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venerdì 29 aprile 2011

Precariato Pa: stop ai licenziamenti Nota di R. Dettori



"E' iniziato il licenziamento dei precari del lavoro pubblico, così come deciso dal Governo. Va arrestata questa emorragia, non solo perché fortemente ingiusta per i lavoratori, prima formati e sfruttati e adesso rottamati, ma perché controproducente. Alimenta la crisi economica e dei consumi". Con queste parole Rossana Dettori, Segretaria Generale dell'Fp-Cgil Nazionale, lancia l'iniziativa dal titolo "I precari si raccontano", che si terrà il 30 aprile alla Casa del Cinema di Villa Borghese a Roma.

"Riteniamo - continua Dettori - che si debba tornare ai concorsi pubblici come metodo di selezione e al tempo indeterminato come unica tipologia contrattuale. Ma non è possibile riportare il sistema alla normalità a suon di licenziamenti, tagliando fuori il 50% degli oltre 150.000 precari (esclusi quelli di scuola, università e ricerca) che oggi lavorano nella pubblica amministrazione".

"Va stabilizzato chi ha i requisiti - aggiunge la Segretaria Generale - ed è possibile finanziare questa operazione, insieme al mantenimento degli altri rapporti di lavoro a rischio cessazione, attraverso l'eliminazione di tutti quegli inutili incarichi di studio, consulenza e ricerca già realizzabili attraverso le competenze che la pubblica amministrazione ha al suo interno. Si tratta di oltre 50.000 rapporti di lavoro, molti dei quali frutto di clientele e familismo, il cui costo supera i 580 milioni di euro annui. Una cifra che permetterebbe di risolvere il problema facendo un ricorso limitato alla fiscalità generale".

"Sabato ascolteremo cosa hanno da dire i precari, ma proporremo soprattutto alcune soluzioni. A questi giovani e meno giovani - conclude la sindacalista - non può essere fatto pagare un costo così alto.

Bisogna uscire dall'indifferenza".

mercoledì 27 aprile 2011

Referendum - l'intervento di Silvietto



da www.beppegrillo.it
Le parole pronunciate ieri da un vecchio pazzo segnano il confine tra la fine della democrazia in Italia e la sua, pur fioca, sopravvivenza:
"Siamo assolutamente convinti che l'energia nucleare è il futuro per tutto il mondo. La moratoria è servita per avere il tempo che la situazione giapponese si chiarisca e nel giro di 1-2 anni l'opinione pubblica sia abbastanza consapevole da tornare al nucleare, l'accadimento giapponese a seguito anche di sondaggi che abitualmente facciamo ha spaventato ulteriormente i nostri cittadini, se fossimo andati oggi a quel referendum, il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile per molti anni a venire". Il governo "responsabilmente ha ritenuto di introdurre questa moratoria per far sì che si chiarisca la situazione e che, magari, dopo un anno, forse due anni, si possa ritornare ad avere un'opinione pubblica consapevole della necessità di tornare all'energia nucleare, i molti contratti stipulati non vengono abrogati (tra EDF e Enel, ndr), stiamo continuando e decidendo di mandare avanti molti settori di questi contratti come quelli relativi alla formazione”.

In queste parole c'è il totale disprezzo del cittadino, della volontà popolare.La Cassazione deve pronunciarsi sul referendum contro il nucleare. Il Governo ha ritirato la legge per la costruzione delle nuove centrali per riproporla tra un anno (parole pubbliche del capo del Governo) nella speranza che il disastro di Fukushima venga dimenticato. E', come capirebbe anche un bambino di cinque anni, una presa per il culo. L'Ufficio centrale della Cassazione, presieduta da Capotosti, deve decidere se il referendum si terrà ugualmente. Se lo cancellerà sarà complice.

L'articolo 39 della legge 352/1970 prevede "se prima della data dello svolgimento del referendum, la legge, o l'atto avente forza di legge, o le singole disposizioni di essi cui il referendum si riferisce, siano stati abrogati, l'Ufficio centrale per il referendum dichiara che le operazioni relative non hanno più corso".

Qui, come è chiaro, non si vuole abrogare nulla, solo far passare il tempo. E' una tecnica mafiosa: "Quannu tira u ventu fatti canna!" (quando soffia il vento fatti canna) di un governo nuclearista e di un'opposizione collusa che ha Veronesi come testimonial (ex senatore del Pdmenoelle) e che ha fatto fallire l'accorpamento delle elezioni amministrative con i referendum con le sue assenze in aula (10 Pdmenolelle, 2 Idv). La Cassazione è di fronte a un bivio. O con i cittadini, o con un corruttore piduista e i suoi lacchè. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Referendum





CIALTRONE, PAGLIACCIO, BUFFONE.
Quest'ometto prende in giro gli Italiani e offende la Carta Costituzionale. Gli Italiani hanno voluto la liberazione dalla dittatura fascio-nazista e la democrazia.
I cilatroni fuori dal Parlamento!
da www.corriere.it
MILANO - Cosa ha spinto il governo a decidere per lo stop al nucleare? La necessità di evitare il referendum che, sull'onda di quanto accaduto in Giappone, avrebbe bloccato per troppo tempo la corsa dell'Italia all'atomo, nella convinzione assoluta che l'energia atomica rappresenti «il futuro». È stato lo stesso Silvio Berlusconi a spiegare l'opnione sua e dell'esecutivo da lui guidato nel corso della conferenza stampa a Villa Madama con il presidente francese Nicolas Sarkozy. «In Italia - ha detto il premier - l'accadimento giapponese ha spaventato moltissimi cittadini». Alla luce di ciò, ha voluto precisare il presidente del Consiglio, «se fossimo andati al referendum, il nucleare non sarebbe stato possibile per molti anni». Da qui la decisione della moratoria, ha aggiunto Berlusconi, decisa perché «dopo uno o due anni si possa avere un'opinione pubblica più favorevole».

«DESTINO INELUTTABILE» - Quanto accaduto a Fukushima «ha spaventato gli italiani - ha detto il Cavaliere -, come dimostrano anche i nostri sondaggi» e la decisione di una moratoria sul nucleare è stata presa anche per permettere all'opinione pubblica di «tranquillizzarsi»: un referendum ora avrebbe portato ad uno stop per anni del nucleare in Italia. Il capo del governo ha anche aggiunto che il nostro Paese ha stipulato contratti fra Edf ed Enel, «che restano in piedi e non vengono abrogati, anzi - ha sottolineato il premier - stiamo decidendo di portare avanti contratti come quello sulla formazione che è molto importante. La posizione del governo italiano sul nucleare è una posizione di buon senso per non aver rigettato quello che è un destino ineluttabile».


POLEMICHE - Le parole di Berlusconi sul nucleare hanno sollevato numerose polemiche. «Trovo davvero senza vergogna le parole pronunciate oggi dal presidente del Consiglio sul nucleare - sbotta Angela Finocchiaro, presidente dei senatori Pd. La disinvoltura con cui esplicitamente ha dichiarato che l'emendamento al ddl omnibus è stato solo un escamotage per bloccare il referendum lascia senza parole». Per Nichi Vendola le dichiarazione del Cavaliere «sono la conferma dell'intenzione del governo di voler prendere in giro gli italiani, calpestando in modo arrogante e cialtronesco il loro diritto a esprimersi su una questione da cui dipende la sicurezza ambientale e la sopravvivenza delle generazioni future del nostro Paese» ha detto il governatore della Puglia e leader di Sinistra ecologia e libertà. L'Idv e il Pd sono convinti che, con le sue parole, il premier si sia «smascherato» e che, proprio alla luce di quanto affermato dal capo del governo, il referendum resti valido. «Evitare il giudizio popolare è l'ultimo degli imbrogli di Berlusconi», ha detto il capogruppo alla Camera del Pd, Dario Franceschini. Il presidente del Consiglio ha «svelato l'imbroglio» sul nucleare, ha dichiarato il leader di Italia dei valori, Antonio Di Pietro. «Berlusconi ha confessato: non vuole rinunciare al nucleare, ma vuole solo bloccare il referendum perché ha paura del risultato delle urne» ha aggiunto l'ex pm. «Chiederemo alla Corte di cassazione di non abrogare il quesito sul referendum», ha detto il Comitato Vota sì al referendum. «La moratoria sul nucleare è una vergognosa pagliacciata per evitare il referendum del 12 giugno», dichiara il direttore esecutivo di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio. «Quello architettato dal governo è un imbroglio colossale», aggiunge il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli.

martedì 26 aprile 2011

Ferie forzate al Polo tecnico- nota congiuntaFPCgil e FIllea



Palermo, il 21/04/2011
Al Sig. Sindaco
Al Direttore Generale
LL.SS.
COMUNICATO STAMPA
Le ferie sono un diritto irrinunciabile, non sono monetizzabili, sono richieste soltanto dal lavoratore.
Si prospetta, secondo quando riportato da fonti ben informate, che in alcuni Uffici del Polo Tecnico, attualmente ospitati presso la sede dell’Interscambio Comune\Catasto, i lavoratori saranno obbligati ad usufruire forzatamente del diritto irrinunciabile delle ferie, per un non meglio venir meno esigenze di servizio.
Nessun Dirigente può avocare, secondo le proprie opinioni o pareri contra leges, di determinare se e chi dovrà prestare attività lavorativa o obbligare chi e quanti dovranno-potranno usufruire di un diritto.
Fittizie esigenze di servizio, servono soltanto a mascherare, il fallimento politico e amministrativo di chi è preposto al Governo della Città.
La CGILFP e la FilleaCgil diffidano, qualsiasi Dirigente, dal porre in essere soluzioni, che ledono i diritti dei lavoratori.

f.to le Segreterie Prov.li
FPCgil e FilleaCgil Palermo

Guerra civile in Libia - Emergency costretta a ritirarsi


"Le bombe non proteggono i civili"
Il drammatico comunicato dalla associazione umanitaria: "A Misurata continua il massacro fino alle porte del nostro ospedale. I malati sono un bersaglio". "La decisione del governo Berlusconi precipita il Paese in una nuova spirale di violenza"
Il comunicato è durissimo e drammatico. Il messaggio chiarissimo: "Le bombe non proteggono i civili", fino a far diventare gli stessi malati (e i medici che li curano) "un obiettivo della guerra". E si conclude con l'amara decisione di Emergency di abbandonare la Libia e riparare a Malta, "in attesa di poter tornare". Ma conviene lasciare la parola al comunicato dell'associazione, emanato nella tarda serata del 25 aprile, che fa il punto della situazione umanitaria in Libia.

"Il governo italiano - scrive Emergency - continua a delinquere contro la Costituzione e sceglie la data del 25 aprile per precipitare il Paese in una nuova spirale di violenza. Le bombe non sono uno strumento per proteggere i civili: infatti non sono servite a proteggere la popolazione di Misurata. La città di Misurata, assediata e bombardata da oltre due mesi, nelle ultime 24 ore ha vissuto sotto pesantissimi attacchi che hanno raso al suolo quartieri densamente popolati, anche per l'impiego di missili balistici a medio raggio".

"Ancora una volta a farne le spese è la popolazione civile. Tra sabato e domenica, sono arrivati all'ospedale Hikmat, dove dal 10 aprile lavorava il team chirurgico di Emergency, duecento feriti e oltre sessanta morti. Negli ultimi giorni i combattimenti sono arrivati alle porte dell'ospedale. L'ospedale, i suoi pazienti e i medici che li curano sono diventati un bersaglio della guerra. Per questa ragione lunedì 25 aprile la direzione sanitaria ci ha dato l'ordine di evacuare. I sette membri del team di Emergency sono in questo momento in viaggio verso Malta in attesa di poter riprendere l'intervento umanitario in Libia".

"Misurata dimostra ancora una volta la vera faccia della guerra. I civili e il personale umanitario sono privi di qualunque protezione. Emergency chiede all'Onu di negoziare un cessate il fuoco e garantire un corridoio umanitario per soccorrere la popolazione civile".

Cernobyl 25esimo anniversario



da www.corriere.it
Sono iniziate nella notte in Ucraina le commemorazioni per il 25esimo anniversario del disastro nucleare di Chernobyl che causò migliaia di morti (quattromila secondo le stime dell'Onu). Alle ore 1.23 locali il patriarca della chiesa ortodossa Kirill ha fatto risuonare la campana di Chernobyl che segna per tradizione l'anniversario dell'incidente. Gli ambientalisti di Greenpeace hanno proiettato immagini sul reattore 4 che esplose il 26 aprile 1986. La deflagrazione e l'incendio che ne seguì sono passati alla storia come il più grande incidente nucleare civile di sempre, con un'emissione di radiazioni nell'atmosfera centinaia di volte superiore a quella delle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Le conseguenze del disastro interessarono tutto il continente europeo e persistono ancora oggi.
E l'anniversario assume maggior valore alla luce di quanto avvenuto a Fukushima dopo il terremoto e lo tsunami che hanno colpito il Giappone lo scorso 11 marzo. I due incidenti nucleari sono «di diversa natura», ci tiene comunque a sottolineare Tokyo. E nel giorno della ricorrenza il presidente russo, Dmitry Medvedev, ha annunciato che proporrà ai Paesi del G8 iniziative concrete per «aumentare la sicurezza delle centrali elettriche nucleari».

No ai negozi aperti il Primo maggio Cgil démodé? I valori non si monetizzano



Se avessimo avuto bisogno di una dimostrazione ulteriore della qualità del dibattito pubblico italiano, la «querelle» sull’apertura dei negozi il Primo maggio ne è prova scolastica.
Ci permettiamo di suggerire a Di Vico che nell’articolo di domenica 24 aprile si è cimentato nell’opera, per lui abituale, di collocare la Cgil a capo della conservazione, che le ragioni di chi lavora ed i valori insiti in alcune date meriterebbero da parte di tutti di essere prese sul serio.
La nostra non è disattenzione alla globalizzazione, è attenzione a non farsi travolgere dall’ideologia del mercato che, appunto, ci ha portato nella crisi. Dopo la crisi speriamo che nulla sarà più come prima. Sentiamo, però, forti venti di restaurazione. In Italia, comunque, le cose sono già cambiate. Basta riflettere sulla divisione, sulla paralisi, sulla non crescita. Eppure ogni giorno si attribuisce ai lavoratori il «dovere» della discontinuità. E la festa del lavoro (che pure si celebra nel mondo) diventa un simbolo, come già successo poco tempo fa con la festa dell’Unità d’Italia. Ma davvero crediamo che le sorti dell’economia, del cambiamento, dipendano dall’apertura dei negozi il Primo maggio, mentre, per esempio, sul fisco si può rinviare da una campagna elettorale all’altra? Davvero è moderno negare la festa del lavoro, in altri casi il 25 aprile, come se fossero giorni qualunque?
Dobbiamo immaginare che presto anche il Natale diverrà un attentato all’economia? O il trattamento è riservato solo alle feste laiche? Non crediamo che ragionare di consumi sia riservato ai partiti, se non altro perché dal nostro osservatorio ne vediamo la diminuzione e abbiamo ragione di sospettare che non avvenga per la mancata apertura dei negozi. Per questo pensiamo sia sbagliato spostare la tassazione sull’Iva, che inoltre nega ragioni di giustizia fiscale di cui ci sarebbe gran bisogno. Possiamo ricordare che lo «shopping» non è un servizio di pubblica utilità, nemmeno, per quei turisti che, abituati a viaggiare, sanno bene che in ogni luogo del mondo ci sono orari e chiusure e non per questo rinunciano a visitare città d’arte o a frequentare celebrazioni.
Potremmo citare molti accordi sull’utilizzo di impianti ed investimenti, sono il fare quotidiano, sono accordi appunto, non ordinanze, con il rispetto delle condizioni dei lavoratori, con i riposi e le festività. È quanto abbiamo sempre proposto anche nel commercio, perché si eviterebbe l’effetto Cenerentola, rispettando e valorizzando il lavoro. In questo settore, fatto di nastri orari, part time non richiesto, frammentazione, che rende fragile il lavoro, tante, troppe commesse si definiscono invisibili. Non servirebbe, allora, un’attenzione di tutti, uno sforzo collettivo, per definire regole rispettose, più che crociate per cancellare la festa del lavoro? Infine, sappiamo che sarà ritenuto retrò, ma farsi sfiorare dal pensiero che non tutto è monetizzabile, che non tutto si può comprare, non sarebbe un bel segno per questo Paese? Consolidare dei valori, dei segni di identità del lavoro non farebbe bene a tutti?
Susanna Camusso Segretario Generale Cgil

25 Aprile Sempre - i neorepubblichini di Salò si rassegnino, l'Italia è libera e antifascista!


ROMA - Si sono aperte con il discorso rivolto da Gianfranco Fini ai militari italiani impegnati nella missione internazionale in Afghanistan le celebrazioni per il 66esimo anniversario della Liberazione. Parlando ai soldati nel corso della sua visita ad Herat, il presidente della Camera ha detto: "Oggi ricorre la festa della Liberazione, credo che ognuno di voi e i vostri commilitoni siano idealmente la dimostrazione di come la lotta per la libertà non conosca confini geografici e come nel nome della libertà occorra continuare il massimo dell'impegno".

"Spero - ha aggiunto - che non suoni retorico dire che proprio chi con il tricolore nel cuore e orgoglioso della storia patria è impegnato come voi per liberare il popolo afgano dalla violenza dell'integralismo dalla schiavitù dell'ignoranza, della miseria e del degrado, è il migliore testimone di cosa significhi tanti anni dopo ricordare la festa della Liberazione", ha spiegato la terza carica dello Stato.

Napolitano. In Italia le manifestazioni per la vittoria sul nazifascismo hanno poi vissuto il momento più alto con la visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Monumento del Milite Ignoto. Il capo dello Stato ha deposto una corona d'alloro. Successivamente si è svolta la cerimonia di consegna della Medaglia d'Oro al Merito Civile alla memoria di Mario Pucci, ucciso a Firenze il 13 giugno 1938, alla presenza dei ministri Maroni e La Russa e delle massime autorità civili e militari. L'intervento di La Russa all'Altare della Patria è stato accolto dai fischi di un gruppo di cittadini.

La ricorrenza è stata occasione per un richiamo del presidente della Repubblica: "La difficoltà delle sfide di oggi e del futuro richiedono nuovo senso di responsabilità nazionale, una rinnovata capacità di coesione nel libero confronto delle posizioni alla ricerca di ogni terreno di convergenza", ha detto il capo dello Stato. "Nonostante la distanza e la diversità dei periodi e degli eventi storici - ha aggiunto - ritroviamo le forze migliori della nazione impegnate a perseguire gli stessi grandi obiettivi ideali: libertà, indipendenza, unità". Parlando delle riforme Napolitano ha ricordato che devono essere fatte "senza mettere in forse quei principi, quella sintesi di diritti e di libertà, dei diritti e dei doveri civili, sociali e politici, che la Costituzione ha sancito nella sua prima parte". Dal presidente è arrivato infine un appello in vista delle imminenti elezioni amministrative. "Non facciamo prevalere il cieco e acceso scontro", ha sottolineato. Parole che il segretario del Pd Pier Luigi Bersani approva: "Il presidente ha ragione, nessuno vuole lo scontro. Berlusconi al Quirinale? Una cosa da brividi. Il Paese sarà migliore se si ritrovano i valori della Costituzione".

Milano. Nel capoluogo lombardo circa sessantamila persone hanno partecipato al corteo dei partigiani dell'Anpi 1. In mattina attimi di tensione 2 tre la polizia all'iniziativa e i centri sociali che sfilavano con un enorme striscione con scritto "Cacciare il rais è possibile". Continue contestazioni per il sindaco Letizia Moratti, che alla fine della manifestazione ha lasciato il palco tra i fischi. Un gruppo di appartenenti ai centri sociali ha contestato il segretario del Pd Pier Luigi Bersani che è stato anche molto applaudito. Inoltre un gruppetto di ragazzi ha apostrofato con l'epiteto di "fascisti" i rappresentanti della Brigata Ebraica e il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà. Dal palco di piazza Duomo ha chiuso la manifestazione il presidente dell'Anpi Carlo Smuraglia: "Ci criticano per quest'Italia
degradata, voglio però dire che c'è un'altra Italia, un Italia che resiste, l'Italia della Resistenza e della Costituzione".

Le altre città. Cortei e celebrazioni in molte altre città. A Palermo 3la ricorrenza è stata ricordata questa mattina al Giardino Inglese dove è stato esposto lo striscione "La resistenza continua". All'appuntamento hanno preso parte partigiani, esponenti dell'Anpi, bersaglieri, militari, forze dell'ordine e persino anarchici. A Torino è prevista invece una maratona musicale. Altre iniziative sono in programma a Genova , Bologna e Firenze . A Roma fischi durante le celebrazioni agli esponenti della giunta Alemanno e allarme per l'insegna inneggiante al lager di Auschwitz 9comparsa su un muro del quartiere Pigneto. A Parma celebrazioni movimentate con il sindaco di centrodestra che è stato fischiato dopo che nei giorni scorsi aveva concesso una sala del Comune all'organizzazione di estrema destra Casapound.

Straordinario elettorale - Nota del C.C. Cesare Mattaliano





MUNICIPIO DI PALERMO
GRUPPO CONSILIARE
Italia dei Valori
Tel: 0917402313 – fax: 0917402310


Prot. n° 405 del 18.04.2011

Al Sig. Sindaco
- Avv. Diego Cammarata -
Al Sig. Direttore Generale
- Ing. Gaetano Lo Cicero -
Al Sig. Segretario Generale
- Dott. Fabrizio Dall’Acqua –
Al Sig. Capo di Gabinetto Sindaco
- Dott. Sergio Pollicita -
Al Sig. Presidente Consiglio Comunale PA
- On. Alberto Campagna –
Al Sig. Assessore Risorse Umane
- Dott. Roberto Clemente –
Al Sig. Dirigente Responsabile Servizi Demografici
- Dott. Giancarlo Galvano –
Ai Sigg. Capigruppo Consiglio Comunale
e, p.c. Alle Organizzazioni Sindacali
- Cgil -
Via G. Meli, 5 - 90133 Palermo –
Fax 091/589245
- Cisl –
Villa Heloise, 10 - 90143 Palermo –
Fax 091/342754
- Uil -
Via Enrico Albanese, 92/a – 90139 Palermo –
Fax 091/ 6110092


Con l’approssimarsi della tornata Referendaria del 12 e 13 giugno c.a., nonché dei lavori per il censimento della popolazione, sarà legittima la richiesta di numerosi dipendenti comunali per essere inseriti in gruppi di lavoro che consentiranno loro di poter attingere a qualche ora di straordinario, che certo rappresenta una fonte importante per ogni nucleo familiare in questo momento di grande crisi economica.
Ciò detto, grande sarà la pressione che da molti verrà esercitata su esponenti delle Istituzioni politiche, sindacali ed amministrative: da qui il timore che quella legittima aspettativa dei lavoratori , possa essere utilizzata da chi, senza tanti scrupoli, è abituato a trasformare il bisogno altrui per il raggiungimento di obiettivi propri.Considerate fondate le perplessità di cui sopra, si chiede alle SS.LL., ciascuna per le proprie competenze, di vigilare sulla trasparenza ed equità nella scelta del personale attraverso l’applicazione di semplici criteri quali:
- Dare informativa, tramite circolare, a tutti gli uffici prevedendo un termine per la presentazione di istanze, requisito questo essenziale per la partecipazione ai lavori straordinari;
- Effettuare un sorteggio delle suddette istanze, in caso di numero superiore alla disponibilità prevista, da effettuarsi alla presenza di una delegazione di dipendenti comunali;
- Ritenere la partecipazione allo straordinario elettorale e/o del censimento, ovvero per altro straordinario o progetto eventualmente previsto, tassativamente alternativo e mai cumulativo, onde consentirne la fruizione ad un numero più elevato di dipendenti;
- Infine, in caso di istanze di coniugi, la scelta dovrà ricadere esclusivamente su uno di essi.
Nella certezza di un intento comune, che possa garantire l’attuazione dei principi di uguaglianza e di pari opportunità, spesso disattesi, si confida in una presa d’atto da parte delle SS.LL. inerente la questione de quo.
Il Consigliere
Cesare Mattaliano