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venerdì 2 luglio 2010

ASSEMBLEA DIPENTI PUBBLICI 07 LUGLIO 2010















A TUTTE LE LAVORATRICI ED I LAVORATORI
PER FAR SENTIRE IL NOSTRO NO
AL BLOCCO DEL RINNOVO DEI CONTRATTI
che riduce di fatto di almeno il 12% nel quadriennio il potere d’acquisto dei nostri salari

AL “CONGELAMENTO” DELLA RETRIBUZIONE INDIVIDUALE
che blocca la retribuzione di ogni singolo dipendente, per il triennio successivo, a quanto
percepito nell’anno 2010

ALLA RIDUZIONE DEL 50% DELLA SPESA PER I CONTRATTI “FLESSIBILI”
che si traduce nel licenziamento del 50% dei dipendenti con contratto a tempo determinato

ALL’IRRIGIDIMENTO DEL SISTEMA PREVIDENZIALE
che comporta, in maniera silenziosa, il passaggio dal TFS al TFR, TAGLIA LA
LIQUIDAZIONE, allunga i tempi di uscita senza alcun beneficio per le nuove generazioni,
discrimina le donne e allarga le disuguaglianze

AL TAGLIO DEI TRASFERIMENTI A REGIONI E COMUNI
che ci farà pagare due volte, da dipendenti pubblici e da cittadini, i costi della manovra

AD UNA MANOVRA CHE NON CHIEDE UN CENTESIMO ALLE RENDITE
FINANZIARIE ED AI GRANDI PATRIMONI E NON COMBATTE L’EVASIONE FISCALE
AD UNA MANOVRA CHE GRAVA SOLO SULLE SPALLE DEI PUBBLICI DIPENDENTI
È CONVOCATA
ASSEMBLEA GENERALE
DI TUTTI I PUBBLICI DIPENDENTI
MERCOLEDI’ 7 LUGLIO 2010
DALLE ORE 11:00 A FINE TURNO
DAVANTI LA PREFETTURA DI PALERMO
NON DELEGARE AD ALTRI LA BATTAGLIA PER LA DIFESA DEI TUOI DIRITTI
NON ASPETTARE, INERME, CHE LI TAGLINO
NON PERMETTERE CHE CANCELLINO IL TUO POSTO DI LAVORO
NON PENSARE ….”TANTO CI SONO GLI ALTRI CHE LOTTANO ANCHE PER ME”
OGGI E’ IL MOMENTO DI DIFENDERLI
TUTTI INSIEME





giovedì 1 luglio 2010

Legge bavaglio - l'indecenza costituzionale (da La Repubblica.it)


I GIURISTI inglesi dell'800 sostenevano che ci sono solo due modi per governare una società: l'opinione pubblica e la spada. Con l'affondo sulla legge che limita le intercettazioni Silvio Berlusconi li sta pericolosamente sperimentando tutti e due. Impone il bavaglio ai mass-media, per evitare che i cittadini sappiano ciò che si muove dentro e intorno al potere politico. Dispone il blitz in Parlamento, per costringerlo a votare questa legge-vergogna prima della pausa estiva. Quanto accaduto alla Camera la dice lunga sullo stato di esaltazione e insieme di confusione che anima la maggioranza e il suo leader. C'è un presidente del Consiglio che alterna episodici momenti di ragionevolezza e drammatici sprazzi di dissennatezza. Ieri sono andati in scena i secondi: il premier ha voluto a tutti i costi che la conferenza dei capigruppo di Montecitorio calendarizzasse per il 29 luglio la discussione in aula del testo sulle intercettazioni. E ci è riuscito. Con il risultato, paradossale, che il dibattito sulla legge-bavaglio finirà per intrecciarsi a quello sulla manovra economica. Con buona pace degli appelli del presidente della Repubblica, che aveva invocato senso di responsabilità e aveva chiesto ai partiti di dare la priorità assoluta alla manovra, l'unico tema che sta realmente a cuore agli italiani, e di lasciar perdere le questioni che hanno come unico effetto quello di avvelenare i pozzi del confronto parlamentare e del discorso pubblico. Una mossa pericolosa, dunque. Benzina sul fuoco, alla vigilia della manifestazione
contro la legge-bavaglio organizzata oggi in diverse piazze d'Italia. In questa mossa del premier c'è un profilo di indecenza istituzionale, già ampiamente dimostrata dalle continue provocazioni contro il Quirinale. E c'è un profilo di arroganza politica, già ripetutamente esercitata attraverso i continui attacchi contro i nemici interni della maggioranza e quelli esterni dell'opposizione. Fa bene il Pd, insieme a tutte le forze che si oppongono a questo centrodestra, ad annunciare un Vietnam parlamentare, di fronte all'ennesima forzatura voluta dal capo del governo. Ma stavolta, occorre dirlo, ha fatto male il presidente della Camera ad accettare il diktat dei capigruppo della maggioranza, salvo poi far filtrare a giochi fatti la sua presa di distanza. "Una scelta irragionevole", l'ha definita Gianfranco Fini. Ma se davvero la considerava tale, avrebbe potuto e dovuto evitarla, invece che avallarla. A livello personale Fini incassa un vantaggio: smarcandosi dal Cavaliere nella forma lucra il massimo della rendita mediatica, dandogliela vinta nella sostanza non paga alcun prezzo politico. Ma a livello più generale il calcolo è ben diverso. Il giochino è a somma zero: stavolta non c'è stata alcuna "riduzione del danno" (che il co-fondatore del Pdl dice spesso di perseguire, per arginare i disastri imputabili al fondatore). Stavolta, in questa provocatoria accelerazione puntualmente benedetta da Bossi in nome del sacro federalismo, c'è solo il "danno". E rischiamo di pagarlo tutti. C'è un profilo di tutela giurisdizionale delle indagini, irrinunciabili in qualunque Stato di diritto. Non c'è da aggiungere altro, rispetto a quanto hanno denunciato durante le audizioni in Commissione giustizia di Montecitorio non solo e non tanto dalle famigerate "toghe rosse" dell'Anm, quanto piuttosto dai magistrati in prima linea. Per esempio Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia: "Il disegno di legge, con le ultime modifiche, ha peggiorato la situazione per quanto riguarda la mafia e il terrorismo, con effetti devastanti sulle indagini... Le intercettazioni ambientali non si potranno più fare nei luoghi privati di dimora perché hanno bisogno, per essere autorizzate, della dimostrazione che in quel posto si sta commettendo un reato: agli inquirenti si chiede una 'prova diabolicà impossibile da fornire". Oppure Giovandomenico Lepore, procuratore capo di Napoli: "Le limitazioni alle intercettazioni danneggiano le indagini... Difficilmente, senza le intercettazioni, avremmo potuto capire come si svolgeva il traffico di droga che ci ha appena portato all'arresto di 28 persone nel quartiere San Giovanni a Teduccio". O ancora Rosario Cantelmo, procuratore aggiunto: "In 40 giorni di osservazione sono state documentate 870 azioni di spaccio. Tutto ciò non sarebbe stato possibile con la nuova legge". O infine Antonio Ingroia, procuratore antimafia a Palermo: "Le intercettazioni sono il principale strumento di indagine contro la criminalità mafiosa, economica e politica; oggi l'80% delle indagini si basa su questo strumento... Se il ddl passasse senza modifiche si tornerebbe indietro di 40 anni". C'è un profilo di tutela costituzionale dei diritti, insopprimibili per qualunque democrazia. Lo sosteniano da settimane, anche attraverso la campagna dei post-it: la legge-bavaglio nega ai cittadini il diritto di essere informati. E l'informazione, in questo testo inemendabile, è violata in senso attivo e passivo: la legge-bavaglio nega ai mass media il diritto di informare. In nome di un'idea malintesa della privacy, e con il pretesto della difesa della riservatezza, il centrodestra opera un clamoroso sbilanciamento tra i diritti costituzionali meritevoli di tutela. Lo hanno detto e scritto i più autorevoli giuristi italiani, da Gustavo Zagrebelski a Valerio Onida. Ora lo ripete anche il Garante per la privacy Francesco Pizzetti, nella sua relazione annuale al Parlamento: "Nel ddl sulle intercettazioni si sposta oggettivamente il punto di equilibrio tra libertà di stampa e tutela della riservatezza, tutto a favore della riservatezza, e questo può giustificare che da molte parti si affermi che, così facendo, si pone in pericolo la libertà di stampa". È esattamente quello che pensiamo, al di là di tutte le risibili distorsioni ermeneutiche in cui si sono cimentati i cortigiani del Pdl. Ed è confortante che a ribadirlo sia il presidente di un'Authority, proprio nel momento in cui Berlusconi e il suo "cardinal Mazzarino" (l'immarcescibile Gianni Letta) usano queste istituzioni amministrative indipendenti come "succursali" governative in cui spartire e moltiplicare poltrone, a beneficio della solita "cricca" dei grand commis di regime. Per tutte queste ragioni, la legge-bavaglio non può e non deve passare, nonostante i colpi di spada del presidente del Consiglio e i suoi dissennati appelli a scioperare contro i giornali. "Un giornalismo onesto e indipendente è la forza più possente che la civiltà moderna abbia sviluppato. Malgrado i suoi errori è indispensabile alla vita delle persone libere. Le frontiere del privilegio costituzionale della stampa sono tanto ampie quanto il pensiero umano...". Lo scrisse un secolo fa Alton Parker, giudice supremo della Corte d'Appello di New York. Un magistrato di enorme spessore, che contribuì a fare grande la democrazia americana. Una "toga" che Berlusconi, oggi, definirebbe senz'altro una "metastasi".

mercoledì 30 giugno 2010

Informativa sul processo di stabilizzazione personale ASU




L'informativa, di cui agli allegati formato pdf e jpeg, prevede che tra scorrimenti e nuovi bandi i posti a concorso saranno 454, cosi suddivisi:

CATEGORIA C 20 agenti pm N, 5 redatori N, 5 fotografi N, 4 assistente alle imprese S, 20 ass, ai servizi culturali e turistici S, 15 educatori asili nido N
CATEGORIA B 60 collab. prof. servizi scolastici N, 119 collab prof.le amm.vo N, 4 collab prof.le carrozziere-verniciatore N, 2 collab. prof.le meccanico N
CATEGORIA A 60 AUSILIARI SERV. SCOLASTICI N, 100 OPERATORE SERVIZI GENERALI N, 40 OPERATORE MANOVALE N


nota: N= nuovo bando
nota: S= scorrimento
tot.: 10 nuovi bandi e 2 scorrimenti


saluti CGILFP


lunedì 28 giugno 2010

1 milione in piazza conto la manovra finanziaria



Sono oltre un milione i lavoratori che oggi, nella giornata di Sciopero Generale indetto dalla CGIL, sono scesi in piazza per dire no ad una manovra finanziaria iniqua ed ingiusta. “Un dato che va oltre le aspettative” spiega la Vice Segretaria Generale della CGIL, Susanna Camusso, intervenendo dal palco allestito in Piazza Maggiore a Bologna, e aggiunge: “c'è stata allo sciopero generale un'adesione massiccia, e il Governo dovrebbe riflettere. E' in atto un processo di maturazione del convincimento che la manovra non porti a nessuna prospettiva futura”. Quella di oggi, sottolinea la dirigente sindacale, “è stata una grande giornata. La piazza è stata straordinaria”.

Oltre alle 100mila persone che hanno riempito Piazza Maggiore a Bologna, tante altre le piazze italiane che hanno visto la partecipazione di migliaia di lavoratrici e lavoratori, di pensionati, precari e cittadini. Tra le principali piazze in 70 mila hanno sfilato a Milano e Napoli; oltre 40 mila a Roma; 25 mila a Palermo; 20 mila a L'Aquila; 10 mila a Cagliari e a Bari; in tutto il Veneto l'iniziativa ha portato in piazza circa 80 mila lavoratori.

La CGIL con questa mobilitazione continua a denuciare una manovra che, come recitano le parole d'ordine della giornata, pesa 'tutto sulle nostre spalle'. Una manovra cioè pagata dai soliti noti e che nulla chiede a chi avrebbe la possibilità e il dovere di contribuire. Ma soprattutto il sindacato punta il dito contro il provvediemento iniquo, ingiusto e depressivo chew non guarda alla crescita e al futuro del paese. Non è mancato nei vari cortei un riferimento alla vicenda dello stabilimento FIAT di Pomigliano d'Arco. Camusso da Bologna, riferendosi al Governo ha dichiarato “vorremmo che stessero zitti e non urlassero al trionfo” perchè “se fosse stato per loro la produzione di questo paese sarebbe stata ridotta e sarebbero stati cancellati i diritti dei lavoratori”.
...i numeri dalle piazze di tutta Italia


» La Spezia: in 5mila al corteo contro la manovra del governo
» L'Umbria si è fermata. In migliaia alle manifestazioni di Perugia e Terni
» Marche: grande partecipazione a cinque manifestazioni nella regione
» Calabria: 10mila le presenze alle manifestazioni indette dalla CGIL» Trentino: buona l'adesione allo sciopero generale in tutta la regione» Roma e Lazio: in 40mila sfilano per le vie della Capitale» Sicilia: Maggio, la CGIL non è isolata. Subito un piano di investimenti per il mezzogiorno» Puglia: i perché dello sciopero della CGIL» Emilia Romagna: 100.000 partecipanti hanno gremito i due cortei della manifestazione regionale svolta a Bologna» Napoli: in 70mila in piazza per dire no ad una manovra iniqua
» La Sardegna ha risposto allo sciopero con una grande adesione» Lombardia: 80mila lavoratori e lavoratrici in piazza a Milano» CGIL Basilicata: oltre 5mila persone alle manifestazioni di Potenza e Matera

Le Regioni e la manovra finanziaria - Comunicato di R. Dettori




Comprendiamo le ragioni della Conferenza delle Regioni e del suo Presidente, Vasco Errani, e la decisione di restituire allo Stato competenze che la Manovra rende impossibile mantenere in maniera efficace. Più che una provocazione, quella di Errani ci sembra una presa d'atto responsabile e necessaria per far comprendere la gravità della situazione al Paese e al Governo", con queste parole Rossana Dettori, Segretaria Generale dell'Fp-Cgil, commenta le dichiarazioni di stamane del Presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani. "Di due l'una: o il Governo sottovaluta davvero la pesantezza dei tagli e la loro ricaduta, o semplicemente stiamo andando verso la privatizzazione definitiva dei servizi pubblici e del welfare. In entrambe i casi - continua Dettori - non possiamo che essere preoccupati e continuare a denunciare l'assurdità di una manovra depressiva che, oltre a tagliare sui servizi e sul reddito dei lavoratori pubblici, mette in crisi il sistema delle autonomie e la loro stessa funzione". "Domani - conclude la Segretaria Generale dell'Fp-Cgil - sciopereremo anche per difendere gli Enti Locali e tutto ciò che rappresentano per i cittadini: il diritto alla salute, la salvaguardia del territorio, la sicurezza e la tutela delle persone, la mobilità. In altre parole per difendere il valore sociale dei servizi pubblici".
Roma, 24 Giugno 2010