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giovedì 18 novembre 2010

La buona novella - lascia o raddoppia?

da la repubblica.it - edizione di Palermo
Sotto pressione per l'aria di smobilitazione che ha colpito il Comune, il sindaco Diego Cammarata ha incontrato i coordinatori cittadini del Pdl cioè Alberto Campagna e Giampiero Cannella. "Si è discusso - affermai i due - della situazione politica nazionale e di quella regionale, in relazione alle evidenti refluenze che queste determinano sulla situazione politica a Palazzo delle Aquile".
In altre parole, si fa sempre più concreta l'ipotesi che Cammarata lasci il soglio municipale con un anno di anticipo. "Siamo tutti concordi sul fatto - dicono Campagna e Cannella - che si tratta di una realtà in fortissima evoluzione e per la quale prefigurare possibili scenari è solo un esercizio inutile".Detto questo, i due affermano di avere fatto il punto con Cammarata sui prossimi appuntamenti amministrativi e consiliari. "Dal recupero delle iniziative culturali che hanno caratterizzato l'attività dell'amministrazione, come il Kals'art del quale a giorni sarà presentato il progetto finanziato dal ministero dei Beni culturali, alle opere di riqualificazione previste tra gli investimenti che sono stati finanziati con i 150 milioni della delibera Cipe. Dal riassetto del sistema delle partecipate alle iniziative politiche intraprese per una soluzione strutturale della Gesip sulla quale il sindaco è già fortemente impegnato". Ma tutto quanto promesso rischia di naufragare miseramente davanti alla paventata uscita di scena del primo cittadino.Se davvero si arriverà a elezioni anticipate, tutti i berlusconiani (dagli accoliti di Schifani e Alfano a quelli di Micciché) dovrebbero ricompattarsi. I nomi dei possibili aspiranti sindaci di centrodestra sono quelli di Carlo Vizzini (che è già sceso in campo), Simona Vicari (già sindaco di Cefalù, molto sponsorizzata da Schifani) e del rettore di Palermo Roberto Lagalla.
Giochi ancora più aperti nel centrosinistra. Posto che Leoluca Orlando (portavoce nazionale di Italia dei valori) ha detto di volersi ricandidare (e per lui sarebbe la quarta volta), si è fatto avanti il deputato regionale e consigliere comunale del Pd Davide Faraone che invoca le primarie. Ma non tutto il suo partito è d'accordo perché alcuni dirigenti democratici che lavorano da tempo a un patto con l'Mpa e l'Udc decuffarizzata temono di infastidire i loro potenziali alleati che potrebbero non gradire il ricorso ai gazebo per selezionare il candidato.

23/11/2010 - Assemblea di tutti i lavoratori del Polo Tecnico



FUNZIONE
PUBBLICA
FEDERAZIONE PROVINCIALE
LAVORATORI FUNZIONE PUBBLICA
90133 Palermo - Via G. Meli, 5 - Tel. 0916111212 - 6110645 - Fax 611.14.07
www.fpcgilpalermo.it - cgilfppa@tin.it
PALERMO
Palermo, 17.11.2010
Prot. N° 2/1098
Al Sig. Sindaco
Al Direttore Generale
Al Capo Area Infrastrutture Resp. Polo
Tecnico
AL Dirigente Coord. Sett. Urbanistica
OGGETTO: Convocazione Assemblea Sindacale
È convocata l‘assemblea sindacale di tutti i lavoratori del Polo Tecnico per il
giorno 23.11.2010 dalle ore 12,00 alle ore 14,00 per discutere il seguente ordine del
giorno:
1. Situazione Locali Polo Tecnico
2. Progressioni Economiche Orizzontali
3. Contratto Collettivo Decentrato Integrativo
4. varie ed eventuali.
Al Dirigente Responsabile della Struttura si chiede di predisporre un locale
idoneo per il regolare svolgimento dell’assemblea e di dare ampia comunicazione
della presente ai lavoratori interessati.
Il Segretario Aziendale
Paola Caselli
CGIL

mercoledì 17 novembre 2010

Delegazione trattante - impegno Rsu - Invito


Palermo, il 17/11/2010

Al Capigruppo e ai Componenti
RSU del Comune di Palermo
per il tramite delle OO.SS.
LL.SS.


Oggetto: delegazione trattante - invito
Si constatata da parte dei componenti Rsu, il disamore che ormai pervade, nei confronti di ciò che resta della Rappresentanza Sindacale Unitaria del Comune di Palermo.
Rsu nata sotto i migliori auspici e naufragata per manchevolezze dei componenti, ognuno ha la propria parte di responsabilità, qualcuno più di altri, in un pantano da cui non è stata in grado di uscire.

Preme ricordare ai componenti tutti che, è già in corso d’opera la convocazione della delegazione trattante per l’anno 2010 (prima seduta il 11/10/2010 -si allega nota di convocazione ) e che tra gli argomenti da trattare, oltre che la sottoscrizione del CCDI 2010, vi è soprattutto il recepimento delle norme previste dal D.Lgs 150 – meglio noto come riforma Brunetta.
Recepimento dei principi ispirativi, che divengono - sic et simpliciter - imperativi, se gli Enti non provvedono ad adeguare i propri regolamenti entro il 31/12/2010, portando con se tutto ciò che di più nefasto per il lavoro pubblico ha ideato l’illustre ospite del Dicastero della Funzione Pubblica.
A ciò si aggiunga l’ulteriore danno a carico dei lavoratori della Pubblica Amministrazione, perpetuato dalla Legge Finanziaria, con l’ulteriore blocco dei contratti per i prossimi tre anni.


Non è difficile intuire il panorama che si prospetterà per gli anni a venire, se non si pongono correttivi prima dell’entrata in vigore delle norme su esposte. Per farla breve dobbiamo difendere il salario accessorio!

Preme altresì segnalare, per chi ha smarrito la memoria che, la Rsu è, componente essenziale della delegazione trattante, ergo ne deriva che i Capigruppo e i componenti hanno l’obbligo di partecipare e di essere convocati.

Si invitano, a titolo personale, senza pretesa alcuna o prevaricazione di sorta nei confronti di chiunque - posto quanto sopra enunciato - tutti i Capigruppo e i Componenti della Rsu ancora vigente, a partecipare con proficuo impegno alle sedute di delegazione trattante e non demandare ad “altri”, le proprie prerogative.

Cordiali saluti

Il Capogruppo Rsu FPCGIL
Marco Leo

martedì 16 novembre 2010


Operazione trasparenza. Sembra il titolo di un film di J. Bond, ma è l'applicazione al dispositivo del Ministro Brunetta.
Qualcosa è interessante, il resto fumo negli occhi.

rassegna stampa - Camusso: "Governo a casa e tassare le rendite finanziarie"



da la Repubblica.it

Susanna Camusso non si trucca, mai. E non trucca le parole quando dice che se non c´è un governo capace di rispondere alle urgenze dei lavoratori, è meglio andare al voto. Che la competitività della Fiat non dipende certo dalle pause degli operai. E che se c´è una cosa che il centrodestra è riuscito a fare, in questo Paese, è dividerlo. Il neosegretario generale della Cgil interviene in diretta a Repubblica Tv. Rifiuta la cipria ma accetta di parlare di tutto, anche della figlia di 22 anni che studia Storia alla Normale di Pisa e che rischia - anche lei - un futuro da precaria.La crisi politica è conclamata, quale pensa debba essere la soluzione per uscirne?«Temo una stagione di colpi di coda e di veleni. È un momento rischioso, che richiede molta vigilanza per come chi governa potrebbe decidere di rimanere al suo posto. Serve un´agenda politica che si occupi di crescita, occupazione, di ridare un po´ di fisco a lavoratori e pensionati. Ma se si fa un governo come quello che abbiamo avuto è meglio che se ne vadano e che si voti»La priorità ora è portare a casa la legge Finanziaria, lì dentro c´è qualcosa per i lavoratori?«Le uniche due cose utili alla crescita, gli eco-bonus e il finanziamento della ricerca, sono state cancellate. Dicono che non ci sono fondi, ma si potrebbe cominciare a tassare le rendite finanziarie stabilendo una soglia a partire dalla quale si mette la patrimoniale. Siamo un Paese che ha 125 miliardi di euro di sommerso e 60 miliardi di corruzione. Bisogna cominciare da lì. Ripristinare il reato di falso in bilancio, e fare delle leggi per l´emersione del lavoro nero. Questo governo è riuscito solo a dividere: Nord da Sud, uomini da donne, italiani da migranti, anziani da giovani».In questi mesi è nata una sorta di dottrina Marchionne. Come giudica la linea dell´ad di Fiat?«Il primo problema in questa storia è che il governo non ha l´autorevolezza per chiamare delle imprese a delle responsabilità. Quanto a Marchionne, dovrebbe spiegarci qual è il suo piano industriale. Non si può pensare che la competitività di una grande impresa si risolva facendo lavorare di più gli operai. E che non ci sia invece un problema di modelli, e di modalità di produzione. Se i lavoratori rinunciano alle pause la Fiat guadagna dieci punti di mercato?».Il caso Fiat ha drammatizzato lo scontro tra i sindacati. La Cgil è fatta di signor no?«Abbiamo firmato cinquantacinque contratti nazionali di lavoro. Non ne abbiamo firmati tre. In realtà c´è un punto su cui la Cgil ha detto no e deve continuare a farlo: il fatto che i contratti diventino delle cose da cui derogare. C´è però un onere di proposta sul quale vedo difficoltà da parte della Fiom. Dai tavoli si va via se ci sono delle ragioni di merito, non per principio. Il rischio a quel punto è che altri decidano per noi».Una donna alla guida della Cgil, un´altra a Confindustria. Cosa significa?«È un elemento di innovazione per un Paese che deve fare i conti con il fatto che le donne non sono né merce né oggetto».

Rassegna stampa - La Costituzione privatizzata - di G. ZAGREBELSKY


da la Repubblica.it

Dopo un esplicito voto di sfiducia di una Camera (irrilevante è che l´altra abbia, prima o dopo, votato la fiducia), il Governo deve dunque «rassegnare» le dimissioni nella mani del Presidente della Repubblica: dimissioni che quest´ultimo non può respingere. Un Governo che restasse in carica contro la volontà del Parlamento (anche solo di una sola Camera), sostenuto dalla volontà del Presidente (quello che nella storia costituzionale si chiama «governo di lotta» antiparlamentare) sarebbe un sovvertimento della Costituzione e della democrazia. Nel solo caso di crisi di governo "extraparlamentare", cioè in assenza di un voto, il Presidente può (o forse deve) rinviare il Governo alle Camere perché si pronuncino sulla fiducia con un voto. Ma se vi è un voto è negativo, le dimissioni non possono essere respinte.Una volta date le dimissioni, entra in gioco il Presidente della Repubblica, il cui compito non è quello di favorire o di ostacolare i disegni di questo o di quel raggruppamento politico, ma di garantire l´integrità e la funzionalità del sistema. Qui si aprono diverse possibilità. Non c´è una strada obbligata. La scelta non è dettata dall´arbitrio o dal capriccio, ma dipende dal fine costituzionale che è - si ripete - l´integrità e la funzionalità del sistema. La prima possibilità è la formazione di un nuovo governo che disponga del sostegno della maggioranza in entrambe le Camere. «Prima possibilità» sia in senso temporale, sia in senso logico. Se esiste questa possibilità, da verificare per prima, non deve potersi passare alla seconda, lo scioglimento delle Camere. Sarebbe una prevaricazione politica anticostituzionale sciogliere Camere che siano in condizione d´esprimere maggioranze a sostegno di un governo. La legislatura ha una durata prefissata costituzionalmente, che non può essere accorciata se non quando siano le Camere stesse a darne motivo. Solo dopo avere constatato l´impossibilità per le Camere di portare a termine la legislatura tramite la formazione d´un nuovo governo, dopo quello dimissionario – constatazione che spetta al Presidente della Repubblica sulla base delle indicazioni dei gruppi politici presenti in Parlamento - si apre lo scenario dello scioglimento anticipato e delle nuove elezioni. Solo a questo punto, ove vi si arrivi e non prima, si può porre la questione dello scioglimento di entrambe le Camere o di una sola. Potrà piacere o non piacere, ma è la logica del governo parlamentare che è previsto dalla Costituzione.Lo scioglimento «anche di una sola Camera», invece che di entrambe, è espressamente previsto dall´art. 88 della Costituzione. Anche qui, dunque, si aprono possibilità, ma anche qui la scelta tra l´una e l´altra non dipende dall´arbitrio o dal desiderio di favorire o danneggiare questa o quella forza politica: deve dipendere, ancora una volta, dall´obbiettivo di garantire imparzialmente l´integrità del sistema. Ora, lo scioglimento della sola Camera che abbia espresso la sfiducia al Governo sarebbe un atto palesemente partigiano, che discrimina tra le due Camere, cioè tra le eventuali diverse maggioranze che esistano nell´una o nell´altra. Sarebbe una sorta di abnorme sanzione costituzionale contro la Camera indocile al Governo e, all´opposto, di avallo politico della Camera docile. Ma la docilità parlamentare non è un valore costituzionale. In effetti, quando tra le due Camere si manifesti un così radicale conflitto politico, non si saprebbe quale delle due sciogliere. Il fatto che vi sia un Governo sostenuto dalla fiducia di una non è un motivo per sciogliere l´altra, se questa è in condizione di sostenerne uno diverso. Una scelta del Presidente tra questa o quella sarebbe palesemente una discriminazione, in un sistema in cui il "bicameralismo" è "paritario".Inoltre, lo scioglimento di una sola Camera, nelle condizioni date, rischia di contraddire la finalità dello scioglimento, finalità che - si ripete ancora una volta - è l´integrità e la funzionalità del sistema. Che succederebbe se la Camera nella nuova composizione fosse disomogenea rispetto all´altra? Bisognerebbe ricorrere ancora alla scioglimento, ma di quale delle due? O forse di tutte due? Ci si potrebbe permettere di entrare in questo percorso da incubo? Ma, anche l´ipotesi fortunata che le elezioni ristabilissero l´omogeneità non sarebbe senza insolubili problemi. La nuova Camera dovrebbe durare cinque anni, ricreandosi quella sfasatura nel tempo rispetto all´altra, che la riforma costituzionale del 1963 ha inteso eliminare per prevenire i rischi d´instabilità politica – cioè di disintegrazione e d´inefficienza - insiti nell´elezione distanziata nel tempo. Oppure, si dovrebbe pensare che la Camera sciolta una prima volta anticipatamente nasca col destino segnato d´essere sciolta una seconda volta prima della scadenza naturale, in concomitanza con la scadenza dell´altra. Un´evidente aberrazione, contraria alla pari posizione costituzionale delle due Camere.Eppure, si dirà, la possibilità dello scioglimento d´una Camera e non dell´altra è ben prevista dalla Costituzione. Si, ma è stata pensata quando era stabilita una durata diversa delle due Camere e se ne è sempre e solo fatto uso (nel 1953, nel 1958 e nel 1963; mai dopo l´equiparazione delle durate) per rendere contemporaneo il rinnovo dei due rami del Parlamento, non per il contrario. Cioè, se ne è fatto sempre uso per equipararne, non per differenziarne le durate. Nel contesto originario, lo scioglimento "anche di una sola Camera" serviva dunque alla coerenza del sistema; oggi, servirebbe all´incoerenza. Si diceva all´inizio dei fantasisti della costituzione. Sono coloro che fondano le loro richieste su una costituzione che, per ora, non c´è: una costituzione nella quale un capo eletto direttamente dal popolo sia autorizzato a passare sopra le prerogative degli altri organi costituzionali per assicurarsi a ogni costo la perduranza del potere. La costituzione che hanno in mente è anch´essa ad personam. La bizzarria della richiesta di scioglimento d´una sola Camera, oltretutto senza passare attraverso vere dimissioni e senza l´esplorazione delle possibilità di formare un diverso governo, si spiega con la speciale e triste condizione costituzionale materiale del nostro Paese. Siamo un Paese dove al governo c´è gente che altrove sarebbe politicamente nulla; dove il Governo è tenuto insieme da un uomo solo e dove questa persona è uno che, per ragioni di natura giudiziaria, per non perdere la protezione di cui gode non può permettersi di allontanarsene nemmeno per un pò, facendosi da parte quando le condizioni politiche generali lo richiederebbero. Come l´ostrica allo scoglio. Gran parte delle perturbazioni istituzionali di questi tempi dipende da questa semplice, abnorme e disonorevole per tutti, condizione in cui viviamo.