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giovedì 22 luglio 2010

Miracolo al Polo tecnico


MIRACOLO” AL POLO TECNICO!

Abbiamo assistito oggi pomeriggio (21/07/10) ad uno dei “miracoli” che l’amministrazione riesce a fare quando è messa alle strette da dipendenti uniti e determinati e da un sindacato, la CGIL, che non scende mai a compromessi e appoggia sempre i lavoratori.

Questa la storia.

Al polo tecnico, struttura che certamente non brilla per la qualità dei suoi impianti (un intero inverno senza riscaldamento, ancora oggi non ci sono i telefoni, gli ascensori funzionano uno sì e due no, il cablaggio è a piani alterni), da alcuni giorni, a causa di un guasto certamente improvviso ma altrettanto certamente prevedibile vista la fatiscenza dell’impianto, si registrano temperature che oscillano dai 30 ai 40 gradi.

L’intervento per riparare il danno all’impianto di climatizzazione ha, dice l’amministrazione, tempi “tecnici” necessariamente lunghissimi: minimo 5 settimane! Cioè in pratica tutta l’estate!
Sarebbe facile gettare la spugna, ma la CGIL e i lavoratori uniti dicono no e la protesta continua con i dipendenti riuniti nell’atrio che si rifiutano di entrare negli uffici infuocati.

Ed è a questo punto che avviene il “miracolo”!

L’amministrazione comunale insieme alla ditta che ha in appalto la manutenzione degli impianti trova “miracolosamente” non una ma due soluzioni tampone: la prima consentirà immediatamente di azionare l’impianto per una parte dell’edificio, sufficiente tuttavia ad ospitare i dipendenti; la seconda farà ripartire l’impianto in dieci giorni utilizzando gas appositamente acquistato in sostituzione di quello precedente fuori norma.
Non solo: sarà anche avviata una gara per la realizzazione di un nuovo impianto in sostituzione di quello esistente.

E, “miracolo nel miracolo”, I SOLDI CI SONO !!!!! (leggasi fondi di riserva del Sig. Sindaco, da usare subito, come sosteniamo dall'8 luglio 2010)

Morale della favola UNITI SI VINCE

Continuiamo insieme a protestare per difendere il nostro diritto ad un luogo di lavoro dignitoso

LA FP CGIL DIFENDERA’ SEMPRE I DIRITTI DEI LAVORATORI
DIFFIDATE DELLE IMITAZIONI

mercoledì 21 luglio 2010

Microclima - linee guida Ispesl


RLS
Rappresentanti Lavoratori per la Sicurezza


Palermo, 21 07 2010

Al Direttore Generale
n.q. Datore di Lavoro

Alle\Ai Lavoratrici\ Lavoratori del Polo Tecnico

LL.SS.


Oggetto: microclima

Non v’è dubbio che una conseguenza di fattori, hanno causato al Polo Tecnico la sospensione del servizio, non imputabili certamente alle\ai lavoratrici\lavoratori, in quanto soggetti passivi della temporanea invivibilità del plesso su citato.

Non ci dilunghiamo sulle cause e – o concause che hanno generato il guasto tecnico degli impianti di condizionamento, oggetto in data odierna di incontro tra l’Amministrazione e i tecnici della medesima – per i rispettivi ambiti di competenza, al fine di porre rimedio e al ritorno alla vivibilità del luogo di lavoro, ma ci soffermiamo invece, sulle fonti normative - D.P.R. 303/1956, D.Lgs 81/08 allegato IV punti 1.9\1.9.2\1.9.3, linee guida Ispesl che stabiliscono cosa si intende per ambiente di lavoro e la conseguente situazione di benessere in un ambiente di lavoro.

Presupposto essenziale perché si verifichi la situazione di benessere è, la garanzia di condizioni accettabili del microclima ( complesso di parametri fisici ambientali che caratterizzano l’ambiente locale) dell’aria e dell’illuminazione, elementi ad oggi non presenti al Polo Tecnico per le cause in premessa citate, necessari al fine di evitare pregiudizio alla salute dei lavoratori e al contempo garantire accettabili condizioni psicofisico degli stessi. Si rammenta che secondo le linee guida dell’Ispesl, la fisiologia della termoregolazione tollera variazioni di calore del rivestimento esterno (epidermide) anche di 4\5 gradi, mentre il cosidetto nucleo tollera variazioni di calore inferiori compresi tra 1\2 gradi altrimenti si avrebbero disagio e malessere, mentre variazioni ancor superiori comportano vere e proprie patologie (http://www.ispesl.it/linee_guida/tecniche/LGMicroClima062006.pdf).

Sempre l’Ispesl definisce con il termine microclima il complesso di parametri fisici ambientali che caratterizzano l’ambiente locale che unitamente a parametri individuali, determinano gli scambi fra ambiente e individui. E’ confortevole il microclima che suscita nella maggioranza degli individui una soddisfazione per l’ambiente detto benessere termo igrometrico.

Il legislatore altresì sancisce “ quando non è conveniente modificare la temperatura di tutto l’ambiente, si deve provvedere alla difesa dei lavoratori contro le temperature troppo alte o troppo basse mediante misure tecniche localizzate…”
Ed ancora: “ se viene utilizzato un impianto di aerazione, esso deve essere sempre mantenuto funzionante”.

Alla luce di quanto sopra esposto, e delle verifiche condotte dai tecnici, si chiede, ove non fosse possibile riportare a condizioni di vivibilità, igiene e sicurezza il luogo di lavoro, di interdire il plesso fino al completamento dei lavori di manutenzione.




f.to RLS Marco Leo
Cosentino Gerlando
Emanuele Muratore
Salvatore Pollina
Monacò Gianfabio

E' questo sarebbe il Polo Tecnico?


E’ QUESTO IL ‘POLO TECNICO’?

Dopo anni di attese e promesse ai dipendenti e ai cittadini di Palermo l’amministrazione comunale ha regalato il “nuovissimo polo tecnico”. Come tutti sappiamo, si tratta di un edificio dismesso dall’amministrazione postale e comprato per la modica cifra di 22miliardi di lire, un affare irresistibile se consideriamo anche lo stato generale dell’edificio con:
· ascensori che funzionano a singhiozzo
· impianto elettrico che oggi c’è ma domani non si sa
· rete internet a piani e stanze alterne
· telefoni inesistenti, se non, casualità!, in qualche segreteria
ma soprattutto

UN IMPIANTO DI CLIMATIZZAZIONE VECCHIO E FATISCENTE !!!

Lo sanno bene i dipendenti che già quest’inverno avevano sopportato il freddo delle stanze, portandosi da casa stufe o lavorando con i cappotti addosso, ma la situazione è degenerata in questi giorni quando, dopo l’arresto di un compressore (ne funzionavano comunque soltanto tre sugli otto presenti nei locali tecnici!), l’impianto si è di fatto bloccato, abbandonando al suo destino un edificio realizzato interamente in vetro e pannelli prefabbricati, che raggiunge all’interno temperature che oscillano dai 30 ai 40 gradi !!!

Alle pressanti richieste di urgentissimo intervento avanzate dalla CGIL, l’amministrazione risponde che sono necessari altri 40.000 € per ripristinare gli impianti.

All’amministrazione la CGIL risponde che i lavoratori hanno già avuto fin troppa pazienza e che i soldi vanno stanziati e resi disponibili subito, così come subito vanno realizzati tutti gli interventi necessari per rendere l’edificio salubre e sicuro, rispettando i vincoli previsti dal D.P.R. 303/1956 e dal D. Lgs 81/08.

i lavoratori non possono aspettare !

Continuiamo insieme a protestare per difendere il nostro diritto ad un luogo di lavoro dignitoso

LA FP CGIL DIFENDERA’ SEMPRE I DIRITTI DEI LAVORATORI
DIFFIDATE DELLE IMITAZIONI

martedì 20 luglio 2010

Inail: in Italia calano le morti sul lavoro

Scende in Italia il numero di incidenti mortali sul lavoro, che tocca il minimo storico. Nel 2009 sono stati 1.050, in calo del 6,3% rispetto al 2008, quando erano stati 1.120. Quello del 2009 è il numero più basso mai registrato dal 1951 (quando iniziarono le rilevazioni statistiche). Sono i dati del bilancio annuale presentato dall'Inail. Sulla riduzione incide, in parte, anche la crisi del 2009, con il calo degli occupati (-1,6% per l'Istat) e delle ore effettivamente lavorate. Nel complesso diminuiscono gli infortuni in generale, scesi a 790.000 (oltre 85 mila in meno degli 875.144 del 2008): un calo annuo del 9,7%, che segna la flessione più alta dal 1993.
IN EUROPA - Sempre secondo l'Inail, in Italia avvengono anche meno infortuni sul lavoro rispetto alla media dell'Unione europea. Sulla base dei tassi d'incidenza standardizzati Eurostat, l'Italia registra per il 2007 (ultimo dato disponibile) un indice pari a 2.674 infortuni per 100.000 occupati. Il dato è più favorevole rispetto a quello medio riscontrato nelle due aree Ue (3.279 per l'area euro e 2.859 per l'Ue-15) e pone l'Italia in posizione migliore rispetto ai maggiori Paesi del vecchio continente come Spagna (4.691), Francia (3.975) e Germania (3.125).
IL CALO AL NORD - È soprattutto tra gli uomini, al Nord e nei settori industriale e manufatturiero che il numero degli incidenti sul lavoro ha registrato la flessione maggiore. Il calo risulta in generale più marcato per gli incidenti avvenuti effettivamente sul luogo di lavoro, piuttosto che nel tragitto casa-lavoro. In flessione per la prima volta anche gli infortuni tra i lavoratori immigrati: dai 143.641 casi del 2008 si è passati ai 119.193 dello scorso anno, con un calo del 17%. .
LE REAZIONI - «I dati diffusi oggi dall'Inail in merito agli infortuni sul lavoro registrano una importante diminuzione che, però, non deve assolutamente farci abbassare la guardia» commenta Cesare Damiano, capogruppo in commissione lavoro del Pd. «Ritengo che il drastico calo dell'occupazione avvenuto nel biennio 2009-2010 abbia un ruolo importante nella riduzione registrata dall'Inail - aggiunge -. E' necessario continuare la battaglia in difesa della sicurezza sul lavoro».

Polo Tecnico - climatizzazione anno zero


RLS
RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA

Palermo, 12 07 2010

Al Sig. Sindaco della Città di Palermo
per il tramite del Capo di Gabinetto

Al Direttore Generale
n.q. di Datore di lavoro

Al Capo Area Ing. C. Di Mauro

All’U.A.S.

Alle\ai Lavoratrici\Lavoratori del Polo Tecnico

LL.SS.

Oggetto: impianto di climatizzazione locali Polo Tecnico

In data 12 Luglio 2010, gli scriventi RLS hanno effettuato un sopralluogo, giusti artt. 48 e 50 del D.Lgs 81\08, al fine di constatare se, a seguito del presunto principio d’incendio del 08 u.s., gli impianti di climatizzazione sono stati messi fuori uso.
E’ pleonastico ricordare che dal loro malfunzionamento ne trarrà nocumento il personale e ovviamente a cascata la cittadinanza a seguito delle preannunciate sospensioni del servizio, causa forza maggiore.

E’ bene chiarire sin da subito che, si è trattato non di incendio ma di principio d’incendio circoscritto ad un solo compressore ( dei tre funzionanti su otto presenti nei locali tecnici), che, del gruppo refrigerante interessato la guarnizione surriscaldata ha provocato il principio d’innesco all’olio minerale contenuto nel blocco motore, che, la UTA non è stata interessata, che, l’intervento delle forze di pubblica sicurezza, delle squadre di spegnimento dei VV.F , del personale uscierato-custode e del responsabile per la sicurezza della struttura è stato tempestivo e immediato e che nessun locale presente negli otto piani della struttura è stato coinvolto, come risulta da verbale rilasciato dal Comando Prov.le dei VV.F.

E’ altresì importante sottolineare che, i gruppi di raffreddamento sono alimentati a energia elettrica e utilizzano come gas refrigerante il freon ( oggi dichiarato non più a norma dalla U.E.) e che, la sostituzione in toto degli impianti tutti necessiterebbe di 6 settimane lavorative, alle quali sono da aggiungere il collaudo e la presa in carico da parte degli Uffici competenti dell’Amministrazione Comunale, mentre soluzione a breve termine, appare il, (sempre che la società incaricata della manutenzione - Siram srl - dia il proprio benestare dopo verifica e relazione tecnica sui restanti due impianti a tutt’oggi funzionanti), parziale riavvio dei due impianti residuali e il noleggio di un terzo impianto refrigerante, in sostituzione di quello danneggiato, cui fare fronte con le somme finanziarie destinate alle emergenze che sono a disposizione del Sig. Sindaco, mentre è fuor di luogo e impraticabile la fornitura di aereatori, poiché il sovraccarico provocherebbe il continuo distacco dell’alimentazione elettrica.

Si chiede pertanto alle SS.LL, per gli ambiti di loro competenza, di valutare la proposta sopra citata e attivarsi con immediata cortese urgenza al fine di scongiurare, la paventata chiusura degli Uffici come in premessa descritto.


f.to RLS
Marco Leo, Fricano Rosario, Monacò Gianfabio, Carmelo Anello, Martinez Ilioneo, Cosentino Gerlando

Sud: Svimez, in piena recessione, nel 2009 PIL indietro di 10 anni





Sud: Svimez, in piena recessione, nel 2009 PIL indietro di 10 anni
Dal nuovo rapporto sul Mezzogiorno: 7 milioni a rischio povertà, tasso di disoccupazione effettivo al 24%, industria a rischio estinzione mentre rallentano gli investimenti e calano i consumi
Un Sud in piena recessione che da otto anni cresce meno del Centro-Nord e il cui PIL nel 2009 è tornato ai livelli di dieci anni fa, a causa di un impatto negativo - generato dalla crisi economica - che ha colpito tutti i settori. Un'area dove 6 milioni e 830mila persone sono a rischio povertà e dove il tasso di disoccupazione ‘effettivo’ sfiora il 24%. E’ questa la fotografia scattata dal rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno 2010. Nel 2009 il PIL del Sud è calato del 4,5%, un valore molto più negativo del -1,5% registrato nel 2008, leggermente inferiore al dato del Centro-Nord (-5,2%). Il PIL per abitante è pari a 17.317 euro, il 58,8% del Centro-Nord (29.449 euro). A livello settoriale nel 2009 anche l'agricoltura meridionale è stata investita dalla crisi, con un crollo del valore aggiunto del 5%, contro il -1,9% del Centro-Nord. A fare le spese maggiori della crisi, l'industria, con un crollo del valore aggiunto industriale nel 2009 del 15,8%, mentre le produzioni manifatturiere hanno segnato un calo del 16,6%. In questa situazione, secondo la Svimez che rilancia il tema della fiscalità di vantaggio, l'industria del Sud è a “rischio estinzione”: dal 2008 al 2009 l'industria manifatturiera del Sud ha perso oltre 100mila posti di lavoro, di cui 61mila soltanto lo scorso anno. In questo modo il gap dell'industria meridionale con il Centro-Nord e il resto dell'Europa si è ulteriormente aggravato. Sempre per effetto della crisi, prosegue il rapporto, per la prima volta dalla fine della guerra il valore aggiunto del settore dei servizi è calato per due anni consecutivi, segnando nel 2009 - 2,7% (Centro-Nord -2,6%), con effetti molto più pesanti nel commercio (-11% contro -9%). Giù anche turismo e trasporti (-3%) e intermediazione creditizia e immobiliare (-1,7%). Circa 88mila i posti di lavoro persi nel settore al Sud (-1,9% rispetto al 2008), con punte del -3,9% nel commercio, il doppio che al Centro-Nord (-1,7%), concentrate soprattutto nel lavoro autonomo. Due le cause principali dell'andamento recessivo spiega il rapporto: investimenti che rallentano, famiglie che non consumano. Queste ultime infatti hanno ridotto al Sud la spesa del 2,6% contro l'1,6% del Centro-Nord. Mentre gli investimenti industriali sono crollati del 9,6% nel 2009, dopo la flessione (-3,7%) del 2008. Forte l'impatto sull'occupazione anche se la disoccupazione cresce di più al Centro-Nord. Nel 2009 i disoccupati sono aumentati più al Centro-Nord (+29,9%), quasi 30 volte di più che al Sud (+1,4%). Nella classe di età 15-24 anni la disoccupazione è arrivata al 20,1% al Centro-Nord e al 36% al Sud. Qui crescono anche i disoccupati di lunga durata (sono il 6,6% del totale, erano il 6,4% nel 2008). Tuttavia, al Sud continua a crescere la zona grigia della disoccupazione, che raggruppa scoraggiati (persone che non cercano lavoro ma si dicono disponibili a lavorare), disoccupati impliciti e lavoratori potenziali. Considerando questa componente, il tasso di disoccupazione effettivo del Sud salirebbe nel 2009 a sfiorare il 23,9% (era stimato nel 22,5% nel 2008). Tra il 1990 e il 2009 circa 2 milioni 385mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno. E “la vera America”, per i meridionali, resta il Centro-Nord, dove si dirigono 9 emigranti su 10. Solo uno su dieci si trasferisce all'estero: in valori assoluti, dal 1996 al 2007, parliamo di 242mila persone, di cui oltre 13mila laureati. Nel 2009, 114mila persone si sono trasferite dal Sud al Nord, 8mila in meno rispetto al 2008. In crescita invece i trasferimenti in direzione opposta, da Nord a Sud, arrivati nel 2009 a 55mila unità (erano 50mila l'anno precedente). La crisi ha colpito duro i pendolari, generalmente giovani, laureati e precari. Nel 2009 sono stati 147mila, in calo del 14,8% rispetto al 2008, pari a 26mila unità. Oltre 60mila sono campani, 36.500 i pugliesi, 35mila i siciliani. A seguire, abruzzesi (19mila), calabresi (16.800), lucani (14mila) e molisani (8.300). E’ un'emigrazione diversa dagli anni 60: il trolley e il pc al posto della valigia di cartone, molti con la laurea in tasca, e moltissime sono donne. Quasi un meridionale su due va in crisi per una spesa extra di 750 euro. In base agli ultimi dati disponibili (2007) il 14% delle famiglie meridionali vive con meno di mille euro al mese. Nel 47% delle famiglie meridionali vi è un unico stipendio, addirittura il 54% in Sicilia. Hanno inoltre a carico tre o più familiari il 12% delle famiglie meridionali, un dato quattro volte superiore al Centro-Nord (3,7%), che arriva al 16,5% in Campania. A rischio povertà a causa di un reddito troppo basso quasi un meridionale su 3, contro 1 su 10 al Centro-Nord. In valori assoluti, al Sud, si tratta di 6 milioni 838mila persone, fra cui 889mila lavoratori dipendenti e 760mila pensionati. Il rapporto Svimez segnala che non sempre, al Sud, uno stipendio in più, oltre a quello base, modifica la situazione: in quasi una famiglia su 4 (23,9%) con due redditi il rischio rimane. La 'green economy' fa invece da volano per l'economia del sud. Dal 2000 al 2008 la potenza degli impianti e l'elettricità prodotta con le rinnovabili al Sud è cresciuta in modo rilevante. Nel periodo in questione la potenza è cresciuta del 108% nel Mezzogiorno e l'elettricità prodotta del 151%, staccando di 3 e 4 volte il dato nazionale (rispettivamente 31% e 15%). Quote ancora più grandi a livello regionale: la Sardegna e la Puglia aumentano la produzione di 5 volte, la Sicilia addirittura di 10. A scoraggiare per l'attrazione di altre industrie al Sud, locali o multinazionali, la bassa qualità delle infrastrutture presenti, la rete elettrica arretrata e le interruzioni di servizio elettrico.

Un milione e 400centomila firme - l'acqua non si vende

19/07/2010
Sono 1milione e 400mila le firme raccolte per la richiesta dei referendum sulla gestione pubblica dell'acqua. “Un grande successo” così il Segretario Generale della CGIL definisce la raccolta di firme che ha visto la CGIL impegnata capillarmente, con tutte le sue strutture sul territorio.Intanto oggi saranno depositate in Cassazione un milione e quattrocentomila firme: "un vero record" afferma Epifani, "una delle più alte adesioni mai ottenute nella richiesta di referendum”. Così “la CGIL, che ha sostenuto con convinzione le ragioni dei promotori, esprime grande soddisfazione”.Per il leader del sindacato di Corso Italia “la scelta di difendere il principio del diritto universale al bene pubblico dell'acqua si è confermata giusta: intorno a questo principio si è coagulato un grande consenso popolare avvalorato da un numero di firme come non si vedeva da decenni”.