reazione sperata, ma intanto a far da sponda ci pensa l'opposizione parlamentare. Anche perché, come sottolinea Romano Prodi le parti sociali non possono sostituirsi alla politica. Franceschini, che arriva ad Amalfi per la prima giornata del convegno organizzato da Area democratica, parla a lungo con Camusso e assicura che il Pd in Parlamento farà la sua parte. «È una vergogna che con la crisi che aggredisce il nostro paese e le forze sociali che chiedono al governo un intervento urgente, l'unica cosa che Berlusconi riesca a fare è mettere la fiducia sul processo lungo», dice il capogruppo del Pd alla Camera spiegando che dall'opposizione è già partita la richiesta di far riferire il premier in aula. L'offensiva partirà anche a PalazzoMadama,perché comefa notare il senatore Franco Marini, di fronte alla gravità della situazione economica «sarebbe un segnale positivo per il Paese se fossimo capaci prima delle ferie di un franco confronto alle Camere». L'iniziativa di prendere spunto dalla nota delle parti sociali per chiedere un coinvolgimento del Parlamento è stata concordata col leader del Pd Pier Luigi Bersani, che giudica «una novità importante» l'operazione avviata da Confindustria, banche e sindacati e sfida il premier a un confronto in Parlamento: «Di fronte a ciò che sta accadendo sui mercati, con tutti i rischi che questa tempesta finanziaria comporta per l'Italia, e ai problemi che ha di fronte l'economia del nostro Paese a causa della scarsa crescita e della perdita dei posti di lavoro, è davvero indispensabile che il presidente del Consiglio venga a riferire in Parlamento e accetti che finalmente si apra un dibattito sulla reale situazione dell'Italia e su come uscire dalle difficoltà»

Polizia Locale - Testo unificato di riforma nazionale delle Polizie Locali.Incontro con relatori Barbolini e Saia- nota di Baldini e Martinelli




Nella giornata di ieri si è tenuto presso l'Aula del Senato, sita in Via S. Chiara, 5 - Roma, un incontro con i relatori della Legge di Riforma della Polizia Locale, Senatore Barbolini e Senatore Saia.

I due relatori hanno esposto lo stato di avanzamento in Prima Commissione Affari Costituzionali del Testo di Legge per la Riforma della Polizia Locale, specificando l'iter dei numerosi emendamenti presentati dalla maggioranza di governo.

In particolare si sono soffermati sugli emendamenti che tendono ad utilizzare la Legge di riforma quale strumento per riconoscere ai sindaci la potestà di emanare ordinanze in via ordinaria sui temi attinenti la vivibilità e la sicurezza a seguito della loro disciplina nell'ambito dei regolamenti dell'Ente.

Nel complesso la FP Cgil, pur considerando positivamente il tentativo di mantenere ai sindaci competenze in ordine alla sicurezza nelle città, ha espresso forte preoccupazione per il possibile svuotamento della Riforma dai temi della Polizia Locale.

Difatti è ormai certo che, in linea con i provvedimenti finanziari recentemente emanati dal Governo, non sarà garantita copertura finanziaria e quindi sarà eliminato dal Testo qualsiasi articolo o comma che comporti impegno di spesa.

In questo modo scompare la possibilità di ottenere l'equiparazione previdenziale, assistenziale e infortunistica con le Forze della Polizia ad ordinamento statale nonché qualsiasi ipotesi di rivisitazione dell'indennità di vigilanza.
Vengono rese meno pregnanti, inoltre, tutte le voci che impegnano Regioni e Comuni sul versante delle dotazioni e della formazione.

Purtroppo le nostre preoccupazioni espresse nella riunione tenutasi oltre un anno fa con l'ANCI si stanno pericolosamente materializzando.

La FP Cgil non è interessata all'approvazione di una legge qualsiasi, crediamo che gli appartenenti ai corpi di Polizia Locale, abbiano diritto ad una Legge di riforma vera, capace di garantire un assetto giuridico coerente con l'impegno quotidianamente fornito sul fronte della legalità.

Una legge che garantisca diritti, chiarezza di compiti e funzioni e pari dignità, nel rispetto della peculiarità delle rispettive funzioni, con le Forze di Polizia ad ordinamento statale.

Aspettiamo gli ulteriori passaggi per fornire un giudizio definitivo che sarà oggetto di discussione nel prossimo Coordinamento Nazionale della Polizia Locale.




Coordinatore Nazionale AA.LL. Coordinatore Nazionale Polizia Locale
Luigino Baldini Gennaro Martinelli

giovedì 28 luglio 2011

Attacchi Oslo: Camusso, cordoglio e solidarietà alle famiglie delle vittime, lavoratori e popolazione



Il Segretario Generale della CGIL in una lettera indirizzata al presidente della Confederazione sindacale norvegese (LO), conferma l'impegno della CGIL per “l'affermazione, in Italia e in Europa, dei valori di solidarietà, eguaglianza, inclusione, giustizia sociale, democrazia e non violenza che da sempre caratterizzano e uniscono il movimento sindacale”
Profondo cordoglio e solidarietà sono stati espressi dal Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, alle famiglie delle vittime, ai lavoratori e alla popolazione della Norvegia, dopo i due attacchi che il 22 luglio scorso hanno sconvolto il Paese.

Nella lettera che il Segretario Generale della CGIL ha inviato a Roar Flathen, presidente della Confederazione sindacale norvegese (LO), si legge “abbiamo appreso con sgomento e profondo dolore del vile attentato terroristico nel centro di Oslo e della strage di giovani innocenti nell'isola di Utoya. Esprimiamo il nostro profondo cordoglio e la calorosa solidarietà alle famiglie delle vittime, ai lavoratori e alla popolazione della Norvegia”.

“Le autorità e la magistratura del vostro paese - prosegue la lettera - sapranno fare piena luce su questa immane tragedia e sulle eventuali complicità intorno all'autore della strage. Ma, se anche si trattasse di un atto isolato, si colloca e trova alimento in un'ondata di odio e di violenza xenofoba e razzista che attraversa, purtroppo, l'intero continente e trova proseliti anche nel nostro paese. Non mancano nemmeno - è scritto nella lettera - scelte e posizioni di forze al governo in paesi europei che puntano ad utilizzare la grave crisi economica e sociale per campagne contro gli immigrati, le fasce più deboli della popolazione, le forze progressiste e democratiche, rifacendosi alle pagine più buie della storia europea, periodi e comportamenti che pensavamo di aver definitivamente sconfitto grazie alle conquiste democratiche e sociali di cui i lavoratori sono stati protagonisti”.

“Mentre ci stringiamo a voi in un forte e solidale abbraccio, vi confermiamo il nostro impegno di lavoro quotidiano per l'affermazione, in Italia e in Europa, di quei valori di solidarietà, eguaglianza, inclusione, giustizia sociale, democrazia e non violenza che da sempre - ha concluso Susanna Camusso - caratterizzano e uniscono il movimento sindacale”.

mercoledì 27 luglio 2011

Brunettiade - Riforma Brunetta: l'ennesima correzione. Mai riforma fu più "corretta". Comunicato stampa di Rossana Dettori Segretaria Generale Fp Cgil


Siamo all'ennesima correzione della riforma Brunetta e, sono convinta, non sarà nemmeno l'ultima.

Se non fosse per i drammatici effetti che l'azione del Governo e del Ministro Brunetta sta producendo sulle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti pubblici, si potrebbe anche scherzare sulla spasmodica attività del Ministro della Funzione Pubblica, tutta tesa, da mesi, a correggere, aggiustare, precisare, interpretare una sua legge, ormai ridotta a puro manifesto propagandistico.

Anche il Decreto legislativo assunto dal Consiglio dei Ministri il 22 u.s. si attesta su questa linea correttiva delle correzioni e, intervenendo su articoli e temi che per anni sono stati le "bandiere" del Ministro Brunetta, modifica nuovamente punti da lui stesso giudicati come "fondamentali": l'applicazione del sistema delle valutazioni delle performance, le risorse destinate al trattamento economico accessorio, l'estensione della sua riforma a Regioni ed Enti locali, il sistema delle relazioni sindacali, le materie oggetto di contrattazione.

Ciò che ne esce è una situazione ancor più confusa di quella già di per se molto caotica: una situazione che definisce molto chiaramente il fallimento di quella riforma.

Come potrebbe altrimenti essere definita una riforma che spacca il lavoro pubblico, che non prevede alcun investimento per l'aumento della produttività, che, quanto a merito e valutazione, si è ridotta ad alchimie lessicali e combinati disposti e che sottrae alle lavoratrici ed ai lavoratori la possibilità di partecipazione fattiva a processi di miglioramento delle attività?

Questo ennesimo intervento correttivo, al di la delle spiegazioni tecniche che il Ministro non mancherà certo di offrire, è la prova provata che oramai la sua è una riforma di facciata e che anche la trattativa aperta all'Aran sul sistema delle relazioni sindacali rischia di essere l'ennesimo tavolo dalle prospettive vuote, come la sua riforma.

A questo punto speriamo in un prossimo e definitivo intervento correttivo composto da un articolo unico, senza commi: la riforma è revocata.

Sappiamo che così non sarà e che fino a quando l'agonia di questo Governo permetterà sia pur esili respiri il Ministro continuerà nel suo mantra, oramai senza alcun collegamento con la realtà.

Quella realtà che parla di blocco del turn over, di licenziamento dei precari, di salari ridotti e di Contratti Collettivi di lavoro che non vengono rinnovati, di servizi ai cittadini che vengono soppressi.

Roma, 25 Luglio 2011
___________________________________________________________________________
SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO RECANTE DISPOSIZIONI INTEGRATIVE E CORRETTIVE DEL DECRETO LEGISLATIVO 27 OTTOBRE 2009, N. 150, AI SENSI DELL’ARTICOLO 2, COMMA 3, DELLA LEGGE 4 MARZO 2009, N. 15.IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
VISTI gli articoli 76, 87, 92, 95 e 117 della Costituzione;
VISTA la legge 4 marzo 2009, n. 15, recante delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e alla Corte dei conti; e , in particolare, l’articolo 2, comma 3, secondo il quale il Governo, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo attuativo della delega contenuta al comma 1 del medesimo articolo 2, può adottare eventuali disposizioni integrative e correttive, con le medesime modalità e nel rispetto dei medesimi principi e criteri;
VISTO il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286, recante riordino e potenziamento dei meccanismi e strumenti di monitoraggio e valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell'attività svolta dalle amministrazioni pubbliche, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni;
VISTO il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, recante ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni;
VISTO il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante: norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, e successive modificazioni;
VISTO il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133;
VISTO il decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, recante attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni;
VISTA la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 21 gennaio 2011;
ACQUISITO il parere della Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella seduta del 20 aprile 2011;
ACQUISITO il parere delle Commissioni riunite I e XI della Camera dei deputati, reso in data 13 luglio 2011;
RILEVATO che le Commissioni competenti del Senato della Repubblica non hanno reso il proprio parere nel termine prescritto;
VISTA la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del………;
SULLA PROPOSTA del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze;
EMANA
il seguente decreto legislativo:
ART. 1
(Modifica all’articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165)
1. All’articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dopo il comma 6-ter, e' inserito il seguente:
« 6-quater. Per gli Enti locali, che risultano collocati nella classe di virtuosità di cui all’articolo 20, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, come individuati con il decreto di cui al comma 2 del medesimo articolo, il numero complessivo degli incarichi a contratto nella dotazione organica dirigenziale, conferibili ai sensi dell'articolo 110, comma 1, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, non può in ogni caso superare la percentuale del diciotto per cento della dotazione organica della qualifica dirigenziale a tempo indeterminato. Si applica quanto previsto dal comma 6-bis».
ART. 2
(Modifica all’articolo 19 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150)
1. L’articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, è sostituito dal seguente:
« 6. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 non si applicano al personale dipendente, se il numero dei dipendenti in servizio nell'amministrazione non è superiore a quindici e, ai dirigenti, se il numero dei dirigenti in servizio nell'amministrazione non è superiore a cinque. In ogni caso, deve essere garantita l’attribuzione selettiva della quota prevalente delle risorse destinate al trattamento economico accessorio collegato alla perfomance, in applicazione del principio di differenziazione del merito, ad una parte limitata del personale dirigente e non dirigente.».
ART. 3
(Modifica all’articolo 31 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150)
1. All’articolo 31, comma 2, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Si applica comunque quanto previsto dall’articolo 19, comma 6.».
ART. 4
(Modifica all’articolo 65 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150)
1. All’articolo 65, comma 4, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, le parole: “articolo 30, comma 4.” sono sostituite dalle seguenti: “articolo 31, comma 4.”.
ART. 5
(Interpretazione autentica dell’articolo 65 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150)
1. L’articolo 65, commi 1, 2 e 4, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, si interpreta nel senso che l’adeguamento dei contratti collettivi integrativi è necessario solo per i contratti vigenti alla data di entrata in vigore del citato decreto legislativo, mentre ai contratti sottoscritti successivamente si applicano immediatamente le disposizioni introdotte dal medesimo decreto.
2. L’articolo 65, comma 5, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, si interpreta nel senso che le disposizioni che si applicano dalla tornata contrattuale successiva a quella in corso al momento dell’entrata in vigore dello stesso decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, sono esclusivamente quelle relative al procedimento negoziale di approvazione dei contratti collettivi nazionali e, in particolare, quelle contenute negli articoli 41, commi da 1 a 4, 46, commi da 3 a 7, e 47 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come modificati rispettivamente dagli articoli 56, 58, 59, comma 1, del citato decreto legislativo n. 150 del 2009, nonché quella dell’articolo 66, comma 3, del decreto legislativo n. 150 del 2009.
ART. 6
(Norme transitorie)1. La differenziazione retributiva in fasce prevista dagli articoli 19, commi 2 e 3, e 31, comma 2, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, si applica a partire dalla tornata di contrattazione collettiva successiva a quella relativa al quadriennio 2006-2009. Ai fini previsti dalle citate disposizioni, nelle more dei predetti rinnovi contrattuali, possono essere utilizzate le eventuali economie aggiuntive destinate all’erogazione dei premi dall’articolo 16, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.
2. Fino all’emanazione dei decreti di cui all'articolo 19, comma 6-quater, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, per gli enti locali i contratti stipulati in base a previsioni legislative, statutarie e regolamentari, nel rispetto delle limitazioni finanziarie sulla spesa del personale e sull'utilizzo dei contratti di lavoro a tempo determinato, che hanno superato i contingenti di cui all'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001 ed in essere al 9 marzo 2011, possono essere mantenuti sino alla loro scadenza, fermo restando la valutabilità della conformità dei contratti stessi e degli incarichi ad ogni altra disposizione normativa.
3. L’articolo 7, comma 6, del decreto legge 31 maggio 2010 n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, si interpreta nel senso che la trasformazione dei posti corrispondenti all'incarico di componente dei Collegi dei sindaci in posti di livello dirigenziale generale per le esigenze di consulenza, studio e ricerca, ivi prevista, determina, nei Ministeri interessati, il corrispondente incremento delle rispettive dotazioni organiche del personale dirigenziale generale.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
__________________________________________________________________________
Relazione illustrativa

La legge 4 marzo 2009, n. 15, nel delegare il Governo ad adottare una riforma del lavoro pubblico, poi esercitata con il decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, ha previsto, all’articolo 2, comma 3, la possibilità di emanare disposizioni integrative e correttive entro due anni dall’entrata in vigore della stessa.

Con il presente decreto legislativo, su cui sono stati acquisiti i pareri della Conferenza Unificata e delle competenti Commissioni della Camera dei deputati (quelle del Senato non si sono espresse nel termine prescritto), vengono introdotte alcune modifiche in materia di conferimento di incarichi dirigenziali da parte degli Enti locali e di non applicabilità, da parte degli Enti con un numero di dipendenti in servizio non superiore a quindici e a 5 dirigenti, di alcune disposizioni relative alla valutazione delle performance del personale. Inoltre, vengono dettate sintetiche disposizioni interpretative volte a chiarire aspetti che – nella fase di prima attuazione della riforma e in attesa della nuova tornata contrattuale – hanno generato dubbi sull’immediata applicazione di talune disposizioni del decreto legislativo n. 150 del 2009. Infatti, sulla questione sono emerse divergenze interpretative di diritto transitorio, che hanno alimentato un diffuso contenzioso e conflitti fra parti sociali e pubbliche amministrazioni.
L’adozione del presente decreto correttivo è necessaria, quindi, per garantire l’applicazione della riforma nei tempi stabiliti dal legislatore e in un quadro giuridico certo ed uniforme, tale da sostenere anche l’azione dei dirigenti pubblici, chiamati ad applicare le nuove regole.

Il decreto legislativo si compone di 6 articoli il cui contenuto viene di seguito illustrato.

In accoglimento della condizione formulata dalle Commissioni riunite I e XI della Camera dei deputati che hanno rilevato che la norma dell’articolo inizialmente indicato come articolo 1 è stata inserita nel decreto-legge 6 luglio 2001, n. 98, in corso di conversione, è stato soppresso il suddetto articolo con il quale si intendeva risolvere una questione relativa all’obbligo di motivazione in caso di risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro dei dipendenti con anzianità massima contributiva di quaranta anni.

Il nuovo articolo 1, inserito in accoglimento di quanto osservato dalle suddette Commissioni parlamentari e di una esplicita richiesta contenuta nel parere reso in sede di Conferenza Unificata, introduce, all’articolo 19 del decreto legislativo n. 165 del 2001, il comma 6-quater che riconosce agli Enti locali considerati virtuosi ai sensi dell’articolo 20, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, margini di autonomia nella determinazione delle percentuali di incarichi dirigenziali esterni, fissando comunque al 18 per cento della dotazione organica il tetto entro il quale tale incarichi possono essere conferiti.

L’articolo 2, modificando l’articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, eleva da 8 a 15 il numero dei dipendenti che funge da limite massimo per la non applicazione delle graduatorie per la differenziazione delle valutazioni delle performance di cui al comma 2 del medesimo articolo.

Conseguentemente, con l’articolo 3 è stato modificato l’articolo 31, comma 2, del citato decreto legislativo n. 150 del 2009, consentendo anche alle Regioni e agli enti locali con un numero inferiore o pari a 15 dipendenti o a 5 dirigenti, di non attribuire una quota prevalente delle risorse destinate al trattamento economico accessorio collegato alla performance del personale dipendente che si colloca nella fascia di merito alta e che le fasce di merito siano comunque non inferiori a tre.

L’articolo 4 corregge un mero refuso contenuto nell’articolo 65, comma 4, del decreto legislativo 150 del 2009.

L’articolo 5 detta disposizioni interpretative dell’articolo 65 del decreto legislativo 150 del 2009: con il comma 1, superando un equivoco incorso in sede di prima applicazione dello stesso articolo 65, si chiarisce che l’ultrattività dei contratti collettivi integrativi, disposta dai commi 1, 2 e 4 del predetto articolo, opera solo nei confronti di quelli già “vigenti” al 15 novembre 2009 (data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 150 del 2009). Al contrario, si precisa che i contratti collettivi integrativi successivi alla predetta data devono essere stipulati nel rispetto delle disposizioni contenute nel medesimo decreto legislativo, immediatamente efficaci, incluse le norme che prevedono la sostituzione automatica delle clausole contrattuali nulle, nonché quelle di azione che attribuiscono poteri alla pubblica amministrazione e quelle che impongono ai medesimi contratti collettivi un contenuto obbligatorio.
Il secondo comma fornisce l’interpretazione autentica della norma di cui all’articolo65, comma 5, del decreto legislativo n. 150 del 2009, chiarendo che le disposizioni del decreto legislativo n. 150 del 2009 relative alla contrattazione collettiva nazionale che si applicano dalla prossima tornata contrattuale sono soltanto quelle concernenti – per un’ovvia regola di diritto transitorio – il procedimento di approvazione dei contratti collettivi nazionali, mentre tutte le altre disposizioni del predetto decreto sono immediatamente applicabili sin dalla sua entrata in vigore (comprese quelle sui poteri del datore di lavoro pubblico che sostituiscono alla vecchia concertazione dei provvedimenti organizzatori la mera informazione ai sindacati).
A seguito di tale chiarimento interpretativo, troveranno applicazione sin dalla data di entrata in vigore del più volte citato decreto legislativo n. 150 del 2009 anche le norme di cui all’articolo 33, modificativo dell’articolo 2 del decreto legislativo n. 165 del 2001, all’articolo 34, modificativo dell’articolo 5, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e all’articolo 54, comma 1, modificativo dell’articolo 40 del decreto legislativo n. 165 del 2001, nonché le disposizioni di cui al Capo IV del Titolo IV in materia di contrattazione collettiva nazionale ed integrativa.
Non sono state accolte le osservazioni formulate in sede di Conferenza Unificata riferite all’ex articolo 2 dello schema, in quanto il mantenimento del rinvio al comma 4 comma 4 dell'articolo 65, risulta importante in presenza dell’oscillante giurisprudenza che va formandosi in materia di contrattazione integrativa. In particolare, l’esclusione del riferimento al comma 4 finirebbe con il legittimare implicitamente l’esistenza di un doppio regime, operante per regioni, sanità ed enti locali da una parte e resto delle amministrazioni dall’altro. Per i primi non opererebbe l’obbligo di adeguare i contratti integrativi successivi alla data di entrata in vigore del d,lgs. n. 150 del 2009 alle norme dello stesso decreto, per cui fino alla data del 1/1/2013 gli stessi potrebbero disciplinare in dispregio delle regole di meritocrazia (selettività, premialità) e della ripartizione delle sfere di competenza legge-contratto collettivo. Invece, ciò che la norma interpretativa vuole garantire è che la “salvaguardia” normativa disposta dal primo secondo e quarto comma dell’art. 65, operi solo nei confronti dei contratti integrativi “vigenti” (vale a dire di quelli già sottoscritti al momento dell’entrata in vigore del decreto legislativo n. 150 del 2009) e non nei confronti di quelli successivamente stipulati per i quali non può che applicarsi il complesso normativo costituito dal medesimo decreto n. 150 del 2009. Ciò deve valere anche per regioni, sanità ed autonomie locali, altrimenti rimarrebbe in dubbio l’operatività della predetta disposizione per regioni, sanità ed autonomie locali.

L’articolo 6 contiene la disciplina transitoria, specificando che la differenziazione retributiva in fasce si applica a partire dalla tornata di contrattazione collettiva successiva a quella relativa al quadriennio 2006-2009. Accogliendo quanto osservato dalle Commissioni I e XI riunite della Camera dei deputati, si prevede che, per il periodo di “moratoria” della contrattazione collettiva nazionale di lavoro, per l’applicazione dell’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo n. 150 del 2009, vengano utilizzate le eventuali economie aggiuntive - disponibili in ragione di economie e risparmi conseguenti ai processi di riorganizzazione della pubblica amministrazione - destinate all’erogazione dei premi dall’articolo 16, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.
Al comma 2, si prevede che, fino alla emanazione dei decreti con cui si individuano gli Enti locali più virtuosi e ferma restando la valutabilità della conformità dei contratti stessi e degli incarichi ad ogni altra disposizione normativa, possono essere mantenuti, sino alla loro scadenza, i contratti stipulati in base a previsioni legislative, statutarie e regolamentari, ma che hanno superato i contingenti di cui all'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, alle seguenti condizioni: i contratti devono essere stati stipulati nel rispetto delle limitazioni finanziarie sulla spesa del personale e sull'utilizzo dei contratti di lavoro a tempo determinato e devono essere in corso alla data del 9 marzo 2011.
Con il comma 3, si chiarisce la portata applicativa dell’articolo 7, comma 6, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, secondo cui i posti corrispondenti all’incarico di componente, in posizione di fuori ruolo istituzionale, nei collegi dei sindaci degli enti soppressi dallo stesso articolo 7, sono trasformati in posti dirigenziali di livello generale per le esigenze di consulenza, studio e ricerca nell’ambito dei Ministeri interessati. Al riguardo, viene precisato che i posti in questione determinano l’incremento, per ciascun dicastero, delle dotazioni organiche dei dirigenti di prima fascia con l’utilizzo delle risorse resesi disponibili.
Si tratta di una disposizione, di natura meramente interpretativa, che non determina l’insorgenza di nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.


Il presente decreto legislativo non determina alcun onere, neppure potenziale, a carico del bilancio dello Stato contenendo esclusivamente disposizioni correttive di errori materiali e norme interpretative di disposizioni a carattere ordinamentale concernenti l’adeguamento e l’efficacia dei contratti collettivi vigenti.
Parimenti, nessun onere ulteriore per il bilancio dello Stato può derivare dall’articolo 1 che prevede un’unica percentuale per gli enti locali per il conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti esterni; ciò avviene nel rispetto della disciplina vigente in materia di dotazioni organiche, di limiti assunzionali e di vincoli di spesa.
Non viene, pertanto, redatta la relazione tecnica.

martedì 26 luglio 2011

Indennità di Turnazione P.M.


Indennità di turnazione per il personale della Polizia Municipale.
Egregio Sig. Direttore Generale,
duole constatare come a tutt’oggi la questione “turnazione” della Polizia Municipale sia ad un punto morto, nonostante la palese discriminazione tra lavoratori aventi la medesima qualifica funzionale e svolgenti le medesime attività lavorative si perpetui ormai da anni, e nonostante la questione sia stata posta alla Sua cortese attenzione dagli stessi dirigenti apicali della Polizia Municipale (vedi: nota n.42/18 del 07/02/2011 a firma del Dirigente del Servizio Affari Generali e Procedure Sanzionatorie e relativa risposta del Segretario Generale con nota n.131389/USG del 17/02/2011; nota n.43/19 del 02/03/2011 a firma sia del Dirigente del Servizio Affari Generali e Procedure Sanzionatorie che del Comandante del Corpo), i quali concordano con questa O.S. nel ritenere opportuno dare un termine a questa annosa questione.
Sembra quindi ormai ridondante, se non superfluo evidenziare come certi Uffici del Corpo di Polizia Municipale, che qui di seguito si elencano, a titolo meramente esemplificativo:
1) Ufficio Gestione Operativa e Trattamento Dati del Servizio Staff del Comandante – 7 unità,
2) Ufficio Gestione Amministrativa delle Risorse Umane del Servizio Staff del Comandante – 31 unità,
3) Ufficio Prevenzione e Protezione dai Rischi Professionali del Servizio Staff del Comandante – 4 unità,
4) Ufficio Educazione Stradale del Servizio Staff del Comandante – 5 unità,
5) Nucleo Operativo Polizia Urbanistico – Edilizia del Servizio Staff del Comandante – n. 4 unità addette all’attività d’ufficio,
6) Ufficio Gestione Operativa e Polizia Giudiziaria del Servizio Mobilità e Sicurezza – 9 unità,
7) Ufficio Gestione Operativa e Polizia Giudiziaria del Servizio Controllo Attività Produttive e Patrimonio – 15 unità,
8) Nucleo Controllo Attività Economico Produttive e Chiusure Coattive del Servizio Controllo Attività Produttive e Patrimonio – 7 unità addette all’attività d’ufficio,
C G I LFUNZIONEPUBBLICAPALERMOFederazione Provinciale di PalermoVia G. Meli n. 5 - 90133 - PalermoTel. 091 611 12 12 - Fax 091 611 14 07
9) Nucleo Controllo Attività Commerciali su Area Pubblica del Servizio Controllo Attività Produttive e Patrimonio – 7 unità addette all’attività d’ufficio,
10) Nucleo Accertamenti e ricerche del Servizio Controllo Attività Produttive e Patrimonio – 6 unità addette all’attività d’Ufficio),
pur espletando attività amministrative perfettamente analoghe e riconducibili a quelle degli Uffici appartenenti al Servizio Affari Generali e Procedure Sanzionatorie del medesimo Corpo (a volte addirittura condividendo esattamente la stessa denominazione, come, ad esempio, l’ “Ufficio Gestione Operativa e Polizia Giudiziaria” – ex Segreteria di Reparto, comune a tutti i Servizi) effettuino servizio in regime di turnazione, attuandosi così di fatto una discriminazione inaccettabile tra lavoratori appartenenti alla medesima qualifica ed espletanti la medesima attività lavorativa.
Dalla suddetta analisi, emerge quindi la compresenza di tre opzioni:
1) Se determinate attività lavorative non necessitano di essere espletate in regime di turnazione, allora anche gli appartenenti agli Uffici sopraelencati non dovranno espletare servizio in regime di turnazione, in quanto, evidentemente, si sta attuando: a) sia uno spreco di denaro pubblico, corrispondendo un indennità superflua e non giustificata ai lavoratori, spreco che, se perpetuato ulteriormente, questa O.S. sarà costretta a denunciare alle Autorità competenti (Corte dei Conti, Procura, etc.); b) sia una palese discriminazione tra lavoratori, sanzionata dalla vigente normativa relativa al fenomeno mobbing;
2) Se determinate attività lavorative necessitano effettivamente di essere espletate in regime di turnazione, allora anche i lavoratori appartenenti ad analoghi Uffici, ovvero espletanti analoghe attività lavorative, dovranno compiere il proprio servizio in regime di turnazione, e percepire così la relativa indennità;
3) Se effettivamente gli Uffici appartenenti al Servizio Affari Generali e Procedure Sanzionatorie non necessitano di espletare servizio in regime di turnazione (eventualità che naturalmente la S.V. dovrà comunque argomentare in termini giuridico-economici e nel rispetto del regolamento degli Uffici e Servizi e relativo mansionario), allora questa O.S. chiede di conoscere il personale della P.M. che in atto, volontariamente, espleta esclusivamente servizio mattinale in Uffici ove invece si espleta servizio in regime di turnazione, chiedendo altresì di ruotare detto personale con i lavoratori del Servizio Affari Generali e Procedure Sanzionatorie che invece sono ben disponibili a prestare la propria opera lavorativa in regime di turnazione.
A parere della scrivente O.S., l’unica opzione da prendere in considerazione, è comunque la seconda, ovvero corrispondere a TUTTI gli operatori della Polizia Municipale l’indennità di turnazione, considerate anche, a supporto delle ragioni sopramenzionate, le seguenti argomentazioni:
a) La giustificazione addotta da codesta Amministrazione per la non corresponsione della indennità di turnazione ai lavoratori del Servizio Affari Generali e Procedure Sanzionatorie è sempre stata quella che questi Uffici espletano esclusivamente attività amministrativa, e, se così è, allora non dovranno essere impiegati operatori della Polizia Municipale, che, come da mansionario, hanno ben altre funzioni prevalenti da espletare;
b) Ammettendo che gli Uffici appartenenti al Servizio Affari Generali e Procedure Sanzionatorie espletino attività lavorative prevalentemente “operative”, giustificando quindi la presenza predominante di Agenti e Ufficiali della Polizia Municipale, allora sarà corretto espletare tali attività in regime di turnazione, come TUTTI gli altri Uffici del Corpo;
c) La scrivente O.S. ritiene che TUTTE le attività del Corpo, prima ancora che per evitare discriminazioni tra lavoratori, sia per le funzioni tipiche della Polizia Municipale, sia per offrire all’utenza cittadina un servizio degno di una metropoli come Palermo, ovvero per migliorare la performance e la produttività di questo Comando di P.M., meritino di essere espletate sia di mattina che di pomeriggio. Pensiero, quest’ultimo, tra l’altro ampiamente condiviso dalla maggior parte dell’utenza cittadina, come evidenziato nei questionari di customer satisfaction che la stessa utenza viene invitata a compilare nei locali del Comando.
Si chiede quindi il ripristino dell’istituto della indennità di turnazione per TUTTI i servizi di Polizia Municipale e della relativa indennità per TUTTI gli operatori della P.M. di Palermo.
Si rimane quindi in attesa di cortese riscontro alla presente, la quale rappresenta una precisa richiesta legalmente formalizzata che assume valenza giuridica.
Vogliate dare corso alla presente richiesta nei tempi e nei modi previsti ai sensi della Legge 7 agosto 1990, n. 241.

Il Dirigente Sindacale per la P.M. Il Segretario Aziendale
Marcello Ragusa Paola Caselli

Servizi Socio ass.li Via Fattori, denuncia al Comando VV.F e all'organo di vigilanza


In data 15/06/11 – giusto art. 25 c.1 lett.L D.Lgs 81/08, si è svolto presso l’Unità Produttiva citata in oggetto la visita congiunta con il Medico Competente, degli ambienti di lavoro, visita che rientra nella programmazione annuale, ai fini dell’annotazione sul DVR.

Sorvoliamo sugli interventi urgenti e migliorativi da effettuare entro i tempi che l’U.A.S. e il Medico competente riterranno opportuni e che sono stati riportati sul verbale all’uopo redatto, ci preme nella qualità di RLS, segnalare, come da foto allegate, lo stato in cui si trova la via di emergenza\sicurezza – in atto non fruibile perché sbarrata da un manufatto in muratura – peraltro già riportato dal DVR ( documento redatto dalla Igeam srl nel Luglio 2010 e trasmesso agi Dirigenti\Preposti\Medico Competente\Rls, dopo la riunione ex art.35 avvenuta in data 12/11/2010) e al contempo quanto previsto dal disposto legislativo di cui all’ allegato IV comma 1.5.1. - in ordine alle vie di fuga e uscite di emergenza, al fine di evidenziare le discrasie in atto presenti nella struttura:

- 1.5.1.1. vie di emergenza
Percorso senza ostacoli al deflusso che consente alle persone che occupano un edificio o un locale di raggiungere un luogo sicuro.
- 15.1.2. uscita di emergenza
Passaggio che immette in un luogo sicuro
- 1.5.1.3. luogo sicuro
Luogo nel quale le persone sono da considerarsi al sicuro dagli effetti determinati dall’incendio o altre situazioni di emergenza
- 1.5.2. le vie e le uscite di emergenza devono rimanere sgombre e consentire di raggiungere il più rapidamente possibile un luogo sicuro
- 1.5.9 le vie e le uscite di emergenza, nonché le vie di circolazione e le porte che vi danno accesso non devono essere ostruite da oggetti in modo da poter essere utilizzate in ogni momento senza impedimenti
- 1.5.11. le vie e le uscite di emergenza che richiedono un’illuminazione devono essere dotate di un’illuminazione di sicurezza di intensità sufficiente, che entri in funzione in caso di guasto dell’impianto elettrico

Da un’analisi attenta della documentazione fotografica allegata si evince che, nessuno dei requisiti dell’allegato IV del D.Lgs 81/08 risulti soddisfatto, con conseguente grave nocumento per il personale tutto che presta attività lavorativa presso il succitato Servizio, posto che l’U.P. sopracitata è ubicata al piano 9° dello stabile di Via Fattori n.60; a ciò si aggiunga che il DVR pone il livello di rischio con valutazione 4, e una priorità d’intervento compresa tra 0 e 45 giorni.

Alla luce di quanto sopra esposto, si chiede pertanto, sia al Comando Prov.le dei VV.F che all’Organo di Sorveglianza Sanitaria, di accertare la responsabilità dell’avvenuta realizzazione dell’ostacolo alla via di emergenza (manufatto posto in essere dalle maestranze contattate dal Dirigente dell’Istituto Scolastico Professionale Alberghiero, che condivide parte dello stabile) e contestualmente attivare tutte le procedure necessarie affinchè venga eliminato l’ostacolo segnalato e rendere idoneo, il luogo di lavoro a quanto stabilito dalla norma di legge

In attesa di riscontro si porgono distinti saluti.


f.to RLS Marco Leo,
Monacò Gianfabio,
Cosentino Gerlando,
Campo Augusto,
E. Muratore



lunedì 25 luglio 2011

Buoni pasto - Settore Ville e Giardini


Prot. 2/706 Palermo 25/07/2011
AL Direttore Generale
AL Ragioniere Generale
AL Dirigente Settore Verde e Territorio
AL Dirigente Settore Risorse Umane
AL Dirigente Settore Sviluppo Organizzativo
Comune di PALERMO
LORO SEDE
e, p.c. Alla Procura Generale della Corte deiConti
di PALERMO
OGGETTO: Erogazione buoni pasto settore verde e territorio.-
La scrivente Organizzazione Sindacale, ha avuto modo di sapere che ai lavoratori
del settore verde e territorio inquadrato nei profili professionali di collaboratore
professionale vivaista e collaboratore professionale autista, non è mai stato corrisposto
il buono pasto.
I predetti lavoratori effettuano orario di lavoro articolato su 5 la settimana, con orario
dalle ore 07,00 alle ore 14,12. Capita che vengano richiamati in servizio, nei giorni in cui
sono reperibili, o che vengano trattenuti a “proseguire il servizio” in regime di straordinario.
Nell’uno e nell’altro caso, superano le 8 ore di servizio previste dal contratto per la
corresponsione del buono pasto.
Si chiede pertanto ai soggetti in indirizzo in virtù di quale norma derogatoria,
che in ogni caso sarebbe nulla, è stato leso un diritto patrimoniale dei lavoratori che
avevano ed hanno diritto alla corresponsione del buono pasto.
Al fine di sgomberare il campo da “maligne voci di corridoio” secondo le quali i buoni
pasto vengono assegnati con carattere discriminatorio, si chiede al Dirigente del settore
verde e territorio, di voler fornire elenco dei dipendenti che negli ultimi cinque anni hanno
goduto del buono pasto, indicando, per ciascun buono assegnato, la motivazione ed
indicando, i motivi che hanno portato ad escludere, invece, altri dipendenti che abbiano
espletato il medesimo regime orario.
Certi di un vostro celere riscontro. in attesa si porgono cordiali saluti.
Per il gruppo RSU FPCGIL Il Segretario Provinciale Il Segretario Aziendale
Gerlando Cosentino Giovanni Cammuca Paola Caselli

Calendario scolastico scuole dell'infanzia


Con protocollo 3401 del 22 luglio, è stato pubblicato il calendario delle scuole dell'infanzia comunali.
Inizio il 12 settembre 2011 - termine il 30 giugno 2012
vacanze di natale 23/12/11 - 07/01/12
vacanze di pasqua 05/04/12 - 10/04/12

nessuna attività, salvo nuovo programma dell'Amm.ne 1/31 luglio 2012
dal 1 al 31 agosto 2012 il personale docente usufruirà delle ferie
120 ore di attività integrative: almeno 3 rientri pomeridiani, 20 ore a settembre


Norvegia 2011


Il cuore nero dell'Europa
di BERNARDO VALLI
VENERDI' pomeriggio, la notizia dell'esplosione nel centro di Oslo ha provocato in molti un immediato riflesso condizionato. Si trattava con tutta probabilità di un'autobomba e quindi di terrorismo di origine islamica. Niente di più classico. Esasperante, tragica routine. Poi, col passare delle ore, sono arrivati i dettagli della strage sull'isolotto di Utoya ed è emerso quel giovane biondo, con lo sguardo azzurrino. Alla certezza iniziale sulla natura jihadista dell'attentato è succeduto un momento di incredulità. Il terrorista era un puro scandinavo. Un norvegese aveva ammazzato decine di ragazzi norvegesi a sangue freddo. L'assassino era di incontestata origine europea, era un cristiano e fiero di esserlo. Se il pensiero che si trattasse di un arabo, di un musulmano, era stato un riflesso condizionato, la scoperta che il criminale era "uno dei nostri" ha suscitato sgomento. Il terrorismo può dunque essere europeo. La sorpresa ha stordito non solo i norvegesi.

I primi sospettati, supposti jihadisti nostalgici di Bin Laden, sono via via scomparsi dai telegiornali e dalle prime pagine dei quotidiani (e speriamo che non vi ritornino) ed è affiorata la tesi dell'attentato neo nazista, poiché il giovane biondo, identificato come Anders Behring Breivik, 32 anni, di professione agricoltore, è subito risultato "anti marxista, anti Islam, anti multiculturale".
La polemica delle attribuzioni contrapposte, tra chi sosteneva la natura islamica dell'attentato e chi sosteneva quella di un'azione concertata di estrema destra, non ha avuto il tempo di svilupparsi, perché (con la riserva che nel corso delle indagini emergano complici e con loro una qualche organizzazione), il giovane biondo con gli occhi azzurrini appare sempre più un assassino solitario, un uomo psichicamente anormale, un individuo affetto da paranoia.

Ma anche se questa diagnosi venisse confermata, essa non ridurrebbe comunque la strage norvegese a un'azione compiuta da un pazzo, quindi a un affare di competenza dei soli psichiatri. Anders Behring Breivik è un tumore annidatosi e sviluppatosi nella nostra società europea, dove la crescita dei gruppi di estrema destra ha creato un'atmosfera che può spingere persone psichicamente disturbate a gesti di illimitata violenza. Lo sostiene Hajo Funke, professore alla Libera Università di Berlino e studioso dei fenomeni di estrema destra. E con lui sono d'accordo non pochi altri esperti nella materia.

Non c'è del resto bisogno di ricorrere agli specialisti per rendersi conto che l'opposizione all'immigrazione, in particolare a quella musulmana, alla globalizzazione, al multiculturalismo, e a tutto quello che lo favorisce, Unione Europea inclusa, rafforza i movimenti populisti solerti nel presentarsi come difensori dell'identita nazionale o dei particolarismi regionali. Ed anche se quei partiti non predicano la violenza, essi creano un clima di odio che la favorisce, anche a livello individuale. Una violenza non riservata alla Norvegia, giudicata una contrada, a torto o a ragione, tradizionalmente tollerante, ma anche possibile in tanti altri paesi, con tradizioni meno virtuose.
La lotta al terrorismo di origine islamica è stata e resta giusta, indispensabile, e dopo l'11 settembre non poteva che mobilitare la quasi totalità delle varie intelligences occidentali. Ma si può sostenere, come il New York Times, che probabilmente si è sottovalutato il pericolo del terrorismo di estrema destra. L'attentato alle Torri Gemelle ha fatto ad esempio dimenticare, lo ricorda sempre il Nyt, quello avvenuto sei anni prima, nel 1995, a Oklahoma City, dove un estremista di destra uccise 168 persone con un ordigno a base di fertilizzanti, come quello piazzato nel centro di Oslo da Anders Behring Breivik.

È stato dato, ad esempio, scarso rilievo a quel che è accaduto lo scorso novembre nella città svedese di Malmo, dove un uomo è stato arrestato con l'accusa di avere aggredito una dozzina di immigrati. In un caso con esito mortale. Sempre in Svezia un partito di estrema destra, quello dei Democratici svedesi, ha ottenuto il 5,7 % dei voti ed è entrato per la prima volta in Parlamento. In Danimarca il Partito del Popolo danese ha venticinque seggi su 179 e in Olanda il partito di Geert Wilders, il Partito della Libertà, ha ottenuto il 15,5 per cento alle ultime votazioni. Sono nuovi e vistosi coefficienti elettorali che provano la crescita dell'estrema destra nell'Europa del Nord, le cui società sono ritenute aperte, accoglienti con gli immigrati.

Nell'Europa del Sud gli esperti dedicano ovviamente particolare attenzione al Front National francese, del quale Nicolas Sarkozy cerca di contenere la crescita, a un anno dalle elezioni presidenziali, sottraendo non poche idee al limite della xenofobia, a Marina Le Pen, nuovo leader e pericoloso concorrente. La Lega di Umberto Bossi, con una schietta tendenza anti immigrati, è addirittura al governo a Roma. In molti scritti l'assassino norvegese si dichiara difensore della "cultura nordica" e condanna il multiculturalismo, in particolare la contaminazione araba. Con un altro stile, ben inteso, tre grandi leader europei hanno sostenuto tesi identiche. Il primo ministro del paese europeo più rispettoso dei diritti degli immigrati, l'inglese David Cameron, ha condanato il multiculturalismo. E lo stesso ha fatto a chiare lettere Angela Merkel, anche se la cancelliera tedesca non si è poi risparmiata nell'enfatizzare la necessità dell'immigrazione. In quanto al presidente francese ha promosso una campagna sull'identità nazionale, rivelatasi sfortunata. E comunque per Parigi l'assimilazione resta un dogma, e si guarda dall'ammettere il comunitarismo, e quindi il multiculturalismo.

Sarebbe troppo sbrigativo, anzi assurdo, affermare che l'assassino di Oslo e Utoya ha espresso con la bomba e il mitra i propositi di eminenti dirigenti europei. Non mi permetto di dirlo. Né lo penso. Ma l'atmosfera europea risente di quelle idee. Anders Behring Breivik era, a quel che sembra, un cane sciolto negli ultimi tempi. L'estrema destra norvegese non ha un vero leader, è un mosaico di tanti gruppi, sempre più numerosi, i quali traducono in discorsi fanatici, i normali propositi della società politica democratica. E Breivik si abbeverava a quelle fonti.

Manovra: CGIL scrive a Tremonti, non parteciperemo più a tavoli tecnici



“Egregio Presidente, dopo l'ultima riunione del Gruppo di lavoro, nella quale abbiamo esposto le ragioni che avevano portato la CGIL a considerare concluso il confronto tecnico, con la presente desideriamo comunicarle che non parteciperemo a nessuna delle prossime riunioni”. Comincia così la lettera spedita oggi dal Dipartimento politiche economiche della CGIL a firma del segretario confederale Danilo Barbi ai professori Mauro Marè e Vieri Ceriani, presidenti dei due gruppi di lavoro ministeriali e per conoscenza all'onorevole Giulio Tremonti, Ministro dell'Economia e delle Finanze.

Nella lettera la CGIL spiega al ministro che la confederazione sindacale ha sempre cercato di dare il suo contributo e ha assicurato la sua presenza a “tutte le riunioni (del gruppo di lavoro, ndr) avendo l'obbiettivo di costruire, secondo il mandato ricevuto dal Ministro dell'Economia, una fotografia della situazione riguardo le materie di competenza del Gruppo”. “Ma diversi provvedimenti assunti dal Governo, la recente Legge di Bilancio e la bozza di Delega in materia di Fisco ed assistenza, e la campagna politica che le ha accompagnate hanno evidenziato un uso improprio, se non strumentale, delle discussioni del Gruppo, fino ad includere in un documento ufficiale del Governo, poi diventato Legge dello Stato, una Tabella in discussione nel confronto tecnico. Cosa assai criticabile, tanto più di fronte ad un lavoro che comunemente era considerato non ancora concluso”.

La CGIL sostiene anche che lo stesso Gruppo di lavoro ministeriale è “stato utilizzato, al di la di qualsiasi volontà dei partecipanti, come una copertura a provvedimenti che non si è mai voluto formalmente discutere con le Parti sociali e che, peraltro, la CGIL considera assai pericolosi ed inaccettabili”. La CGIL non può accettare che un tavolo tecnico, per quanto composto anche dalle Parti sociali, possa venire inteso come surroga di un confronto politico, che rimane necessario e che non è mai stato attivato, tanto più di fronte ad una pesante manovra che coinvolge milioni di cittadini e che la CGIL giudica non accettabile.