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venerdì 25 febbraio 2011

Documento direttivo del 22/02/2011



Il CD della CGIL, riunito a Roma i giorni 22 e 23 febbraio, esprime grande preoccupazione per gli avvenimenti in corso nel Nord Africa che riconfermano un quadro di profondo e rapido mutamento degli assetti politici in tutta l’area con conseguenze per il mondo intero i cui esiti all’oggi non sono completamente definibili.
Le notizie drammatiche che arrivano in queste ore dalla Libia determinano un’ulteriore emergenza che chiama la comunità internazionale ad un’azione politica ferma e immediata per arrestare il massacro di popolo che costituisce un crimine contro l’umanità intera.
La CGIL condivide la posizione assunta dal consiglio di sicurezza dell’ONU e giudica invece sbagliata e reticente l’azione del nostro Governo, ben altro dovrebbe essere l’impegno dell’Italia per fermare lo sterminio e per aiutare la transizione verso la democrazia in quel Paese. La CGIL rivendica un diverso ruolo dell’Unione Europea e una strategia politica per l’uscita dalla crisi del Nord Africa e riproporrà questa esigenza al prossimo esecutivo CES.
Il CD della CGIL conferma il giudizio estremamente preoccupato sulla situazione del nostro Paese.
Siamo ormai al degrado istituzionale del Governo condizionato dalla situazione giudiziaria del Presidente del Consiglio. La condizione parlamentare è segnata dalle incertezze e dalle forzature come conferma l’intervento del Presidente della Repubblica circa il “mille proroghe”, quotidiani sono gli attacchi alla Magistratura e agli organi di garanzia costituzionale verso i quali occorre riconfermare invece la piena fiducia del Paese intero.
Dopo oltre due anni dall’inizio della crisi l’Italia è oggi più povera, più povere sono le famiglie, più alta la disoccupazione, palese e nascosta, a cominciare da quella dei giovani e delle donne. Il nostro Paese ha subito una contrazione del PIL più elevata della media europea e ora cresce con un tasso più basso rispetto ai nostri competitori. Il debito pubblico è cresciuto e lo stato sociale copre sempre meno i bisogni delle fasce più esposte della popolazione. Si è aggravata la condizione dei pensionati ed è aumentata la percezione di insicurezza per le giovani generazioni. Il lavoro paga la svalutazione di valore che ha subito negli ultimi anni e sopporta un carico fiscale eccessivo quanto iniquo e sul quale da tempo attendiamo risposte del Governo a fronte delle proposte di riforma fiscale che abbiamo avanzato.
In questo quadro sono evidenti le responsabilità del Governo che non ha voluto contrastare efficacemente questa condizione, non ha investito sul futuro limitando la propria iniziativa ad un’azione di contenimento in attesa di tempi migliori quando non ha scelto di usare la crisi per provvedimenti nocivi e sbagliati, ivi compreso l’annunciata iniziativa per la revisione di alcuni articoli della Costituzione. Ancora peggiore il suo bilancio politico: due anni di turbolenza nei rapporti istituzionali accompagnata da una deriva populista incurante di ogni valore etico condiviso.
Sul piano sociale è prevalsa la scelta della divisione del movimento sindacale, favorita dall’assenza di regole democratiche, che hanno ulteriormente sottratto autorevolezza alle
iniziative contro la crisi, favorendo inoltre forzature autoritarie come nel caso della vertenza FIAT così come nel recente accordo separato nel pubblico impiego. Come per lo sciopero dei metalmeccanici del 28 gennaio scorso la CGIL ribadisce il pieno sostegno alle iniziative di lotta decise dai lavoratori del comparto pubblico per il prossimo 25 marzo e alla posizione sostenuta dalla FILCAMS nel difficile tavolo sul rinnovo del CCnL del terziario.
Tutto ciò ci consegna un Paese pericolosamente in bilico, al quale occorre ridare rapidamente valori, coesione e capacità di reazione.
E’ necessario rimettere al centro il tema del lavoro e dello sviluppo, riconquistare un modello contrattuale unitario e battere la pratica degli accordi separati, riassorbire la disoccupazione, contrastare il precariato, estendere le protezioni sociali, ridare fiducia ai giovani. Serve una nuova stagione fatta di obiettivi condivisi e rispettosi della dignità del lavoro e serve definire le regole della democrazia e della rappresentanza, in modo da dare certezza di esigibilità e forza ai patti sottoscritti.
La CGIL ha avanzato una serie di proposte sulle quali decide di proseguire con l’iniziativa a livello territoriale per coinvolgere maggiormente l’insieme dei lavoratori, dei giovani, dei precari, delle donne, dei pensionati rafforzando l’azione per una straordinaria campagna di massa. Questo insieme di proposte sarà completato con quella sul nuovo modello contrattuale da definire nella prossima riunione del CD sulla base della discussione svolta nel seminario di Todi.
Occorre continuare ed incrementare le iniziative a sostegno della battaglia per la democrazia sindacale, a partire dalle elezioni delle RSU nel pubblico impiego, che è parte sostanziale della democrazia del Paese, per il lavoro, per la legalità e la giustizia, per preservare un welfare inclusivo e universale, per l’assunzione del Mezzogiorno come questione nazionale utile allo sviluppo del Paese, per estendere la contrattazione sociale anche alla luce delle nuove povertà che possono emergere a fronte di un modello di federalismo che propone agli enti locali il dilemma tra taglio dei servizi e aumento della pressione fiscale e tariffaria.
L’insieme di queste proposte rappresentano il contributo della CGIL alla ricerca di un’intesa ampia ed unitaria capace di imprimere una svolta decisa alle prospettive del Paese.
Il CD della CGIL, nel confermare le iniziative di mobilitazione già assunte, decide, nell’ambito di questo percorso l’indizione dello sciopero generale e dà mandato alla Segreteria Confederale di definirne la proclamazione e le modalità di svolgimento nei tempi più utili per la sua ampia efficacia ed estensione.

mercoledì 23 febbraio 2011

Gheddafi, genocida del suo stesso popolo

dal blog di beppegrillo



La meraviglia è una dote degli italiani. La sorpresa di fronte all'impensabile, ma solo perché nessuno ci aveva voluto pensare, è una caratteristica nazionale. Abbasso Gheddafi, il sanguinario dittatore beduino, il genocida del suo stesso popolo, lo stragista di migliaia di libici innocenti. Sì, d'accordo, ma nessuno ha mai detto nulla all'Eni di Scaroni, alla Juventus degli Agnelli, all'Impregilo di Romiti, alla Finmeccanica o all'Unicredit di nonsipapiùchi? La mamma non li ha informati prima che si sposassero con Gheddafi? Aziende italiane con enormi interessi nella Libia e partecipazioni azionarie dirette da parte del Paese responsabile dell'attentato di Lockerbie. La cittadina scozzese dove morirono le 259 persone del volo Pan Am insieme a 11 abitanti. Il più sanguinario atto terroristico prima delle Torri Gemelle? Qualcuno ha alzato un dito in quarant'anni contro chi ha spogliato di tutti i beni e cacciato da un giorno all'altro come dei cani gli italiani che vivevano in Libia da decenni? Anzi, è avvenuto il contrario. Gheddafi è stato protetto, riverito, accolto come il garante della mitica Quarta Sponda dell'Italia. Non è un mistero che la sua aviazione militare sia stata addestrata in Italia e neppure che i nostri servizi segreti lo abbiano più volte avvertito di minacce e attentati. Si dice che sfuggì alla morte durante il bombardamento ordinato da Reagan grazie a informatori italiani. Gheddafi è uno di noi, che lo si voglia o meno, che lo si accetti oppure no. Il baciamano di Berlusconi è solo l'ultimo episodio, il più plateale e indecoroso per gli italiani, di un rapporto lungo decenni. Gheddafi salvò la Fiat alla fine degli anni' 70 con i suoi capitali, nessuno si indignò. Abbiamo barattato petrolio con armi e assistenza militare, energia con la perdita del pudore della nostra democrazia. E ora, giustamente, ci indigniamo. La meraviglia è dei bambini e degli ipocriti. L'Italia è il Paese delle Meraviglie e dell'Ipocrisia. Gheddafi ha dichiarato che rimarrà fino alla morte. L'Italia perde un suo fedele alleato che ha già rinnegato. Gheddafi? Ma chi lo conosce?

Camusso - sulla Libia Governo Italiano indecente




Deve essere forte e decisa la nostra voce nel denunciare il comportamento indecente che il governo italiano ha tenuto fin dalle prime ore”. E’ quanto ha affermato il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, nel corso della sua relazione introduttiva al Comitato Direttivo, in merito a quanto sta accadendo in queste ore in Libia. Per il leader sindacale, inoltre, “il fatto che il governo abbia ieri consentito la costruzione di una posizione unitaria europea non lo giustifica dal fatto che continui a dire cose inaccettabili. Per altro, la stessa posizione europea, appare più moderata di quella assunta dall’ONU e troppo legata a vicende contingenti piuttosto che ad una sua necessaria funzione politica”.

Camusso ha puntato il dito contro la posizione espressa in queste ore dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, che “continua a dire una cosa che non va bene: non si può dire, cioè, che ci sia equidistanza rispetto al fatto che lì possa esplodere una guerra civile. Perché non ci troviamo in presenza di un conflitto interno alla popolazione, in Libia si bombardano le masse nelle piazze e si usano le armi contro la folla”. Per questi motivi, ha aggiunto il Segretario Generale della CGIL, “un paese democratico come il nostro dovrebbe dire con chiarezza che in Libia è in corso un genocidio e che vengono perpetrati crimini contro l’umanità e con altrettanta forza dovrebbe esigere che la si smetta di sparare sulla folla e che il dittatore se ne vada”.

Infine, quanto all’Europa, il numero uno della CGIL ha osservato: “non può limitarsi ad essere semplice spettatore o paladino ininfluente della libertà e della democrazia ma dovrebbe proporsi una piattaforma politica che, aldilà delle posizioni ‘equidistanti’ assunte dal nostro ministro degli Esteri, favorisca un effettivo processo di evoluzione di quel paese, di quell’area, verso una democrazia laica. Una piattaforma che abbia, allo stesso tempo, un’idea di fuoriuscita dalla crisi perché è evidente - ha concluso Camusso - che quanto sta accadendo in quei territori ha uno stretto rapporto con la crisi economica e il tema della libertà e della democrazia”.
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Inoltriamo un messaggio del Coordinamento nazionale Primo Marzo scritto dal Coordinamento Migranti di Bologna

Non bisognava aspettare oggi per sapere che i cosiddetti regimi moderati del Mediterraneo avevano tra i loro compiti anche quello di reprimere la libertà di movimento dei migranti. Notizie drammatiche giungono però in queste ore dalla Libia, dove il governo di Gheddafi sta reprimendo in un bagno di sangue le legittime proteste di quello che fino a ieri chiamava il suo popolo. Non dimentichiamo che il governo Libico è stato ed è ancora un caposaldo delle politiche migratorie italiane e quindi europee. Per anni i governi italiani hanno stretto patti con il governo libico per poter esternalizzare il lavoro sporco di repressione dei migranti che cercano di raggiungere l'Europa. Il risultato sono stati migliaia di morti nel deserto libico, migliaia di detenuti nei centri di detenzione libici, senza alcun diritto, esposti alla mercé di un regime che oggi mostra a tutti il suo volto bombardando i manifestanti.
Di fronte a tutto questo non possono esistere titubanze, non esistono "se e ma". Bisogna scegliere ancora una volta da che parte stare: o in nome della difesa di una politica basata sui decreti flussi si continuerà a cercare l'appoggio di chiunque purché fermi i migranti, oppure si mette la parola fine alle politiche inaugurate con gli accordi di riammissione e le politiche dei respingimenti.
Il silenzio e le titubanze del governo italiano e di molte forze politiche, preoccupate soprattutto da ipotetiche "invasioni" o da nuovi sbarchi, mostrano le ipocrisie della politica italiana. A tutti loro vorremmo dire che la loro preoccupazione ha consegnato per anni i migranti nelle mani della repressione più dura, contravvenendo a tutte le leggi internazionali, senza alcun rispetto per i diritti umani. E' ora di dire basta, e di rispondere in massa: non sono solo le politiche portate avanti all'interno dei confini italiani che ci riguardano, ma anche ciò che il governo italiano fa e promuove fuori dall'Italia. Dietro la maschera della cooperazione l'Italia e l'Unione Europea sono responsabili delle politiche portate avanti da governi dittatoriali contro i migranti e tutti i loro cittadini, cui viene fornito appoggio militare, economico e tecnico. Con inqualificabile cinismo, in queste settimane, di fronte alla lotta per la libertà di centinaia di migliaia di uomini e di donne, l'unica preoccupazione è sembrata essere una fantomatica invasione di disperati. Non c'è nessuna invasione. Basta con i regni della paura in Italia e in LIbia. Quegli uomini e quelle donne seguono con coraggio la speranza della libertà e di una vita migliore. C'è chi teme i califfati alle porte dell'Italia e il fondamentalismo islamico, mentre tutto ciò che si vede è un sano integralismo della libertà.

Abbiamo già affermato lo stretto legame che esiste tra le lotte per la libertà in Africa e le lotte dei migranti in Europa. Il primo marzo sarà una giornata di sciopero e mobilitazione del lavoro migrante, contro il ricatto della Bossi-Fini, contro il razzismo istituzionale e per i diritti di tutte e tutti. Dopo la mobilitazione dello scorso anno, dalla rivolta dei braccianti a Rosarno alle sciopero e alle proteste della gru a Brescia e della torre a Milano, quest'anno i migranti torneranno a essere protagonisti in prima persona. Con loro ci saranno tanti lavoratori e lavoratrici italiani, studenti e studentesse. Una protesta che si sta allargando a diversi paesi europei: lo scorso anno la Francia, la Grecia e altri, quest'anno l'Austria, perché lo sciopero dei migranti parla della possibilità di difendere ed estendere i diritti di tutte e tutti.
Rivolgiamo a tutti un appello affinché questa giornata dalla parte dei migranti sia anche una mobilitazione generale contro la repressione in atto e quelle a venire e contro le politiche europee di complicità con regimi sanguinari. Oltre a portare in piazza le rivendicazioni contro la Bossi-Fini e il razzismo istituzionale in Italia, il primo marzo sarà anche un'occasione per esprimere il nostro appoggio a queste rivolte di uomini e donne liberi di scegliere il proprio destino.
Noi chiediamo:
- la fine di ogni appoggio finanziario, logistico e militare finalizzato alla repressione dei migranti, a partire dall'accordo con la Libia
- la fine della politica dell'esternalizzazione dei confini europei attraverso finanziamenti e accordi con governi confinanti per reprimere i migranti per conto dell'Unione Europea
- la chiusura dei CIE e di tutti i centri di detenzione finanziati dall'Italia in Libia e in altri paesi
- la chiusura di Frontex, unico corpo militare europeo esistente, che viene utilizzato per tentare di fermare i migranti, costringendo ogni volta a cercare altre vie più pericolose
- la fine dei tentativi di respingimento che non hanno avuto altro risultato che aumentare il numero dei morti nel Mediterraneo

Coordinamento Migranti Bologna e provincia

martedì 22 febbraio 2011

Direttiva 127152 del 16/02/2011 - cartellino identificativo



I dipendenti che svolgono attività in luogo pubblico ed aperto al pubblico, al fine di garantire trasparenza nelle attività amministrative, dovranno esibire durante l'orario di servizio il cartellino identificativo.

Medesima consizione per il personale che svolgerà le proprie funzioni al di fuori delle strutture comunali.

La circolare è stata inoltrata ai Sigg. Dirigenti, che dovranno attenersi alle disposizioni.

Compensi di produttività (ex incentivo regionale)



Sono stati comunicati gli importi relativi ai compensi di produttività (ex incentivo regionale).

per visualizzare tasto sn



Da "L'infedele" di Gad Lerner - puntata del 21/02/2011



L'Infedele 21 Febbraio 2011 - La7

Gad Lerner: questa mattina se non sbaglio è partito un aereo alla volta di Tunisi con a bordo una bara, la salma di una persona molto giovane che era in Italia da 12 anni, parlo di Noureddine Adnane, che aveva il permesso di soggiorno, che aveva la licenza di venditore ambuante, stiamo parlando di suo cugino che, proprio il giorno di festa in Egitto il giorno in cui si dimetteva Mubarak l'11 febbraio, ha vissuto invece un momento di esasperazione, che cosa ha fatto?
Kaled (cugino): lui non aveva intenzione di fare questo gesto che ha fatto, lui ha visto tutto quello che sta succedendo in Tunisia in Egitto e tutto....., però siccome questi vigili ogni giorno ci prendevano la merce, ci facevano anche dei verbali, in cinque giorni ci hanno fatto anche 5 verbali, e …...

Gad Lerner: nonostante che lui avesse la licenza non volevano che stesse più di un'ora in un posto, vero? Che cosa vendeva?

Kaled: vendeva le cose semplici, tutto made in Cina, non ha neanche una cosa contraffatta, aveva tutte le cose che tutti gli ambulanti vendevano, e quindi …...

Gad Lerner: la quinta volta lui si è cosparso di benzina …..

Kaled: si, era il pomeriggio verso le tre, era andato a mangiare poi è ritornato, appena arrivato lui stava posando la sua merce a terra per sistemare il suo banco, quindi il tempo che lui aveva posato la merce a terra che loro arrivano. Prima di tutto hanno preso la merce che era a terra perchè gli hanno detto che “non puoi mettere la merce a terra” e secondo gli hanno detto di spostarsi e lui gli ha detto che “neanche 5 minuti che sono stato qui, magari fatemi mettere almeno per quell'ora che c'è scritta nella licenza”.....

Gad Lerner: poi gli hanno detto “devi portarci il caffè”, vero?

Kaled: questo lo dicevano prima, siccome ogni volta che lo mandano ....... vengono lì ci fanno il verbale e dicono “domani sei qui, preparaci anche il caffè che domani siamo di nuovo qui”.

Gad Lerner: E insomma, lui si è cosparso di benzina, ma la scena è stata lunga, i vigili lo hanno visto mentre lo faceva !?

Kaled: Si! Si! Erano lì, cioè il tempo che si è portato il suo coso (banco) e la merce che gli era rimasta, perchè metà della merce l'hanno portata loro, l'ha messa nel magazzino e al ritorno.....

Gad Lerner: e quindi, l'hanno visto che si bagnava con la benzina e che poi si è dato fuoco?

Kaled: si! Si! già per strada raccontavano amici suoi che erano lì che “era tutto bagnato con l'accendino in mano” che nessuno ha potuto toccarlo, tutti avevavno paura, e quindi per strada si è bagnato e arrivato chi (incomprensibile, ?), ha messo il resto della benzina addosso e ha acceso fuoco. Innanzitutto nessuno neanche lo ha aiutato a cercare di spegnere il fuoco era lì da solo fino a quando non si è spento il fuoco da solo...

Gad Lerner: e poi ha avuto una lunga agonia di 10 giorni quasi in ospedale?

Kaled: si! Dal venerdì al sabato

Gad Lerner: so che lei che fa il cameriere a Palermo essendo suo cugino è andato ad assistere in ospedale.....

Kaled: il giorno prima ci sono andato, che è stato di venerdì, ci sono andato all'ospedale poi ho chiamato al mio ristorante dove lavoro e gli ho detto “guardi non posso venire perchè ho questo problema qui” e lui mi ha detto “va bene non fa niente” quindi non ci sono andato, l'indomani che era sabato non ci volevo neanche andare poi mi ha chiamato mi ha detto “sai oggi è sabato si lavora di più e devi venire!” e gli ho detto “va bene” e ci sono andato, quindi questo sabato che lui è già morto, quindi neanche posso andarci, in quel momento dovevo stare accanto a suo padre, a suo fratello, anzi a me ci dovrebbe stare qualcuno accanto, perchè non c'è la facevo più, quindi quello mi ha chiamato (il ristoratore) e mi ha detto “se non vieni il sabato, non ti voglio più vedere qua!”

Gad Lerner: ha perso il posto di lavoro?!

Kaled: si!

Gad Lerner: sò che qualche imbecille nella notte fra sabato e domenica ha bruciato una macchina dei vigili a Palermo ........ non c'entra con la comunità marocchina?
Lo chiedo al rappresentante della CGIL stranieri immigrati di Palermo, Zaher Darwish

Zaher: sicuramente non c'entra niente né con la comunità marocchina tanto meno con nessuno di coloro che hanno voluto mostrare solidarietà alla famiglia e alla comunità del Marocco, io se mi permette vorrei dire una cosa: io credo che questa concezione ipocrita della democrazia abbia una responsabilità enorme, anche nel caso di Noureddine, pensare che la democrazia và bene per alcuni luoghi e alcuni no, pensare che la democrazia e il diritto va bene per alcune persone e per altri no….... è complice, è criminale, è assassino.
Produce la morte, come l'ha prodotta per Noureddine!
Gad Lerner: Zaher dico di peggio, io a L'infedele qualche settimana fa dissi “queste torce umane, queste persone che per protesta si tolgono la vita sono un fenomeno che ci impressiona ma che è legato ad una tradizione culturale del Nord Africa ma in Italia non si verificano!” venne sul nostro blog subito l'obiezione di ricordarci di un precario italiano che sempre a Palermo si era dato fuoco e oggi vediamo questa pratica estendersi sul nostro territorio, fa paura che possa succedere così.

Lo voglio chiedere a Kamal che è ambulante a Palermo come lo era Noureddine prima di darsi fuoco e di morire: E' davvero così duro il vostro rapporto con i vigili, con la burocrazia italiana, anche quando siete in regola?

Kamal: no! Io voglio far capire a tutti una cosa, noi non abbiamo nessun problema con i vigili, abbiamo un problema soltanto con due che si sono scritti nel giornale ogni giorno …...

Gad Lerner: quello soprannominato “Bruce Lee”, ho letto....

Kamal: Bruce Lee viene chiamato da noi, lo sappiamo chi è questo Bruce Lee, che è un giocatore di Kickboxing in Thailandia e questo di qua si vede i film di Bruce Lee, per questo noi gli abbiamo dato questo nome, gli stranieri che fanno gli ambulanti a Palermo quando sentono che c'è Bruce Lee in servizio neanche riescono ad uscire da casa loro....

Gad Lerner: ho capito! Io devo dire che il Presidente del Senato Renato Schifani ha chiesto una rapida e severa indagine sulle responsabilità che hanno portato alla morte di Noureddine, però forse dobbiamo abituarci a riconoscere tutto quello che abbiamo già in comune tra sponda Nord e sponda Sud del Mediterraneo e sapere che una nostra politica sprovveduta anche sul piano culturale nei confronti di quello che stà succedendo nel Nord Africa e in Medio-Oriente può avere delle immediate ripercussioni in casa nostra. Siamo più che vicini di casa........... ormai coabitiamo.

Andrea Gibelli (Vice Presidente Lombardia – Lega Nord): la cosa importante è capire se bisogna stabilire delle regole o queste regole facciamo finta che non esistono, io vorrei capire meglio se è stato un caso di esasperazione nei confronti di un ambulante che era in regola e quindi questo và chiarito, oppure c'erano delle questioni che in questo momento non sappiamo, io non vorrei che rispetto a dei casi isolati gravissimi, si tenti di far passare un teorema di una persecuzione generale di massa che vada poi a criticare le regole sotto le quali dobbiamo stare tutti, ….........

Gad Lerner: giusto, vogliamo chiedere un ulteriore chiarimento a Zaher, nel caso di questo venditore ambulante che si è dato fuoco ed è morto c'è stata da parte sua violazione delle regole, della licenza commerciale o del permesso di soggiorno?

Zaher: io voglio dire alcuni dati, incontestabili, dal 29 gennaio al 10 febbraio questo ragazzo è stato controllato per 5 volte, in una città così caotica come Palermo avere il tempo delle pattuglie di vigili urbani a ricontrollare per 5 volte un unico ragazzo piuttosto che dare un minino d'ordine ad una città è a dir quanto curioso....

A. Gibelli: c'era secondo lei un atteggiamento persecutorio nei confronti di quella persona?

Zaher: si!

Gad Lerner: c'era un motivo di ostilità particolare tra Noureddine e questi vigili, avevano litigato per qualche motivo?

Kaled: No! Per questo no, loro c'è l'avevano proprio con lui....

Gad Lerner: rispondeva male? Era scorbutico?

Kaled: no assolutamente! Era educatissimo, scherzoso con tutte le persone anche con gli altri vigili, non sono stati solo loro, cioè da 12 anni che fa questo lavoro e non ha mai avuto problemi con altri vigili

Gad Lerner: ha famiglia?

Kaled: si è sposato da 3 anni ed ha una bambina di 2 anni

Zaher: un ultima cosa, sono stati portati dei dati in alcuni giornali dove si portava quant'era il numero di controlli che erano stati fatti: un terzo era a commercianti di origine italiana, un terzo era per cittadini immigrati l'altro terzo veniva dato a gente che scappava, io che vivo a Palermo da 25 anni non ho mai visto nessun cittadino italiano che scappava ai controlli, la paura l'hanno inculcata nell'immigrato a tal punto che deve scappare, per cui sommando i dati i controlli erano per 2 terzi ai cittadini immigrati l'altro nei confronti del cittadino italiano, quindi c'era una persecuzione nei confronti degli immigrati.



Palermo, lì 21/02/2011
Al Comandante la PM
All’Assessore alla Polizia Municipale
Al Corpo di Polizia Municipale
del Comune di Palermo
LORO S E D E

SOLIDARIETA’ A NOUREDDINE ADNANE ED ALLA SUA FAMIGLIA
MA ANCHE ALLA POLIZIA MUNICIPALE


Il vile atto incendiario nei confronti di un’auto della Polizia Municipale, cui va tutta la nostra
solidarietà, presumibilmente ad opera di chi, strumentalizzando quanto successo, ha voluto
soffiare sul fuoco, deve far riflettere.
La morte del giovane Noureddine - alla sua famiglia ed alla comunità marocchina va il nostro
cordoglio
- rischia di generare una spirale difficilmente controllabile e l’emulazione di altri gesti
sconsiderati.
Non vorremmo che si creasse, o alimentasse, un clima di odio, molto pericoloso, nei confronti
delle lavoratrici e dei lavoratori della Polizia Municipale.
Non accettiamo il tiro a bersaglio: se responsabilità ci sono, ognuno deve assumersi le proprie.
Avevamo già “fatto notare” – come FP CGIL - come i metodi messi in campo da qualcuno, e
ben individuato, operatore di PM non solo non erano condivisi dai colleghi ma rischiavano di creare
situazioni di pericolo per l’incolumità degli stessi Operatori di PM.
Tali soggetti vanno isolati, allontanandoli dal Corpo, al più presto perchè i loro comportamenti,
non consoni ad una forza di Polizia che per definizione è Amministrativa - e quindi, preventiva e
non repressiva - rischiano di esporre tutti i colleghi ad atti, sconsiderati, di ritorsione.
Ogni giorno migliaia di donne e uomini appartenenti ai corpi di Polizia Municipale di tutta Italia,
con pochi mezzi e molta professionalità, assolvono a quei compiti cosidetti di “polizia di prossimità”
e per ogni “Bruce Lee” – come definito dai giornali – esistono migliaia di “Vigili Urbani” che, con lo
stile che contraddistingue le Polizie Locali, non dimenticano mai di contemperare il rispetto della
legalità con il rispetto delle persone.
Non ci interessa la “ricostruzione del fatto”. Ne sapere se la pattuglia recatasi sul posto,
verosimilmente, lo ha fatto su segnalazione della centrale operativa a seguito di specifica richiesta
di un commerciante.
Quello che ci preme ricordare è come, nel tentativo, poi rivelatosi vano, di spegnere il fuoco
e salvare la vita al povero Nuoreddine, l’operatore della PM in servizio ha messo, senza pensarci
due volte, a repentaglio la sua vita, riuscendo a spegnere il fuoco e riportando ustioni alle mani.
Chiediamo al Comandante la PM ed all’Assessore un urgente incontro al fine di
riorganizzare il servizio, come da noi da anni richiesto e proposto.

Il Segretario Generale Il Segretario Provinciale
Filippo Romeo Giovanni Cammuca

Assemblea Corpo di P.M. 24/02/2011




DOCUMENTO SINDACALE DA ESPORRE IN BACHECA – L. 300/70

Palermo, lì 21/02/2011
Al Sig. Sindaco

Al Sig. Direttore Generale

Al Comandante la Polizia Municipale

A TUTTE LE LAVORATRICI ED I LAVORATORI
Della POLIZIA MUNICIPALE
Del Comune di Palermo

LORO S E D I

OGGETTO: CONVOCAZIONE ASSEMBLEA DEI LAVORATORI.-

La scrivente Organizzazione Sindacale,
convoca
Assemblea del personale del Corpo
di POLIZIA MUNICIPALE
per GIOVEDI’ 24 FEBBRAIO 2011
dalle ore 10:00
alle ore 12:00
presso il Comando di Polizia Municipale di Palermo

Per discutere:
Problematiche del Corpo;
Incremento orario personale part-time;
Situazione politico sindacale;
Sciopero 25 marzo 2011.

All’Assemblea parteciperà Giovanni Cammuca, Segretario Provinciale FP CGIL.
Conclude i Lavori Filippo Romeo, Segretario Generale FPCGIL Palermo.

Al Sig. Comandante la PM si chiede l’utilizzo del saloncino sito al piano terra e
dell’uso dell’impianto fonico.

Il Segretario Provinciale
Giovanni Cammuca