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venerdì 14 gennaio 2011

Siamo un gruppo di italiani sotto i 40 anni che vivono e lavorano all’estero



da www.beppegrillo.it
post il Ricatto di Marchionne

Marchionne è solo un dipendente degli Agnelli. E' pagato per farli guadagnare e per agire da parafulmine. Nient'altro. La sua crudezza di linguaggio (e di azione) che scade nella pura provocazione per i cassintegrati, i licenziati e per gli operai che accettano ogni condizione per non perdere il posto di lavoro, è inaccettabile. I suoi padroni gli mettano la museruola. Se la Fiat ha ogni diritto di spostare la sua produzione all'estero, gli italiani hanno un diritto ancora più grande di presentarle il conto.Per decenni i profitti degli Agnelli e dei grandi azionisti li hanno pagati i contribuenti italiani, dalla cassa integrazione quando la Fiat aveva i conti in rosso, ai contributi per le rottamazioni, agli incentivi per le fabbriche al Sud. Gli Agnelli, la cui voce non si è ancora sentita durante la trattativa, facciano pure armi e bagagli, ma prima paghino le decine di miliardi di cui sono debitori allo Stato italiano.

"Siamo un gruppo di italiani sotto i 40 anni che vivono e lavorano all’estero, ma che continuano ad avere contatti diretti con l'Italia a cui ci legano affetto e nostalgia, accompagnati dalla rabbia di vederlo in costante declino.
Nessuno di noi si è finora impegnato direttamente in politica, pur essendo simpatizzanti per la sinistra nel suo significato più ampio, ma ciò che sta succedendo non può lasciarci indifferenti. Per questo abbiamo deciso di manifestare le nostre preoccupazioni su alcuni temi importanti:
- il ricatto di Marchionne un contratto imposto e non negoziato
- la convocazione di un referendum somigliante ai plebisciti del Ventennio in cui l’unica scelta è tra disoccupazione e condizioni imposte dal padrone
- la deroga a diritti costituzionali riconosciuti attraverso la stipula di contratti privati
- la rinuncia al contratto collettivo nazionale nel silenzio di Confindustria e di gran parte dei sindacati (che a priori avrebbero dovuto rifiutarsi di firmare un contratto diverso da quello nazionale per gli operai di Mirafiori)
- l’esclusione del più grande sindacato metalmeccanico dalla rappresentazione sindacale.
Consideriamo tutto ciò molto grave.
Lo troviamo ancor meno accettabile in un periodo di crisi economica e rigettiamo il tentativo di far pagare ai lavoratori i costi del fallimento del neo-liberismo. Ci stupiamo di fronte al silenzio imbarazzante di gran parte dell’opposizione, soprattutto quella parlamentare, e pensiamo che sia il momento di schierarsi nettamente. La FIOM non difende solamente i lavoratori di Mirafiori, difende la Costituzione, la democrazia, la libertà di scelta. Difende, in sostanza, la possibilità di un futuro per il nostro Paese, che ci sembra sempre più lontano. Schierarsi oggi dalla parte dei diritti dei lavoratori vuol dire difendere un modello sociale basato non solo su solidarietà e uguaglianza - concetti che sarebbe ridicolo definire datati - ma anche su una più equa distribuzione del reddito, così da evitare crisi di sovrapproduzione e bolle speculative. Significa rigettare lo sfruttamento intensivo della forza lavoro, tipico dei paesi in via di sviluppo e non certo delle economie avanzate. Non sono riformisti coloro che vogliono riportare indietro le lancette della storia, ma reazionari. Non sono eroi quelli che, fomentando una guerra tra poveri, ci portano sulla strada del sottosviluppo. Non sono innovatori coloro che, invece di puntare sulla ricerca e l’investimento in capitale umano, cercano semplicemente di abbattere i costi col dumping sociale.
Siamo per altro convinti che gli attacchi alla Costituzione, ai diritti, al nostro contratto sociale e, in breve, al futuro del nostro Paese, si possano fermare. Questa speranza si lega a due elementi: lo sdegno per la realtà delle cose e il coraggio di cambiarle. Per questo non abbiamo dubbi: stiamo con la FIOM.
"

Laura Andrazi, Paris, Francia - Alessio Baldini, University of Leeds, UK - Giorgia Maria Battistello, Six Telekurs, London, UK - Tommaso Cavazza, Barcelona, Spagna - Francesca Congiu, University of Leeds, UK - Ilaria Giglioli, University of California at Berkeley, USA - Matteo Giglioli, Palo Alto, California, USA - Simone Giovetti, United Cities of France (Cooperazione Francese), Francia - Silvia Gurrieri, Paris, Francia - Giandomenico Iannetti, University College London, UK - Salvatore Marchese, Brno, Repubblica Ceca - Nicola Melloni, London Metropolitan University, UK - Vasco Molini, Maputo, Mozambico - Valentina Rigamonti, USAID, Afghanistan -Pietro Roversi, Oxford University, UK - Davide Sormani, Brno, Repubblica Ceca - Gigliola Sulis, University of Leeds, UK - Elia Valentini, University College London, UK - Alessandro Volpi, London, UK

Riforma Brunetta: estromesso Ministero dell'Economia Una rivoluzione zoppa, è ora di azzerarla. Comunicato Stampa di Rossana Dettori, Segretaria Gener




Dal 25 gennaio 2011 entrerà in vigore il Codice dell'amministrazione digitale, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lunedì scorso, che estromette il Ministero dell'Economia e le Agenzie Fiscali dal sistema meritocratico previsto dalla cosiddetta "Riforma Brunetta". Il sistema di premialità voluto dal Ministro della Funzione Pubblica, che in nome della trasparenza nella pubblica amministrazione esclude il 25% dei lavoratori, "fannulloni" per legge a prescindere dal loro rendimento, già adesso non coinvolge i lavoratori della Presidenza del Consiglio dei Ministri e quindi nemmeno quelli del Dipartimento di Palazzo Vidoni, di cui è titolare il Ministro Brunetta. Perché a questo punto non abolirlo per tutti?

A voler essere maliziosi si potrebbe sostenere che questo provvedimento ha un sapore clientelare, visto che non applica una riforma penalizzante per i lavoratori solo in base a logiche di potere. Non si comprende infatti la necessità di esclude dal sistema di valutazione esclusivamente alcuni settori della pubblica amministrazione. La "rivoluzione" di Brunetta si palesa oggi in tutta la sua debolezza. Forse è arrivato il momento di tirare le somme su una riforma sbagliata, dannosa per il lavoro pubblico e inefficace in termini di miglioramento dell'offerta di servizi, di abrogarla e aprire una discussione finalmente seria sull'efficientamento della nostra pubblica amministrazione. In caso contrario i cittadini e i lavoratori potrebbero essere indotti a pensare che l'Italia sarà anche un Paese in cui la legge è uguale per tutti, ma che comunque, drammaticamente, per alcuni è più uguale che per altri.

Roma, 13 Gennaio 2011

Referendum acqua pubblica



Sì della Consulta, adesso la parola ai cittadini


La Corte Costituzionale ha ammesso due quesiti referendari proposti dai movimenti per l'acqua. A primavera gli uomini e le donne di questo paese decideranno su un bene essenziale. La vittoria dei "sì" porterà ad invertire la rotta sulla gestione dei servizi idrici e più in generale su tutti i beni comuni.

Attendiamo le motivazione della Consulta sulla mancata ammissione del terzo quesito, ma è già chiaro che questa decisione nulla toglie alla battaglia per la ripubblicizzazione dell'acqua e che rimane intatta la forte valenza politica dei referendum.

Il Comitato Promotore oggi più che mai esige un immediato provvedimento di moratoria sulle scadenze del Decreto Ronchi e sull'abrogazione degli AATO, un necessario atto di democrazia perché a decidere sull'acqua siano davvero gli italiani.

Il Comitato Promotore attiverà tutti i contatti istituzionali necessari per chiedere che la data del voto referendario coincida con quella delle elezioni amministrative della prossima primavera.

Da oggi inizia l'ultima tappa, siamo sicuri che le migliori energie di questo paese non si tireranno indietro.



Roma, 12 gennaio 2011

mercoledì 12 gennaio 2011

Comunicato - 13/01/2011 Direttivo FPCGIL -



Domani pomeriggio 13/01/2011 alle ore 15.30, si terrà, presso il salone della Cgil Regionale di via E. Bernabei, il direttivo dell Funzione Pubblica.

Interverranno M. Palazzotto-Segr. Reg.le Fp Cgil Sicilia e R. Dettori - Segretario Gen.le FP CGIL.

Le compagne e i compagni del direttivo sono invitati a partecipare.

Intervento di S. Camusso alla II° assemblea delle CdL



Nel 2011 il tema della contrattazione sociale territoriale assume una centralità senza precedenti. Ciò, in ragione degli effetti dei tagli lineari operati dal Governo e nell'attesa di un 2012 ancora più difficoltoso, per le conseguenze della crisi, per il crescere della disoccupazione, soprattutto giovanile, per la sempre maggiore difficoltà, da parte degli enti locali in mancanza di risorse, di costruire un welfare inclusivo. Con questo monito il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, ha aperto la seconda Assemblea Nazionale delle Camere del Lavoro, una due giorni interamente dedicata al tema della contrattazione sociale territoriale.

Secondo la leader della CGIL, oggi, siamo di fronte ad una situazione “che abbiamo temuto a lungo e che, nel corso dei mesi, abbiamo visto verificarsi, cioè: il progressivo spostamento del costo della crisi sulle spalle dei lavoratori e dei cittadini più deboli”, a causa soprattutto, ha spiegato Camusso, di un Governo “che non ha voluto nè gestire nè contrastare la crisi stessa”. In una situazione non positiva e che potrebbe peggiorare, il Segretario Generale della CGIL ha voluto però sottolineare che “si può difendere questo paese e attrezzarlo rispetto alla crisi” e ricollegandosi hai temi di 'come si sta nel territorio', ha aggiunto, “bisogna smettere di alimentare le divisioni” e prendere in seria considerazione tutti gli elementi di un profondo malessere economico e sociale, come lo scoraggiamento di chi cerca lavoro. “Questo si può fare – ha detto Camusso – decidendo di spostare due equilibri”, fortemente garantiti dalla attuale maggioranza di Governo. Il primo, quello fiscale, introducendo la patrimoniale alla francese e smettendo di prelevare maggiormente dai redditi dei dipendenti e dei pensionati; il secondo, procedendo ad una riforma fiscale che abbassi la tassazione sul lavoro.

Camusso è poi intervenuta sulla complessa questione della democrazia sindacale, chiedendo: “si può immaginare un confronto tra le parti sociali senza affermare con chiarezza che il sistema delle relazioni è basato sul reciproco riconoscimento e sulla libertà dei lavoratori di decidere a che sindacato vogliono appartenere?”. A questo proposito, la dirigente sindacale ha affermato di sapere che in molti, anche all'interno di Confindustria, si sono espressi per il mantenimento delle regole dell'accordo del '93, “e vediamo – ha detto - gli imbarazzi nel sostenere la linea della FIAT”.

Rivolgendosi poi all’amministratore delegato, Sergio Marchionne, la dirigente sindacale ha accusato “insulta ogni giorno il Paese”, non rendendo noti i veri dettagli del piano 'Fabbrica Italia’. “Se FIAT può tenere nascosto il piano - ha spiegato Camusso - è anche perché c’è un Governo che non fa il suo lavoro, ma è ‘tifoso’ e promotore della riduzione dei diritti”.

A pochi giorni dall’inizio del referendum tra i lavoratori dello stabilimento torinese FIAT di Mirafiori, Camusso ha dichiarato che, “la vittoria dei sì, è un risultato che non ci auguriamo, ma che non possiamo escludere”, e che, il tema centrale su cui riflettere è “come il giorno dopo evitare le conseguenze di quell’accordo. Lo dobbiamo soprattutto a quei lavoratori che voteranno no”, come la Confederazione ha indicato.
Nel concludere, dal palco dell'Assemblea delle Camere del Lavoro, la leader della CGIL ha avvertito “non si può ripartire e costruire un'altra storia dal di fuori” poiché, ha sottolineato “le alleanze esterne sono importanti e vanno costruite, ma – ha detto Camusso - se non siamo dentro le fabbriche a costruire le tutele diventiamo dipendenti da altri”.

martedì 11 gennaio 2011

FIAT: Camusso, il tema è come garantire la libertà sindacale dei lavoratori




Il tema centrale dell'incontro avvenuto ieri (10 gennaio) tra la Segreteria della CGIL Nazionale e della FIOM CGIL, sull'accordo 'Mirafiori', è stato “come garantire la libertà dei lavoratori di avere un sindacato e di eleggere i propri rappresentanti”. Ad affermarlo è il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso che ha aggiunto: “la valutazione con la Segreteria della FIOM CGIL parte dalla considerazione che si continua a sostenere - da parte di FIAT - un piano industriale che non conosciamo sia per quanto riguarda gli investimenti che la certezza della permanenza in Italia”. Il Governo, secondo la leader della CGIL, in questa vicenda “ha rivestito il ruolo di tifoso e non di soggetto che si domanda che ruolo avere a sostegno dello sviluppo economico e industriale del Paese”.

L'accordo di Mirafiori “non toglie alcun dubbio sulle prospettive industriali. E' un accordo - ha proseguito Camusso - che continuiamo a giudicare negativo", a cui i lavoratori, in occasione del referedum indetto per il 13 e 14 gennaio, "dovrebbero votare no", poichè viola due principi, ovvero: la libertà dei lavoratori di scioperare e di organizzarsi sindacalmente. La discussione, ha concluso la dirigente sindacale, “continuerà dopo il referendum per trovare le iniziative più giuste”.

Sullo Sciopero Generale delle tute blu della CGIL, proclamato per il 28 gennaio, dopo l'accordo separato su Mirafiori, Camusso ha ribadito che tutta l'organizzazione sarà impegnata per “la sua massima riuscita”.

Fiat: in piazza con la Fiom. No ai Ricatti. Comunicato Stampa della Segreteria Nazionale FP CGIL



La Funzione Pubblica Cgil Nazionale parteciperà con una propria significativa delegazione alla manifestazione di Bologna del 27 gennaio per testimoniare la propria solidarietà ai lavoratori metalmeccanici. Un sostegno che tutte le strutture territoriali dell'Fp-Cgil rinnoveranno il giorno seguente, in occasione dello sciopero di 8 ore proclamato dalla Fiom Cgil.

La vertenza Fiat sta accelerando il processo di smantellamento del sistema di relazioni industriali, cancellando il contratto nazionale, e in questo contesto lo scontro tra Marchionne e la Fiom non può essere affrontato come una questione relegata al solo comparto metalmeccanico. La Cgil tutta rifiuta l'atteggiamento di chi come Marchionne vede la democrazia come impedimento e pretende di ottenere il consenso operando un vero e proprio ricatto. Il referendum si colloca in questo contesto.

Votare "no" non vuol dire rifiutare investimenti e occupazione, bensì riaffermare che non esiste democrazia senza differenze, che la democrazia non è una questione di principio ma la sostanza della vita nei luoghi di lavoro. Votare "no" non vuol dire arroccarsi su posizioni novecentesche, ma non accettare che la competizione si attui con metodi e logiche ottocentesche, ribadire che alcuni diritti sono indisponibili e non negoziabili.

Roma, 10 Gennaio 2010

lunedì 10 gennaio 2011

Pubblicate le delibere di Giunta 283 e 285



Con la delibera 285, l'A.C.si adegua, senza colpo ferire, poichè sono state indette soltanto due delegazioni trattanti sull'argomento a fine anno..., il Regolamento Uff. e Servizi al nuovo ciclo delle performance voluto dal min. Brunetta.
Risultato tre fasce, superpremio per i più meritevoli... e zero € per l'ultima fascia.

Con la delibera 283 viene modificato il Rouss in capo ai servizi e uffici che sono accorpati o soppressi, viene snellita la struttura burocratica e modificati le sanzioni per i dipendenti.

per leggere o scaricare le delibere seguire il percorso indicato o in alternativa copia incolla sulla barra di ricerca:
http://www.comune.palermo.it/comune/giunta/delibere_ordinanze.htm
cliccare anno 2010
http://scedelibere.comune.palermo.it/scedelibere/jsp/home.do?sportello=sce