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giovedì 16 dicembre 2010

Prima e dopo la fiducia è un Governo da bocciare







di Paolo Andruccioli


La finanziaria non si chiama più così. Ora si chiama Legge di Stabilità. Ma è una definizione che in questa situazione politica da operetta suona come una parolaccia per tutti quelli che riescono ancora a credere in qualcosa oltre il potere mefitico dei trenta denari. Così è finita la Seconda Repubblica, ma il governo del tycoon rimane incollato alle sue poltrone permettendo così ai suoi ministri di proseguire nella loro opera da guastatori.

I primi effetti del voto di fiducia, oltre al varo (istituzionalmente obbligato) della Legge di Stabilità, saranno infatti il varo della riforma Gelmini e la cancellazione dello Statuto dei lavoratori, progetto su cui il ministro Sacconi ha investito ormai tutta la sua carriera politica. La Legge di Stabilità e tutto il blocco delle politiche economiche e del lavoro del centrodestra (che equivale a parlare di meticoloso smantellamento dei diritti) non piacevano alla Cgil prima del voto di fiducia e non piacciono alla Cgil dopo il voto di fiducia. "Avremmo bisogno di politiche che affrontino la crisi e i problemi del lavoro, il rischio è quello delle code velenose", ha commentato ai microfoni di RadioArticolo1 il segretario generale della Cgil Susanna Camusso a pochi minuti dal voto sulla fiducia. "È vero che il governo ha la maggioranza, ma serve comunque un'agenda politica nuova, oppure si restituisca la parola agli elettori".

Le parole del segretario generale sono state pronunciate nelle stesse ore in cui Banca d'Italia diffondeva i dati del suo Bollettino di Finanza Pubblica: nei primi dieci mesi del 2010 le entrate tributarie si sono attestate a 294,307 miliardi di euro, riducendosi dell'1,8% (-5,2 miliardi) rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Lo stesso documento di Bankitalia registra anche un nuovo record per il debito pubblico, che nel mese di ottobre ha raggiunto i 1.867,398 miliardi di euro, contro gli 1.844 miliardi del mese di settembre. Rispetto all'ottobre 2009 quando il debito delle amministrazioni pubbliche era a 1.804,5 miliardi, il debito è aumentato di circa 63 miliardi. L'aumento è ancora più alto se si calcola l'incremento dall'inizio dell'anno: rispetto ai 1.763,6 miliardi di fine dicembre la crescita è stata di 104 miliardi, con un incremento del 5,9%.

Queste cifre aride solo all'apparenza significano un grandissimo segnale rosso di emergenza. I conti pubblici italiani, dietro la facciata di presentabilità del ministro Tremonti, vanno molto male. Sempre secondo Banca d'Italia, lo stock del debito pubblico italiano in rapporto al Pil si conferma il più alto in Europa: dopo il calo rilevato nel 2007, il debito ha ripreso a crescere dal 2008, aumentando di quasi 10 punti percentuali anche nel 2009, per raggiungere un valore assai vicino a quelli rilevati alla fine degli anni '90. E come se non bastasse, le previsioni Ocse per l'Italia ridimensionano la già modesta stima di crescita prevista dal governo per il 2010 (dall'1,2% al 1,0%) e contano un aumento del debito pubblico nel 2012 a circa il 120% del PIL a fronte delle ultime stime della Dfp, la Decisione di Finanza Pubblica. Anche l'Istat non ci regala nulla: il rapporto deficit/Pil nel 2009 è quasi raddoppiato rispetto all'anno precedente (dal 2,7% al 5,3%) e, a giugno 2010 in valore assoluto, 80.800 milioni di euro, 38.225 in più del 2008.

Oltre ad essere "malati" di debito, gli italiani sono sempre più diseguali. Il sistema fiscale italiano – come si legge in un documento della Cgil nazionale - è sempre più "sbilanciato", poiché conta su un gettito negli ultimi anni composto, da un lato, da una forte incidenza delle indirette (45% del totale, di cui l'Iva ne rappresenta il 60%, ossia il 27% del totale delle entrate), e dall'altro, dalla quota Irpef sul gettito delle imposte dirette che assume un peso particolarmente rilevante (70% delle imposte dirette e 38% del totale delle entrate), considerando, soprattutto, che tale quota per l'87% è formata da reddito da lavoro dipendente e da pensione. La distorsione è evidente a tutti. È l'Italia della disuguaglianze e delle ingiustizie. Dopo il governo da comitato di affari, ci vorrebbe un vero Clsn, Comitato di liberazione e di salute nazionale.

La manovra economico-finanziaria vale 25 miliardi di euro. Si tratta in sostanza della manovra che era stata anticipata dal D.L. 78/2010 di luglio (la cosiddetta manovra correttiva). Con Legge di stabilità si definisce meglio la previsione di spesa stabilita, pari a circa 5,7 miliardi di euro per il 2011, da attribuire sostanzialmente a rimodulazione di risorse finanziarie già inserite in bilancio. In generale, nella Legge di stabilità – come d'altronde nella previsione triennale prevista dalla manovra correttiva di luglio 2010 – sono confermati quasi tutti i tagli agli Enti Locali e, soprattutto, risultano quasi del tutto assenti misure per lo sviluppo. Tagli lineari e niente investimento sul futuro. E quello che ora più preoccupa è che questi tagli lineari saranno solo l'inizio di una nuova pesante manovra distruttiva del governo dei "guastatori". Bisogna fermarli.

mercoledì 15 dicembre 2010

314 a 311 Italia si Italia no... se famo du spaghi!



DAL BLOG DI BEPPE GRILLO



1867,398 miliardi di euro è il nuovo record del debito pubblico. In ottobre ci siamo divorati 23 miliardi, a settembre il debito era di 1844 miliardi. Nello stesso giorno del record che ci trascina verso l'abisso economico, il 14 dicembre 2010, alla Camera dei deputati Berlusconi ha vinto per 314 a 311.


Si è svolto nella sala di velluti rossi un confronto osceno di compari che sentono l'odore della rivoluzione nelle strade e cercano di salvarsi con un doppio carpiato come Fini, rinnegando 15 anni di inciuci come Bersani e Casini. Nell'aula ridotta a un palcoscenico di mestieranti con battute da avanspettacolo e applausi improvvisi che scacciavano la paura del futuro (come quelli alla bara portata a braccia quando esce dalla chiesa) ci sarebbe voluta la follia di un Lombroso per interpretare volti, smorfie, ghigni, gesti. Per illustrare una nuova antropologia: quella della merda. In un Parlamento di venduti non è possibile parlare di voti comprati, come non è possibile trovare vergini in un lupanare. La recita dei deputati ha avuto ancora una volta la sua rappresentazione. Attori con stipendi stellari, macchine blu, finanziamenti (furti) elettorali da un miliardo di euro bocciati da un referendum, giornalisti al loro servizio pagati con una mancia di 329 milioni mentre il Paese va a picco. Guardateli, non vi fanno schifo?


La Camera dall'alto sembrava questa mattina un ritrovo di vecchi compari, Berlusconi che accarezza il collo di Casini, il Bocchino tradito, il Fini paralizzato da una votazione che lo manda in pensione dopo 40 anni di carriera politica in cui non ha visto nulla, sentito nulla, detto nulla prima di uscire dal sarcofago, la "vajassa" di Fassino. Le labbra della Mussolini e quelle della Carfagna, gli occhiali da sole di Frattini. Le donne incinte, tra cui l'avvocatessa del prescritto per mafia Andreotti in carrozzella.

La corte dei miracoli aveva più dignità, un circo ha più serietà, un bordello più dignità.


Nel 2011 la crisi economica spazzerà via questa umanità ridente che si è appropriata dello Stato e dei media. Straccioni sociali che hanno avuto nella politica l'unica via per il successo, per sentirsi importanti, indispensabili, "onorevoli". Io non salvo nessuno e auguro a tutti di ritirarsi per tempo, prima che lo faccia la Storia che è, come si sa, imprevedibile e feroce.

Maggioranza = compravendita di voti...



Il Governo ottiene la fiducia al Senato e alla Camera. Nella prima parte della mattinata di oggi (14 dicembre) il voto è stato espresso al Senato, dove l'esecutivo ha ottenuto la fiducia con 162 voti a favore a fronte dei 135 contrari, mentre 11 sono stati gli astenuti. Alla Camera invece sono stati solo 3 i voti, con i quali è stato possibile alla maggioranza bocciare le mozioni di sfiducia nei confronti del governo, infatti, sono stati espressi 314 voti contrari e 311 favorevoli, solo due gli astenuti.

Ma in realtà, ha commentato il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso “l'esecutivo Berlusconi non ha più una maggioranza politica” e dunque, “se non ci sono le condizioni per avere un governo del Paese è meglio andare alle urne”.

Il leader della CGIL ha fatto notare come la crisi continua a mordere, saggezza e attenzione per il Paese richiederebbero, ha detto Camusso “di determinare un'agenda che se ne occupi, guardando all'occupazione e al lavoro”. La dirigente sindacale esprime preoccupazione in merito ai risultati di oggi “temo invece – ha proseguito - che avremo una situazione di instabilità e code velenose che non saranno utili al Paese e che sono sempre un grande rischio”.

Rispetto ai 314 voti che il Governo ha ottenuto alla Camera, Camusso conclude facendo notare che “se i deputati sono 630, non c'è una maggioranza alla Camera”, come era evidente anche, ha affermato la numero uno di corso d'Italia, “dall'indecoroso spettacolo della compravendita dei voti per la necessità del premier di avere la fiducia”.

lunedì 13 dicembre 2010

Documento C.D. FPCgil



Il Comitato Direttivo della Fp- Cgil Nazionale riunito a Roma il 9 e 10 dicembre 2010, valuta con profonda preoccupazione il dibattito politico in atto nel Paese, che vede il Governo Berlusconi continuare nella reazionaria ed antidemocratica azione contro il lavoro, le lavoratrici e i lavoratori, pubblici e privati, entrambi attori fondamentali per la coesione sociali, lo sviluppo del Paese e l'unità nazionale.

Il Paese ha bisogno di trovare rapidamente un Governo autorevole per affrontare la drammatica e violenta crisi nazionale ed internazionale. Un governo capace di iniziative a livello europeo che sostengano la necessità di un serio ripensamento della ristretta visione monetaria del nuovo Patto di Stabilità e Crescita per scelte utili a scoraggiare la speculazione finanziaria che diano, al contempo, un segnale di equità e rilancino la dimensione sociale e politica . Un governo che a livello nazionale sia in grado di aiutare la crescita del paese con investimenti nei settori produttivi e nei servizi pubblici quale intervento prioritario per contrastare la disoccupazione crescente, l'aggravarsi delle disuguaglianze e della povertà e quale strumento indispensabile per mantenere sotto controllo il debito pubblico evitando che il costo ricada esclusivamente sui giovani, le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati, le fasce più deboli della società.

Occorrono azioni finalizzate ad investimenti fondamentali per il futuro del Paese, a partire dalla scuola, dalla ricerca, dall'Università, come richiede con forza il movimento studentesco che va da noi sostenuto con più forza, nei modi e nelle forme che il livello territoriale valuterà, condividendo la lotta unitaria degli studenti contro la controriforma Gelmini. E' una grande battaglia di civiltà perché le nuove generazioni tornino ad essere protagoniste della definizione del futuro, ma allo stesso tempo emblematica della necessità di una vera e compiuta riforma della pubblica amministrazione, che coniughi qualità dei servizi ai cittadini, il completo, democratico coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori unita ad una capacità della spesa pubblica utile a produrre lo sviluppo con progresso del Paese.

In questo scenario, non va dimenticato, che il blocco della contrattazione (nazionale e decentrata) nel lavoro pubblico, che sta già producendo preoccupanti conseguenze anche nei nostri settori privati, i licenziamenti di massa e senza precedenti delle lavoratrici e lavoratori precari, così come quelli già in atto nella sanità privata, rendono immediatamente necessaria una politica attiva del lavoro, che riaffermi il diritto al contratto, ad un lavoro dignitoso, la fuoriuscita dalla precarietà, nonché una redistribuzione del reddito a favore del mondo del lavoro, anche attraverso un fisco equo e solidale, la lotta all'evasione fiscale e per la legalità, la tassazione dei più abbienti (istituendo la Patrimoniale).

Servono politiche, serie e non demagogiche, per l'ambiente, la cultura e le infrastrutture sia materiali che immateriali, con particolare attenzione al mezzogiorno del Paese, per fare in modo che siano colte tutte le opportunità di cui il mezzogiorno dispone potenzialmente, per determinare lo sviluppo complessivo dell'Italia.

La FP - CGIL ritiene indispensabile ed inderogabile, al fine di evitare un ulteriore declino economico, sociale e morale del Paese, riaffermare il diritto per tutte le lavoratrici e i lavoratori ad avere il CCNL, strumento irrinunciabile per riconoscere i diritti del mondo del lavoro, ma, nei servizi pubblici, anche per garantire l'esercizio dei diritti costituzionali (salute, previdenza, istruzione, etc.); per questo bisogna scardinare il blocco dei contratti e il processo autoritario attuato dal Governo, dal padronato piu' reazionario rappresentato da Federmeccanica e FIAT, attraverso ulteriori lotte e mobilitazioni, consapevoli che senza certezza del CCNL viene a mancare il presupposto fondamentale per dare dignità, diritti e ruolo al dipendente pubblico, oltre ad impedire una vera riorganizzazione produttiva ed efficiente della macchina pubblica.
Anche in presenza del D.lgs 150, sul quale confermiamo il nostro giudizio negativo, supportato da pronunciamenti giudiziari e da una giurisprudenza sempre più favorevole alle nostre ragioni, quindi da superare, i nostri contratti restano l'unica fonte di gestione del rapporto di lavoro, delle relazioni sindacali e dei trattamenti economici, collettivi ed individuali. Questi principi dovranno essere riaffermati e valorizzati nel confronto con le controparti a livello nazionale e locale.

Il direttivo da mandato alla Segreteria Nazionale di definire un percorso di mobilitazione dal livello locale fino a quello nazionale, per riappropriarsi della contrattazione nazionale ed esercitare il diritto al rinnovo delle RSU, dando continuità alle iniziative che la categoria ha avviato con la giornata del 6 novembre e unitariamente il 3 dicembre per le cooperative sociali e alle grandi manifestazioni del 16 ottobre e del 27 novembre di FIOM e CGIL.

In tale direzione il documento sulla contrattazione discusso e assunto nel direttivo odierno, è il primo elemento di una riflessione che impegna tutte le strutture ad una discussione negli organismi dirigenti a livello territoriale, tenendo assieme i contenuti e le iniziative di lotta, per arrivare alla sua approvazione nel CD nelle prime settimane del 2011.

In particolare, bisogna potenziare il movimento di lotta in atto per difendere il posto di lavoro dei precari del pubblico impiego, con qualsiasi tipologia contrattuale, per salvaguardare contestualmente i servizi e i diritti dei cittadini, altrimenti non garantiti, per non disperdere il patrimonio di professionalità rappresentato da queste lavoratrici e lavori.

La Fp- Cgil ha promosso una serie di proposte emendative inviate a tutti i gruppi parlamentari, utili ad assumere un provvedimento legislativo che proroghi i contratti in scadenza, per avviare subito dopo un reale processo di stabilizzazione, che superi il vincolo del 50% e preveda le risorse necessarie, da rendersi disponibili con il recupero degli sprechi della corruzione e dell'illegalità, ma anche con modalità innovative (patrimoniale, tassa di scopo, taglio delle consulenze almeno del 50%, riduzione dei costi della politica).

Mobilitazioni ed iniziative sono previste a partire dal 13 dicembre con le lavoratrici ed i lavoratori del Ministero dell'Interno, dei Vigili del Fuoco e del comparto Sicurezza, e proseguiranno ad oltranza, prevedendo, tra l'altro, anche la possibilità di una denuncia nei confronti del Governo e della P.A per interruzione di pubblico servizio.

Analogamente a quanto abbiamo sostenuto in merito alla riforma Brunetta nel pubblico impiego, è necessario che nel confronto unitario aperto da Cgil Cisl Uil con Confindustria e le altre associazioni datoriali si affermi che la produttività del lavoro non può essere valutata individualmente e in maniera discrezionale e unilaterale da parte dei datori di lavoro pubblici e privati, ma che debba essere contrattata e negoziata e valutata collettivamente sia per la produzione di beni, sia per quella di servizi.

La spesa pubblica improduttiva non è quella riferita alla voce retribuzioni del personale, in quanto efficienza ed efficacia della P.A. non si raggiungono "comprimendo" e "punendo" sia economicamente, sia attraverso norme e leggi i lavoratori.

Su questi argomenti la categoria è in grado di dare un contributo costruttivo, competente e di merito, alle posizioni della CGIL e considera necessario il proprio coinvolgimento nel processo di definizione degli argomenti oggetto del confronto, della valutazione e della decisione finale sugli esiti dello stesso, da sottoporre democraticamente al giudizio e all'approvazione delle lavoratrici e dei lavoratori.

La FP - CGIL è contraria alla decisione del Governo e dell'Aran di non fare esercitare, come previsto dalla legge, il diritto di voto alla data del 30 novembre 2010, perciò metterà in campo ogni iniziativa sindacale per fare in modo che, nel tempo più breve possibile, possa essere sanato questo vulnus alla democrazia nei luoghi di lavoro, esplorando ogni possibilità di confronto con Cisl e Uil di categoria.